16/01/2012
Regione, ordine d'arresto per Ponzoni: accusato di bancarotta fraudolenta
Regione, ordine d'arresto per Ponzoni: accusato di bancarotta fraudolentaIL CRAC DELLA SOCIETÀ «IL PELLICANO». Ordinanza di custodia anche per il vice presidente della provincia di Monza e Brianza Antonino Brambilla
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09/01/2012
Arrestato l'imprenditore Tonino Perna
Arrestato l'imprenditore Tonino PernaGià a capo della It Holding, società di moda. L'accusa è bancarotta fraudolenta. Oltre 61 milioni di euro il valore del 'crac'.
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31/12/2011
«Mora ha tentato il suicidio in carcere»
«Mora ha tentato il suicidio in carcere»NEL PENITENZIARIO DI OPERA. Sarno della Uil: «Ha applicato dei cerotti su bocca e naso»
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15/12/2011
Crac Hdc, Crespi condannato a 7 anni. Assolti Confalonieri e Messina
Crac Hdc, Crespi condannato a 7 anni. Assolti Confalonieri e MessinaLA SENTENZA. Assolti Fedele Confalonieri e Alfredo Messina. L'ex sondaggista: «Pena non coerente, ricorrerò in appello»
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16/11/2011
San Raffaele, raffica di perquisizioni. Cinque indagati, tra cui don Verzé
San Raffaele, raffica di perquisizioni. Cinque indagati, tra cui don VerzéNel fascicolo degli indagati cinque nomi, tra cui quello di don Verzé. La Guardia di finanza negli uffici di presidenza, nella residenza dei «Sigilli», in uffici, abitazioni e yach.
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25/07/2011
Cecchi Gori arrestato per bancarotta torna in manette il produttore fallito
Cecchi Gori arrestato per bancarotta torna in manette il produttore fallitoPer il caso FIN.MA.VI. Il noto imprenditore aveva già subito 4 mesi di detenzione, tra carcere e domiciliari, nel 2008.
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23/09/2010
Crac Parmalat, la richiesta dei pm «Vent'anni all'ex patron Tanzi»
Crac Parmalat, la richiesta dei pm «Vent'anni all'ex patron Tanzi»Al tribunale di Parma. Processo per bancarotta: 16 imputati oltre all'ex patron di Collecchio. La difesa: «Pena non equilibrata»
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12/08/2010
Da Montecarlo alle banche, adesso Coppola ci riprova
Da Montecarlo alle banche, adesso Coppola ci riprovaLa storia - Cassa per 90 milioni, ma potrà essere utilizzata solo per il nuovo quartiere. L'Esselunga di Caprotti aprirà a Porta Vittoria
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30/05/2010
La Charlie's Angel in bancarotta
La Charlie's Angel in bancarottaL'attrice, oggi 61enne, in seri guai finanziari, Kate Jackson fa causa al suo manager:«Mi ha rovinata». Gli amici preoccupati. «È distrutta»
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| Kate Jackson |
È sopravvissuta due volte al cancro al seno, ha sconfitto una dipendenza da antidolorifici e superato tre divorzi devastanti, ma ora per la Charlie's Angel, Kate Jackson, sembrano riaprirsi le porte dell'inferno. Stando, infatti, alle carte da lei stessa presentate davanti alla Corte Suprema di Los Angeles, la 61enne attrice, diventata famosa propria grazie alla popolare serie tv degli anni Settanta, sarebbe ormai sull'orlo della bancarotta e a rovinarla sarebbe stato il suo ex business manager, Richard Francis. Stando all'accusa della Jackson, l'uomo l'avrebbe ingannata, facendole credere di avere una fortuna stimata in oltre 5 milioni di dollari (più di 4 milioni di euro) e di poter così vivere tranquillamente grazie ai 300mila dollari (245mila euro) di interessi annui che quel denaro le fruttava. In realtà, dopo che Francis l'aveva convinta ad acquistare una villa del valore di 2 milioni di dollari (1,6 milioni di euro) a Santa Monica, sostenendo che l'investimento non avrebbe mai perso valore, l’attrice (che ha un figlio adottato, Taylor, di 14 anni) avrebbe scoperto che il suo conto in banca era nettamente inferiore a quello che le aveva fatto credere il suo business manager per anni, visto che ammontava, infatti, a poco meno di 3 milioni di dollari (quasi 2,5 milioni di euro).
