26/12/2010
Yara, ricerche anche sotto la neve Resta in piedi l'ipotesi del sequestro
Yara, ricerche anche sotto la neve Resta in piedi l'ipotesi del sequestroAd un mese esatto dalla scomparsa. Le indagini puntano alla possibilità che la tredicenne possa essere stata sequestrata da professionisti
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29/06/2009
Azouz si è sposato in Tunisia
Azouz si è sposato in Tunisia
Strage di Erba. La moglie conosciuta a Lecco. «Così ricomincio»
| La copertina di Gente con la coppia di novelli sposi |
MILANO — Azouz Marzouk si è risposato. In Tunisia, il 18 giugno, ha preso in moglie Michela Lovo, la ragazza che aveva conosciuto un anno fa in un bar di Lecco. Il racconto della cerimonia è un’esclusiva dell’ultimo numero di Gente. «Me lo sono venuta a riprendere — racconta Michela all’inviata di Gente —. Sono pronta a seguirlo ovunque. Voglio una vita normale, una famiglia, dei figli. Vorremmo un maschio e ovviamente lo chiameremo Youssef». Dopo il matrimonio davanti a un notaio del Comune di Zaghouan, 50 chilometri a sud della Capitale, Azouz e Michela per la legge tunisina sono marito e moglie. Ma non per quella italiana, almeno finché il matrimonio non verrà registrato.
Le nozze, forse, potrebbero accelerare la procedura per la richiesta della cittadinanza italiana per Azouz, che in questo momento è colpito da decreto di espulsione in quanto «soggetto socialmente pericoloso». L’espulsione è stata decisa il 29 maggio dal gup dopo una condanna per droga, e resa definitiva dalla Cassazione. Marzouk, che ha perso la moglie Raffaella e il figlio Youssef nella strage di Erba il 21 dicembre 2006, aveva patteggiato a settembre del 2008 una condanna a 13 mesi di reclusione per 360 episodi di spaccio di stupefacenti. Il patteggiamento prevedeva anche la pena accessoria dell’espulsione in quanto la sentenza del 2008 si è cumulata con una precedente pena inflitta a Marzouk nel 2005, sempre per droga.
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26/11/2008
Erba, colpi di scena e bagarre Olindo: «Dolore per le vittime»
Erba, colpi di scena e bagarre Olindo: «Dolore per le vittime»Il pm: «AZOUZ vuole solo ritardare l'espulsionE». Marzouk chiamato in aula: «Sono stati i Romano, ma qualcuno ha detto ai miei che gli assassini sono altri»
| Azouz Marzouk |
IL FAX - L'ultima udienza si è aperta con un colpo di scena. Il pubblico ministero, Massimo Astori, ha riferito di un fax proveniente dalla Casa circondariale di Vigevano, dove è detenuto Azouz Marzouk, marito, padre e genero di tre delle quattro vittime. Il documento rende noto un colloquio della parte lesa con la Polizia penitenziaria nel quale Marzouk avrebbe espresso la volontà di manifestare i propri «dubbi» sulla ricostruzione dei fatti. La circostanza è frutto, secondo il fax, della visita di uno sconosciuto ai familiari di Marzouk in Tunisia durante la quale questa persona avrebbe detto che i responsabili non sono gli attuali imputati. Marzouk ha saputo di questa visita durante una telefonata avuta il 18 novembre 2008. Il colloquio con la Polizia penitenziaria è invece avvenuto durante il trasferimento da Como al carcere di Vigevano.
IN AULA - Chiamato in aula, Marzouk ha precisato di non avere dubbi sulla colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi, ma ha confermato la visita dello sconosciuto alla sua famiglia. «Sono solo preoccupato per i miei genitori - ha detto il tunisino. - Ho chiesto al mio avvocato di andare da loro per tranquillizzarli. Mia mamma mi ha detto al telefono di avere paura». Mazouz sarebbe venuto a conoscenza dell'incontro in una telefonata alla famiglia il 18 novembre, dunque prima dell'udienza di mercoledì scorso in cui ha chiesto per i due coniugi «l'ergastolo senza Dio».
