07/04/2010

Vertice Pdl-Lega ad Arcore Riforme, i paletti di Bersani

Vertice Pdl-Lega ad Arcore Riforme, i paletti di Bersani

Il leader Pd: «Subito Senato federale e riduzione dei parlamentari». Summit da Berlusconi con Bossi e il figlio Renzo. Sul tavolo giustizia, federalismo e il dopo-Zaia

 

L'arrivo di Renzo Bossi al vertice notturno di Arcore (Ansa)
L'arrivo di Renzo Bossi al vertice notturno di Arcore (Ansa)

MILANO - Sulle riforme, dopo l'appello di Napolitano, parte il confronto nella maggioranza. Confronto organizzato lunedì sera a Villa San Martino, la residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore. Al centro della discussione tra il leader della Lega Umberto Bossi e il premier, primo passo in vista dell'ufficio di presidenza del Pdl previsto mercoledì a Roma, c'è la ricerca di un complesso equilibrio tra federalismo, semipresidenzialismo alla francese e riforma della giustizia. Una partita che passa anche per un inevitabile mini rimpasto di governo reso necessario dall'elezione del ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, alla presidenza della Regione Veneto.


IL SUMMIT
- Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e Sandro Bondi sono stati tra i primi a varcare i cancelli della dimora brianzola del Cavaliere. A rappresentare il Carroccio, oltre a Bossi, tutto lo stato maggiore: il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, il titolare dell'Interno Roberto Maroni, il neo-presidente del Piemonte Roberto Cota e pure Renzo, figlio di Umberto, appena eletto consigliere regionale in Lombardia. Tra gli ultimi ad arrivare, dopo le 21, il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Obiettivo leghista è quello di capitalizzare il più possibile la recente vittoria elettorale mettendosi alla guida di una sorta di «cabina di regia» delle riforme che avrà tra i primi punti in agenda il taglio del numero di parlamentari. Tra gli argomenti sul tavolo anche la formazione delle giunte regionali appena rinnovate e il possibile avvicendamento tra Zaia e un esponente del Pdl al ministero delle Politiche agricole. Galan o Ghigo, i papabili.

MORIRE LEGHISTI? Intanto all'interno della stessa maggioranza c'è chi teme il protagonismo della Lega. FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, chiede al Pdl «di battere un colpo, per non morire tutti leghisti». A FareFuturo replica a stretto giro il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: «FareFuturo emette ancora una volta una nota stonata. L'agenda, il cammino delle riforme, così come la natura ed il ruolo del Pdl, sono sempre stati saldamente in mano al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nell'ambito di un'alleanza con la Lega Nord di Umberto Bossi improntata ad un rapporto di leale collaborazione e di reciproco rispetto».

I PALETTI DI BERSANI - E l'opposizione? Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si rivolge a Bossi e Berlusconi dicendo che è finito il tempo delle chiacchiere e che bisogna intervenire davvero sui temi economici e sociali perché, avverte: «se passiamo ancora un anno o due a chiacchierare di riforma istituzionale senza nulla concludere e dimenticandoci di quello che chiede il paese, cioè di intervenire sulla crisi, o il distacco dei cittadini dalla politica è destinato a diventare una voragine». Secondo Bersani, ospite di Otto e mezzo, bisogna perciò «partire da un piano anticrisi. Si può discutere di riforme, noi i nostri paletti e le nostre proposte le abbiamo dette ma loro cosa dicono? Cosa hanno detto fin qui di preciso?». Il segretario del Pd si augura che nel colloquio Bossi e Berlusconi «si chiariscano le idee e che vengano poi in Parlamento». Infine Bersani propone di partire da un paio di punti su cui «sono tutti d'accordo: il Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari, domani mattina facciamo quelle - suggerisce -. Ma di chiacchiere ne abbiamo fin sopra i, pochi peraltro, capelli». Infine Bersani non esclude la sua candidatura a premier nel 2013, «ma non è questo il momento di parlarne».

Redazione online


28/01/2010

Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»

Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»

 

CDM A REGGIO CALABRIA: APPROVATO ANCHE IL PROVVEDIMENTO CONTRO IL LAVORO NERO. Il Cdm approva il piano anti-mafie e l'Agenzia per i beni confiscati. Il premier: «Meno clandestini, meno crimini»

 

Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa)
Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa)

REGGIO CALABRIA - Un piano in dieci punti per combattere la criminalità. Il Consiglio dei ministri che si è svolto a Reggio Calabria ha dato il via libera al piano straordinario di contrasto alla criminalità organizzata.

