04/05/2011

Gaffe di La Russa: «Chi è Lukashenko?»

Gaffe di La Russa: «Chi è Lukashenko?»

Casini aveva rimproverato il premier che frequenta i dittatori, come quello bielorusso. Il ministro della Difesa beccato a «Ballarò» mentre chiede a un collaboratore «Lukashenko, chi è questo?»

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14/12/2010

Bondi contro Bocchino: lo scontro si sposta in tv

Bondi contro Bocchino: lo scontro si sposta in tv

Il ministro della Cultura al finiano: "Lei è impertinente e maleducato". La risposta: "Hai fatto assumere tutta la tua famiglia al ministero". In serata le tensioni della giornata politica si trasferiscono nel salotto di Ballarò.

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24/11/2010

Rifiuti, Berlusconi telefona a Ballarò: “Voi mistificatori"

Rifiuti, Berlusconi telefona a Ballarò: “Voi mistificatori"

Nuova incursione del premier nella trasmissione: “Le promesse a Napoli e a Terzigno sono state mantenute”. Poi, attacca il conduttore Giovanni Floris: “Lei crede che la Rai sia sua, invece è pagata da tutti gli italiani”. Ed è subito polemica

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02/06/2010

Evasione fiscale, video di Bersani smentisce Berlusconi

Evasione fiscale, video di Bersani smentisce Berlusconi

Il segretario del Pd pubblica un video su Facebook . Il Presidente del Consiglio a “Ballarò" ha detto di non aver mai sostenuto l'evasione fiscale ma in un filmato del 2004 dichiara: "Mi sento moralmente autorizzato ad evadere”

 

 

 

Incrociandolo al Quirinale, Silvio Berlusconi aveva scherzato con Pier Luigi Bersani dicendogli che "e' sempre all'attacco. Ogni giorno ce n'ha due o tre, mica una sola nei miei confronti. Ha una costanza...". E anche oggi il segretario del Pd ha tenuto il ritmo: sulla sua pagina ufficiale su Facebook, Bersani ha pubblicato un video che 'inchioda' il Cavaliere sull'evasione fiscale. Prima si vede lo spezzone di Berlusconi ieri sera a 'Ballaro'' in cui il presidente del Consiglio, attaccando Massimo Giannini di 'Repubblica', dice che e' "una menzogna assoluta proclamare che io avrei in qualche modo giustificato e sostenuto l'evasione fiscale". Quindi appare la scritta: "Menzogna assoluta?!!". Segue un'estratto della conferenza stampa a palazzo Chigi di Berlusconi del 17 febbraio 2004. "Se lo Stato -disse il premier in quella occasione- mi chiede il 50 e passa per cento" di tasse, quella "e' una richiesta scorretta e io mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato".

 

 


05/05/2010

Case “di favore” ai politici, scontro tra Sallusti e D’Alema

Case “di favore” ai politici, scontro tra Sallusti e D’Alema

Il caso Scajola infiamma la puntata di Ballarò. Il condirettore del Giornale attacca il presidente del Copasir parlando di affitti a basso costo di cui avrebbe beneficiato. La replica: “Lei è un bugiardo e un mascalzone”.

 

 

 

"Lei è un bugiardo e un mascalzone. Vada a farsi fottere. Lei è pagato per fare il difensore d'ufficio del governo...". Così, durante un duro scambio di battute Massimo D'Alema ha apostrofato Alessandro Sallusti, condirettore del Giornale, durante la puntata di Ballarò. La discussione, che era iniziata dalle dimissioni del ministro Scajola, si è spostata sui presunti 'favori' ai politici per l'acquisto e gli affitti 'di favore' cui avrebbero beneficiato. Sallusti ha chiamato in causa lo stesso D'Alema, che ha subito ribattuto di aver pagato l'affitto delle sue case "a prezzi di equo canone". Ma i toni si sono immediatamente alzati.

