05/04/2011
Assalto in banca, due banditi uccisi
Assalto in banca, due banditi uccisiA quinzano, nel bresciano. A sparare una guardia giurata, arrestata per omicidio volontario, dell'istituto di credito
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13/10/2010
Tentano rapina in banca con ostaggi Suona il telefono: «Carabinieri»
Tentano rapina in banca con ostaggi Suona il telefono: «Carabinieri»Alla filiale di via Binda, angolo via Ettore Ponti, dell'istituto Intesa San Paolo. Appostati fuori dalla banca c'erano quaranta militari: arrestati sei pregiudicati. Inutile il tentativo di fuga
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30/09/2010
Bancario scappa con quattro milioni La lettera: ho fatto beneficenza
Bancario scappa con quattro milioni La lettera: ho fatto beneficenzaStefano Berton, 57 anni, è capogruppo del Pd in Comune a Este. Scomparso dal 27 settembre, ha annunciato che si consegnerà l'11 ottobre
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17/09/2010
Scandalo Italease: chiesti 5 anni e mezzo di carcere per l'ex ad Massimo Faenza
Scandalo Italease: chiesti 5 anni e mezzo di carcere per l'ex ad Massimo FaenzaSollecitate pena anche per gli altri 6 imputati. E' accusato di associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita
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08/09/2010
Unicredit, Biasi indagato per bancarotta
Unicredit, Biasi indagato per bancarottaL'azienda di radiatori era stata dichiarata fallita nel 2008. Al presidente della fondazione Cariverona, maggiore azionista della banca guidata da Profumo, contestato il reato per il fallimento della Bluterma
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04/08/2010
Colpo in banca, rapinatori presi grazie a un filmato
Colpo in banca, rapinatori presi grazie a un filmatoLo scorso 22 luglio avevano portato via da una filiale di Villaricca, nel napoletano, più di 37mila euro. Adesso due di loro sono stati arrestati. Decisivi i fotogrammi dell'impianto di videosorveglianza.
Ha rapinato a volto scoperto la banca vicina alla sua abitazione, forse contando sul fatto di essere incensurato, ma i fotogrammi dell'impianto di videosorveglianza lo hanno fatto arrestare.
Simone Carbone, 19 anni il prossimo 19 agosto, a Villaricca, nel napoletano, lo scorso 22 luglio, insieme ad altre quattro persone ha portato via oltre 37mila euro dalle casse di una filiale del Monte dei Paschi di Siena in corso europa, stesso indirizzo della sua abitazione.
Il ragazzo, insieme a tre complici con il volto coperto da casco integrale o passamontagna, armato di un fucile a canne mozze, prese in ostaggio due clienti che si accingevano a entrare in banca, si fece così sbloccare la porta dal vigilantes nel gabbiotto, e minacciò i dipendenti per farsi dare il denaro.
I quattro fuggirono poi a piedi; un quinto, Rocco Marino, anche lui destinatario oggi di un ordine di custodia cautelare eseguito dai carabinieri, ha favorito la fuga di Carbone e ha partecipato al 'colpo' nascondendo il viso solo in parte con un berrettino.
Le indagini continuano per arrestare gli altri tre complici, ma anche perchè il modus operandi di questa rapina è simile a quello di altre compiute in zona.
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31/07/2010
Il sistema Verdini, un cda di amici «La sua banca era senza controllori»
Il sistema Verdini, un cda di amici «La sua banca era senza controllori»Le violazioni che sono costate il commissariamento del Credito cooperativo fiorentino. Gli ispettori di Bankitalia: «Gravi irregolarità
FIRENZE - Punto primo: «L'assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Poi un rilievo generale sui «processi organizzativi risultati lacunosi». Altra questione: lo «sviluppo degli impieghi di denaro non è improntato a canoni di prudenza», per non parlare del «mancato o non corretto esercizio dei controlli antiriciclaggio». E infine le «operazioni in conflitto di interessi». Eccole, le «gravi irregolarità» costate il commissariamento al Credito cooperativo fiorentino (Ccf) di Campi Bisenzio, l'Istituto bancario guidato fino a pochi giorni fa da Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Questi cinque punti (e molto altro ancora) sono nella lista delle «violazioni» rilevate dagli ispettori della Banca d'Italia, Vincenzo Catapano e Antonio Cattolico, nella relazione di 109 pagine con la quale è stato proposto al ministro Giulio Tremonti di commissariare la banca: proposta votata all'unanimità dal Direttorio di Bankitalia e accolta dal ministro. Ora la relazione è sul tavolo del procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi («Ci sono spunti interessanti per nuove indagini») e del suo sostituto Luca Turco. Ma anche la procura di Roma ne possiede una copia perché la banca di Verdini è stata al centro di molti passaggi di denaro che hanno a che fare con l'inchiesta sull'eolico in Sardegna sulla quale i magistrati romani stanno cercando di fare luce.
