09/06/2011

Battisti, rigettato il ricorso dell'Italia Brasilia vota per la scarcerazione

Battisti, rigettato il ricorso dell'Italia Brasilia vota per la scarcerazione

CASO CHIUSO. Respinta la richiesta contro la scelta di non estradare presa da Lula: l'ex terrorista è libero

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29/12/2010

«Lula ha deciso di non estradare Battisti»

«Lula ha deciso di non estradare Battisti»

Secondo il sito dell'emittente GLOBO NEWS. «Il Brasile teme per la vita dell'ex terrorista». Alberto Torreggiani, figlio di una vittima: «Una presa in giro»

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20/11/2009

Lula prende tempo su Battisti

Lula prende tempo su Battisti

 

Il presidente potrebbe attendere la pubblicazione del decreto della Corte. Secondo fonti starebbe pensando di non firmare l'estradizione. Il ministro Gebro: «In Italia c'è fascismo»

 

Il presidente Lula (Ap)
Il presidente Lula (Ap)

Sulla vicenda Battisti restano molte nuvole all'orizzonte. Secondo una fonte anonima citata dalla Reuters, il presidente Lula starebbe pensando di non firmare il provvedimento di estradizione dell'ex terrorista italiano. Due giorni dopo il sofferto via libera da parte del Tribunal Supremo Federal, il leader brasiliano deve decidere se confermare o respingere la sentenza dell'Alta Corte. Una conferma della propensione del governo di Brasilia a non assecondare la richiesta di estradizione, arriva anche dal ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, secondo cui l'esecutivo guidato da Lula preferirebbe dire di no «per motivi politici e umanitari» e questo a causa del «rafforzarsi del fascismo» in Italia.

«FASCISMO IN ITALIA» - «L’Italia non è un Paese nazista o fascista - ha spiegato Genro all'Estado di San Paolo, uno dei principali quotidiani del Paese -, ma si constata un aumento preoccupante del fascismo in una parte della popolazione italiana, anche in settori del governo». La data per la decisione definitiva da parte del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non è ancora stata fissata: occorrerà attendere quanto meno la pubblicazione della sentenza; nel frattempo i legali di Battisti - in attesa comunque di processo per falsificazione di documenti - chiederanno la scarcerazione per amnistia; in seconda battuta è probabile la richiesta di ammissione al regime di arresti domiciliari. Secondo Genro la decisione di Lula sarà «solitaria» e «sovrana», un «giudizio politico come dirigente della politica estera del Paese», con il solo vincolo di consultare l’Avvocatura Generale dello Stato. Incontrando la stampa, Genro è tornato all'attacco, affermando che sul caso dell'ex terrorista rosso «alcuni ministri» italiani evidenziano «una netta intenzione persecutoria» e uno spirito di «vendetta».

LA MELINA DI LULA - Luiz Inacio Lula da Silva - scrive invece il quotidiano carioca Globo - non ha fretta di prendere una decisione ed è alla ricerca di argomenti giuridici per difendere l'idea che Battisti meriti l'asilo in Brasile. La decisione di Lula dello scorso gennaio di accordare a Battisti lo statuto di rifugiato si basava su una raccomandazione del ministro Genro, un uomo di sinistra molto influente e suo alleato politico, tanto più in vista delle elezioni politiche e presidenziali del prossimo anno.

TEMPI LUNGHI - Comunque, al di là di possibili colpi di scena che evidentemente non sono esclusi, l'eventuale riconsegna a Roma avrebbe comunque, assicurano più fonti, tempi lunghi. Sulla scia dell'udienza della corte brasiliana (il Supremo Tribunal Federal o Stf, ndr), a Brasilia è stata la giornata dei rumors, interpretazioni e analisi. La domanda chiave è cosa farà ora Lula. C'è chi sostiene che il presidente si pronuncerà solo nel 2010, in attesa della pubblicazione del decreto da parte dell'Stf, che sui casi complessi - come capitato di recente su una riserva indigena in Amazzonia - può anche lasciar passare dei mesi tra il momento di una decisione e quello della pubblicazione del relativo decreto.