"Le daranno un premio – ha detto il presidente del Copasir rivolgendosi a Sallusti - le manderanno qualche signorina..." "Le signorine le usavano i suoi uomini in Puglia per corrompere" ha replicato il giornalista. "No, le signorine andavano dal suo presidente del Consiglio e datore di lavoro", ha ribattuto D'Alema. Il clima è rimasto infuocato per alcuni minuti, finché Giovanni Floris ha lanciato un servizio sul dissenso dei 'finiani' all'interno del Pdl.


02/04/2010

Torna Annozero ed è record: oltre 5 milioni di spettatori

Torna Annozero ed è record: oltre 5 milioni di spettatori

 

Prima puntata dopo la pausa forzata pre elettorale. Con il 21,88% di share ha nettamente vinto la serata. Su Canale 5 i Ris Roma hanno avuto 4.227.000 (16,44%)

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - Tolto il bavaglio, Michele Santoro torna a spopolare in tv: con 5 milioni 159 mila spettatori e il 21,88% Annozero è andato in onda con livelli record di ascolti. La puntata, dopo la pausa forzata pre elettorale, ha nettamente vinto la serata. Su Canale 5 i Ris Roma hanno avuto 4.227.000 (16,44%) nel primo episodio e 3.999.000 (17,58%) nel secondo; su Raiuno la replica del Commissario Montalbano, L'odore della notte, ha avuto 3.943.000 (16,07%). In seconda serata vince Porta a porta su Raiuno con 1.509.000 (17,92%). Nel complesso la Rai vince il prime time con 45,42% (Mediaset 37,84%) con Canale 5 rete leader al 19,49% grazie anche a Striscia la notizia, seguita da 6.554.000 (26,36%). Alla Rai anche la seconda serata con il 41,74% (Mediaset 35,47%) e l'intera giornata con il 41,54% (Mediaset 38,47%).


19/03/2010

Cavaliere indagato, il fascicolo a Roma

Cavaliere indagato, il fascicolo a Roma

 

L’inchiesta su Politica e tv. Restano invece alla Procura di Trani le indagini su Innocenzi e Minzolini e i testi delle intercettazioni

 

Berlusconi (Fotogramma)
Berlusconi (Fotogramma)

TRANI - Le carte sono pronte. Le ultime firme stamattina e poi il fascicolo Berlusconi sarà trasmesso altrove. A Roma, pare, perché è lì che sono stati commessi i reati contestati al presidente del Consiglio: concussione e «violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario». La procura di Trani quindi si è convinta: non è sua la competenza per la parte del caso Rai-Agcom che riguarda il premier Silvio Berlusconi. Restano invece ancorate a Trani (perché commessi qui i reati) le indagini sugli altri due inquisiti, il commissario dell'Authority per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi (accusato di favoreggiamento) e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini (al quale è stata contestata la rivelazione di segreto istruttorio). Le carte passano a Roma, è vero. Ma di fatto le intercettazioni ormai note fra il premier e il commissario Agcom resteranno a Trani assieme al fascicolo di Innocenzi (a meno che anche per quel fascicolo si decida la competenza romana). Perché sarebbe impossibile un eventuale processo a Innocenzi che non tenesse conto dei colloqui telefonici con il presidente del Consiglio.