«AZOUZ VUOLE RITARDARE L'ESPULSIONE» - Il sospetto del pm, però, è che Azouz voglia «ritardare l'espulsione»». È stato proprio Astori ad arrestare Azouz per spaccio di droga. Un'accusa che gli costa 13 mesi di carcere e l'espulsione, prevista il primo gennaio prossimo. Le dichiarazioni del tunisino non cambiano le carte in tavola, secondo l'accusa. La persona che avrebbe parlato con i suoi genitori «non è identificato né identificabile - ha spiegato Astori - Le sue parole non portano nessun contributo probatorio, insinua i dubbi ma non fornisce una versione alternativa». E in effetti sono state tutte respinte le richieste della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che intendeva sentire alcuni testimoni in ordine a i dubbi di Azouz. La Corte ha giudicato «evanescenti e prive di spunti investigativi» le dichiarazioni del tunisino e ritenendo «non assolutamente necessarie» le prove chieste dalla difesa le ha rigettate.
OLINDO - Poi, in aula, ha parlato Olindo Romano. «Ribadisco la nostra innocenza, e vorrei esprimere con Rosa il nostro sincero dispiacere per le persone che sono morte e per i loro familiari» ha dichiarato. A quel punto, Carlo Castagna, padre, marito e nonno di tre delle vittime, ha urlato: «Vergogna, assassini». I suoi due figli hanno aggiunto: «Basta!».
DECISIONE - La Corte d’assise di Como, presieduta da Alessandro Bianchi, dovrà ora decidere se accogliere o meno la richiesta del Pm di condannare i coniugi Romano all'ergastolo con tre anni di isolamento diurno. La difesa ha invece chiesto l'assoluzione e in subordine la perizia psichiatrica. Anche la parte dell'aula destinata al pubblico è gremita, tanto che c’è stata una breve discussioni tra i presenti per sedersi nelle sedie con la visuale migliore.
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19/11/2008
Strage di Erba, lettera di Azouz «Ergastolo senza Dio per gli assassini»
Strage di Erba, lettera di Azouz «Ergastolo senza Dio per gli assassini»Chiesti 2,6 milioni di danni dall'uomo che perse moglie e figlio. Il documento letto in aula: «Olindo e Rosa continuano a ridere nonostante ci siano persone che soffrono»
| Olindo Romano e Rosa Bazzi |
DANNI - Poi l'avvocato Tropenscovino ha chiesto come parte civile, oltre 2,6 milioni di euro di risarcimento per i danni sia morali sia patrimoniali subiti dal suo assistito. Il legale ha inoltre aggiunto «che non c'è pena adeguata, neanche l'ergastolo, per tanto male e così tanto dolore». «Si deve avere l'intelligenza di dire - ha continuato l'avvocato - che anche un uomo che ha violato la legge ha il diritto al dolore quando subisce un reato così grave. Si deve avere l'umanità di riconoscere che il suo dolore non è diverso da quello di ogni padre e di ogni marito che ha perso il proprio figlio e la propria moglie. Il suo dolore prescinde dalla razza, dalla religione, dal credo politico, dal colore della pelle. Chi non ha questa intelligenza, questa umanità e il coraggio di riconoscerlo è moralmente uguale» a chi ha ucciso nella strage di Erba. Nel descrivere il dolore del suo assistito, Tropenscovino ha ricordato alla Corte il fatto che immediatamente dopo la strage Marzouk era stato «additato di questo crimine come il naturale capro espiatorio». Una situazione che gli ha procurato «un supplemento di dolore». Il legale ha infine negato che questo possa essere definito un «processo indiziario» e ha di nuovo lodato «lo scrupolo professionale e la cura» della Procura di Como, e in particolare del Pm Massimo Pastori, «magistrato che ha anche perseguito severamente il mio assistito». Un riferimento alla condanna a 13 anni di reclusione per traffico di droga e alla relativa espulsione dall'Italia patteggiata dal tunisino.
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