| Denis Verdini |
L'inchiesta sulla banca di Verdini
Sul fronte fiorentino le indagini relative al Credito cooperativo sono in piedi da molti mesi. Partendo dal «patto corruttivo» che sarebbe stato stipulato per la costruzione della Scuola Marescialli a Firenze, gli inquirenti scoprirono il rapporto «ambiguo» fra Verdini e Riccardo Fusi, l'imprenditore, ex socio e amico di sempre. La procura accertò una gestione «spregiudicata» della banca del coordinatore Pdl e arrivò a indagare sia lui (per mendacio bancario) sia Fusi (per appropriazione indebita). In mezzo a tutto questo l'ispezione di Bankitalia e, adesso, l'esito deciso dal ministro Tremonti. Da due giorni il Credito cooperativo è nelle mani dei commissari straordinari nominati dal governatore di Bankitalia Mario Draghi: il professor Angelo Provaroli, ex rettore dell'Università Bocconi, e Virgilio Fenaroli, manager bancario. Avranno un anno di tempo per mettere ordine nella gestione dell'Istituto di credito.
Il «sistema» Verdini
«Ben vengano gli ispettori così potranno accertare che qui è tutto in regola». Così disse a febbraio il banchiere Verdini. A giudicare dalla relazione si direbbe invece che ci sia un lungo elenco di episodi accanto ai quali i controllori di Bankitalia non scriverebbero la parola «regolare». A cominciare da quell'«assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Cosa significa? Sono due punti legati a uno stesso «difetto»: praticamente, questo ipotizzano gli inquirenti, gli uomini di Verdini erano nei punti chiave della banca. Cioè nel Consiglio di amministrazione e negli organi di controllo (il collegio sindacale). Qualche esempio: il vicepresidente della banca era il suo avvocato penalista, Marco Rocchi. L'altro suo avvocato, civilista, Antonio Marotti, era presidente del collegio dei sindaci revisori. A voler ipotizzare intrecci sospetti fra Verdini e Fusi, la procura potrebbe approfondire anche la presenza di Monica Manescalchi, la segretaria di Fusi, nel collegio dei probiviri. E ancora: i sindaci revisori Luciano Belli e Gianluca Lucarelli avevano ruoli importanti nella Edicity, la società di Simonetta Fossombroni, moglie di Verdini. Belli è un socio mentre Lucarelli è presidente del collegio sindacale.
La mancanza di prudenza
Fra i rilievi di Bankitalia ci sono «gli impieghi di denaro non improntati a canoni di prudenza». In sostanza la concessione di fidi e finanziamenti senza che ci fossero le garanzie necessarie. «C'è una concentrazione di denaro erogato a pochi soggetti» spiegano gli ispettori «e non sempre ben individuati». La maggior parte delle irregolarità è stata accertata nel rapporto con il colosso delle costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontelli (Btp) di Riccardo Fusi. Sarebbero stati concessi alla Btp fra i 20 e i 25 milioni di euro di finanziamenti sulla base di contratti preliminari di compravendita immobiliare mai andati a buon fine (ai quali, cioè, non è mai seguito un solo rogito). Fra le «imprudenze» del Credito cooperativo di Verdini anche i rapporti con la Ste, la Società toscana di edizioni (editrice de Il Giornale della Toscana). La banca, violando i vincoli normativi, le aveva concesso soldi per più del 10% del suo valore patrimoniale. I controllori di Bankitalia, inoltre, rilevano «gravi violazioni» delle norme antiriciclaggio: per esempio non sono state eseguite correttamente alcune delle operazioni obbligatorie per segnalare versamenti sospetti. Come nel caso di otto assegni da 12.499 euro versati (sul conto della Ste) nella banca di Verdini per aggirare, ipotizzano i magistrati di Roma, le norme che fissano in 12.500 euro il limite massimo per far partire la segnalazione.