Perché ad accusare il commissario dell'Authority ci sono per lo più le chiamate fatte o ricevute da Silvio Berlusconi: le parole scambiate fra i due per "concertare" la chiusura di Annozero, la trasmissione di Santoro sgradita al Cavaliere. Spesso era il presidente che chiamava il commissario e per Innocenzi era quasi sempre un tormento perché gli toccava discutere ogni volta daccapo la stessa richiesta: impedire a Santoro di andare in onda. Le trasmissioni che Berlusconi non avrebbe voluto vedere alla fine non sono state bloccate, nonostante Innocenzi abbia tutte le volte convocato una sfilza di politici, amici magistrati, dirigenti Agcom, Rai, della Vigilanza. Lo scopo era studiare un modo, che apparisse il più legale possibile, per bloccare Annozero. Eppure quando Innocenzi fu sentito dai magistrati di Trani, il 17 dicembre dell'anno scorso, negò categoricamente di aver mai ricevuto pressioni per intervenire su qualche programma televisivo. «Mai» disse davanti alle domande del pubblico ministero Michele Ruggiero. Ne è sicuro? lo incalzò il sostituto «Assolutamente sì». Anzi, di più: disse «Non è nelle nostre competenze imporre la sospensione di un programma ». Ci aveva provato, invece, a più riprese. Il 30 novembre 2009, mentre era al telefono con il vicepresidente della Commissione parlamentare di vigilanza Giorgio Lainati, sembrava convinto di aver trovato una soluzione alle richieste pressanti del premier. Credeva che Santoro stavolta non avrebbe trasmesso la puntata sul caso Mills (che poi invece andò in onda) e immaginava già una reazione possibile: «È evidente che un secondo dopo verrà scatenato il putiferio a Zavoli».

Giusi Fasano

 


18/03/2010

Il Cavaliere chiamò i carabinieri «Santoro vi offende, fate un esposto»

Il Cavaliere chiamò i carabinieri «Santoro vi offende, fate un esposto»

 

Politica e tv - Le carte. E in una telefonata a Innocenzi: «Clima di odio, volevano ammazzarmi»

 

 

Il premier con il generale Gallitelli
Il premier con il generale Gallitelli

TRANI — Un giorno fra fine ottobre e metà novembre del 2009. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è infuriato perché Annozero di Michele Santoro «non fa che trasmettere puntate contro di me», dice. Si lamenta con più di un interlocutore. Soprattutto con chi crede che possa risolvergli il «problema Santoro» facendo qualcosa che blocchi la sua trasmissione. A un certo punto chiama il generale di Corpo d’Armata Leonardo Gallitelli. Il presidente del Consiglio vorrebbe che il generale firmasse un esposto contro Santoro per le parole anticarabinieri pronunciate durante Annozero. Ma di quella telefonata non c’è traccia da nessuna parte. Non è agli atti semplicemente perché né Berlusconi (indagato per concussione e minaccia) né il generale sono intercettati. Per il generale non ce ne sarebbe motivo, per il capo del governo, sebbene sott’inchiesta, non è possibile procedere alle intercettazioni se non c’è un’autorizzazione formale della Camera (mai chiesta).

La telefonata a Innocenzi
Però è intercettato Giancarlo Innocenzi, il commissario dell’Agcom che nell’inchiesta di Trani è indagato per favoreggiamento. E il Cavaliere lo chiama. «Ho parlato con Gallitelli per la storia dell’esposto» gli spiega. «Allora va bene, ti chiamerà lui». Effettivamente il giorno dopo Gallitelli chiama Innocenzi, anche perché è difficile, se sei un generale dei carabinieri, non fare la cortesia di una chiamata chiesta dal premier. La chiamata c’è. Quello che non c’è è l’esposto di Gallitelli che, stando ai fatti, non esaudisce il desiderio del presidente.

«Volevano ammazzarmi»
Il premier è stressato perché è convinto che tutte le parole contro di lui pronunciate ad Annozero alimentino un clima di odio nei suoi confronti. In una delle tante sfuriate con Innocenzi cerca di fargli capire quanto quella trasmissione lo danneggi: «Dicono così tante cose contro di me... sono una fabbrica di fango. Pensa che l’altro giorno volevano perfino ammazzarmi. Sai, è venuto fuori che volevano farmi un attentato con una macchina accostata alla mia fra palazzo Chigi e casa. Qualcuno ha perfino minacciato la figlia di Ghedini».

