19/04/2012

Celentano versa in beneficenza i 500mila euro ricevuti come compenso per Sanremo

Celentano versa in beneficenza i 500mila euro ricevuti come compenso per Sanremo

In precedenza aveva versato altri 200mila euro a favore di emergency. I soldi ai sindaci di Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Milano, Verona e Firenze da destinare a famiglie bisognose

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08/02/2012

Onorevoli calciatori alla partita benefica: «Veniamo a giocare ma solo se spesati»

Onorevoli calciatori alla partita benefica: «Veniamo a giocare ma solo se spesati»

A CATANIA. La nazionale del Palazzo non ha voluto versare un euro, nemmeno per l'acquisto di tre carrozzine per disabili

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28/12/2010

«Gli Abba torneranno a cantare »

«Gli Abba torneranno a cantare »

Parla Agneta Fältskog: «Niente tour, l'ideale sarebbe legare il ritorno a pochi eventi con scopi benefici»

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02/12/2010

Twitter addio! Ma per beneficenza

Twitter addio! Ma per beneficenza

In occasione della giornata mondiale per la lotta all'Aids Alicia Keys organizza una curiosa iniziativa per raccogliere fondi da destinare ai bambini sieropositivi. Per risuscitare gli account Twitter delle star bisogna raccogliere un milione di dollari.

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10/09/2010

Scajola: «Venderò la casa, in beneficenza parte dei soldi»

Scajola: «Venderò la casa, in beneficenza parte dei soldi»

L'intervista «Ho fatto la figura del deficiente ma quel che ho detto era la pura verità». L'ex ministro: «Già individuato a chi dare "quei" 900mila euro. Tornare? C'è tempo»

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20/11/2009

Il calendario dei geek nudi

Il calendario dei geek nudi

 

L'iniziativa. Da Londra arriva il Nude Tech Calendar: 12 mesi di «smanettoni» nudi per beneficenza

 

Hermione Way, di TechFluff.tv (Paul Clarke)
Hermione Way, di TechFluff.tv (Paul Clarke)

Manca poco ormai al 31 dicembre, e come accade puntualmente in questo periodo iniziano a fare la loro comparsa i calendari imperdibili del nuovo anno, solitamente dedicati alla bellezza femminile, tra starlette ammiccanti e casalinghe sexy. 2010

IN SALSA TECH BENEFICA – Quest’anno però c’è anche chi ha pensato di confezionare un calendario geek, dedicato a quanti condividono la passione per tecnologia, informatica e nuovi media. Protagonisti degli scatti sono alcuni noti tech-imprenditori e protagonisti del web 2.0 londinesi, che hanno prestato il volto – e corpo svestito – al London Nude Tech 2010, dando così il proprio contributo alla causa di Take Heart India (un’organizzazione impegnata nello sviluppo di progetti educativi nel settore dell’information technology destinati agli studenti disabili dell’India), cui andrà il ricavato delle vendite del calendario.

PROTAGONISTI – Tra i geek immortalati senza veli (sia uomini che donne) vi è anche l’imprenditore web italiano (residente a Londra) Fabio de Bernardi, fotografato mentre è comodamente seduto sul bianco divano di casa sua, nudo, notebook in grembo. Ma la foto più divertente (forse frutto di abile ritocco?) è di sicuro quella che ritrae Mike Butcher della webzine TechCrunch Europe mentre siede disinvolto tra i relatori a una conferenza, anch’egli completamente nudo e con il portatile sulle ginocchia. London Nude Tech 2010 sarà lanciato ufficialmente il primo dicembre, ma può essere già ordinato sulle pagine di Firebox. Il costo è di 10 sterline (poco più di 11 euro).

Alessandra Carboni


22/06/2009

Le donne vincono la sfida A San Siro 55mila fan

Le donne vincono la sfida A San Siro 55mila fan

 

La Gelmini critica la Rai: occasione persa. Successo del maxiconcerto voluto dalla Pausini che ha riunito 41 cantanti: 1,5 milioni di euro per i terremotati

 

 

MILANO - Chi pensava che le grandi emo­zioni sarebbero arrivate solo dalle 20 in poi si è sbagliato di grosso. Certo, a quell’ora ciascu­no dei 55 mila che erano ieri a San Siro ha avuto la pelle d’oca. Fiorella Mannoia e Laura Pausini, madrine della manifestazione pro Abruzzo con Giorgia, Elisa e Gianna Nannini, hanno intonato «E penso a te». Il primo dei tanti duetti della serata. Ma la festa era comin­ciata nel primo pomeriggio. Sin dall’inizio lo stadio è stato preso d’assalto. Alle 16.15 prato, primo e secondo anello erano già pieni. Alla prova della solidarietà, insomma, Milano ha risposto meglio di Roma...