Giusi Fasano
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14/04/2010
Nel mirino del fisco 10 mila conti in Svizzera
Nel mirino del fisco 10 mila conti in SvizzeraI magistrati potranno consultare l’elenco dei clienti Hsbc di Ginevra. La procura di Torino avrà l’elenco degli italiani. Task force anti-evasione nelle ambasciate
ROMA — Altri diecimila sospetti evasori fiscali. La Procura della Repubblica di Torino sta per mettere le mani sull’elenco dei circa 10 mila italiani titolari di un conto corrente nella filiale ginevrina della banca britannica HSBC messo a disposizione dei magistrati francesi da un ex dipendente dell’istituto. Eric de Montgolfier, Procuratore generale a Nizza, ha detto ieri di aver ricevuto, per rogatoria, la richiesta dei colleghi italiani ed ha fatto intendere che non ci saranno problemi ad esaudirla. La lista potrebbe arrivare già tra una ventina di giorni e subito dopo partiranno le verifiche della Guardia di finanza.
I sospetti più forti ricadono su un migliaio di nomi. Buona parte dei conti nella filiale svizzera di HSBC attribuiti agli italiani da quei documenti sarebbe già estinta, ma a questo punto bisognerà vedere l’esito delle verifiche. Mille nomi che si aggiungono agli altri mille settecento, anche questi comparsi nel turbinio di liste ed elenchi che corrono per mezz’Europa, sui quali le Fiamme Gialle stanno già conducendo gli accertamenti. Ci sono i trecento nomi della cosiddetta "Lista Ubs", anche quella partita dalla Svizzera, i 576 della "Lista Pessina", ritrovata a Chiasso nell’automobile dell’avvocato Fabrizio Pessina, fino ai circa 700 nominativi di persone fisiche e società che avevano residenza presso il Consolato della Repubblica di San Marino a Rimini.
A caccia di grandi evasori c’è anche l’Agenzia delle Entrate, che sta spulciando l’elenco di tutti gli italiani residenti a San Marino, e i quasi 5mila questionari cui hanno risposto i contribuenti "a rischio" selezionati dall’Agenzia, a cominciare da quelle acquisite per rogatoria o sequestrate dalle autorità italiane, sulle altre "liste", spiegano all’Agenzia delle Entrate, bisogna muoversi con i piedi di piombo. Impossibile acquistare quelle rubate, ad esempio, ameno di non incorrere in un reato. L’unica entità in grado di muoversi con disinvoltura in questo contesto è il servizio segreto, ma resterebbe il problema di come utilizzare le informazioni acquisite in modo non del tutto trasparente. Quei dati non potranno mai essere fatti valere in sede legale, anche se le informazioni resterebbero validissime. Non possono essere usate come prova in un processo, ma possono comunque attivare tutte le altre verifiche degli ispettori del fisco. Possono essere trasmesse come segnalazioni alle procure, ma anche determinare l’avvio di ispezioni mirate da parte dell’Agenzia delle Entrate sui contribuenti sospetti. «Che se sono evasori — spiegano all’Agenzia— verrebbero comunque stanati».
Mario Sensini
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15/01/2010
Rapina in banca con ostaggi, caccia ai tre malviventi in fuga
Rapina in banca con ostaggi, caccia ai tre malviventi in fuga
Venerdì mattina alla Bnl di via Saccardo a Milano, zona Lambrate. Bottino oltre centomila euro. Poco prima un portavalori aveva consegnato il denaro alla filiale
| Agenti sul luogo della rapina (Photoviews) |
MILANO - Momenti di terrore venerdì mattina alla Bnl di via Saccardo, zona Lambrate: tre banditi, con pistole spianate, hanno fatto irruzione nella banca, hanno immobilizzato clienti e dipendenti in una stanza e hanno preso in ostaggio il direttore, costringendolo a consegnare un'ingente somma, poi si sono dileguati. Il bottino, secondo le prime informazioni, sarebbe di circa 120 mila euro. Una somma elevata dovuta al fatto che, poco prima, un portavalori potrebbe aver consegnato il denaro poi sottratto dai malviventi, evidentemente molto bene informati.
L'ASSALTO - La polizia, che indaga sull'episodio, ha riferito che tre banditi, tutti probabilmente italiani, due armati di pistola, sono entrati intorno alle 11.10 nell'agenzia della Banca Nazionale del Lavoro di via Saccardo. Due avevano il volto coperto da sciarpe mentre un altro era camuffato con barba finta. Il trio ha minacciato dipendenti e clienti e li ha chiusi all'interno di un sgabuzzino. Poi, i rapinatori hanno costretto il direttore dell'agenzia a consegnare i sacchetti contenenti il denaro: 120 mila euro.
