19/05/2010

Bangkok, ucciso fotografo italiano. La violenza non si placa

Bangkok, ucciso fotografo italiano. La violenza non si placa

Fabio Polenghi, 45 anni, è stato colpito durante gli scontri. Le Camicie Rosse annunciano la resa ma l’esercito non si ferma. L’ambasciatore italiano: “Non abbiamo notizie di altri connazionali in difficoltà”.

 

 

 

C'è anche una vittima italiana tra i morti degli scontri tra l'esercito thailandese e le camice rosse. Si chiama Fabio Polenghi ed era un fotografo milanese di 45 anni (qui il suo profilo su Facebook). Polenghi è stato colpito al cuore e all'addome. Il fotografo è stato riconosciuto da una amica attraverso le immagini diffuse dalla tv del suo trasporto in ospedale. Ma poco dopo è arrivata anche la conferma dalla Farnesina. Polenghi era single e viveva a Milano. Si trovata in Thailandia per conto di una rivista europea.

Oltre a Polenghi la contro-offensiva dell'esercito thailandese avrebbe provocato altri quattro morti, tra cui forse anche un cittadino olandese. La Borsa di Bangkok è in fiamme e diversi blackout hanno colpito alcune zone della capitale thailandese, mentre bruciano diversi centri commerciali. Anche la sede dell'emittente televisiva Canale 3 è stata data alle fiamme e all'interno sono rimaste intrappolate 130 persone.


Il governo intanto va alla stretta finale a obbliga le tv thailandesi a trasmettere una programmazione speciale decisa dalle autorità militari. Lo ha annunciato Panitan Wattanayagorn, portavoce del governo, spiegando che il provvedimento "consentirà alla popolazione di essere informata in modo migliore". Al momento, alcune emittenti stanno proseguendo con la copertura giornalistica degli eventi, mentre altre hanno già iniziato a proporre in sequenza dei video che inneggiano alla riconciliazione nazionale.


La situazione resta molto tesa. L'esercito thailandese ha abbattuto con le ruspe la barricata di Ploen Chit, sul fronte orientale dell'accampamento delle "camicie rosse" ormai in via di svuotamento e sta entrando nell'ex cittadella rossa con gli artificieri. Bangkok sarà sotto coprifuoco dalle 20 di stasera (le 15 in Italia) alle 6 di domattina.


L'esercito thailandese è stato autorizzato a sparare a vista se ci sarà resistenza da parte delle camicie rosse che ancora occupano il presidio nel quartiere commerciale di Bangkok. Lo ha riferito la polizia.


Intanto i leader delle camicie rosse hanno annunciato la resa e lo scioglimento del presidio che dal 3 aprile occupa il centro di Bangkok nell'area di Ratchaprasong. Uno dei principali leader della protesta, Jatuporn Prompan, ha parlato ai sostenitori dal palco dell'accampamento: "Mi scuso con voi, ma non voglio altre vittime. Anch'io sono distrutto. Ci arrenderemo". Jatuporn Prompan e Nattawut Saikua, due dei maggiori leader delle "camicie rosse", sono stati portati via dall'accampamento scortati dalla polizia, senza opporre resistenza.


Un portavoce del governo ha riferito che i militari hanno ripreso il pieno controllo del quartiere commerciale, che era da un mese e mezzo era occupato dai sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra.


I soldati sono avanzati con i blindati sfondando la barricata eretta a Silom e sono penetrati nell'accampamento dove si trovavano gli ultimi 2mila rivoltosi. Alcuni militari sono penetrati nel presidio dai binari della metropolitana sopraelevata Skytrain. Solo all'inizio c'e' stata una certa resistenza, con spari e lanci di molotov, poi l'esercito si e' fatto agevolmente strada con i gas lacrimogeni. Due edifici sono in fiamme. Le operazioni proseguiranno per tutta la giornata anche in altre zone della capitale thailandese, ha fatto sapere il governo. Molti rivoltosi sarebbero fuggiti.

Fabio Polenghi, un fotoreporter in giro per il mondo. Viveva a Milano, ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Il fotografo italiano morto a Bangkok aveva lavorato con diverse agenzie ed era conosciuto e stimato anche all’estero. Il ricordo di un’amica.

