13/06/2009

Scarcerato figlio del boss Badalamenti

Scarcerato figlio del boss Badalamenti

 

Mafia. Leonardo rimesso in libertà su ordine del tribunale del Riesame di Palermo

 

PALERMO- Il figlio del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, Leonardo, è stato rimesso in libertà su ordine del tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato l'ordine di custodia cautelare emesso nell'ambito dell'operazione «Mixer-Centopassi» dello scorso 22 maggio. L'uomo era detenuto in Brasile.

RICHIESTE ACCOLTE - I giudici, che non hanno ancora depositato le motivazione del provvedimento hanno accolto le richieste dei difensori, gli avvocati Carmelo Franco e Antonella Basile. Badalamenti jr, che aveva sempre negato la propria identità sostenendo di essere un uomo d'affari brasiliano, ('Carlos Massettì) era indagato per truffa e corruzione, aggravate dall'avere agevolato Cosa nostra.

TRUFFE PER UN MILIARDO DI DOLLARI - Secondo la Dda di Palermo, per favorire l'organizzazione avrebbe realizzato una serie di operazioni finanziarie fraudolente con bond venezuelani ai danni di filiali della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e di una banca d'affari britannica, per un importo complessivo di oltre un miliardo di dollari Usa. La procura valuterà adesso se proporre ricorso in Cassazione.


22/05/2009

MAXITRUFFE A BANCHE ESTERE, ARRESTATO BADALAMENTI JR

MAXITRUFFE A BANCHE ESTERE, ARRESTATO BADALAMENTI JR

 



PALERMO  - Si dichiara prigioniero politico e sostiene di chiamarsi Carlo Mazzetti. Chiuso nel carcere di San Paolo del Brasile, su richiesta della Dda di Palermo, con l'accusa di associazione mafiosa e riciclaggio, Leonardo Badalamenti, figlio di "don Tano", storico boss di Cinisi, si dice vittima di un clamoroso errore giudiziario. Una tesi a cui non credono gli inquirenti, che lo ritengono a capo di un'organizzazione criminale internazionale protagonista di truffe milionarie a banche di diversi Paesi. Badalamenti, fuggito dalla Sicilia quando la guerra di mafia degli anni '80 si concluse con la definitiva sconfitta della sua famiglia e dei clan nemici dei corleonesi, attraverso una fitta rete di complici, avrebbe tentato di farsi aprire linee di credito per concludere operazioni ad alto rendimento. A garanzia l'organizzazione offriva falsi titoli di debito pubblico emessi dallo Stato Venezuelano, la cui autenticità era attestata da funzionari corrotti. Due dei tentativi sono stati sventati dalle stesse banche vittime della truffa: la filiale della Hong Kong Shanghai Bank (Hsbc) di Londra e quella di Baltimora della Bank of America. Gli istituti di credito hanno ritenuto "sospette" e a rischio di riciclaggio le operazioni e le hanno bloccate.

Enorme l'ammontare del business: Badalamenti e i suoi complici avevano "offerto" in garanzia dei bond per oltre un miliardo di dollari. Un terzo istituto di credito britannico, finito nel mirino dell'organizzazione, si è "salvato", invece, soltanto grazie all'intervento degli inquirenti. A portare i carabinieri del Ros, coordinati dalla Dda della Procura di Palermo, sulle tracce dell'associazione criminale nelle cui fila militavano faccendieri spagnoli, falsari sudamericani e investitori legati alla mafia siciliana, è stata una "semplice" truffa per l'erogazione di fondi pubblici. Autore: un imprenditore palermitano da anni residente in Toscana, Gaspare Ofria, da poco scarcerato per la clonazione di carte di credito e nipote del boss Tano Badalamenti. I carabinieri hanno scoperto che il costruttore manteneva strettissimi rapporti con il cugino Leonardo, ma anche con le cosche delle Madonie. "Un'alleanza insolita - hanno fatto notare gli investigatori - tra clan storicamente contrapposti: quelli che fanno capo al padrino di Cinisi e quelli da sempre vicini ai corleonesi di Totò Riina".

Ma gli affari sono affari e l'imprenditore si rivolgeva ai boss del palermitano per risolvere i problemi legati alla realizzazione di un agriturismo che stava costruendo a Polizzi Generosa, paese delle Madonie. Potendo contare sulla complicità di un gruppo di costruttori locali, a cui aveva affidato l'opera, Ofria sovrafatturava del 35% le spese sostenute per i lavori, per cui erano previsti finanziamenti da parte della Regione Siciliana, in modo da ottenere contributi maggiorati. Un trucchetto che gli aveva fatto realizzare l'agriturismo praticamente a costo zero. La mafia garantiva la mediazione dei rapporti tra l'imprenditore e i costruttori. Nel tempo, Ofria si è rivelato per gli inquirenti una "fonte" preziosa di informazioni. Intercettandolo, infatti, i magistrati sono riusciti a ricostruire, oltre ai suoi rapporti con Badalamenti e alle operazioni finanziarie del figlio di don Tano, i tentativi della mafia di infiltrarsi nel settore degli appalti pubblici in Toscana. Le cosche avevano intenzione di esportare oltre lo Stretto il metodo di aggiudicazione delle opere per anni usato in Sicilia.