LA FUGA - Per due dei malviventi la fuga è scattata in scooter, mentre l'altro si è allontanato a piedi. Immediata la telefonata alla polizia, ma dei rapinatori al momento non c'è traccia. Nessuno, tra dipendenti e clienti, è rimasto ferito o ha chiesto l'intervento di un'ambulanza.
corriere.it
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15/10/2009
Nasce la «Banca del Mezzogiorno» Tremonti: «Non sarà un carrozzone»
Nasce la «Banca del Mezzogiorno» Tremonti: «Non sarà un carrozzone»
Il governo vara un nuovo istituto di credito per il Sud. Acceso dibattito in consiglio dei ministri, il ministro dell'economia: il mezzogiorno è l'unica parte d'italia senza banche proprie
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| Giulio Tremonti (Ansa) |
ROMA - «Si chiamerà Banca del Mezzogiorno» perché il nome Banca del Sud era già stato depositato. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, presentando in conferenza stampa a palazzo Chigi la nuova Banca per la cui istituzione è stato appena varato un ddl dal Consiglio dei ministri. «Il mezzogiorno è l'unica parte d'Italia senza banche proprie. C'erano, ma sono venute meno» ha detto Tremonti.
ACCESO DIBATTITO - Il disegno di legge per l'istituzione della Banca del Sud è stato oggetto di un acceso dibattito in Consiglio dei ministri (Cdm). Secondo quanto si apprende, il provvedimento è stato duramente criticato sia dal ministro agli Affari regionali, Raffaele Fitto, sia dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il ministro degli Affari regionali, in qualità di ministro concertante, ha contestato nel merito il provvedimento e ha chiesto di mettere a verbale le sue critiche. In particolare, il ministro Fitto sarebbe stato protagonista di un acceso scambio di battute con il titolare dell'Economia. Le divergenze sarebbero state appianate grazie all'invito alla coesione del premier Silvio Berlusconi. Sia Fitto che Prestigiacomo hanno quindi votato a favore del provvedimento. Ora il confronto si sposterà in Parlamento, dove potrebbero essere apportate alcune modifiche che tengano conto, almeno in parte, delle critiche dei "sudisti". Al tempo stesso, il Cdm ha affidato al ministro dello Sviluppo Claudio Scajola il compito di coordinare i ministri interessati al Piano per il Mezzogiorno. Soluzione che però sembrerebbe continuare a non convincere i ministri dissidenti.
«Siamo d'accordo che la banca del mezzogiorno non esaurisce gli interventi che devono essere fatti. Molti ministri hanno posto l'accento sull'esigenza di un piano per il sud» ha detto Tremonti.
TREMONTI - «È un po' come è stato in Francia il Credit Agricole, che nasce dal territorio ma poi confluisce in una struttura unica. La nuova banca servirà a finanziare le piccole e medie imprese », ha spiegato il ministro dell'Economia illustrando la nascente Banca del Mezzogiorno. «Il nostro modello è un po' quello, ma è un modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati». Poi Tremonti ha sottolineato che «Lo Stato avrà il ruolo del socio promotore. Ma la Banca del Mezzogiorno non può diventare "un carrozzone" anche perchè l'Unione europea non lo consente. Ora - ha aggiunto Tremonti - anche resistenze preconcette su questa iniziativa vengono meno. In sede Abi e Confindustria c'è apprezzamento crescente».
«È un ruolo da definire, stiamo studiando, ma un ruolo molto importante nella Banca del Mezzogiorno lo può avere Poste Spa» ha aggiunto ancora Tremonti che poi ha spiegato: «Lo Stato non avrà un ruolo nella Banca del Mezzogiorno. Ne sarà promotore, sottoscriverà una quota simbolica di minoranza, ma la scommessa è che la banca cammini con le sue gambe».
Il ministro dell'Economia ha poi auspicato una discussione «intensa ma veloce» in Parlamento per giungere in tempi rapidi all'approvazione del ddl che istituisce la nuova banca.
«La nostra dimensione territoriale è il territorio del Sud e quella imprenditoriale è la piccola e media impresa. Per il Sud è fondamentale che sul territorio ci siano assistenza e finanziamento all'impresa nella logica del piccolo e medio credito. È quello che ha fatto la fortuna del Nord, a partire dal Veneto» ha detto ancora il ministro dell'Economia. «La nostra logica è che i grandi numeri si fanno con i piccoli numeri. In questa banca non si parlerà inglese. La nostra logica, la nostra visione è quella dell'albergo che vuole ampliarsi, del Comune che vuole fare un centro congressi, dell'esercente di uno stabilimento balneare che vuole aprire una pizzeria» ha spiegato Tremonti. Per il quale ipotesi come quelle di una «Mediobanca del Sud» sono «robe che non hanno senso».
16:30 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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