LE IPOTESI - Secondo altre fonti, Lula potrebbe anche cancellare lo status di rifugiato politico a Battisti, senza però riconsegnarlo in Italia, lasciando pertanto che l'ex terrorista continui a risiedere in Brasile, ma «per ragioni umanitarie». Esperti citati dal quotidiano Folha de S.Paulo hanno d'altra parte fatto notare che il trattato d'estradizione firmato da Italia e Brasile nel 1989 permetterebbe a Lula di bloccare la riconsegna a Roma di Battisti: ma solo - si precisa - se il presidente sostiene allo stesso tempo che l'ex terrorista debba affrontare in Italia «atti persecutori e di discriminazione per ragioni di opinione politica».


19/11/2009

Battisti, la Corte dice sì all'estradizione Ma spetta a Lula l'ultima parola

Battisti, la Corte dice sì all'estradizione Ma spetta a Lula l'ultima parola

 

Il figlio di torregiani: «respiro di sollievo ma aspetto la decisione definitiva». Sentenza del Tribunale supremo brasiliano, che lascia però al presidente la firma finale per il provvedimento

 

Battisti con alcuni parlamentari brasiliani (Afp)
Battisti con alcuni parlamentari brasiliani (Afp)

MILANO - Cesare Battisti sarà probabilmente estradato in Italia. La decisione del Tribunale supremo brasiliano è arrivata mercoledì sera, con l'annuncio del presidente della Corte Gilmar Mendes. Il voto decisivo (cinque contro quattro) è stato proprio quello di Mendes, che ha ritenuto gli omicidi per cui Battisti è stato condannato «crimini comuni e non politici».

LA FIRMA DI LULA - La Corte ha però stabilito che sulla sentenza si deve anche esprimere Lula. Sarà quindi il presidente brasiliano ad avere la parola finale sull’estradizione. Lo hanno stabilito - con un verdetto sei contro tre, come riporta il sito del quotidiano Folha - i giudici del Supremo Tribunale Federale brasiliano. A questo punto il presidente da una parte potrebbe non voler sconfessare il suo ministro della Giustizia Tarso Genro (la cui concessione dell'asilo politico a Battisti è stata però invalidata dal tribunale a settembre), oppure dare priorità alle richieste italiane, non solo del governo Berlusconi, ma anche di politici considerati a lui vicini come Massimo D'Alema.


APPLAUSO ALLA CAMERA - A Roma, la notizia della prima sentenza della Corte è stata accolta con un lungo applauso nella Camera dei deputati. Tutti i deputati hanno applaudito lungamente in tutti i settori dell'emiciclo dopo l'annuncio del deputato Massimo Corsaro. Olga D'Antona del Pd, vedova del giurista assassinato dalle Br, ha detto che l'estradizione di Battiti «è stata una vittoria per l'Italia e per il suo sistema giudiziario». La deputata ha quindi richiamato l'Ue a una unità di intervento, stigmatizzando l'operato nella vicenda Battisti della Francia. Un passaggio particolarmente applaudito da governo e maggioranza.

LE REAZIONI - «I giudici hanno emesso il decreto di estradizione. Quanto fino ad ora deciso è il coronamento di un lavoro di anni e l'affermazione di un principio importante e cioè che Battisti è un assassino e non un detenuto politico». Il ministro degli Esteri Frattini ha espresso «grande soddisfazione perché è stata premiata la linea di responsabilità e di rispetto adottata dal governo italiano» e chiede «che questa importante decisione sia vincolante e sia eseguita subito». E il ministro della Difesa La Russa: «Questa è la migliore risposta che il Parlamento poteva dare a chi per un attimo aveva immaginato che il Brasile non fosse un Paese amico». Il presidente della Camera Fini spera «in una rapida e positiva conclusione della vicenda» e per il collega del Senato Schifani «è giusto che Battisti sconti la pena in Italia».