L'esecutivo ha approvato il ddl con le nuove norme antimafia, in dieci punti, e varato un decreto che istituzionalizza l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, con sede nella città calabrese. Ecco le misure previste dal disegno di legge: l'istituzione di un codice antimafia, un testo unico che raccoglie e razionalizza tutte le leggi approvate in materia dal 2001 a oggi; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; la realizzazione di un sistema di informazione sulle cosche attraverso un desk interforze; interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti.

«MENO IMMIGRATI, MENO CRIMINE» - Nella conferenza stampa al termine del Cdm, Berlusconi ha parlato del codice delle leggi antimafia: «Abbiamo fatto un grande lavoro per riassettare tutti gli impianti legislativi per combattere la criminalità organizzata. Il codice ha una veste utile ed efficace per tutti, forze di polizia e magistratura, per una maggiore attività di contrasto alla mafia». Attività che, spiega, avrà tra i principali obiettivi la confisca dei patrimoni mafiosi. Facendo riferimento ai fatti di Rosarno (da cui è scaturita la volontà di organizzare il Cdm in Calabria), il premier spiega: «I risultati sui nostri contrasti all'immigrazione clandestina sono molto positivi e una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Ma il governo chiede anche il sostegno economico all'Europa nel contrasto all'immigrazione clandestina: «Stiamo facendo un'azione molto forte nei confronti dell'Unione europea che deve caricarsi il costo della vigilanza che la Libia e altri Paesi sopportano per fermare e rimpatriare gli immigrati».

Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap)
Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap)

MARONI: «AGGREDIRE I PATRIMONI MAFIOSI» - L'altro versante fondamentale dell'intervento riguarda la criminalità organizzata. E l'arma di attacco più efficace, accanto alle operazioni di polizia, principale è quella economica, spiega il ministro dell'Interno Maroni. «La Direzione Investigativa Antimafia è una struttura di eccellenza, che ha tanti compiti, ma da ora in avanti avrà come priorità l'aggressione ai patrimoni mafiosi - dice -. Credo che fra 15 giorni potremo tornare a Reggio Calabria per insediare qui l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie». Prospettiva che deriva dal pacchetto contro la criminalità, suddiviso in un Ddl e in un decreto. Quest'ultimo proprio per la creazione dell'Agenzia sui beni confiscati. «Nel decreto - dice Maroni - si prevede l'immediata costituzione dell'Agenzia dei beni confiscati perchè abbia visione complessiva» e che possa rendere «immediatamente utilizzabili i beni» sequestrati alla criminalità organizzata. Il ministro evidenzia i risultati fin qui raggiunti: «Nei 19 mesi del governo Berlusconi sono stati sequestrai 12.111 beni mobili e immobili alle organizzazioni criminali, per un controvalore di 7 miliardi di euro (+100% rispetto allo stesso periodo precedente) e sono stati confiscati 3.122 beni per un controvalore di circa 2 miliardi di euro (+345%)». Il tema della messa all'asta dei beni confiscati è stato controverso nei mesi scorsi: il rischio è che mafia e 'ndrangheta se ne riappropino. «Qualche bello spirito - dice a questo proposito Berlusconi - ha detto che i criminali sono pronti a ricomprare i beni sequestrati messi all'asta. Molto bene, vuol dire che noi così li sequestreremo un'altra volta». Il premier afferma poi che «la mafia, la 'ndrangheta, la camorra e le altre organizzazioni criminali sono una terribile patologia per il Paese: ne paghiamo le conseguenze anche per l'immagine che diamo all'estero per la brutta abitudine di programmi sulla mafia che portano in giro per il mondo questa immagine negativa. Una moda - sottolinea il premier - che spero sia ormai finita». Berlusconi affronta, poi, in generale, anche il tema dell'attuale scenario politico, affermando che non c'è «nessuno scontro con nessuna istituzione. Non c'è mai stato e non c'è».