 

 

 

Fabio Polenghi - il fotoreporter morto - viveva a Milano ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Ultimamente, secondo alcuni conoscenti, faceva spesso base a Delhi. Polenghi lavorava dal 2004 come free lance ed era molto conosciuto tra i suoi colleghi.

Era legato più alla fotografia di moda e a quella pubblicitaria che al giornalismo di inchiesta e di guerra, tanto che tra le testate che avevano pubblicato i suoi lavori ci sono Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, Elle. Le sue immagini erano state in mostra alla Citè des Sciences et de l'Industrie e alla Expo del libro, entrambe a Parigi. Aveva realizzato reportage, ritratti e aveva diretto un documentario di 52 minuti, “Linea Cubana” che racconta di un padre, campione olimpico di pugilato e di suo figlio, campione nazionale nella stessa disciplina, realizzato a Cuba e distribuito dalla francese Finalement.


Aveva viaggiato in decine di Paesi, soprattutto in America centrale e meridionale: Brasile, Bahamas, Cuba, Honduras, Haiti, Giamaica e Messico. Dal 2004 lavorava come free lance e per l'agenzia Grazia Neri svolgeva servizi in "assignement".


Ed è proprio di Grazia Neri uno dei primi commenti arrivati dopo la sua morte. “No, non ho parole. Anche Fabio. E' terribile, un altro che se ne va", le sue prime parole. "Ognuna di queste notizie mi prende il cuore. Ho in mente il suo viso. Proprio ieri ero a World press photo e commentavo con i colleghi come i fotografi siano sempre più vicino al pericolo, sempre più dentro...". Rientrava per un periodo, magari perche' gli scadevano dei permessi, e poi ripartiva".


Il fotoreporter Fabio Polenghi? Uno di quelli che "trovavi in ogni luogo ci fosse qualcosa da documentare", racconta un altro amico e collega che aveva lavorato con lui all'agenzia Grazia Neri. "Io l'ho incontrato in Afghanistan e al G8 - ricorda l'amico - ma non c'era bisogno di chiedersi se Fabio si sarebbe trovato o meno in un certo luogo. Se accadeva qualcosa, lui era di quelli che si sa che si troveranno, prima o poi saltava fuori".


Il fotografo francese Fabrice Laroche lo ricorda così: "Non era una persona che raccontava delle storie o che voleva politicizzare tutto ad ogni costo. Cercava le emozioni nella gente e non parteggiava per nessuno. Non aveva affatto l'abitudine di battersi per una causa, voleva essere piuttosto un testimone. Era una persona eccezionale e io sono davvero scosso dalla notizia della sua morte". "Veniva dal mondo della moda e per vocazione, io credo, ha scelto poi di lavorare in ambiti più personali e sulle relazioni umane. Abbiamo lavorato insieme ad un documentario su Cuba, abbiamo cercato di raccontare una storia familiare. Lui era uno che amava molto parlare delle relazioni personali".


16/05/2010

Bangkok, ultimatum ai manifestanti Scontri in centro: almeno 8 morti

Bangkok, ultimatum ai manifestanti Scontri in centro: almeno 8 morti

Sale il numero delle vittime e dei feriti. Gli Usa evacuano l'ambasciata. L'esercito assedia l'accampamento delle camicie rosse

 

(Epa)
(Epa)

BANGKOK - La situazione diventa di ora in ora più tesa nel centro del Bangkok, dove vanno avanti da tre giorni gli scontri tra i militari e le camicie rosse durante i quali hanno perso la vita 24 persone (almeno 8 soltanto nell'ultima giornata). Tra i morti non vi sono stranieri. Circa 200, finora, i feriti; tra loro tre giornalisti stranieri, il più grave è un canadese che lavora per France 24, Nelson Rand, colpito da tre proiettili. Nelle ultime ore, altre truppe sono arrivate a rinforzare la presenza dei militari in preparazione di quello che si teme sia una sorta di «resa dei conti» con i manifestanti anti-governativi, ormai cinti in assedio. Un assedio che sta lasciando senza cibo l'accampamento che le camicie rosse hanno istituito da due mesi nel centro finanziario della capitale thailandese. «C'è un piano per evacuare il quartiere di Ratchaprasong se l'occupazione non finirà» è l'ultimatum lanciato da un portavoce dell'esercito, anche se non è stato ancora stabilito quando dare inizio all'operazione. I manifestanti si difendono anche con armi improvvisate come mazze e fionde, e rischiano la vita per recuperare i corpi dei compagni caduti sotto il fuoco dei militari.