«Amiche per l'Abruzzo»: da sinistra Consoli, Elisa, Mannoia, Pausini e Giorgia (Bettolini)
«Amiche per l'Abruzzo»: da sinistra Consoli, Elisa, Mannoia, Pausini e Giorgia (Bettolini)

Quando Jo Squillo ha cantato «Siamo don­ne» i cori sono esplosi. Manco stesse cantan­do Vasco. Ad aprire era stata Antonella Rug­giero pochi minuti prima. «Abbiamo raccol­to 1 milione e mezzo di euro», gongola Rober­to De Luca, l’organizzatore che ha messo in piedi la maratona. Nel pomeriggio sono pas­sate tutte su quel palco (in totale 41). Piccola cronaca. Bene Malika Ayane, voce su cui investire, con quattro ironici balleri­ni- tennisti, gran successo per le star anni Ot­tanta come Ivana Spagna e Donatella Rettore (però i due chirurghi estetici sarebbero da de­nuncia) e per le più recenti come Alessandra Amoroso di «Amici«, platea indifferente a Giusy Ferreri (non ha fatto le sue hit «Non ti scordar mai di me» e «Novembre»), qualche fischio per Anna Oxa (incomprensibile la scel­ta di un pezzo come «Processo a me stessa» e il riarrangiamento di «Ti lascerò») e secondo l’agenzia Agi anche al ministro Maria Stella Gelmini, apparsa in un video con i bimbi del­la scuola che verrà ricostruita con i fondi, sot­to controllo di un comitato di garanti con la supervisione di Pubblicità Progresso. Che per l’80% andranno appunto alle elementari De Amicis e per il restante 20% alla onlus Aiutia­moli a vivere che si occuperà di assistenza e comprerà case di legno per gli sfollati.

C’erano anche altre donne sul palco: le de­ejay dei network privati che hanno trasmesso la diretta dell’ultima parte (e da oggi su molti dei loro siti c’è la versione integrale). Manca­va la Rai. «Spiace constatarlo. Un’occasione perduta», sottolinea la Gelmini. Fin qui la prima parte dello spettacolo. «Oggi ho già pianto di gioia sei-sette volte. Sono stata a San Siro due anni fa, ma questa sera sono più felice», dice la Pau nel backsta­ge. Aggiunge: «Questo concerto significa uni­tà e gioco di squadra. Di noi cantanti e di tutti quelli, protezione civile e volontari che stan­no in Abruzzo». Ed eccolo il gioco di squadra. Irene Grandi accompagnata da Syria, Dolcenera e Noemi. Quindi Carmen Consoli al basso, Marina Rei alla batteria, Paola Turci alla chitarra e Nada danno vita a una band speciale. Arrivano i pezzi pregiati. E sono duetti su duetti. Parte Fiorella Mannoia. La classe non è acqua. Quando arriva il momento di «Quello che le donne non dicono» si aggiungono Pausini, Elisa, Giorgia e Consoli. Applausi. Tocca a Giorgia. Altro che lady sofisticata da teatri, la sua voce riempie lo stadio. I suoi duetti sono con Laura su «Gocce di memoria» ed Elisa su «E poi».

Elisa dà una sferzata elettrica. Con l’arrivo della Nannini per «Gli ostacoli del cuore» la potenza è al quadrato. La futura mamma chiu­de con «Luce» assieme a Pausini e Grandi. Il turno di Laura fa salire ancora di più l’emozio­ne con un’infilata di successi da paura: «Tra te e il mare» (con Elisa), «Io canto», «Invece no», «Primavera in anticipo» (con Giorgia), «E ritorno da te», «Come se non fosse mai stato amore» e «La solitudine»(con Nanni­ni). Gianna trascina tutti verso il finale rock: chiama Giorgia («Come saprei») e Laura («Sei nell’anima»), fa esplodere lo stadio con «Fotoromanza» e «Bello e impossibile». C’è anche l’inedita «Donna d’Onna», brano che lei ha scritto per l’evento, cantato da tutte le madrine. A quel punto tutti a letto, ma non prima di godersi «Il mio canto libero» con le 41 assieme sul palco.

 

 

Andrea Laffranchi


27/01/2009

Povia e quei soldi mai arrivati in Darfur

Povia e quei soldi mai arrivati in Darfur

 

 

Giallo sui proventi de «I bambini fanno oh» che sarebbero dovuti andare in beneficenza. Su «Io Donna» le accuse dell'ex discografico: «Abbiamo rotto per la canzone sul gay: è la storia di un mio amico»

 

Povia durante un'esibizione al festival di Sanremo del 2006 (Omega)
Povia durante un'esibizione al festival di Sanremo del 2006
«Povia? L'ho mollato in dicembre» dice Angelo Carrara, storico titolare della casa discografica Target. «Si è messo a fare il De André, ma non ha spessore. Troppe cose di cattivo gusto, ci rimettevano la mia immagine e le mie attivitià» confessa Carrara a Io donna che l'ha intervistato nell'ambito di una inchiesta - che sarà pubblicata nel numero in edicola sabato 31 - sulla vicenda Povia/Darfur di Sanremo 2005, conduttore anche allora Paolo Bonolis.

