14/12/2010
Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla Marcegaglia
Minacce a Confindustria: spedito un caricatore di pistola alla MarcegagliaRISPOSTA ALLE BATTAGLIE CONTRO IL RACKET. Senza proiettili, è stato spedito nella sede dell'associazione
23:30 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: economia, minacce, confindustria, risposte, battaglia, racket, estorsioni, recapitato, caricatore scarico, pistola, emma marcegaglia, spedito, sede associazione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
19/08/2010
L'ultima battaglia di Enzo Maiorca «Basta cemento sul mio mare»
L'ultima battaglia di Enzo Maiorca «Basta cemento sul mio mare»Penisola della Maddalena, sulla costa di Siracusa. Il sindaco: «Allarme ingiustificato». Quaranta associazioni a fianco dell'ex campione di apnea: «No a nuovi villaggi turistici e villette a schiera»
12:28 Scritto in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: ambiente, siracusa, penisola della maddalena, associazioni, enzo maiorca, lotta, cementificazione, costa, battaglia, riserva del plemminio, ognina, accuse, sindaco | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
20/07/2010
Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i pirati
Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i piratiBattaglia telematica: in Francia una norma ha imposto di tagliare l’accesso al web a chi viola i diritti d’autore. In un anno mai applicata: controllare costa troppo
«Obbligò tutti (..) a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della Bestia». Provate a cercare su Internet questo passaggio dell’Apocalisse biblica. Scoprirete che per i fanatici delle cospirazioni è un’indiscutibile profezia dell’avvento di un grande fratello hi tech. Il terrore di essere spiati dal potere è atavico, dalla sfera di cristallo delle fiabe (cos’era se non un occhiuta spia magica nell’epoca in cui la magia era la tecnologia più avanzata ipotizzabile?) al televisore-Grande Fratello di Orwell.
Nell’era di internet questa ansia si è incarnata in Echelon, il sistema spionistico americano che controllerebbe ogni forma di comunicazione sul pianeta. E pazienza se le teorie persecutorie non hanno mai chiarito come mai Echelon non abbia orecchiato nulla che anticipasse l’11 settembre.
E ora arriva una nuova conferma di quanto internet, in perenne espansione come l’universo, sia incontrollabileanti: la legge francese contro la pirateria è un fiasco tombale. Quando il Parlamento di Parigi l’approvò, nel settembre 2009 mezzo mondo gridò all’allarme censura. La norma prevede in sostanza che chi viene colto per la terza volta a scaricare e condividere file coperti da copyright venga escluso dall’accesso a internet. In un anno di applicazione della legge nemmeno uno scaricatore maramaldo è stato minacciato, nessuna connessione è stata tagliata e il file-sharing di film, musica e giochi procede a gonfie vele. Eppure nello scorso giugno Hadopi, l’authority che avrebbe dovuto fare da cane da guardia della Rete, aveva ribadito di essere «tecnicamente e legalmente pronta ad agire». Ma perfino gli industriali dei videogiochi hanno frenato, quando si è parlato di costi: tenere d’occhio gli scambi on line di 100 file protetti da copyright costa 400.000 euro l’anno. Moltiplicate questa cifra per le migliaia di canzoni, film, foto, software che girano in Rete. Il risultato è che il progetto francese è irrealizzabile.
Oltretutto le perplessità legali non mancano. Naturalmente combattere la pirateria è giusto, ma la lobby dell’industria dell’intrattenimento sta tentando di far estendere il concetto di pirateria a un numero sempre più ampio di comportamenti, con effetti paradossali come la legge che in Italia ci obbliga a pagare una tassa su ogni cd-rom, dvd e memoria elettronica (incluse le chiavette Usb) dando per certo che ci conserveremo contenuti coperti da copyright. Ma se io compro un dvd e lo presto a un mio amico non è pirateria. Perché lo diventa se lo stesso film glielo passo attraverso un sistema di file sharing? I confini sono labili, e le pressioni sulla politica forti.
C’è una difficoltà tecnica e giuridica nel perseguire certi comportamenti in Rete. E la battaglia per arginare il download illegale ha il sapore delle tattiche di Fabio Massimo Cunctator, il console romano che tirava a temporeggiare: le major dell’intrattenimento prendono tempo per riposizionarsi nel nuovo mercato della distribuzione on line. E allora dov’è il Grande fratello se non si riesce nemmeno a impedire di diffondere l’ultima canzone degli U2?