AMBASCIATE CHIUSE - La Farnesina ha sconsigliato ai cittadini italiani di recarsi a Bangkok. Dopo la chiusura delle ambasciate statunitense e britannica, ha chiuso i battenti anche la sede diplomatica canadese, stretta tra le zone in cui si sono verificati gli scontri più gravi, vicino al parco Lumphini. Gli Stati Uniti hanno evacuato lo staff «non essenziale» dell'ambasciata nel Paese asiatico e ha esortato i cittadini americani a non viaggiare in Thailandia.

LA MARCIA - Nella giornata di sabato, circa 2.000 manifestanti si sono radunati sulla strada principale che porta alla maggiore area commerciale di Bangkok, a Klong Toey, a circa due chilometri dall'area presidiata dall'esercito. Le camicie rosse dell'opposizione hanno incendiato pneumatici e lanciato bottiglie incendiarie, mentre i soldati hanno risposto sparando in aria per cercare di disperdere i dimostranti.

IL PREMIER IN TV - Il premier tailandese, Abhisit Vejjajiva, ha dichiarato alla tv nazionale che l’esercito sta cercando di «riportare l'ordine nella capitale con il minor numero di vittime», per il bene del Paese. Nel suo intervento alla tv, il primo ministro ha invitato i manifestanti a interrompere le proteste, che vanno avanti ormai dallo scorso marzo, ribadendo che il problema - a suo avviso - è che alcuni «terroristi» si sono infiltrati tra le camicie rosse. Kwanchai Praipana, uno dei leader dei manifestanti, aveva in precedenza rilanciato la sfida al governo: «Continueremo a combattere», aveva dichiarato, chiedendo a Vejjajiva di dimettersi e di assumersi la responsabilità della più grave crisi politica della Thailandia degli ultimi 18 anni.

 

Redazione online


13/05/2010

Bangkok, tensione alle stelle. Fuoco sulle "camicie rosse"

Bangkok, tensione alle stelle. Fuoco sulle "camicie rosse"

Un manifestante è rimasto ucciso negli scontri con i soldati all'entrata del quartiere finanziario. Ferito gravemente Khattiya Sawasdipol, ex soldato e capo militare del movimento di protesta. Chiuse le ambasciate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna

 

 

 

Torna altissima la tensione in Thailandia. Un manifestante delle "camicie rosse" è rimasto ucciso negli scontri con i soldati all'entrata del quartiere finanziario di Silom a Bangkok. L'uomo è stato colpito mentre un gruppo di manifestanti si stava dirigendo in una strada che le forze di sicurezza hanno chiuso come parte del massiccio giro di vite sull'accampamento nel distretto commerciale che le camicie rosse hanno occupato due mesi fa. Un numero non precisato di feriti è stato ricoverato nel distretto finanziario Silom di Bangkok in seguito a una forte esplosione e ad alcuni colpi di arma da fuoco, che hanno raggiunto anche il leader carismatico dei manifestanti. Gli Stati Uniti hanno deciso di chiudere la loro ambasciata a Bangkok: "La situazione è pericolosa", informa una nota di Washington. E poco dopo la stessa decisione è stata presa anche dalla Gran Bretagna.

Testimoni hanno detto che si era sentito uno scoppio seguito da spari di armi automatiche vicino alla zona fortemente presidiata di Silom, nei pressi di un accampamento occupato da migliaia di manifestanti antigovernativi. Fonti ospedaliere hanno riferito di aver ricoverato un numero imprecisato di feriti circa mezz'ora dopo l'esplosione e gli spari.


Colpito anche Khattiya Sawasdipol, ex soldato e capo militare di fatto del movimento, ora ricoverato in terapia intensiva dopo esser stato ferito alla testa, ha detto un suo aiutante che ha risposto al suo telefonino. Khattiya, meglio conosciuto come "Comandante Rosso", è una figura di culto per i manifestanti, mentre il governo lo definisce un "terrorista", accusandolo di essere coinvolto in dozzine di attentati con granate che hanno ferito più di 100 persone.