Il pressing e Masi
Innocenzi, come dimostrerebbe più di una telefonata, si prende ogni volta l’impegno di aiutare il premier senza riuscire nell’intento. Il pressing di Berlusconi è tale da far dire al direttore generale della Rai Mauro Masi (poi aggiornato sulle telefonate, perfino sugli insulti del premier contro Innocenzi): «Pressioni così manco nello Zimbabwe». Eppure Masi, anche se riluttante, si dà molto da fare per non scontentare il presidente. Fin troppo, sono convinti in Procura, dove due giorni fa hanno acquisito agli atti le carte che lo stesso Michele Santoro ha messo nelle mani dei pubblici ministeri durante la sua deposizione. E’ lo scambio di lettere fra lui e il dg Rai e gli inquirenti sembrano avere da quelle carte una sorta di conferma del «ruolo attivo» di Masi nelle azioni anti-Santoro. «La situazione del dg Rai» confida a uno di loro «è compromessa ».

I contatti con Letta
Dall’inchiesta di Trani emergono ogni giorno nuovi dettagli, altri stralci di intercettazioni. Gli ultimi riguarderebbero il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: una telefonata di inizio dicembre 2009. E’ Innocenzi che telefona al sottosegretario dopo aver ricevuto una sfilza di chiamate dal presidente del Consiglio e averne fatte altrettante nel tentativo di mettere a punto le sue richieste. Innocenzi spiega a Letta i passaggi fatti fino a quel momento. «La Vigilanza sa tutto... Masi, sa tutto l’Autorità». Dice che ha «fatto fare a due amici magistrati tutta l’analisi». Insomma: il «pacchetto anti-Santoro» è pronto. Innocenzi spiega a Letta che «ho dato tutto a Mauro» (secondo la Procura Mauro Masi) e gli dice che però Mauro vuole pararsi le spalle: quel che serve è che Calabrò, il presidente dell’Authority delle comunicazioni, dica a Santoro: «Niente trasmissione, non la puoi fare». Letta non commenta con approfondimenti. Sembra liquidare il suo interlocutore e taglia corto: «Va bene, lo cerco». In sostanza deve cercare Calabrò e convincerlo a fare il passo forte che vuole Mauro Masi.

Le lamentele
Ancora una volta Innocenzi telefona a Masi. E si lamenta di come Berlusconi lo tratta. « Mi manda a quel paese ogni tre ore», confida al dg Rai. «Mi insulta. Mi dice che l’Agcom si deve vergognare, che è una barzelletta». Masi raccoglie gli sfoghi e ogni volta prova ad aiutare l’amico vessato. Ma non intende scoprirsi senza motivo: o c’è la carta giusta, l’esposto, l’ordine dell’autorità giusta, oppure lui non fa niente.

La puntata su Mills
L’ordine giusto non arriva. Santoro manda in onda la trasmissione sul caso Mills e Berlusconi va su tutte le furie. Chiama Innocenzi e lo riempie di insulti. Il commissario Agcom cerca di difendersi come può: «Sono anche andato da Calabrò incazzato come una biscia» cerca di giustificarsi. Ma il Cavaliere non si contiene. E chiede di fermare quantomeno la trasmissione del giovedì successivo: «Giovedì sera c’è il processo Spatuzza, voi non riuscite veramente a fare questa roba...». E’ un altro tormento per Innocenzi. Che ancora una volta però mette in moto la macchina contro Annozero. Tutto inutile.

Giusi Fasano


16/03/2010

Garimberti: «La Vigilanza batta un colpo»

Garimberti: «La Vigilanza batta un colpo»

 

Il presidente della Rai: «Tutto è cominciato dal loro regolamento, che è illegittimo». «Io le trasmissioni le avrei riprese comunque, ma la maggioranza del cda ha deciso così»

 

Il presidente del Cda della Rai, Paolo Garimberti (Ansa)

ROMA - «Cosa mi aspetto dalla Vigilanza? Che batta un colpo». A margine della presentazione a Palazzo Chigi della Giornata mondiale del Teatro, il presidente della Rai, Paolo Garimberti, torna sulla questione dei talk show interrotti in base al regolamento della Vigilanza. E ribadisce: «Questa storia di rimpalli comincia dal regolamento della Vigilanza, che è illegittimo».