La verità è che, se stiamo ai fatti, internet è ben lontano dall’essere lo strumento per applicare a tutti il biblico marchio della Bestia. Anzi, ha allargato le possibilità di comunicazione e fornito un capillare e anarchico strumento di espressione che, nel bene e nel male, ha aumentato i margini della libertà individuale.
I paranoici evocatori del Grande Fratello tecnologico in Rete non lo ammetteranno mai, ma il futuro minacciato da Orwell può attendere.
Giuseppe Marino
10:36 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: internet, francia, battaglia, persa, governo, distacco, linea web, violazione, diritti d'autore, pirati informatici, fallita, legge | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
09/03/2010
Legittimo impedimento, rush finale Dal Pd una valanga di emendamenti
Legittimo impedimento, rush finale Dal Pd una valanga di emendamenti
Finocchiaro: «Il paese sta marcendo e noi discutiamo dei problemi del premier». Il ddl al Senato. Schifani accorda all'opposizione tempi adeguati per il dibattito, ma chiede: no ostruzionismo
![]() |
| Renato Schifani, presidente del Senato (Eidon) |
ROMA - Battaglia in Senato durante l'esame del disegno di legge sul legittimo impedimento che prevede 18 mesi di "scudo" giudiziario per il premier e i ministri. Il testo è arrivato a Palazzo Madama dopo il primo via libera della Camera. Puntuale, con l'inizio della seduta (sospesa dopo pochi minuti e poi ripresa), l'ostruzionismo dell'opposizione.
OSTRUZIONISMO - Il senatore del Pd Francesco Sanna ha preso la parola per chiedere la correzione di alcuni aspetti del verbale della seduta precedente. A una successiva richiesta di verifica del numero legale, accordata dal presidente Schifani, la seduta è stata sospesa per alcuni minuti per mancanza dello stesso. Quindi il Pd ha chiesto e ottenuto di avere più tempo per la discussione: «Riteniamo impossibile che su questo provvedimento si proceda per tempi contingentati. È questa la nostra richiesta con cui ci accingiamo alla discussione di questo ddl» ha detto la presidente dei senatori Anna Finocchiaro. Stessa richiesta dal capogruppo dell'Idv Felice Belisario: «La discussione su un provvedimento importante come il legittimo impedimento non può essere compressa in tempi che sono una camicia di forza». Schifani ha replicato: «Mi impegno a fare in modo che il dibattito avvenga con ampiezza di tempi per consentire l'illustrazione delle parti sostanziali di un provvedimento così delicato». Quindi ha dato la parola al relatore Franco Mugnai (Pdl). Finite le relazioni sono state illustrate le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione, tutte bocciate dall'Aula, e si è aperta la discussione generale.
EMENDAMENTI - Schifani ha dunque spiegato che si farà garante perché l'opposizione abbia tempi adeguati per discutere il ddl, ma ha anche invitato il centrosinistra a «selezionare e concentrare» le proprie proposte riducendo il numero degli emendamenti presentati (1.585). A quelli del Pd si aggiungono i cento dell’Italia dei Valori. L’Udc ha presentato sette emendamenti e se il provvedimento non verrà modificato «il nostro voto - ha detto il presidente dei senatori Gianpiero D’Alia - sarà l’astensione. Il testo presentato dalla maggioranza non rispecchia assolutamente la nostra proposta». «Opposizione durissima» promette anche l'Idv.
FINOCCHIARO - «Il paese sta marcendo e noi siamo qui a discutere di legittimo impedimento e cioè sempre dei problemi del presidente del Consiglio» attacca Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, annunciando un'opposizione che «non farà sconti al governo e alla maggioranza». Il Pd, aveva annunciato la senatrice, intende denunciare che vengono «violati i diritti dell'opposizione perché i tempi stabiliti e contingentati per la discussione del provvedimento sono ridicoli vista la delicatezza della materia trattata». Con questo ddl, aggiunge, «si viola il principio di uguaglianza. Si certifica che chi è più forte, potente e ha più mezzi prevale su chi è meno potente».
DI PIETRO - Per Antonio Di Pietro «il legittimo impedimento è una legge incostituzionale sulla quale alla fine o il capo dello Stato, la Corte Costituzionale o l'Italia dei Valori con i suoi referendum farà giustizia». Riguardo all'ostruzionismo che le opposizioni stanno facendo in Parlamento, Di Pietro sottolinea che «l'Idv l'ostruzionismo l'ha fatto dal primo giorno e mentre informavamo i cittadini del pericolo in corso ci davano dei catastrofisti; oggi è dimostrato che c'è un governo che addirittura minaccia il capo dello Stato, ci auguriamo dunque che prevalga la resistenza a questo fascismo di ritorno».