Da qui, la decisione di portarlo in tribunale e di chiedergli un risarcimento di 3 milioni di dollari. «Sono caduta in rovina per mano della persona a cui avevo affidato le mie finanze», ha scritto nella sua denuncia la Jackson, che si sarebbe affidata a Francis perché questi già gestiva le fortune dell'altra Charlie's Angel, Farraw Fawcett, morta di cancro un anno fa. «Kate è completamente distrutta dalla piega che ha preso la sua vita – ha raccontato al londinese «Sunday Express» una fonte vicina alla Jackson – e siamo tutti molto preoccupati che non riesca a sopravvivere a quest'ennesima crisi. Sta mangiando pochissimo e sta dimagrendo a vista d'occhio». A quanto si è appreso, l'attrice, che dal 2004 ha collezionato solo sporadiche apparizioni televisive e non ha un compagno da quando ha divorziato dal terzo marito, la stunt man Tom Hart, nel 1993, avrebbe lasciato la casa di Santa Monica da qualche giorno e adesso lei e il figlio sarebbero ospiti di alcuni amici.
Dal canto suo, Francis ha negato ogni responsabilità. «Ho un impeccabile record di 50 anni di servizio per molti clienti famosi – ha spiegato al tabloid – e non credo nemmeno che arriveremo al processo, perché già l'udienza preliminare accerterà che non c'è alcun caso da dibattere». Per la verità, nella sua «immacolata carriera» spicca un'altra causa, intentatagli all’inizio dell'anno da Craig Nevius, il produttore tv che ha realizzato il documentario sulla vita della Fawcett e che sostiene che Francis avrebbe tenuto per sé parte del denaro del testamento dell’attrice. Accusa che l’uomo ha definito «una totale sciocchezza». Nel frattempo, un agente immobiliare contattato dal giornale britannico avrebbe stimato la proprietà di Santa Monica della Jackson per un valore di circa 1 milione di dollari, ovvero la metà di quello che sosteneva Francis e che ha sborsato l’attrice.
Simona Marchetti
17:01 Scritto in cinema e tv | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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28/05/2009
C’è la crisi, e le città americane si "suicidano"
C’è la crisi, e le città americane si "suicidano"
Di solito quando un comune non ce la fa più, dichiara la bancarotta, come fanno molti privati. Il che permette di annacquare le perdite e ripartire. Ma la recessione è così pesante da rendere inefficiente, in molti casi, anche questa sofferta soluzione. E allora non resta che giocare l'ultima opzione consentita dalle leggi statunitensi, quella dello scioglimento, e considerata fino a poco tempo fa poco più che folkloristica.
La usavano, infatti, solo villaggi sperduti e quasi disabitati. Sconfitti dalla demografia, non dalle finanze. Storie che piacevano tanto alle televisioni, a caccia di storie amarcord. Che romantico il paesino sperduto nella natura che, tagliato dalle grandi rotte economiche, era costretto ad arrendersi alla modernità. In California l'ultimo caso, quello di Cabazon, risaliva al 1972.
Ma ora è diverso e il contesto tutt'altro che nostalgicamente romantico. Le cittadine quasi svenate sono numerose nella stessa California, nello Stato di Washington, in Colorado; perché la crisi riduce le entrate dei comuni e moltiplica le uscite; anche quando sono abitate da milionari, che anziché contribuire alle difficoltà comunali preferiscono trasferire la residenza.
Per circa sei mesi, da quando il fallimento della Lehman Brothers ha fatto precipitare le Borse, i sindaci hanno tentato di resistere, ad esempio emettendo titoli municipali, che sono stati classificati come «obbligazioni spazzatura» e nessuno li ha comprati. Poi hanno deciso di gettare la spugna. Le case restano, le vie anche, ma spariscono il municipio, il consiglio comunale, qualunque ente pubblico. I cittadini continuano a pagare le tasse, ma il gettito non finanzia più i bisogni della collettività e viene usato per ripianare i debiti, per quanto possibile. Il vantaggio è che la Contea o, in caso di impossibilità, lo Stato, è tenuto a garantire alcuni servizi essenziali, come la fognatura o le forniture d'acqua, e a rilevare i fondi pensioni dei dipendenti pubblici.
Nello Stato di Washington il passo è già stato compiuto da Mesa, un villaggetto, in California da Rio Vista, una cittadina con 8mila abitanti, fondata nel 1893; la prossima nella lista è Vallejo, che di residenti ne ha ben 126mila. E così la faccenda si fa seria; perché le dimensioni sono considerevoli. Nell'Ottocento fu per ben due volte capitale dello Stato e oggi è famosa per i suoi Parchi di divertimento. È la più grande città della California ad aver proclamato la bancarotta e ora rischia di sparire, perlomeno nominalmente.
Sempre che lo Stato o la Contea accetti di “adottare” la città morente. Diversi giuristi, infatti, contestano l'obbligo di garantire i servizi essenziali; soprattutto di questi tempi. La California è a sua volta sull'orlo del fallimento e non può accollarsi nuovi oneri, né, d'altronde, contare sul governo federale, il cui debito pubblico è alle stelle. Obama ha già fatto sapere di non poterla salvare. Si profila così uno scenario inimmaginabile, quello che le città muoiano davvero, trasformandosi in borghi privi di autorità e dove nulla funziona. Città senza identità, senza volto, senza futuro.
09:26 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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