L'esercito thailandese stamani aveva detto che avrebbe inviato mezzi blindati nelle strade attorno all'accampamento nel centro di Bangkok per evitare che altri contestatori si unissero al raduno che dura da nove settimane. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva è sotto un'enorme pressione per mettere fine alla violenta crisi politica che sta paralizzando la capitale. Ieri, il premier ha cancellato le elezioni del 14 novembre che aveva proposto nell'ambito del suo piano di "riconciliazione nazionale" e ha chiuso i colloqui con le camicie rosse dopo che avevano fatto nuove richieste.


22/04/2010

Esplosioni a raffica a Bangkok «Un morto e 75 persone ferite»

Esplosioni a raffica a Bangkok «Un morto e 75 persone ferite»

PAURA IN THAILANDIA. Nel mirino il quartiere finanziario. La Farnesina: «Non risultano italiani coinvolti»

 

I primi soccorsi ai feriti (Ap)
I primi soccorsi ai feriti (Ap)

BANGKOK - Il centro finanziario di Bangkok devastato da cinque esplosioni in sequenza. Bilancio: almeno un morto e 75 feriti. Uno straniero è stato portato via in ambulanza. Non risulta, al momento, che vi siano italiani coinvolti. Ad escludere la presenza di connazionali nella zona è la Farnesina, anche perchè, si sottolinea, si tratta di un'area che era stata sconsigliata sul sito del Ministero degli Esteri www.viaggiaresicuri.it.

ESPLOSIONI - Non sono ancora chiare le cause delle esplosioni, avvertite di fronte alla sede Charoen Pokphand Group, la più grande azienda agricola thailandese. In precedenza l'esercito a Bangkok ha chiesto alle camicie rosse, manifestanti antigovernativi, di sgombrare la zona occupata, avvertendo che «non c'è più molto tempo» prima di un'operazione militare.

Redazione online


11/04/2010

Thailandia, 19 vittime negli scontri Il governo: usati solo proiettili di gomma

Thailandia, 19 vittime negli scontri Il governo: usati solo proiettili di gomma

I feriti sono oltre ottocento. Il portavoce del premier Vejjajiva: «Ribelli armati di lanciagranate, kalashnikov, bombe. Ci siamo difesi»

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BANGKOK - Mentre il bilancio delle vittime degli scontri a Bangkok è salito a 19 morti (15 sono civili, tra loro un reporter giapponese della Reuters) e oltre 800 feriti, il governo giustifica la dura reazione dell'esercito parlando di legittima difesa. I soldati avrebbero usato solo proiettili di gomma (ma nei muri sono ben visibili fori di proiettili veri - ascolta l'audio di Marco Del Corona), mentre le camicie rosse - ha dichiarato il portavoce del primo ministro Abhisit Vejjajiva in tv - erano armate di «lanciagranate M79, kalashnikov, bombe a mano e altre armi artigianali».

«SPARATO PER AUTODIFESA» - Panitan Wattanayagorn, che ha confermato il bilancio di 4 morti e 200 feriti tra i soldati, ha ribadito che l'esercito ha agito seguendo le regole di ingaggio e sparando solo per autodifesa, negando l'uso di proiettili veri. Il governo, ha aggiunto, ha intanto ordinato alle truppe di far ritorno alle proprie basi, rimanendo in allerta per ulteriori operazioni se saranno necessarie. Ma anche oggi intere zone della capitale sono in mano alle camicie rosse e si temono nuovi scontri. È in programma anche una veglia di preghiera per le vittime.

CIRCONDATA SEDE TV - Alcune migliaia di ribelli hanno poi nuovamente circondato la sede di Thaicom, la società dal cui satellite passa la trasmissione del "Canale del popolo" oscurato dalle autorità, alla periferia nord di Bangkok. Secondo il reporter di una tv locale, ci sono stati tafferugli con le forze di polizia schierate a difesa del complesso, teatro di scontri già venerdì. Intanto almeno quattro soldati sono tenuti in ostaggio dalle camicie rosse. Mentre Bangkok conta le vittime di quello che è stato ribattezzato "Bloody Saturday", nella capitale sono parzialmente riprese le corse della metropolitana sopraelevata Skytrain, sospese sabato. Quattro stazioni del centro, nella zona occupata dai manifestanti, rimangono però chiuse.