LAVORO NERO - A Reggio è stato deciso anche il via libera al piano straordinario Sacconi contro il lavoro nero in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Prevede che 550 ispettori effettuino controlli in 20mila aziende. Nel mirino i settori dell'agricoltura e dell'edilizia. La task force sarà formata da personale del ministero del Lavoro, dell'Inps e carabinieri. Le ispezioni riguardano in particolare l'uso di mano d'opera anche stagionale, il fenomeno del caporalato e le truffe ai danni dell'Inps attraverso fittizi rapporti di lavoro, attività gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. Obiettivo: verificare 10mila aziende agricole (2mila in Calabria, 2.500 in Campania, 3mila in Puglia e 2.500 in Sicilia) e altrettanti cantieri (1.346 in Calabria, 3.814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia). Nell'edilizia, le ispezioni riguarderanno sia gli appalti privati che quelli pubblici.

DUE MILIONI DI EURO - Particolare attenzione sarà riposta sulla correttezza delle procedure di appalto e subappalto e sul rispetto della normativa antimafia, argomento toccato sia da Maroni sia dal ministro della Giustizia, Alfano. Il piano prevede risorse aggiuntive per quasi due milioni di euro, destinate alle spese di viaggio, vitto e alloggio per gli ispettori provenienti da altre regioni (50, «per assicurare una maggiore trasparenza»). In occasione della riunione del Cdm sono stati presentati i risultati dell'azione ispettiva nel 2009: a fronte di una diminuzione delle violazioni di carattere formale (-28% per la tenuta del libro unico del lavoro), sono fortemente aumentate le violazioni accertate in materia di lavoro nero (+44%), di appalti e somministrazione (+193%), di orario di lavoro (+118%), di rispetto dello Statuto dei lavoratori (+208%), di truffe nei confronti degli Istituti (+483%), di sicurezza sul lavoro (+53%).

ALFANO: 'NDRANGHETA NELLA LEGISLAZIONE - «Da domani la parola 'ndrangheta farà parte della legislazione nazionale» ha spiegato il ministro della Giustizia . «Siamo intervenuti per introdurre nella legislazione italiana la parola 'ndrangheta che prima non figurava. La modifica andrà inserita nel decreto in vigore domani». Si è dunque seguito l'esempio del 1982, quando nel 416 bis si inserì il riferimento alla mafia. «È una grande operazione di natura culturale, ma anche di natura tecnica» che darà maggiori strumenti ai magistrati, ha detto Alfano.

La manifestazione dei lavoratori (Afp)
La manifestazione dei lavoratori (Afp)

BERLUSCONI CONTESTATO - Arrivando in prefettura, il premier Berlusconi si è rivolto ad alcuni cittadini che attendevano il suo arrivo: «Siete contenti che abbiamo portato qui il Cmd? Così vi facciamo vedere quello che stiamo facendo contro la criminalità». Ma non c'erano solo sostenitori: così come avvenuto per il pullman che ha portato i ministri, anche il corteo di auto del premier è stato contestato davanti all'ingresso posteriore della prefettura. Tra i manifestanti diversi lavoratori a rischio licenziamento e alcuni che sono già in cassa integrazione. «La nostra azienda non ha più accesso al credito e sta per chiudere. Siamo un centinaio» ha spiegato il capo delegazione della De Masi costruzioni. E un portuale di Gioia Tauro: «In due anni 500 persone hanno perso il posto di lavoro. Siamo qui a chiedere un intervento serio al governo. La 'ndrangheta si sconfigge con il lavoro, non solo con le chiacchiere e potenziando le forze di polizia. Se non c'è occupazione la manovalanza della mafia crescerà».

«MANTERREMO LE PROMESSE» - Il premier si è rivolto ai calabresi anche con un messaggio pubblicato sul quotidiano La Gazzetta del Sud: «La riunione a Reggio Calabria del Consiglio dei ministri è un'altra promessa mantenuta. Il governo, con questo gesto, ribadisce che anche in Calabria lo Stato c'è. La sconfitta della 'ndrangheta e di tutte le altre mafie costituisce per noi l'emergenza più importante, in assoluto. Per questo dobbiamo ripristinare il controllo dello Stato su tutto il territorio, come premessa indispensabile per la riuscita degli interventi sull'economia e sulle infrastrutture che abbiamo già predisposto e in parte già avviato».

Redazione online