Redazione online
16:30 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: poòitica, senato, battaglia, ddl, emendamenti, disegno di legge, legittimo impedimento, testo, palazzo madama, ostruzionismo, opposizione, maggioranza, verifiche | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
03/02/2010
Legittimo impedimento, è battaglia alla Camera
Legittimo impedimento, è battaglia alla Camera
Bocciate le pregiudiziali di costituzionalità di pd e idv. L'UDC di Casini si asterrà. Circa 300 emendamenti con tempi contingentati. D'Alema: «Sfida alla Consulta». Mercoledì via libera
![]() |
| Il presidente dell'Anm Luca Palamara (Ansa) |
MILANO - La battaglia sul legittimo impedimento, la legge che permetterà al premier e ai ministri di «saltare» le udienze penali che li vedono imputati, è iniziata alla Camera: i tempi per l'esame del provvedimento sono contingentati e nel calendario dell'Assemblea il voto finale è già fissato per mercoledì pomeriggio con le dichiarazioni di voto, dalle 17, in diretta tv. Le ore contate, tuttavia, non hanno demoralizzato Pd e Idv che hanno presentato una pioggia di emendamenti e ordini del giorno e promettono battaglia (le pregiudiziali di costituzionalità a prima firma Dario Franceschini del Pd e Federico Palomba dell'Idv sono però state subito bocciate). L’Udc di Pier Ferdinando Casini, invece, come già successo in occasione del Lodo Alfano, molto probabilmente si asterrà.
EMENDAMENTI - La maggioranza ha intanto apportato altri due ritocchi al testo, da un lato per restringere il campo delle attività che costituiscono legittimo impedimento a comparire alle udienze per il premier, dall'altro per ampliare quello relativo ai ministri. Attraverso due emendamenti della Commissione, viene considerata legittimo impedimento per il premier, tra le altre cose, non più ogni attività comunque "connessa" alle funzioni di governo, bensì ogni attività "coessenziale" alle funzioni di governo. Se per il presidente del Consiglio la modifica è leggermente restrittiva, per i ministri agisce in senso opposto: nel testo iniziale si considera legittimo impedimento soltanto «l'esercizio delle attività previste dalle leggi e dai regolamenti che ne disciplinano le attribuzioni». L’emendamento della Commissione aggiunge anche «ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di governo«. L’Udc, che aveva presentato modifiche in questa direzione, apprezza la decisione della maggioranza, come ha spiegato il vicepresidente dei deputati Michele Vietti.
DI PIETRO - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, torna invece ad attaccare il provvedimento: «Chi riveste ruoli pubblici dovrebbe andare "di corsa" dal giudice per chiarire sue pendenze giudiziarie invece di avere dilazioni - dice l'ex pm. - Solo in un regime fascista e piduista si può accettare che il capo del governo e i ministri non vadano da un giudice se autori o coinvolti in un reato». "Ci vorrebbe invece - spiega Di Pietro parlando con i giornalisti alla Camera - una legge che dia la precedenza ad andare dal giudice e non lo impedisca. Ma ciò accadrebbe in un paese normale».
PD - Per Massimo D'Alema, il legittimo impedimento è una nuova versione del lodo Alfano, una sfida alla Consulta, che non sarà neppure risolutiva. «È una sfida alla Corte costituzionale», ha detto intervenendo in aula alla Camera, «perché non c'è il minimo dubbio che stiamo riapprovando in un'altra forma, più furbesca, il lodo Alfano, in più con un'incomprensibile discriminazione verso le altre alte cariche dello Stato, che non capisco perché non debbano essere tutelate». Non solo. «Credo che tra 18 mesi saremo di nuovo qui», ha aggiunto. Allora, ha spiegato, «sospesi i termini della prescrizione, il presidente del Consiglio sarà chiamato a rispondere in tribunale dell'accusa di corruzione a meno che noi di nuovo qui, per la fantasia di altri colleghi o forse sempre degli stessi, non saremo in grado di approvare un'altra leggina, altra gabola, un altro imbroglio». Duro anche il commento di Anna Finocchiaro. «Sul legittimo impedimento la cosa più scandalosa è che la presidenza del Consiglio decida da sè i casi di legittimo impedimento» dice la presidente dei senatori Pd. La Finocchiaro poi ritiene che, in ogni caso, «la maggioranza blinderà entrambi i provvedimenti: sia il legittimo impedimento sia il processo breve».