«ANCHE SENZA» - Garimberti spiega che lui le trasmissioni le avrebbe riprese lo stesso «anche senza il colpo della Vigilanza. La maggioranza del Consiglio ha voluto così, io mi rimetto alle decisioni della maggioranza. Sia chiaro però - aggiunge - che lo stop dei talk rende un pessimo servizio alla Rai, all'informazione e agli utenti. Ma la colpa non è solo dalla Rai è alla fonte, e quindi del regolamento». Quando «ci viene detto da Beltrandi - ha aggiunto - che potevamo andare in onda lo stesso, io rispondo che sì lo potevamo fare ma a rischio. Troppo facile dire potevate andare in onda con il rischio. Mi aspetto che si sblocchi la situazione».



28/10/2009

L'Anm replica al premier, che in tv ha parlato di "pm comunisti"

L'Anm replica al premier, che in tv ha parlato di "pm comunisti"

 

«I tribunali non sono sezioni di partito»,«Nessun ufficio giudiziario merita ridicole definizioni». E sul pd diventato pci bersani chiosa: «diceva che eravamo comunisti già prima»

 

Un momento della trasmissione di Ballarò di martedì scorso (Ansa)
Un momento della trasmissione di Ballarò di martedì scorso (Ansa)

MILANO - «Ogni occasione sembra buona per denigrare l'ordine giudiziario e descrivere i palazzi di giustizia come sezioni di partito, frequentate da magistrati militanti. Nessun ufficio giudiziario merita queste infondate e ridicole definizioni, tanto meno quello di Milano». È duro il commento dell'Associazione nazionale dei magistrati che in una nota replica indirettamente alle accuse mosse alle toghe di Milano dal premier Silvio Berlusconi.

ROBLEDO - «Se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue versato dai magistrati che hanno pagato con la vita la difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino». Così il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, titolare in passato di inchieste che riguardavano proprio Berlusconi, risponde alle affermazioni pronunciate dal premier, che aveva accusato la magistratura di avere al suo interno dei pm comunisti. «Definire comunisti i colleghi delle procure che lavorano seriamente è inammissibile: il lavoro dei magistrati del pubblico ministero, per altro, trova poi conferma nelle pronunce dei giudici. E, allora, o siamo tutti comunisti o non possono esserlo solamente le procure» gli fa eco dalla Sicilia il procuratore capo della Repubblica di Siracusa Ugo Rossi.

IDV - Ma sulle accuse ai pm ci sono interventi anche di natura più strettamente politica. «Silvio Berlusconi anche ieri sera a Ballarò ha rasentato il ridicolo accusando i giudici di Milano di essere comunisti. Come ricorda qualche quotidiano il giudice Lapertosa, che martedì ha condannato Mills, è lo stesso giudice comunista che lo aveva assolto in appello nel processo Sme» ha detto invece il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. «Come mai allora Berlusconi ha dimenticato di ricordare di essere stato assolto da un giudice comunista? La verità è che il premier ha l'ossessione dei giudici e della magistratura e vede complotti ovunque. Oppure ha paura di essere giudicato. Vada in tribunale - conclude Belisario - e vedrà che i magistrati non hanno colore politico, ma si limitano semplicemente ad applicare la legge».

BERSANI - Non si sono fatte attendere le repliche anche da parte del Pd sul fatto che il Partito democratico sia diventato un nuovo Pci. «Noi il nuovo Pci? Ma diceva che eravamo comunisti già prima che diventassi segretario io, lo diceva con Veltroni, con Franceschini... Ce lo fornisca il premier il segretario buono...» replica il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani . Poi più seriamente spiega: «Tre milioni di persone non sono un dettaglio, c'è stata una spinta enorme da tanta gente normale che si è riavvicinata al Pd e di tanta gente nuova che arriva. Questo ci fa sentire la responsabilità di essere coerenti con quel messaggio di fiducia, saremo un partito nuovo, unitario, fatto nella chiarezza e nella semplicità. Gli elettori delle primarie ci hanno dato un messaggio chiaro».