Redazione online


07/04/2010

Thailandia, è stato di emergenza. Politici in fuga

Thailandia, è stato di emergenza. Politici in fuga

A Bangkok continua la protesta contro il primo ministro Vejjajiva. Una parte dei manifestanti ha assediato il Parlamento. I deputati evacuati in elicottero.

 

 

 

Le "camicie rosse" dell'opposizione thailandese, guidate dal loro leader Arisman Pongruangrong, hanno fatto irruzione nel parlamento di Bangkok utilizzando un camion per sfondare il cancello di ingresso. "Centinaia di loro sono dentro il complesso" ha detto Pitoon Pumhiran, segretario generale della Camera, "hanno usato un camion per buttar giù il cancello, ma fino ad ora non ci sono stati altri atti di violenza". Circa 150 agenti di polizia sono stati posti a guardia del Parlamento dopo le proteste dei sostenitori del leader dell'opposizione, Thaksin Shinawatra, che chiedono nuove elezioni subito. Sul tetto, è atterrato un elicottero Blackhawk con alcuni militari a bordo. Ministri e deputati sono saliti a bordo e sono stati evacuati. Altri parlamentari sono fuggiti a piedi. Il governo è corso ai ripari dichiarando lo stato d'emergenza a Bangkok e nelle provincie limitrofe.


04/08/2009

Disastro aereo in Thailandia

Disastro aereo in Thailandia

 

L'aereo con 11 italiani a bordo si è schiantato contro la torre di controllo a Koh Samuimorto il pilota feriti 41 passeggeri tra cui due italiani, madre e figlia

 

 

 

BANGKOK - È andato a sbattere contro una torre di controllo. Un aereo della Bangkok Airways con 68 passeggeri a bordo, più quattro membri dell'equipaggio, si è schiantato in fase di atterraggio a Koh Samui, un'isola turistica in Thailandia. Il pilota è rimasto ucciso. Quarantuno i passeggeri feriti, nessuno in gravi condizioni. Sette sono stati trasportati in ospedale. Tra i contusi anche due italiane, madre e figlia. A bordo c'erano 11 connazionali.

L'INCIDENTE- L'aereo, un ATR72, stava atterrando all'aeroporto di Koh Samui quando a causa della forte pioggia è uscito dalla pista ed è andato a sbattere contro la torre di controllo. Il volo PG266 era decollato da Krabi per arrivare all'isola turistica che dista circa 480 chilometri dalla capitale. L'incidente è avvenuto alle 14 ore locali, 9 del mattino in Italia. La torre di controllo che è stata colpita non era in uso. L'aereo non ha comunque preso fuoco dopo l'impatto. In ogni caso lo scalo è stato chiuso subito dopo lo schianto.

LA FARNESINA - L'unità di crisi del ministero degli Esteri ha confermato che a bordo dell'aereo c'erano anche undici italiani. Due di loro, madre e figlia, sono rimaste ferite. La bambina, che ha 11 anni, non è grave. La madre ha riportato varie lesioni a una gamba: entrambe sono rimaste incastrate per qualche tempo nell'aereo. A raccontare all'Ansa dall'ospedale la dinamica dell'incidente è stata la stessa ferita italiana, Mirella Gastaldi, 39 anni, che era in viaggio con il marito Giuseppe Iacovangelo, 40, e i loro figli di 8 e 11 anni. La famiglia vive a Ginevra.


05/06/2009

Carradine morto per un gioco autoerotico

Carradine morto per un gioco autoerotico

 

Lo ha dichiarato la polizia di bangkok. L'attore rinvenuto «con una corda intorno al collo ed una intorno agli organi genitali»


(Reuters)

BANGKOK (THAILANDIA) - Le voci si sono rincorse su internet per 24 ore. Ma oggi c'è l'ufficializzazione. La morte di David Carradine potrebbe essere stata causata da un «gioco autoerotico», secondo un responsabile della polizia thailandese. L'attore infatti è stato trovato «con una corda intorno al collo ed una intorno agli organi genitali. Le due funi erano poi attaccate a un attaccapanni nella sua stanza», ha dichiarato oggi in una conferenza stampa il generale Worapong Siewpreecha, della polizia di Bangkok.