PDL - «Spetta solo al popolo decidere chi deve governare e non a qualche magistrato che solo qualche ora fa ha dimostrato il proprio pregiudizio contro il presidente del Consiglio» è la replica di Gaetano Pecorella .L'esponente del Pdl se la prende con la «sinistra giustizialista» e invoca una «regola certa sugli impedimenti del presidente del Consiglio». Poi dice no «all'interferenza della magistratura sull'attività dell'esecutivo».
LA LEGGE-PONTE - Dunque, al ritorno dal suo viaggio in Israele mercoledì pomeriggio, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrebbe trovare già approvata da un ramo del Parlamento una delle leggi pensate per evitare i processi che lo vedono imputato: nel caso specifico, il testo «ad personam» suggerito dal vicepresidente dei deputati Udc Michele Vietti e poi esteso, nella versione del relatore Enrico Costa, anche ai ministri. È una legge-ponte che resterà in vigore fino all'approvazione di un Lodo Alfano-bis costituzionale e comunque non più di 18 mesi, pensata per «consentire al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge». E proprio queste funzioni, secondo il testo che l'Aula di Montecitorio sta esaminando, costituiscono legittimo impedimento a comparire alle udienze penali. La maggioranza punta anche a inserire, con un emendamento del relatore, una modifica che affidi alla presidenza del Consiglio il compito di attestare il legittimo impedimento, una sorta di autocertificazione.
10:45 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, camera, bociiati, emendamenti, leggittimo impedimento, battaglia, maggioranza, opposizione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/01/2010
Calderoli, ministro della complicazione
Calderoli, ministro della complicazione
ANNUNCI E REALTA'. Dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi
| Il ministro della Lega Roberto Calderoli |
ROMA - Dal Carroccio aveva giurato battaglia, Alberto Da Giussano-Calderoli, alla burocrazia del Barbarossa romano. Mulinando sopra la testa lo spadone da ministro della Semplificazione Normativa: «Taglierò 50 mila poltrone! 34 mila enti impropri! 39 mila leggi inutili!». Ma di poltrone, finora, manco una. Degli enti impropri, poi, non ne parliamo.
Sulle prime Roberto Calderoli li aveva definiti minacciosamente nel suo Codice delle Autonomie addirittura «enti dannosi»: consorzi di bonifica, bacini imbriferi, comunità montane, difensori civici, tribunali delle acque, enti parco… Poi, dopo aver cancellato con un tratto di penna quel termine «dannosi» (troppo crudo?) la lista degli enti da abolire è stata alleggerita fino a svanire completamente. Come neve al sole. Qualche taglietto era rimasto nella manovra del 2010? Via anche quello. Secondo Italia Oggi l’abolizione dei difensori civici (ma solo quelli comunali) e delle circoscrizioni nei Comuni slitterà di un anno grazie a un emendamento al decreto milleproroghe, varato dal governo tre giorni dopo la Finanziaria. E slitterà anche la prevista riduzione delle poltrone delle giunte e dei consigli degli enti locali. Mentre anche gli enti pubblici non economici che dovevano finire sotto la mannaia del cosiddetto taglia-enti hanno ottenuto una scappatoia per la sopravvivenza: gli è stato sufficiente presentare un piano riordino prima del 31 ottobre 2009. E la semplificazione delle leggi? Almeno quella è andata in porto, come ha orgogliosamente rivendicato il Nostro («Calderoli, missione compiuta, via 39 mila leggi», titolava l’Ansa il 19 ottobre 2009)? Dipende che cosa si intende per semplificazione. Eliminare migliaia di leggi inutili perché «esauste», che cioè hanno esaurito la propria funzione e quindi non sono più concretamente vigenti, anche se formalmente continuano a essere in vigore, è un’operazione di per sé inutile. Anche la legge che le elimina può quindi essere considerata una legge inutile.
La prova? Siccome lo spadone del ministro era calato all’inizio anche su provvedimenti magari un po’ vecchiotti ma forse non proprio inutili, come la legge che ha abolito la pena di morte o quella che ha istituito la Corte dei conti, dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi. Ben altro è semplificare. Significa scrivere norme chiare e comprensibili a tutti i cittadini. Come evidentemente sa bene anche Calderoli. Lui stesso ha voluto che in una legge approvata il 18 giugno dello scorso anno ci fosse un articolo intitolato: «Chiarezza dei testi normativi». Una norma draconiana, con la quale si stabilisce che quando si cambia o si sostituisce una legge, esercizio da noi piuttosto frequente, sia obbligatorio indicare «espressamente» che cosa viene cambiato o sostituito. E che quando in una legge c’è un «rinvio ad altre norme contenute in disposizioni legislative», si debba anche indicare «in forma integrale, o in forma sintetica e di chiara comprensione» il testo oppure «la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento». Ma si afferma pure il principio che le disposizioni sulla chiarezza dei provvedimenti «non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito». Ebbene, da quando queste norme sono state approvate, il governo del Semplificatore ha scritto leggi se possibile ancora più indecifrabili e complicate. L’ultima perla scintillante è il cosiddetto decreto milleproroghe.