Il produttore spiega di non aver mai digerito il comportamento del cantante in quella occasione, ma che la rottura è stata causata soprattutto dalla bagarre mediatica sulla canzone «Luca era gay», che Povia si appresta a cantare in questa edizione di Sanremo. «E' ispirata alla vera storia di un mio amico, che fino a 37 anni era gay. Poi ha conosciuto una ragazza, ora ha anche dei bimbi e vive a Roma» racconta amareggiato: «Le sue dichiarazioni sull'omosessualità come malattia le ho lette sui giornali, da sei mesi non ci parliamo più».

Ma Carrara attacca anche sull'esordio di Povia nell'edizione in cui Bonolis dedicò una serata benefica per i bambini del Darfur: «Se non fosse salito su quel palco nel 2005 poteva finire nel dimenticatoio». Nel 2005 l'esordiente Povia era stato escluso dalla gara perché aveva già partecipato al festival di Recanati, ma Bonolis lo resuscitò per fare da colonna sonora alla raccolta fondi con la sua canzone "Quando i bambini fanno ooh". Niente sms dal pubblico, il milione per un centro ospedaliero, una struttura sanitaria satellite e una scuola elementare era un'iniziativa tutta interna a Sanremo: «Un'autotassazione da parte degli ospiti, di me stesso, della Rai, dei Monopoli, degli sponsor e delle case discografiche» disse Bonolis. Invece da Sanremo arrivarono solo 250 mila euro, di cui 50 mila offerti da Bonolis. Quanto a Povia, che si era impegnato pubblicamente e versare «tutti gli incassi della canzone» arrivarono 35 mila euro che la Target versò - incalzata da chi aveva già avviato il progetto in Darfur - «quale anticipo in attesa dei rendiconti Siae».

Io donna nell'inchiesta svela tra l'altro come Povia non abbia onorato il suo impegno a fronte di 450 mila euro di proventi complessivamente maturati dalla canzone nel 2005. «L'iniziativa per il Darfur fu determinante per lanciare Povia» dice Carrara che ricorda come «nel 2006, l'anno dopo il botto della serata benefica, vinse il Festival anche perché i bambini avevano votato per lui. Quando andava a cantare in giro, prima del concerto faceva sempre una visita ai bimbi negli ospedali».


12/11/2008

«Eleanor Rigby» è esistita davvero: la prova all'asta per beneficenza

«Eleanor Rigby» è esistita davvero: la prova all'asta per beneficenza

Il documento reso noto da mccartney. Su un foglio la firma di una giovane che aveva lo stesso nome della protagonista del celebre pezzo

 

 

 

 

Il foglio con la firma di 'Eleanor Rigby'
Il foglio con la firma di "Eleanor Rigby"

 

 

 

 

MILANO - È una delle più celebri canzoni dei Beatles. "Eleanor Rigby", contenuta nell'album Revolver, ha appassionato per anni critici, musicologi e appassionati del quartetto di Liverpool che hanno tentato di scoprire chi fosse la protagonista del pezzo. A sciogliere il nodo è stato lo stesso Paul McCartney, autore della canzone: Sir Paul ha inviato al Sunbeam trust charity (un ente di beneficenza) un foglio con la firma di una tale Eleanor Rigby risalente al 1911: all'epoca Eleanor era una giovane inserviente nelle cucine dell'Ospedale di Parkhill a Liverpool.

ISPIRAZIONE - L'identità della misteriosa ragazza che nella famosa melodia «muore nella chiesa dove viene sepolta ma nessuno va a salutarla» è stata oggetto di molteplici indagini. Negli anni Ottanta, scrive The Guardian, una lapide con il nome di Eleanor Rigby (nata nel 1895 e morta nel 1939 e che dunque nel 1911 aveva 16 anni) venne individuata in un cimitero a Woolton, Liverpool, a pochi chilometri da dove Paul McCartney e John Lennon si incontrarono e diedero vita ai Fab Four, insieme a George Harrison e Ringo Starr. Si tratta molto probabilmente della stessa Eleanor Rigby che lavorava nell'ospedale di Parkhill. McCartney ha ammesso che il nome sulla lapide potrebbe aver influenzato a livello inconscio la decisione di intitolare la canzone con il nome della ragazza, malgrado per anni il musicista abbia affermato che il titolo era stato ispirato dal nome della protagonista del film Help! (Eleanor Bron) e dal cognome (Rigby) di un mercante di vini di Bristol. Non è chiaro quando McCartney sia venuto in possesso del foglio del libro contabile su cui è apposta la firma di Eleanor Rigby e che ora andrà all’asta al Fame Bureau dell’Idea Generation Gallery di Londra insieme alla catena con lucchetto di Sid Vicious e la chitarra di Dee Dee dei Ramones.


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