FAMILIARI DELLE VITTIME - «Tiriamo un primo respiro di sollievo» commenta Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso dai Proletari armati per il comunismo il 16 febbraio 1979. Ma è cauto: «Sto aspettando la decisione definitiva, non voglio mettere le mani avanti ma dedico la vittoria, se verrà, a tutte le persone oneste. Spero che la gente comune capisca che, al di là delle storie montate da chi delinque, la giustizia a volte vince». Per Alberto, rimasto paralizzato nell'agguato del commando che uccise suo padre, la pena che Battisti dovrà scontare non è il punto fondamentale: «Io ho sempre detto che si può soprassedere, alla fine 30 anni sono come un ergastolo, sono questioni tecniche. L’importante è aver ottenuto giustizia, che Battisti sia stato riconosciuto colpevole e vada in carcere. Che si sia finalmente riconosciuto che i tribunali italiani che lo hanno giudicato colpevole non sono tribunali di guerra».

«MAGRO E DEBILITATO» - Alla vigilia della ripresa dei lavori del Supremo tribunal federal Battisti, in sciopero della fame da sabato, era stato visitato nel carcere di Papuda da alcuni parlamentari brasiliani. «È magro, pallido, ansioso e debilitato, ma disposto a portare avanti la protesta fino all’estreme conseguenze» hanno riferito i deputati al quotidiano O Globo. Battisti avrebbe anche sospeso i trattamenti medici e il fratello dell'ex terrorista ha espresso il timore di un possibile suicidio . Da Roma, dove ha partecipato al vertice Fao, il presidente Lula aveva ribadito che non si opporrà alla sentenza sull’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, malgrado si sia già espresso contro la sua estradizione. Battisti, 54 anni, è stato condannato in Italia come responsabile di quattro omicidi: del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, del macellaio di Mestre Lino Sabbadin, del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, e di Andrea Campagna, agente della Digos.

 


14/11/2009

Battisti in sciopero della fame «totale»

Battisti in sciopero della fame «totale»

 

Lettera a Lula in coincidenza con la visita del presidente brasiliano a Roma: «Sono rifugiato politico», per impedire la sua estradizione in Italia.

 

Cesare Battisti,
Cesare Battisti

BRASILIA - Cesare Battisti ha iniziato uno «sciopero della fame totale» per impedire la sua estradizione in Italia: lo ha annunciato lo stesso ex terrorista rosso in una lettera aperta al presidente brasiliano Lula, che fra qualche ora sarà a Roma per partecipare al vertice internazionale della Fao. La lettera è stata resa nota dal senatore Josè Nery (del Psol, sinistra radicale), che poco prima aveva incontrato l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo nel carcere di Papuda, vicino Brasilia. Nel messaggio a Lula, Battisti (54 anni) sottolinea il suo diritto di essere riconosciuto come rifugiato politico in Brasile.

LA LETTERA - Il testo di due pagine, datato "Brasilia 13 novembre", si chiude con una frase rivolta direttamente al presidente: «Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano». Lo sciopero della fame di Battisti giunge in coincidenza della partenza per Roma di Lula, che lunedì incontrerà in un pranzo di lavoro il premier Silvio Berlusconi, colloquio nel quale - ha precisato un portavoce di Lula - «non è escluso» che si parli anche del caso Battisti. Sulla richiesta di estradizione dell'ex terrorista presentata tempo fa dall'Italia si pronuncerà mercoledì il presidente del Supremo Tribunal Federal brasiliano, Gilmar Mendes, dopo l'udienza di giovedì scorso, nella quale quattro giudici hanno votato per l'estradizione e quattro contro. Prima di partire per Parigi, dove si tratterrà qualche ora per poi recarsi a Roma, Lula ha evitato di pronunciarsi sul caso Battisti, ricordando che l'Alta Corte deve ancora emettere il verdetto sul «dossier estradizione». Dopo tale sentenza, a dare l'ultima parola sul caso sarà proprio il capo dello Stato brasiliano.


01/02/2009

Anche gli ex compagni contro Battisti«Per i fatti di 30 anni fa abbiamo pagato»

Anche gli ex compagni contro Battisti«Per i fatti di 30 anni fa abbiamo pagato»

 

La replica degli ex Pac (Proletari armati per il comunismo). «Troviamo infamante che Cesare Battisti ci qualifichi come collaboratori di giustizia o pentiti»

 

(Ansa)
 
ROMA - «Per i drammatici fatti che ci videro coinvolti 30 anni fa venimmo condannati e abbiamo pagato, non barattando la nostra libertà con quella degli altri. Troviamo infamante che Cesare Battisti ci qualifichi come collaboratori di giustizia o pentiti».