Un comma a caso. Il numero 14 dell’articolo 1: «Al comma 14 dell’articolo 19 del decreto legislativo 17 settembre 2007, n. 164, le parole: "Fino all’entrata in vigore dei provvedimenti di cui all’articolo 18 bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del medesimo decreto" sono sostituite dalle seguenti: "Fino al 31 dicembre 2010, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58..."». Che cosa vuol dire? Che fino a quando non sarà operativo l’Albo dei consulenti finanziari gestito dalla Consob, potrà fare il consulente finanziario soltanto chi già lo faceva alla data del 31 ottobre 2007. Un’altra norma a caso. Sempre articolo 1, comma 19: «All’articolo 3, comma 112, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni, le parole: "Per l’anno 2008" sono sostituite dalle seguenti: "Per l’anno 2010" e le parole "31 dicembre 2009" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2010"». La traduzione? Il distacco di 21 dipendenti delle Poste presso la pubblica amministrazione viene prorogato di un altro anno. Se questo è il risultato, ministro Calderoli, non sarebbe stato meglio chiamare il suo dicastero in un altro modo? Magari «Ministero della Complicazione normativa»?
Sergio Rizzo
17:00 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, battaglia, lega, calderoli, ministro della semplificazione, complicazioni, leggi, decreti, tagli, fallimento, annunci, proclami | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
03/07/2009
Offensiva Usa in Afghanistan «È una battaglia infernale»
Offensiva Usa in Afghanistan «È una battaglia infernale»
Kamikaze contro blindato italiano feriti lievemente due parà. Prosegue l'operazione contro i talebani. Washington: «Battaglia violenta a Helmand»
KABUL - Prosegue l'offensiva americana in Afghanistan, al via da giovedì, che ha come obiettivo quello di «ripulire» valle dell'oppio. In campo 4 mila marines e 650 afghani impegnati a liberare il territorio di talebani. L’esercito americano è impegnato da alcune ore in violenti combattimenti nella provincia di Helmand: lo ha confermato il generale Larry Nicholson, comandante del corpo dei marines, precisando che la brigata 2/8 dei marines sta avendo difficoltà nell'avanzare verso sud. L'offensiva americana si è trasformata in una «battaglia infernale» ha detto Nicholson. «Una base ostile situata a sud di Garmser è stata distrutta ieri. Ma ciò non vuol dire che il nemico sia fuggito», ha aggiunto l'alto ufficiale.
UCCISO UN SOLDATO USA - Nicholson ha anche confermato la morte di un soldato americano, il primo ucciso dai ribelli talebani durante l'offensiva dei marines. L'operazione «Khanjar» («Colpo di spada») è la più vasta dopo l'annuncio del presidente Barack Obama dell'invio quest'anno di 21 mila soldati di rinforzo specialmente al sud, nella provincia di Helmand, una zone dove i ribelli talebani sono attualmente più in forze.
ATTACCO KAMIKAZE FERITI LIEVEMENTE DUE PARA' - Intanto due militari italiani sono stati leggermente feriti sempre in Afghanistan in seguito ad un attacco suicida. Lo ha reso noto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. «A 20 chilometri da Farah, c’è stato un attacco a un nostro mezzo Lince» ha dichiarato la La Russa.
Lo scontro è avvenuto al termine dell'operazione condotta dalle nostre forze armate in concomitanza con l'offensiva americana, nel cui ambito un gruppo di insorti è stato catturato nelle ultime 24 ore nella Valle di Musahi, 35 chilometri a sud di Kabul, in un’operazione congiunta compiuta dai militari italiani della Folgore e dai soldati dell’esercito afgano. Durante l’intervento delle truppe è stato sequestrato un buon quantitativo di armi portatili. Secondo quanto riferito dal Comando italiano a Kabul, i combattenti arrestati sarebbero tra i responsabili di molti degli attacchi compiuti nella zona contro i soldati italiani. Iniziata alle ore 4 del 2 luglio, l’operazione, che ha visto impegnati circa 600 militari tra italiani e afghani, è terminata nella notte. Gli insorti catturati sono ora sotto custodia delle autorità afgane. All’inizio dell’operazione, inoltre, un secondo gruppo di insorti ha abbandonato le sue posizioni nell’area, cercando rifugio in una provincia limitrofa. Grazie al controllo dell’area assicurato dalle unità italiane posizionate in punti appositamente scelti, è stato possibile individuarne la localizzazione, nell’area di responsabilità di un altro contingente di Isaf.