LE CIRCOSTANZE DELLA MORTE - «In queste circostanze non possiamo essere certi sia stato un suicidio, ma potrebbe essere morto masturbandosi», ha aggiunto il generale. Il protagonista della serie tv «Kung fu» e del film «Kill Bill» giovedì è stato trovato impiccato nudo nella sua camera d'albergo in lussuoso albergo di Bangkok: i risultati dell'autopsia sono attesi nelle prossime 24 ore.


Morto Carradine, il Bill di Tarantino I media: «Si è impiccato»

Morto Carradine, il Bill di Tarantino I media: «Si è impiccato»

 

L'INTERPRETE DI KILL BILL si trovava nella capitale thailandese per girare un film. Il corpo dell'attore, star di Kung Fu, trovato in un albergo di Bangkok, dove stava girando un film

 

BANGKOK - David Carradine, la star di Kill Bill e protagonista della famosa serie Kung Fu, è stato trovato morto a Bangkok, nella sua camera d'albergo. Lo riporta la Abc News, citando fonti dell'ambasciata americana in Thailandia. Classe 1936, Carradine si trovava nella capitale thailandese per girare un film.

IL CADAVERE IN UN ALBERGO - Il portavoce dell'ambasciata americana Michael Turner ha spiegato che Carradine è morto mercoledì sera tardi o alle prime ore di giovedì, senza aggiungere altri dettagli. Il sito internet del quotidiano The Nation, tuttavia, cita fonti di polizia anonime, secondo le quali l’attore sarebbe stato trovato impiccato nella stanza di un albergo di lusso e dunque si sarebbe suicidato. L'attore si sarebbe ucciso utilizzando la corda di una tenda ed è stato trovato seminudo nell'armadio della stanza. A trovarlo sarebbe stata una cameriera dell'albergo, entrata intorno alle 10 del mattino per riordinare la stanza. Anche se le autorità ufficiali americane non hanno fornito ulteriori dettagli, limitandosi solo a confermare la morte dell' attore, secondo la polizia thailandese l'ipotesi più probabile è quella di suicidio: la stanza di Carradine, infatti, è stata trovata in ordine, nessun segno di effrazione alla porta o alle finestre, nessun segno di colluttazione nella camera. L'attore era atteso a cena la sera precedente dai compagni del film a cui stava lavorando, i quali lo avevano cercato al telefono senza trovarlo. Non si erano preoccupati, convinti che fosse andato a dormire. Nel suo rapporto, citato dal giornale di Bangkok, la polizia thailandese riferisce che Carradine quando è stato trovato era morto da almeno 12 ore. Il suo manager, Chuck Binder, si è detto «sotto choc» per la notizia. «La morte di David è e tristissima - ha detto -. Era un uomo così pieno di vita, sempre desideroso di lavorare. Una grande persona».

David Carradine, la star di «Kill Bill» e protagonista della famosa serie «Kung Fu», è stato trovato morto a Bangkok, nella sua camera d'albergo. Classe 1936, Carradine si trovava nella capitale thailandese per girare un film. Nella foto in alto Carradine con la moglie Annie in una foto scattata nel 2005 (Afp)

David Carradine, la star di «Kill Bill» e protagonista della famosa serie «Kung Fu», è stato trovato morto a Bangkok, nella sua camera d'albergo. Classe 1936, Carradine si trovava nella capitale thailandese per girare un film. Nella foto in alto Carradine con la moglie Annie in una foto scattata nel 2005 (Afp)

FIGLIO D'ARTE - Figlio del famoso attore americano John Carradine e fratellastro di Keith, Carradine, nato a Hollywood l’8 dicembre 1936, ha interpretato magistralmente Bill, nei due episodi di Kill Bill (2003 e 2004) firmati da Quentin Tarantino. È divenuto famoso per il ruolo di Kwai Chang Caine nella serie tv degli anni Settanta Kung Fu (ma anche nei sequel degli anni Ottanta e Novanta). Maestro di Tai chi e Qi Gong, ha recitato anche nel film di Martin Scorsese America 1929 - Sterminateli senza pietà (1972), in Questa terra è la mia terra (1976) e nell'Uovo del serpente (1977) di Ingmar Bergman.