LA REPLICA ALLA LETTERA - Lo dichiarano gli ex Pac (Proletari armati per il comunismo) Sebastiano Masala e Giuseppe Memeo, insieme alla moglie di Gabriele Grimaldi (morto nel 2006), Pia Ferrari, replicando alla lettera, diffusa venerdì, in cui Battisti li indica come responsabili degli omicidi per i quali è stato condannato in Italia. La dichiarazione non è sottoscritta da Sante Fatone, che diventò collaboratore di giustizia.

SPATARO: E’ UN ASSASSINO - «Le sentenze scritte contro di lui, pesano come macigni: Battisti è un assassino e della peggiore specie». Il procuratore della Repubblica aggiunto di Milano Armando Spataro replica così a Cesare Battisti, che dal Brasile rivendica la propria innocenza. Intervistato il magistrato ha dichiarato al Tg1: «Queste affermazioni, come quelle contenute nel provvedimento con cui si dà asilo politico a Battisti, sono perfino offensive per la giustizia e la democrazia italiana. Pertini disse che l’Italia è uno dei pochi Paesi se non l’unico Paese che si può vantare di aver sconfitto il terrorismo nelle aule dei tribunali e non negli stadi. Abbiamo il dovere della memoria che ci impone di perseguire anche a distanza di anni chi non ha rispettato le regole della convivenza, tanto più uccidendo il prossimo».

MADRE GRIMALDI - Intanto Laura Grimaldi, madre di Gabriele, morto negli anni scorsi e condannato con Cesare Battisti per l'attività dei Pac e accusato dallo stesso Battisti dell'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, è laconica nel commentare le accuse che l'ex Pac lancia al figlio dal Brasile: «Spero solo che il signor Cesare Battisti sia estradato». Laura Grimaldi, che scrisse anche un libro sulla vicenda giudiziaria del figlio, è consulente editoriale e fu anche direttrice della collana Il Giallo Mondadori.

GLI INTELLETTUALI BRASILIANI - E circa cinquecento intellettuali brasiliani hanno firmato un manifesto a sostegno di Cesare Battisti «Con una decisione coraggiosa e coerente con i suoi principi democratici e progressisti, il governo brasiliano (...) ha concesso l’asilo politico a Battisti», dichiarano i firmatari del manifesto - tra cui l’architetto Oscar Niemeyer e il drammaturgo Augusto Boal - diffuso a Belem nel corso del Forum sociale mondiale.


29/01/2009

Ue: «Nessuna competenza su Battisti»

Ue: «Nessuna competenza su Battisti»

 

La risposta della Commissione europea al ministro Ronchi. La Russa: «No all'amichevole con il Brasile»

 

 

Battisti (Emmevi)
Battisti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - La Commissione europea «non ha competenza per intervenire» nel caso Battisti. È quanto ha dichiarato Michele Cercone, portavoce del commissario alla Giustizia, Libertà e Sicurezza Jacques Barrot, al quale il ministro italiano per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, aveva inviato una lettera in materia. Il portavoce ha ricordato che «non vi è alcun accordo (in materia di estradizioni) tra Ue e Brasile. Esiste solo il trattato di estradizione Italia-Brasile del 1989, dunque noi non abbiamo alcuna base legale per intervenire».

LA RUSSA - Intanto, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, propone di cancellare l'amichevole di calcio tra Italia e Brasile in programma il 10 febbraio. «Non mi pare il caso di fare nulla di amichevole» con un «Paese che lascia circolare sulla spiaggia di Rio un terrorista», ha proseguito La Russa. «Io non ci andrò, avevo già i biglietti ma non ci andrò: si fosse trattato di una gara ufficiale, allora era giusto che la politica non ci entrasse. Ma si tratta di un amichevole, io la abolirei perché in questo momento non vedo nulla di amichevole», ha concluso.