15:28 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: usa, offensiva, battaglia, talebani, afghanistan, operazione, americani, battaglia infernale, morti, feriti, guerra, scontri, truppe | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
11/05/2009
Pakistan, un milione di profughi in fuga
Pakistan, un milione di profughi in fuga
La tragedia dei civili coinvolti nell'offensiva contro i terroristi. La battaglia nella valle di Swat contro i talebani provoca la fuga verso campi d'accoglienza: allarme umanitario
![]() |
| (Muhammad Sajjad) |
MARDAN (PAKISTAN) — Sono arrampicati a grappoli sui cassoni dei camion colorati. Le auto hanno i portapacchi sul tetto carichi all’inverosimile di valigione tenute assieme da corde di canapa, e poi coperte, secchi, pentole, e materassi, soprattutto materassi per i bivacchi dei prossimi giorni. All’interno degli abitacoli, le donne si coprono il viso non appena uno straniero le fissa. E dovunque sono stipati bambini, accaldati, piangenti, che saltano sulle ginocchia degli autisti che lasciano fare, stanchi per le lunghe ore di tensione segnate dalla paura dei bombardamenti, stremati dalle attese ai posti di blocco. Si distinguono immediatamente i veicoli dei profughi in fuga da Swat, Dir, Buner e le altre regioni dove da cinque giorni l’esercito pachistano ha lanciato contro i talebani quella che il presidente Asif Ali Zardari ieri è tornato a definire la «battaglia decisiva per la sopravvivenza del nostro Paese».
Ieri per tutta la giornata hanno lentamente sfilato verso sud, con il caldo che nelle ore centrali già supera i 35 gradi, fra i lanci di bottiglie d’acqua, biscotti e pacchetti di patatine da parte dei giovani volontari delle organizzazioni caritative islamiche locali. Centinaia e centinaia di veicoli di ogni genere. Colorati, pulsanti di vita nel loro carico di umanità dolente e impaurita. Secondo le autorità, da qui solo nelle ultime 24 ore sono transitati in oltre 100.000. L’Onu parla già di oltre mezzo milione di profughi. Ma i media locali riportano il doppio della cifra. E sottolineano: «Chi può, la maggioranza evita i campi di tende, si rifugia da parenti e amici verso Islamabad e Lahore, sino a Karachi». Passata Peshawar, solo due ore di viaggio sulla nuova autostrada da Islamabad, in circa un’ora si arriva a Mardan. Da qui l’accesso per la vallata di Swat è a meno di 50 chilometri. Ma il primo posto di blocco dell’esercito si trova soltanto una decina di chilometri più avanti. Di qua verso nord possono transitare unicamente le truppe impegnate nell’offensiva. Ed è qui che vengono accolti i profughi per la prima assistenza. Il luogo si chiama «Jalala Camp».
Ieri mattina vi erano state montate 200 tende (ognuna in grado di ospitare almeno 10 persone) dell’Onu oltre ad alcune decine delle organizzazioni pachistane. A mezzogiorno erano stati piazzati anche un grande tendone-moschea, la zona dei servizi igienici, quella della mensa e una piccola clinica d’emergenza. Pochi i segnali dei combattimenti. Qualche elicottero in cielo. Il passaggio di colonne motorizzate di soldati. Ogni tanto il rombo dell’artiglieria, lontano, verso la striscia scura delle montagne all’orizzonte. Nel suo bollettino quotidiano il portavoce dell’esercito, generale Athar Abbas, parla di 400 morti tra la guerriglia talebana in cinque giorni. «Circa 200 nelle ultime 24 ore», specifica. Se fosse confermato, ad ascoltare le autorità pachistane, i talebani avrebbero dunque perso quasi un decimo dei loro effettivi, valutati in un numero compreso tra i 4 e 5 mila uomini. Ma sono per primi i giornalisti locali a mettere in guardia. «Non esiste alcuna conferma. In realtà non ci sono fonti indipendenti. Nessun osservatore o giornalista può raggiungere le zone dei combattimenti. E in passato le cifre delle vittime talebane sono spesso state gonfiate dai militari», osserva tra gli altri Rahimullah Yusufzai, decano dei reporter di Peshawar e corrispondente per il quotidiano in lingua inglese The News.
