30/12/2009

Canada: ucciso Nick Rizzuto, figlio del capomafia di Montreal

Canada: ucciso Nick Rizzuto, figlio del capomafia di Montreal

 

Il padre, ora in prigione, è il boss della città del Quebec. Secondo la polizia si tratta di un regolamento di conti tra gang rivali

 

Nick Rizzuto (da Montrealgazette.com)
Nick Rizzuto (da Montrealgazette.com)

MONTREAL - Nick Rizzuto, 42 anni, figlio del presunto capomafia di Montreal, è stato ucciso martedì pomeriggio nella città canadese. Secondo la polizia si è trattato di un regolamento di conti tra bande rivali. Rizzuto, figlio del boss Vito, si trovava in una strada del centro quando un killer gli si è avvicinato e gli ha sparato davanti a diversi testimoni terrorizzati. La vittima, la 31ma morta ammazzata nel 2009 nella metropoli del Quebec, è deceduta durante il trasporto all'ospedale.

LOTTA - La famiglia Rizzuto, originaria di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento, è arrivata in Canada nel 1954 e da allora ha avuto un ruolo di spicco nella criminalità organizzata canadese. Secondo lo scrittore esperto di mafia canadese Antonio Nicaso, l'omicidio si inquadra nel tentativo di strappare il controllo del territorio alla famiglia Rizzuto, al potere ormai da decenni, da parte di bande rivali. Quest'omicidio potrebbe ora scatenare una vera e propria guerra di mafia in Quebec. Secondo Nicaso, il delitto potrebbe essere legato a una serie di attentati incendiati ai bar italiani di Montreal avvenuti di recente. L'avvicinamento ad alcuni gruppi malavitosi potrebbe avergli creato nemici tra le bande della città provenienti da Haiti o potrebbe trattarsi di un regolamento di conti all'interno della mafia di Montreal.

IN PRIGIONE - Il padre Vito, dal 2004 in una prigione in Colorado dove sta scontando dieci anni per contrabbando e per il suo ruolo nell'eliminazione di tre membri del clan Bonanno, riuscì a farsi riconoscere boss di Montreal mettendo d'accordo varie famiglia mafiose, delinquenti comuni, i criminali irlandesi e colombiani e la banda di motociclisti degli Hell's Angels.


16/06/2009

Montesanto, orrore di camorra e omicidio in diretta: così muore un innocente

Montesanto, orrore di camorra e omicidio in diretta: così muore un innocente

 

Alla stazione della cumana di napoli. Spari nel quartiere affollato e la fine del musicista romeno Petru ripresi dalle telecamere a circuito chiuso

 

Un frame del filmato

Un frame del filmato

 

NAPOLI - La morte in diretta per mano dei sicari della camorra. Le drammatiche immagini della sparatoria alla fermata del treno di Montesanto sono tutte impresse nel nastro delle telecamere a circuito chiuso della ferrovia Cumana. I sicari arrivano in moto, contromano, in via Pignasecca (uno dei più affollati mercati della città) con il casco in testa. Sono le 19.47 del 26 maggio: i killer, otto, sembrano giovani, entrano nella stazione di Montesanto a Napoli della Cumana impugnando mitragliette e sparano ad altezza d’uomo.

REGOLAMENTI DI CONTI - È la guerra di camorra tra i Sarno-Ricci ed i Mariano. Nel mirino finisce, però, per errore, un musicista romeno, innocente, che si guadagna da vivere suonando sui treni la fisarmonica. Si chiama Petru Birlandeanedu, colpito a una gamba e al torace mentre cerca riparo nella stazione sotto gli occhi terrorizzati della moglie. La donna cerca di aiutarlo a scappare da quella pioggia di fuoco: Petru arriva ai tornelli e cade al suolo. Accanto ci sono altri viaggiatori che scappano per la paura. Alcuni mostrano indifferenza: c’è chi parla al telefonino, si vede addirittura un passeggero che si preoccupa di obliterare il biglietto. È un attimo, poi tutti in fuga, lontano dall'orrore e dalla morte. La moglie di Petru grida cercando aiuto, attorno è il deserto. L’ultima immagine è quella della donna in lacrime. I fotogrammi sono stati acquisiti dalla polizia e trasmessi nel fascicolo d’inchiesta coordinato dai pm della Dda.

 

VIDEO


25/04/2009

Coppietta aggredita dal branco Lui picchiato, lei violentata

Coppietta aggredita dal branco Lui picchiato, lei violentata

 

CACCIA A UNA BANDA DI QUATTRO PERSONE. De Corato: «Stranieri dell'Est». Orrore venerdì sera a Sesto San Giovanni, hinterland di Milano. I fidanzati erano appartati in auto

 

 

Polizia sul luogo dello stupro (Newpress)
Polizia sul luogo dello stupro (Newpress)

MILANO - Li hanno sorpresi appartati nella loro auto, li hanno immobilizzati e poi a turno hanno violentato la ragazza. È caccia a Milano a una banda di slavi che venerdì sera, intorno alle 23, ha rapinato e violentato una giovane in via Muggiasca all'angolo con via Isola a Sesto San Giovanni, nell'hinterland a nord di Milano.

LO STUPRO - La ragazza, 27 anni, era in compagnia del fidanzato 29enne quando alcuni stranieri, pare quattro, si sono avvicinati alla loro auto ferma in una zona isolata. Gli stranieri hanno picchiato lui, che ha riportato una frattura al naso e diverse ferite, poi si sono accaniti su di lei: più di uno l'ha violentata. Solo quando la banda era ormai lontana i ragazzi sono riusciti a raggiungere un locale poco distante e a far scattare l'allarme. La coppia è stata medicata e ora sul caso indaga la Squadra mobile di Milano.

DE CORATO: «STRANIERI DELL'EST» -Il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato riferisce: «Dalle prime indagini sembra che i componenti della banda fossero slavi. Fatto che non stupirebbe, perché troppo violenze con finalità predatorie o sessuali sono commesse da stranieri dell'Est. Secondo il rapporto del Viminale romeni, albanesi e marocchini sono ai primi tre posti per numero di denunciati o arrestati. Ed erano sempre albanesi, clandestini e già espulsi, i rapinatori che hanno picchiato il povero orefice a Cinisello».