20/06/2011
Bancarotta fraudolenta, arrestato Mora «Soldi in Svizzera, poteva fuggire»
Bancarotta fraudolenta, arrestato Mora «Soldi in Svizzera, poteva fuggire»Il provvedimento dei pm Fusco e Carducci sul fallimento della LM Management. I pm gli contestano una distrazione da 8,5 milioni. Danno all'erario di 16 milioni. Già coinvolto nel caso Ruby
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23/09/2010
Torino, arrestati i due gestori de «Al Cambio» e del «Golden Palace»
Torino, arrestati i due gestori de «Al Cambio» e del «Golden Palace»Amato Ramondetti e Giulio Lera hanno anche alberghi di lusso in tutta italia. Le accuse: bancarotta fraudolenta continuata ed evasione dell'Iva. Devono oltre 50 milioni di euro al fisco
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28/07/2010
Bancarotta fraudolenta, arrestati Walter Burani e il figlio Giovanni
Bancarotta fraudolenta, arrestati Walter Burani e il figlio GiovanniAl padre sono stati concessi gli arresti domiciliari. Nel mirino anche l'offerta pubblica di acquisto di Bhd nell'ambito delle indagini sul crac della casa di moda «Mariella Burani»
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| Walter e Giovanni Burani (Imagoeconomica) |
MILANO - La guardia di finanza di Reggio Emilia ha arrestato mercoledì mattina a Cavriago, dove risiedono e dove si trova la sede operativa della Burani Design Holding, Walter Burani e il figlio Giovanni, con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Al padre sono stati concessi gli arresti domiciliari, mentre il figlio è stato portato a San Vittore. L'accusa è di aver dissipato il patrimonio della casa di moda «Mariella Burani» attraverso operazioni finanziarie, tra le quali anche il sostenimento artificioso del titolo in Borsa. Walter Burani, presidente della società, e il figlio Giovanni, ex amministratore delegato con delega alla finanza, da gennaio erano indagati, insieme a una terza persona, per i reati di aggiotaggio, falso in bilancio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e frode fiscale. I pm prima di Natale avevano disposto la perquisizione delle sedi milanesi del gruppo in via Montenapoleone e via Verri, nelle quali la Finanza aveva sequestrato computer e documentazione. Nell'ambito dell'inchiesta sono indagati anche altri quattro manager del gruppo: Ettore Burani, Giuseppe Gullo, Kevin MarkCompere Tempestini e Stefano Maria Setti.
LA GALASSIA SOCIETARIA - Nel mirino dell'indagine, curata dai magistrati della procura di Milano Luigi Orsi e Mauro Clerici, c'è anche l'offerta pubblica di acquisto lanciata da Bdh (Burani and Design Holding) sul 15% del capitale di Mbfg (Mariella Burani Fashion Group) a metà 2008, attraverso una subholding. Bdh era stata la prima società del gruppo a fallire e ad essere accusata di esterovestizione. Bdh, Burani Designer Holding N.V., con sede ad Amsterdam, è una della holding a monte della catena di controllo di Mariella Burani Fashion Group. La società di diritto olandese, secondo la procura, in realtà ha sede a Milano: secondo i due Pm, la holding olandese ha sede effettiva negli uffici milanesi di via Verri, dove si trovano peraltro i libri contabili.
«SMANIA FINANZIARIA» - L'attività del gruppo Burani, sostiene il gip di Milano, Fabrizio D'Arcangelo, nell'ordinanza che ha portato all'arresto dei due imprenditori, «è stata semplicemente travolta dalla smania finanziaria di alcuni membri della famiglia Burani». «Nella logica operativa di questi indagati - si legge ancora - pare che la sola ragione d'impresa fosse quella di impiegare i ricavi della gestione tipica nel cosiddetto "sostegno" dei titoli quotati in borsa», prosegue il giudice, ricordando che «anziché impiegare risorse nella produzione e commercializzazione nei settori propri, questi amministratori hanno disperso la maggior parte delle risorse per sostenere i titoli (precisamente quello di Mariella Burani Fashion Group), pur nella consapevole evidenza di dissipare il patrimonio».
«INGANNATI I RISPARMIATORI» - «Giovanni e Walter Burani, con la complicità degli altri indagati, manager e soggetti terzi - scrive ancora il gip - hanno perseguito con continuità il disegno criminale di trarre in inganno risparmiatori e creditori, nonché le autorità di controllo dei mercati, costruendo mediante operazioni fittizie la falsa apparenza di una solida realtà economica, allo scopo di drenare risorse sul mercato borsistico e dal ceto creditorio, che venivano poi, anziché impiegate in una effettiva politica di sviluppo industriale del gruppo, dilapidate per sostenere l'apparenza ingannevole di titoli floridi, in una spirale perversa che necessariamente doveva condurre al default delle imprese».
PADRE E FIGLIO - Per il giudice, Giovanni Burani «risulta essere stato l'ideatore ed il diretto gestore della sistematica attività di "sostegno" dei titoli delle quotate e dell'Opa che costituisce un ultimo ed estremo tentativo di anomalo "sostegno" del corso di borsa delle azioni di Mbfg». Walter Burani, si legge ancora, «è la figura storica di riferimento del gruppo; le scelte per così dire '"innovative" del figlio Giovanni non potevano trovare attuazione senza il consenso del padre, che risulta infatti aver costantemente appoggiato l'operato del figlio».
Redazione online
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10/07/2010
In manette i "killer di aziende" arrestati 7 manager per bancarotta
In manette i "killer di aziende" arrestati 7 manager per bancarottaL'unico a non essere finito in manette è Samuele Landi, ex presidende del cda di Agile e amministratore di Eutelia. È a Dubai, dove si cercherà di prenderlo
ROMA - «Killer di aziende. Hanno messo in strada i dipendenti deliberatamente, c'era un patto dietro il fallimento della società». Arresti e 22 perquisizioni in tutta Italia per la bancarotta milionaria Agile-Eutelia, importante gruppo societario nel settore delle telecomunicazioni e dell'information technology. Otto le ordinanze di custodia cautelare, sette eseguite, l'unico a non essere finito in manette è Samuele Landi, ex presidende del cda di Agile e amministratore di Eutelia. È a Dubai, dove si cercherà di prenderlo.
Nel novembre dell'anno scorso era entrato nella sede romana di Eutelia, occupata dai lavoratori, capeggiando un gruppo di vigilantes e minacciando i dipendenti. Il suo blitz, immortalato dai tg, è uno degli elementi d'accusa nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Elvira Tamburelli. «Samuele Landi - scrive il giudice - noncurante della dismissione seppure soltanto formale da cariche del cda, fa irruzione in azienda sprezzante nei confronti dei dipendenti che tentavano di far valere le loro ragioni e che per effetto dei reati da lui commessi hanno perso il lavoro». Landi e un gruppo di soci «hanno acquistato diverse società organizzando una colossale operazione dolosa con l'obiettivo di provocare, tra l'altro, il fallimento di Agile». Un esempio? «I crediti invece di essere riscossi sono stati ceduti per garantire le obbligazioni di un'altra società del gruppo, la Omega».
La cricca, scrive il giudice, si è mossa «con lo scopo di spogliare Agile dei suoi asset, svuotando la cassa, caricandola di debiti e sottraendo garanzie ai creditori, soprattutto ai 1.992 lavoratori messi in strada». Per questo la procura di Roma ha chiesto e ottenuto gli arresti dei vertici di Eutelia, Agile e Omega. In manette Pio Piccini, Leonardo Pizzichi, Claudio Marcello Massa, Marco Fenu, Salvatore Riccardo Cammalleri, Antonangelo Liori, Isacco Landi.
I magistrati contestano «la distrazione di 11.179.989 milioni dalla Agile srl e la sottrazione di crediti della stessa società, ceduti senza garanzia ad altri soggetti, per 5.529.543 milioni». L'indagine nasce dal lavoro svolto dai custodi giudiziari nominati dal tribunale fallimentare di Roma nel febbraio scorso.
I rappresentanti di Agile avevano chiesto un concordato ma offrendo fideiussioni false, chi le aveva garantite era la Cofiar, altra società sotto inchiesta. Dalle intercettazioni i finanzieri del valutario e i pm coordinati da Nello Rossi hanno scoperto che il gruppo ha tentato di avvicinare i custodi giudiziari offrendo consulenze. Al telefono si parla con disinvoltura di documenti falsi, delle manovre per svuotare la società con l'intento di avviare nuove imprese in Italia e in Romania. Infischiandosene di quanti perdevano il lavoro. La prova in una intercettazione dell'aprile scorso. Antonangelo Liori racconta al fratello di aver incontrato i sindacati ai quali ha detto: se c'è fallimento «io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa.... Tutto uguale e loro non ce l'hanno un lavoro... Questa è la storia».
ELSA VINCI
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