A suo dire questa nuova offensiva militare contro i talebani trova in via di principio un largo consenso non solo tra la popolazione del Pakistan in generale, ma per una volta anche «tra quella residente in larghi settori delle zone colpite, che si è stancata dell’estremismo islamico crescente tra i mullah che guidano le bande di giovanissimi talebani». Ma con un grosso limite, come Yusufzai notava anche nell’articolo pubblicato ieri mattina: «Se le vittime civili dovessero crescere, il consenso per il governo potrebbe rapidamente trasformarsi in malcontento». Un sentimento questo facile da percepire tra i profughi. «Il nostro problema maggiore sono gli animali che abbiamo dovuto abbandonare in fretta e furia sotto l’incalzare delle bombe e soprattutto i nostri campi di grano, che non possiamo mietere », dice tra i tanti Azrat Mohammad, un cinquantenne, la cui misera consolazione è di essere riuscito a portare via due galline.
![]() |
| (Muhammad Sajjad) |
Già, il raccolto. Questa è una società ancora profondamente contadina, guidata, dominata dai ritmi ancestrali della vita nei campi. «Se il governo non permetterà a questa gente di tornare presto alle loro case per mietere il grano, scoppierà una grande crisi economica. Un gigantesco dramma collettivo. E i talebani torneranno a raccogliere consensi», aggiunge Yusufzai. All’infermeria, nella parte destinata alle donne, un paio di ragazze ricordano che nell’ultimo anno tutte le scuole femminili erano state chiuse. «I talebani stavano imponendo la loro interpretazione del Corano, come in Afghanistan. Nessuna donna poteva più uscire di casa da sola, neppure per fare la spesa o andare al mercato. Doveva per forza essere accompagnata da un uomo della famiglia», dice quasi gridando, rabbiosa, Nasib Jan. Una sua nipote, Dilshab, 13 anni, si lamenta però non dei talebani, ma della famiglia che in nome della tradizione pashtun quando è rimasta orfana l’ha obbligata a sposarsi con un lontano parente. «Peccato. Avrei voluto continuare a studiare e diventare maestra», aggiunge. Poco più in là, tra le tende diventate bollenti sotto il sole, i più però se la prendono con l’esercito: «Ma perché i nostri comandi non usano le truppe di terra? I soldati pachistani sparano da lontano. Aviazione e artiglieria uccidono la nostra gente, distruggono le nostre case. Fanno come gli americani in Afghanistan e così alla fine i nostri ragazzi, per rabbia, potrebbero unirsi ancora più numerosi ai ranghi dei più pazzi tra gli estremisti talebani».
Lorenzo Cremonesi
12:01 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: pakistan, fuga, profughi, attacchi, offensiva, tragedia, civili, terroristi, battaglia, talebani, americani, allarme umanitario | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
15/01/2009
Battaglia anti-assenteisti, a Strasburgo il Pdl vota contro
Battaglia anti-assenteisti, a Strasburgo il Pdl vota controEuroparlamento Il Pd compatto ha dato il suo appoggio al documento. Passa la risoluzione del radicale Marco Cappato: l’attività dei politici sia resa pubblica sul web
![]() |
| La sede del Parlamento europeo a Strasburgo |
Sono anni che sul tema della svogliatezza con cui i nostri deputati partecipano ai lavori dell’assemblea di Strasburgo si accendono improvvise fiammate polemiche. Tanto più per il contrasto abbagliante tra questa svogliatezza e le spettacolari buste paga che incassano. Basti rileggere la tabella dell’indennità di base pubblicata ne Il costo della democrazia da Cesare Salvi e Massimo Villone: un parlamentare polacco prende 28.056 euro, uno spagnolo 39.463, uno svedese 61.704, un francese 63.093, un britannico 82.380, un tedesco 84.108, un italiano 149.215. Quindici volte più di un ungherese, tre volte più di un portoghese, una volta e mezza più dell’austriaco, secondo classificato. E non basta: alla retribuzione base vanno aggiunti i benefit e le indennità di spese generali, di soggiorno, di viaggio e quelle per i portaborse che portano il totale, nel caso degli italiani, a una cifra fra i 30.000 e i 35.000 euro. Un sacco di soldi.
![]() |
| La seconda sede del Parlamento Europeo, a Bruxelles |
Nel 2004 l’Università tedesca di Duisburg si prese la briga di elaborare uno studio capillare sulla legislatura che si chiudeva: alle sessioni di voto la presenza italiana era stata del 56,2%, contro l’80,9 dei greci o l’82,5% dei tedeschi. Un’inchiesta delle Acli dava dati leggermente diversi, ma non meno disastrosi: ai primi posti per presenze c’erano i parlamentari finlandesi (89,5%), belgi (89,3%), olandesi (88,7%) e gli ultimi, come sempre, erano i nostri, col 68,6%: tredici punti sotto i penultimi, che risultavano francesi col 79,5%.
E adesso? Boh... Scottati dai dati che svergognavano gli eletti all’assemblea, i depositari delle informazioni sono diventati via via più avari di notizie. Al punto che quando l’eurodeputato radicale Marco Cappato, in ottobre, chiese ufficialmente di vedere le tabelle delle presenze per fare luce sulla realtà dopo mille polemiche (come quella che aveva visto Renato Brunetta, accusato da un sito Internet di essere stato lui pure un po’ discolo a Strasburgo, fare fuoco e fiamme spiegando di avere partecipato negli ultimi anni al 66,9% delle sedute) il segretario generale Harald Rømer gli rispose picche: poteva chiedere solo i dati suoi. Fine: «Non esiste alcun documento consolidato che riporti il numero totale di presenze per deputato alle diverse riunioni ufficiali» e il regolamento «non obbliga in alcun modo le Istituzioni a creare documenti per rispondere ad una richiesta».
Una risposta burocraticamente impeccabile, ma politicamente reticente. Ricevuta la quale il parlamentare, convinto che le democrazie «basate sulla preminenza del diritto sono tenute all’osservanza del principio della pubblicità», ha presentato una risoluzione per impegnare l’Europarlamento alla massima trasparenza. Quello centrale è il punto 5. Che sprona a «varare, prima delle elezioni europee del 2009, un piano d’azione speciale per assicurare sul proprio sito web, ad esempio nel quadro dell’iniziativa e-Parlamento, una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni». Gli obiettivi nel mirino sono soprattutto due. Primo: «attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca». Secondo: «le indennità e le spese dei deputati, conformemente alla posizione assunta dal Mediatore», cioè il difensore civico europeo, «nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE, e tali informazioni sono rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE ».
Bene: la risoluzione è passata. Con una maggioranza larghissima: 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenuti. Evviva. Ma è la lettura degli elenchi di come hanno votato questo e quel parlamentare a essere particolarmente istruttiva. Il centro- sinistra italiano, memore della legnata alle elezioni di aprile dove lasciò che il tema dei tagli ai costi della politica fosse impugnato dalla destra, è stato infatti compatto: dagli ex margheritini ai comunisti al cane sciolto Gianni Rivera. Tutti favorevoli e nessun contrario. La destra, invece, si è spaccata. E se i leghisti Erminio «Obelix» Boso e Mario Borghezio hanno votato a favore della trasparenza insieme coi «neri» Roberto Fiore e Luca Romagnoli, il «pensionato» Carlo Fatuzzo, il ciellino Mario Mauro e Jas Gawronski, i rappresentanti del Pdl si sono massicciamente trincerati sul no. Sia i forzisti berlusconiani (dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, da Guido Podestà a Elisabetta Gardini, da Lia Sartori fino a Beppe Gargani) sia i nazional- alleati Roberta Angelilli, Domenico Basile, Sergio Berlato, Antonio Mussa, Nello Musumeci, Salvatore Tatarella. Potete scommettere che oggi diranno in coro che no, il loro voto contro la risoluzione per la massima trasparenza non era contro la massima trasparenza e a favore del top-secret sugli assenteisti e che aveva delle serissime motivazioni e che la sinistra è stata compatta solo per motivi strumentali eccetera eccetera eccetera. Ma il punto resta: che messaggio arriva agli italiani, dopo mesi di furenti invettive contro l’assenteismo altrui?
16:05 Scritto in POLITICI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: battaglia, assenteisti, strasburgo, comunità europea, pdl, marco cappato, politici | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
18/12/2008
Australia, un gruppo di aborigeni vince la battaglia contro un colosso minerario
Australia, un gruppo di aborigeni vince la battaglia contro un colosso minerarioLa società Xstrata ha progettato di deviare il corso del fiume McArthur per espandere una miniera di zinco, il progetto, inizialmente approvato nel 2006, È stato bloccato dalla corte federale
![]() |
| Il progetto di deviazione del fiume |
![]() |
| Il logo Xstrata |
12:38 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: australia, aborigeni, battaglia, vittoria, colosso minerario, miniere | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook














