05/05/2011
I pm di Perugia contro Bertolaso «Protezione globale» per la cricca
I pm di Perugia contro Bertolaso «Protezione globale» per la criccaInchiesta G8 - Per i magistrati negli atti la «prova incontrovertibile» dell'asservimento. Richiesta di rinvio a giudizio per 19 tra cui l'ex capo della Protezione civile e il costruttore Anemone
17:03 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, politica, giustizia, prove, bertolaso, grandi eventi, corruzione, rinvio a giudizio, g8 | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
21/06/2010
Appalti, Sepe: "Ho sempre agito per il bene della Chiesa"
Appalti, Sepe: "Ho sempre agito per il bene della Chiesa"L'arcivescovo di Napoli, indagato dalla procura di Perugia per l'inchiesta sui Grandi Eventi, si difende: "Mi chiesero la casa per Bertolaso, ho fatto tutto in trasparenza". Chiesta intanto l'autorizzazione a procedere per l'ex ministro Lunardi.
"Ho fatto tutto nella massima trasparenza". Il cardinale Crescenzio Sepe, in una conferenza stampa, legge una lettera dove confuta, punto per punto, gli addebiti che gli vengono fatti dalla procura di Perugia "per la responsabilità che ho avuto in quanto prefetto della Congregazione di Propaganda Fide". L'arcivescovo di Napoli parla dell'alloggio dato in uso a Guido Bertolaso, della vendita all'ex ministro Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti e poi dei lavori in messa in sicurezza di un lato del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna.
"Ho sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa", ha sottolineato il cardinale Crescenzio Sepe. "Neppure una vicenda giudiziaria può giustificare una così fredda elencazione di eventi senza mettere in campo una serie di altri elementi essenziali - prosegue il cardinale - primo tra tutti il percorso di una vita sacerdotale nel quale la Croce non è mai un intoppo ma il segno dell'appartenenza a Cristo". "Accolgo così in tutta umiltà la prova che oggi mi tocca - prosegue - ma accanto ad essa avverto la serenità che non può nascere a caso ma è maturata via via, attraverso i diversi passaggi della mia vita".
"L'esigenza" di una casa per Bertolaso , ha detto l'arcivescovo, "mi venne rappresentata dal dottore Francesco Silvano. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il seminario, ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui incaricai lo stesso dottor Silvano di trovare altra soluzione". Soluzione della quale, prosegue Sepe, "non mi sono più occupato né sono venuto a conoscenza sia in ordine alla ubicazione sia in ordine alle intese e alle modalità". "Come è stato scritto sui giornali - ha concluso Sepe - Bertolaso aveva bisogno di vivere in un ambiente più sereno poiché aveva qualche difficoltà".
"Ho fatto tutto avendo i bilanci puntualmente approvati dalla Prefettura per gli affari economici e dalla Segreteria di Stato la quale con una lettera inviatami a conclusione del mio mandato di prefetto volle finanche esprimere apprezzamento e stima per la gestione amministrativa".
Le accuse contestate al cardinale Crescenzio Sepe sono "inconsistenti": lo ha detto anche il legale nominato dall'arcivescovo di Napoli. "Qualunque procura può valutare l'inconsistenza dei fatti", ha detto ai giornalisti l'avvocato Bruno Von Arx lasciando la Curia di Napoli (GUARDA IL VIDEO). Von Arx, che ha parlato di "increscioso incidente", ha precisato che "il cardinale di questa storia non ne sa niente", e ha detto di augurarsi che venga sentito dai magistrati "già in settimana". A una domanda sulla possibile richiesta di trasferimento degli atti a un'altra Procura, l'avvocato ha risposto: "Anche, ma ci auguriamo prima di convincere i sostituti di Perugia". Sepe, fino al 2006 a capo della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli - la ex Propaganda Fide -, sarebbe coinvolto nella vendita a un prezzo di favore nel 2004 di un immobile della Congregazione all'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, per cui i pm di Perugia hanno chiesto l'autorizzazione a procedere al Tribunale dei ministri.
L'indagine in cui è coinvolto il cardinale Crescenzio Sepe riguarda la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005. Operazioni nelle quali risulterebbe coinvolto il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell'inchiesta sui Grandi Eventi. Il sospetto degli inquirenti perugini è che l'attuale arcivescovo di Napoli abbia ricevuto in cambio dei favori. A fare il nome del cardinale Sepe era stato il capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel corso di un interrogatorio. In quell'occasione Bertolaso ai pm aveva detto di aver ricevuto la casa di via Giulia proprio grazie all'arcivescovo di Napoli. Intanto sul sito del Vaticano appare un link a Propaganda Fide con informazioni su attività e strutture, della congregazione presieduta da Sepe.
Per quanto riguarda l'altro indagato, l'ex ministro Pietro Lunardi, oggi è arrivata dalla procura di Perugia la richiesta dell'autorizazione a procedere. Anche per Lunardi l'accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile. In entrambe le operazioni sarebbe coinvolto l'ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, tuttora detenuto nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta "cricca" degli appalti.
15:04 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, appalti, indagati, cardinale, crescenzio sepe, g8, bertolaso, vendita, appartamenti, arcivescovo, procura, perugia, grandi eventi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
15/06/2010
Grandi appalti, inizia il processo alla “cricca”
Grandi appalti, inizia il processo alla “cricca”A Firenze si discute la richiesta di scarcerazione presentata dai legali dell'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana e di Balducci. Il governo si costituisce parte civile
PERUGIA — Oltre un milione di euro elargiti movimentando i conti intestati alla sua segretaria. Una decina di operazioni sospette a fronte di sette appalti ottenuti soltanto nel 2008. I pubblici ministeri di Perugia ricostruiscono il passaggio dei soldi versati da Diego Anemone, imprenditore privilegiato nell’assegnazione dei lavori per i «Grandi Eventi». Ma un nuovo conflitto rischia di essere sollevato dalle difese degli indagati. Senza neanche attendere la trasmissione delle carte da Firenze, la procura di Roma ha infatti aperto un fascicolo sul filone che riguarda il capoluogo toscano dopo che la Corte di Cassazione ne aveva decretato la competenza. E adesso anche Guido Bertolaso — che oggi dovrebbe essere interrogato — potrebbe chiedere lo spostamento del fascicolo, come del resto aveva annunciato nei giorni scorsi. Proprio nella capitale sarà ascoltato domani Francesco Rutelli: dopo aver sentito gli architetti che ottennero incarichi durante il governo guidato da Romano Prodi, i magistrati vogliono sapere quali criteri furono adottati nelle procedure per l’affidamento dei lavori per le celebrazioni dell’Unità d’Italia.
I SOLDI DI ALIDA - Era stata la Guardia di Finanza a documentare l’ascesa della Anemone Costruzioni che due anni fa ha fatturato 34 milioni e mezzo di euro. Un balzo notevole rispetto agli 8 milioni del 2003. Ebbene, nel 2008 — anche grazie al decreto che inserisce il G8 de La Maddalena nei «Grandi Eventi» — l’impresa ottiene il primo lotto dei lavori in Sardegna a giugno, altri tre appalti decisi in vista del vertice internazionale appena un mese dopo, l’aeroporto di Perugia per festeggiare l’Unità d’Italia, un doppio incarico per i Mondiali di Nuoto che si svolgeranno a Roma l’estate successiva. Anemone, come si comprende dalle telefonate intercettate, è molto soddisfatto. E cerca di ricambiare i favori ottenuti. Si mostra riconoscente con il Provveditore Angelo Balducci al quale aveva già regalato case e soldi: soltanto per pagare gli arredi dell’appartamento del figlio spende oltre 40.000 euro, che però fattura alla società che si è aggiudicata la gara. Il resto lo elargisce in contanti facendo prelevare soldi dai conti che ha intestato a uno dei suoi prestanome più fidati: la segretaria Alida Lucci. Sono stati gli ispettori di Bankitalia a segnalare ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi le nove operazioni sospette per importi che oscillano tra i 100.000 e i 300.000 euro. I magistrati sono convinti che si tratti delle tangenti versate per ricompensare chi lo aveva aiutato e dunque attendono di conoscere chi siano i beneficiari di questi versamenti. La risposta potrebbe arrivare entro qualche giorno visto che si tratta di depositi aperti su istituti di credito italiani tra i quali spicca la Banca delle Marche. La scorsa settimana, davanti agli investigatori della Finanza, la donna aveva giurato di aver sempre agito seguendo le norme. E invece i tabulati dei suoi conti registrano movimentazioni continue proprio nel periodo in cui il volume d’affari del suo datore di lavoro subisce un’impennata.
BERTOLASO E RUTELLI - Il capo della Protezione civile convocato come indagato di corruzione, l’ex ministro come testimone. Entrambi chiamati a chiarire i loro rapporti con i componenti della «cricca». Se Bertolaso dovrà spiegare come mai Anemone decise di pagargli affitti, ristrutturazioni e compensi per le consulenze concesse a sua moglie, Rutelli dovrà ricostruire i suoi contatti con Balducci. Ed eventualmente confermare le dichiarazioni di Antonio Di Pietro che davanti ai magistrati ha sostenuto di aver messo in guardia sia lui, sia il premier Prodi delle «criticità» relative agli appalti concessi alle società di Anemone e degli altri imprenditori a lui collegati. La scorsa settimana sono stati sentiti gli architetti Stefano Boeri e Roberto Malfatto. Il loro collega Angelo Zampolini aveva detto di essere stato scartato dal centrosinistra proprio per favorire loro. Entrambi hanno ribaltato queste dichiarazioni: «Siamo stati fatti fuori quando sono arrivati gli altri ». Una diatriba che appare senza sbocco per i magistrati che in realtà sono interessati a conoscere l’entità e la natura delle contropartite per l’aggiudicazione dei lavori. Ieri la procura di Roma ha aperto un fascicolo sui lavori per la Scuola dei marescialli di Firenze. La scorsa settimana era stata la Corte di Cassazione a dichiarare la competenza dei magistrati della Capitale così come sollecitato da Remo Pannain e Alfredo Gaito, legali di Fabio De Santis, e da Marcello Melandri, che assiste Francesco De Vito Piscicelli. E i pubblici ministeri non hanno perso tempo: senza neanche attendere la trasmissione del fascicolo dai colleghi si è deciso di affidare l’indagine al pubblico ministero Maria Letizia Golfieri. Chissà che adesso anche gli altri indagati, Bertolaso in testa, non diano seguito a quanto annunciato e presentino analogo ricorso. Il Tribunale del Riesame di Perugia ha già stabilito che questa parte di indagine deve restare in Umbria. Ma la scorsa settimana, quando si è saputo che nuovi accertamenti erano stati disposti per verificare l’esistenza di una casa all’estero che avrebbe avuto a disposizione all’estero, il capo della Protezione Civile ha affermato: «Potrei anche chiedere di essere "gestito" dalla Procura competente che non è Perugia».
Fiorenza Sarzanini
10:44 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, roma, processo, appalti, grandi opere, accuse, anemone, bertolaso, governo, costituisce, parte civile | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
29/04/2010
Grandi Eventi, le carte dell'inchiesta "Così fu comprata la casa per Scajola"
Grandi Eventi, le carte dell'inchiesta "Così fu comprata la casa per Scajola"I pm: fondi del costruttore Anemone nell’interesse del ministro. «Soldi in nero con 80 assegni per l’immobile di Scajola». Tracce dei conti esteri intestati ai funzionari pubblici, ricostruito il percorso del denaro
![]() |
| Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola (Ansa) |
ROMA - I pubblici ministeri di Perugia rilanciano e svelano le nuove carte. Il ricorso contro l’ordinanza del giudice che ha respinto la richiesta di arresto del commercialista Stefano Gazzani, dell’architetto Angelo Zampolini e del commissario dei Mondiali di nuoto Claudio Rinaldi — indagati per aver partecipato alle attività di corruzione e riciclaggio nella gestione degli appalti per i Grandi eventi — elenca i riscontri alle accuse. Individua la traccia dei conti esteri intestati ai funzionari pubblici. Ricostruisce il percorso dei soldi utilizzati dal costruttore Diego Anemone per acquistare, tra il 2004 e il 2006, gli appartamenti poi intestati all’attuale ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e al generale della Guardia di finanza Francesco Pittorru, al quale l’imprenditore chiedeva di tenerlo aggiornato sullo sviluppo delle inchieste avviate sul suo conto.
E così contesta la decisione secondo cui non è competente la Procura di Perugia: «Tutti i reati di cui si discute appaiono di competenza di questa autorità giudiziaria per la loro connessione con il reato associativo del quale è concorrente esterno anche il magistrato Achille Toro», il cui coinvolgimento aveva determinato il trasferimento in Umbria dell’inchiesta avviata due anni fa a Firenze. In particolare i magistrati ritengono che i tre siano inseriti in quella «cricca » di cui fanno parte l’ex provveditore alle Opere pubbliche Angelo Balducci, il suo successore Fabio De Santis, il funzionario delegato alla gestione del G8 a La Maddalena Mauro Della Giovampaola e lo stesso Anemone, che sarebbe riuscito ad accaparrarsi la fetta più grossa dei lavori. E per questo chiedono ai giudici del Riesame, che decideranno l’11 maggio, di riconoscere la loro titolarità a proseguire le indagini e disporre la cattura degli indagati.
Le ammissioni dell’architetto
Zampolini, interrogato la scorsa settimana, ha confermato il passaggio dei soldi transitati sul suo conto che era già stato ricostruito nei dettagli dalla Guardia di finanza, specificando di aver ricevuto da Anemone il denaro. Ma ha detto di non conoscere per quale motivo fossero stati acquistati immobili poi intestati al politico di Forza Italia e all’ufficiale delle Fiamme gialle in servizio presso l’Aisi, il servizio segreto civile. Del trasferimento delle somme all’estero destinate ad Angelo Balducci e Rinaldi si sarebbe invece occupato Gazzani. I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi accusano i due funzionari di aver «autorizzato i lavori di implementazione del Salaria Sport Village di proprietà dello stesso Anemone e di Filippo Balducci (figlio del funzionario, ndr) abusando dei poteri connessi alla loro carica, in violazione della legge che gli stessi poteri prevedeva e a favore della società che ne traeva un indebito risparmio quantificato in 9 milioni di euro. Atto in relazione al quale ricevevano dalla parte privata la corresponsione di denaro per una somma allo stato non determinata che veniva girata in conti esteri intestati ai pubblici ufficiali». In particolare Rinaldi avrebbe ricevuto soldi su un conto aperto a San Marino, ma il suo avvocato Titta Madia spiega di aver «già depositato una memoria che dimostra come quei soldi, depositati da sua madre, non fossero affatto destinati a lui».
Le case regalate
La prima operazione per l’acquisto di un immobile risale al 6 luglio 2004. I magistrati l’hanno ricostruita nei dettagli. Quel giorno «Zampolini versa 900 mila euro in contanti su un conto dell’agenzia 582 della Deutsche Bank di Roma». Subito dopo «ottiene l’emissione di 80 assegni circolari all’ordine di Barbara e Beatrice Papa per valuta corrispondente, per l’acquisto nell’interesse di Claudio Scajola di un immobile intestato al suddetto». Accusano i pubblici ministeri: «In questo modo trasferiva denaro e compiva operazioni tali da ostacolare l’identificazione della loro provenienza da delitti contro la pubblica amministrazione». Secondo le verifiche compiute dalla Guardia di finanza la casa sarebbe costata circa un milione e mezzo di euro e la somma gestita dall’architetto sarebbe stata versata «in nero». L’indagine mira adesso a verificare per quale motivo Anemone abbia deciso di comprare un appartamento di prestigio per Scajola, all’epoca ministro dell’Attuazione del programma, dopo essere stato ministro dell’Interno fino al 2 luglio 2002 quando si era dimesso dopo la pubblicazione di sue frasi offensive nei confronti di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato a Bologna dalle Brigate rosse.
Ma Guardia di finanza e carabinieri del Ros devono verificare se il passaggio dei soldi possa essere legato proprio agli appalti che lo stesso Anemone aveva ottenuto dal Viminale. Il ministro Scajola si dice «disgustato per la violazione del segreto istruttorio». Lo stesso meccanismo per il trasferimento del denaro Zampolini lo aveva già utilizzato il 2 aprile 2004. In quel caso l’architetto aveva «versato 285 mila euro in contanti presso la stesso istituto di credito e ottenuto l’emissione di 29 assegni circolari all’ordine di Monica Urbani per valuta corrispondente, per l’acquisto nell’interesse di Francesco Pittorru da destinare a Claudia Pittorru, figlia del suddetto». Anche due anni dopo, esattamente l’8 giugno 2006, Zampolini si occupa di un acquisto per conto del generale. Infatti «versa 520 mila euro sul conto corrente e ottiene assegni circolari all’ordine di Rosa e Daniela Arcangeletti, Rosa Anna e Nello Ruspicioni per l’acquisto di un immobile intestato allo stesso Pittorru e alla moglie Anna Maria Zisi».
Il finanziamento dei film
Nel registro degli indagati di Perugia è finito anche Lorenzo Balducci, il figlio attore del provveditore alle Opere pubbliche, per alcuni affari gestiti con Gazzani. Reato contestato: riciclaggio. In particolare il commercialista è accusato di aver «fatto versare denaro in contanti pari a un milione e duecentomila euro dal cognato Achille Silvagni intestato alla società "Stefano Gazzani Communications srl" di cui Silvagni è amministratore unico e facendo poi emettere assegni per un totale di un milione e centomila euro intestati alla Blu International. Compiva operazioni tali da ostacolare l’identificazione della loro provenienza da delitti contro la pubblica amministrazione poiché destinatario finale della somma appare essere stato Lorenzo Balducci che la Blu International aveva contrattualizzato per il film Uccidimi, opera mai realizzata». Proprio al giovane, l’architetto Zampolini avrebbe provveduto a intestare un appartamento acquistato nel 2004. Si legge nel capo di imputazione: «Versava sul proprio conto corrente della Deutsche Bank agenzia 582 denaro contante per 435 mila euro che nei giorni successivi permetteva l’emissione di assegni all’ordine di Manfredi Geraldini per valuta corrispondente, per l’acquisto nell’interesse di Angelo Balducci di un immobile intestato a Lorenzo Balducci».
Le false fatture
Tra i destinatari di soldi gestiti dal commercialista ci sono altri pubblici ufficiali, tra cui Della Giovampaola. I magistrati contestano al professionista «di aver emesso nel corso dell’anno 2009, in concorso con Michele D’Amelio legale rappresentante della società "Mi.Da", fatture relative a operazioni inesistenti in favore di Della Giovampaola, Caterina Pofi, Valerio Sant’Andrea per un importo complessivo di 1 milione e 120 mila euro». Le fatture avevano come oggetto collaborazione professionale prestata con riferimento ai lavori realizzati nell’ambito delle opere realizzate per il G8 a La Maddalena, emesse al solo fine di documentare costi inesistenti per abbattere il reddito imponibile degli utilizzatori. Di fatto tutti hanno agito su consiglio e istigazione di Gazzani in qualità di commercialista, che procacciava la società nel cui nome emettere le fatture false e che provvedeva alla gestione del fittizio pagamento degli importi fatturati, che in realtà venivano restituiti ai soggetti utilizzatori, decurtati dall’Iva ». Di questi soldi le fatture per Della Giovampaola sono tre, ognuna per un imponibile di 250 mila euro e dunque per un totale di 750 mila euro.
Fiorenza Sarzanini
11:28 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, protezione civile, inchiesta, bertolaso, accuse, grandi opere, corruzione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
28/04/2010
Bertolaso: allarme eruzione a Ischia
Bertolaso: allarme eruzione a IschiaIl sottosegretario: allargare la zona rossa, in caso di risveglio anche Napoli a rischio. «Il vulcano con il colpo in canna? Il monte Epomeo». E il Vesuvio «è il più grande problema di protezione civile»
![]() |
| Ischia, uno scorcio di Casamicciola con, sullo sfondo, il monte Epomeo (Reuters) |
NAPOLI - «Se dovessi dire potenzialmente qual’è il vulcano com ’il colpo in canna’ direi che non è il Vesuvio ma l’isola di Ischia». Lo ha detto il Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che nel corso di una conferenza stampa ha illustrato il quadro dei rischi collegato ai vulcani in Italia. L’ultima eruzione risale al 1.300. In questi secoli il cono del monte Epomeo è cresciuto di 800 metri. «Si sta caricando la camera magmatica». Sul fronte dei rischi, quindi, anche Ischia rappresenta insieme al Vesuvio, la cui attività oggi non desta preoccupazioni nella comunità scientifica, un problema enorme in prospettiva futura.
LA ZONA ROSSA - A differenza del Vesuvio, non c’è per Ischia la percezione che ci sia sull’isola un vulcano attivo. In compenso delle conseguenze di un possibile risveglio della montagna che sovrasta il capoluogo campano si parla molto ampiamente. Bertolaso lo definisce anzi «il problema di Protezione civile più grande nel nostro Paese», perché ora «sta bello tranquillo e speriamo che rimanga in questa situazione di quiescienza», ma tutti quanti sanno benissimo che «nel caso di un risveglio la situazione sarebbe drammatica». Quello che consola è che «del Vesuvio sappiamo tutto». Ovvero che una eruzione del vulcano, sarebbe anticipata da segnali, come ad esempio scosse di terremoto forti, come quelle che hanno colpito lo scorso anno a l’Aquila. Ci troveremmo di fronte a una situazione di emergenza" con un prevedibile caos e panico nella popolazione. Nella cosiddetta fascia ’rossa’, che comprende 18 comuni dell’area vesuviana che si sono sviluppati negli ultimi sessant’anni attorno al vulcano vivono secondo i dati ufficiali almeno mezzo milione di persone. «Probabilmente - ha sottolineato Bertolaso - sono 600-650 mila persone». Anche una parte del capoluogo potrebbe essere inserita nella zona rossa e inserita nei piani di evacuazione di massa.
Redazione online
00:40 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, napoli, ischia, rischi, eruzione, vulcano, monte epomeo, allarme, bertolaso, protezione civile, vesuvio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
13/04/2010
Inchiesta grandi opere - "no favori sessuali". Bertolaso nega ogni addebito
Inchiesta grandi opere - "no favori sessuali". Bertolaso nega ogni addebitoIl capo della protezione civile: nessun ruolo tecnico nell'assegnazione degli appalti. Anemone? Solo un amico
![]() |
| Bertolaso con Berlusconi |
MILANO - «Non avevo alcuna responsabilità diretta nell'aggiudicazione degli appalti e tanto meno ho ricevuto prestazioni sessuali a pagamento in cambio di qualcos'altro»: Guido Bertolaso lo ha sottolineato davanti ai pm di Perugia che lo hanno interrogato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi nella quale è indagato per corruzione.
LE DOMANDE - Per quasi cinque ore il sottosegretario ha risposto alle domande dei sostituti procuratori Sergio Sottani e Alessia Tavernesi. Ha ribadito la sua estraneità alle accuse e difeso il proprio operato. Poi ha lasciato gli uffici giudiziari perugini senza rilasciare dichiarazioni, così come fatto dai magistrati. In particolare riguardo ai rapporti con il costruttore Diego Anemone, considerato dagli inquirenti figura centrale dell'inchiesta, il capo della protezione civile ha parlato di una conoscenza risalente agli anni del Giubileo. Ha però negato - come invece sostiene l'accusa - di avere usufruito di prestazioni sessuali a pagamento presso il Salaria sport village di Roma che faceva riferimento al costruttore o di avere mai ricevuto denaro (e passaggi di soldi non sono mai stati contestati nell'indagine). «Non eravamo preoccupati prima e lo siamo ancora meno oggi» ha detto al termine dell'interrogatorio il difensore di Bertolaso, l'avvocato Filippo Dinacci. Ad avviso del legale e del collega Giovanni Dean il confronto con i pm di Perugia «si è svolto in un clima molto sereno e sono stati forniti tutti i chiarimenti necessari». Si è quindi detto «fiducioso che quanto prima la magistratura possa definire questa vicenda, prendendo atto che il dottor Bertolaso non è coinvolto nei fatti».
LE PROVE - La difesa del capo della protezione civile ha tra l'altro portato ai magistrati perugini prove e documenti per ribadire la totale estraneità del sottosegretario agli addebiti. Tra questi quelli sulla cui base Bertolaso aveva «mandato via» l'ingegner Fabio De Santis (uno degli arrestati nell'inchiesta avviata dalla procura di Firenze e poi trasferita a Perugia) dopo essersi accorto che questi - come ha spiegato in tv nelle settimane scorse il sottosegretario - aveva approvato una serie di progetti per un importo superiore ai 650 milioni di euro mentre quello previsto per tutti i lavori alla Maddalena era intorno ai 300 milioni. Cacciando De Santis dunque, aveva detto ancora Bertolaso, «ho fatto quello che dovevo fare come controllore di quella parte che era di mia competenza». Nel corso del lungo interrogatorio al sottosegretario sono state fatte ascoltare diversi intercettazioni telefoniche. Quelle relative alla sua frequentazione del Salaria sport village ma anche di dialoghi tra altre persone. I magistrati hanno chiesto a Bertolaso chiarimenti sui contenuti e il capo della protezione civile - secondo quanto si è appreso - ha risposto «punto su punto». Nessuna eccezione è stata invece sollevata dalla sua difesa sulla competenza della procura di Perugia a occuparsi dell'inchiesta.
Redazione Online
12:57 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, protezione civile, inchiesta, bertolaso, accuse, grandi opere, corruzione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
31/03/2010
«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»
«Così Fuksas mi ha aggredito, sembrava invasato»
Scoppiata domenica sera in un ristorante di Roma. Il racconto di Luca Cieri l'imprenditore presente alla lite con Bertolaso: inveiva, tirava piatti, poi è scappato
![]() |
| Massimiliano Fuksas |
ROMA - «Non mi ero nemmeno accorto che c’era Massimiliano Fuksas. Ero a cena con mio figlio, mia madre, mio padre, i miei fratelli e mio nipote». Insomma, una normale cena di famiglia al ristorante. Normale fino a quando la porta della Nuova Fiorentina si è aperta ed è entrato Guido Bertolaso. «All’improvviso Fuksas ha iniziato a inveire» racconta Luca Cieri, ovvero il «bullo che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci» come lo ha definito l’architetto della «Nuvola» dell’Eur, protagonista domenica sera di una lite furibonda scoppiata in un ristorante del quartiere Prati, a due passi dalla Rai, finita con l’arrivo della polizia e qualche contuso.
INSULTI - «Ha cominciato a urlare "pezzo di m..., ’sto c.... di Bertolaso ancora va in giro". E poi di nuovo "pezzo di m...." e alzava sempre di più la voce», racconta Cieri, 43 anni, che non è «un bullo», ma l’amministratore delegato della Ecofim, un’impresa di costruzioni di Roma che «non fa né appalti pubblici né privati, ma solo sviluppo», precisa. Alla Nuova Fiorentina, uno dei più classici ritrovi della domenica sera romana per una pizza o una tagliata prima del cinema, c’erano un centinaio di persone e «molte famiglie». E così, all’ennesimo insulto l’imprenditore si è alzato: «Sono andato al tavolo di Fuksas, che era con la moglie e una coppia di amici, per dirgli di abbassare la voce e soprattutto moderare i termini visto che c’erano dei bambini e poi credo che il capo della Protezione Civile meriti rispetto. La risposta? "Fascista squadrista" ed è partita una formaggiera».
URLA - Che Cieri non è riuscito del tutto ad evitare: «Mi hanno medicato al Gemelli, ma non è niente». Alla formaggiera, però, sono seguiti «piatti, posate, bicchieri, è volata anche una bottiglia d’olio. Sembrava un invasato». A dargli una calmata ci ha pensato il nipote di Cieri, 16 anni, un metro e novanta e tanto canottaggio nelle braccia, il quale vista l’evoluzione dell’alterco nel frattempo si era avvicinato al tavolo dell’architetto. L’archistar «ha ripreso a urlare "squadristi, fascisti. Siete tutti dei fascisti", ma non rivolto a Bertolaso o a me, ma al ristorante. E a quel punto è scoppiata la rissa». Fuksas ha rimediato «un paio di pizze» ha raccontato la moglie Doriana «ed è scappato via — aggiunge Cieri — altrimenti l’avrebbero linciato». Due minuti dopo è arrivata la polizia. E Bertolaso? Il capo della Protezione Civile non ha reagito: «Ha fatto finta di niente, Fuksas urlava ma lui non sembrava curarsene. Ha raggiunto il suo tavolo insieme alle persone che lo accompagnavano. Però quando il clima è diventato pesante si vedeva che era imbarazzato, anzi direi mortificato».
Federico De Rosa
13:10 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, roma, rissa, ristorante, bertolaso, fuksas, piatti, pugni, calci, locale, intervento, polizia, insultato | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
30/03/2010
Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante
Fuksas insulta Bertolaso Rissa tra clienti al ristorante
Lancio di piatti e pugni nel locale di roma. Interviene la polizia. L’architetto: ladro. Un costruttore lo difende
![]() |
| Guido Bertolaso |
ROMA — Peggio di una missione. Peggio di un terremoto. Una cena finita con piatti lanciati da un tavolo all'altro, con i bambini in lacrime e la gente che urla. Centro di Roma, domenica sera. Guido Bertolaso da una parte, ad assistere sbigottito alla rissa tra un omone che lo accusava di essere «un ladro », Massimiliano Fuksas, archistar, grande progettista, e altri clienti che lo difendevano, incassando insulti, spintoni e schiaffoni. «Possibile che adesso non si è nemmeno liberi di commentare un fatto al proprio tavolo con degli amici?», sbotta seccata Doriana Mandrelli, moglie di Massimiliano, che era al tavolo con il marito e altre persone.
Quello che loro hanno riferito agli amici, vorrebbe ridimensionare l'accaduto, ma chi c'era racconta ben altro. Le nove di sera passate da poco. Nel ristorante che si affaccia sul vialone che parte da piazza Mazzini c'è il solito pienone della domenica sera: niente stelle Michelin, ma buona cucina di tradizione toscana, carne, paste, gente della Rai, attori, produttori, volti noti della politica e dello spettacolo. Fuksas è già seduto quando entra Guido Bertolaso con un piccolo gruppo di persone. Viene riconosciuto e in sala corre un mormorio. Rotto dalla voce possente di Fuksas, fisico imperioso, testa pelata, Mascella volitiva, che sovrasta decisamente il tintinnio di piatti e bicchieri: «Dove deve sedere quel ladro, pezzo di m....». Ed è l'inizio della fine. Il mormorio si alza di nuovo e di nuovo viene interrotto da un signore che si alza e lascia il tavolo con la moglie e due bambine. «Qui ci sono dei ragazzini, vogliamo moderare i termini. E quell'uomo non è un ladro. Non ti permettere di insultarlo».
![]() |
| Massimiliano Fuksas |
Fuksas sa usare testa e mani, Roma attende la conclusione della «Nuvola», tempio alla genialità creativa e adeguato alle necessità di ospitare grandi eventi congressuali. Fuksas anche ora sa usare testa e mani e impugna una «formaggiera», si legge perfino nel verbale della polizia, e la tira contro il difensore del capo della Protezione Civile. Che nel frattempo era rimasto al suo tavolo, senza capire esattamente cosa stesse accadendo. La formaggiera, nel frattempo, fa il suo percorso aereo di guerra, ma finisce in terra, senza colpire nessuno. Per fortuna. Perché a questo punto succede il vero parapiglia. Volano piatti, cadono sedie, la gente urla. Peggio di una rapina. C’è chi porta via i bambini. Chi li nasconde dietro un angolo. Chi scappa. «Bertolaso, nel frattempo, si era tutto rannicchiato sotto il tavolo. Io non capisco come certa gente abbia ancora il coraggio per andare in giro...», racconta Doriana Mandrelli Fuksas.
Secondo lei non sarebbe volata alcuna formaggiera, ma ci sarebbero state soltanto «due belle pizze», e non di quelle che si preparano nel forno, finite sulla faccia del difensore di Bertolaso. Ed è proprio su quest’uomo che c’è ancora mistero. Secondo alcuni sarebbe un costruttore romano, secondo altri un commercialista. «Un bullo - secondo la Fuksas - che ha preso le difese di Bertolaso aggredendoci, proprio come un teppista, classico atteggiamento che dilaga nei talk show. Insomma è stata una provocazione e noi ci siamo difesi». Pochi minuti dopo, il locale era diventato quasi deserto. Qualche sirena che annuncia l’arrivo della polizia, qualche testimonianza, molta riservatezza. Ieri, lunedì, giorno di riposo del ristorante, serrande abbassate. Guido Bertolaso fa sapere che non presenterà alcuna denuncia. Per lui, soltanto una serataccia da dimenticare.
Flavia Fiorentino
17:59 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, roma, rissa, ristorante, bertolaso, fuksas, piatti, pugni, calci, locale, intervento, polizia, insultato | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
07/03/2010
Don Evaldo e Anemone: «Sì, gli ho dato i soldi. Erano suoi, li custodivo io»
Don Evaldo e Anemone: «Sì, gli ho dato i soldi. Erano suoi, li custodivo io»
Protezione civile L'inchiesta. Il religioso dalla Tanzania:«Faceva dei lavori per noi, Gliene dobbiamo molti altri» «Conoscevo anche il nonno»
![]() |
| Don evaldo nella sua missione in Tanzania |
La voce arriva squillante, anche se il tono appare leggermente affaticato. Don Evaldo Biasini, 83 anni, è in un villaggio della Tanzania, lì dove la Congregazione del preziosissimo sangue gestisce un ospedale. Lontano migliaia di chilometri dall'inchiesta sugli appalti per i Grandi Eventi, dalla «cricca» dei funzionari accusati di corruzione e soprattutto da Diego Anemone, l'imprenditore titolare del Gruppo che porta il nome della sua famiglia e del Salaria Sport Village, che gli avrebbe affidato il suo tesoretto. E quando capisce che proprio di questo si vuole parlare, non si tira indietro. «Adesso basta con questa storia del tesoro. È vero, glieli ho dati i soldi a Diego, ma erano suoi. E poi è successo soltanto quella volta della telefonata che hanno registrato».
L'AMMISSIONE - Parla per la prima volta Don Evaldo e così conferma il sospetto degli inquirenti. Perché ammette che la consegna effettivamente avvenne, pur affermando di non sapere a che cosa servisse quel denaro. Un paio di settimane fa i carabinieri del Ros sono stati nella sede del suo istituto religioso e dentro una cassaforte hanno trovato assegni circolari per centinaia di migliaia di euro, un po' di contanti e le tracce di alcuni versamenti bancari effettuati nei giorni precedenti la perquisizione. Soldi, è la tesi dell'accusa, che l'economo della Congregazione custodiva per conto di Anemone, come del resto dimostrerebbe quella telefonata intercettata il 21 settembre 2008, poco prima che quest'ultimo incontri il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. «Senti don Eva', scusa se ti scoccio... stamattina devo vedere una persona verso le 10.30-11.00, tu come stai messo?». Don Evaldo si mostra disponibile: «Di soldi? Qui ad Albano ce n'ho 10 soltanto. Giù a Roma potrei darteli... Debbo poi portarli in Africa mercoledì... vediamo un po'». I giudici hanno sempre ritenuto che in realtà la richiesta fosse per 50.000 euro. E Don Evaldo ora conferma anche questo, pur tentando di sminuire il proprio ruolo. «Io non c'ho nessuna cassaforte, niente di segreto. Sono venuti i carabinieri e ho consegnato alcuni assegni circolari». Titoli che le aveva dato Anemone? «Sono intestati a una signora che non c'entra niente con questa storia». I carabinieri stanno facendo accertamenti, dicono che sono soldi dell'imprenditore.
FACEVA LAVORI PER NOI - «Io lo voglio dire chiaro: non sono intestati né a Don Evaldo, né alla Congregazione. Faranno le indagini e scopriranno la verità. E vedranno che io a Diego gli davo i soldi perché lui faceva lavori per noi. Quindi sono suoi e poteva usarli come voleva, io non dovevo certamente chiedere spiegazioni». Come mai eravate così in confidenza? «Lo conosco da tanti anni. Era il 1984 quando suo nonno ha cominciato a occuparsi delle ristrutturazioni e dopo è stato suo padre. Alla fine è arrivato lui». Ma perché lei gli teneva i soldi? «Mi aveva detto: "Don Evaldo non mi pagare, quando ho bisogno mi fai degli anticipi. Per questo gli ho dato quei 50.000 euro e gliene devo dare anche altri. C'abbiamo almeno 100.000 euro da versargli. Lui preferiva così». Il sospetto dei magistrati di Firenze e di Perugia che indagano sulla spartizione degli appalti e hanno arrestato Anemone per corruzione, è stato esplicitato negli atti giudiziari. Il sacerdote sarebbe stato usato dall'imprenditore romano come una sorta di bancomat. Quando aveva bisogno di contanti li chiedeva a lui, consapevole che in questo modo sarebbe sfuggito ad ogni controllo fiscale e soprattutto che sarebbe stato davvero difficile ricondurre a lui le somme prelevate e poi elargite ad altri. Talvolta lo avrebbe utilizzato anche per custodire e poi cambiare gli assegni. Sono state le intercettazioni a far scoprire l'inghippo e adesso Don Evaldo non nega le consegne, anche se ribadisce di non sapere come Anemone utilizzasse il denaro. «Io — ripete al telefono — so soltanto che Diego aveva ristrutturato un'intera palazzina della Congregazione che si trova ad Anagni e ancora deve prendere tutti i soldi. Questo è tutto, adesso devo tornare a occuparmi dell'ospedale, non posso perdere tempo con queste storie».
IN TANZANIA - È a Itigi, Don Evaldo, un piccolo villaggio sperduto dove la sua Congregazione aiuta la popolazione locale. «Ora la mia urgenza è trovare l'acqua. Qui la siccità ha seccato tutto, abbiamo 500 persone da assistere, 240 bambini. Devo rintracciare i pozzi artesiani, capire come facciamo ad andare avanti». Per avere notizie sulla missione ci si può affidare a internet. Sui siti web ci sono decine di foto che ritraggono il sacerdote tra la popolazione locale, insieme ai bambini, alle donne, ai medici volontari. E poi ci sono le testimonianze di alcuni ragazzi che per alcuni mesi ogni anno sono stati in quel villaggio sperduto per dare una mano ai preti e alle suore che assistono chi ha bisogno di cure, ma anche di cibo e medicinali, i bimbi che vogliono studiare. Don Evaldo lo fa da anni e quando le sue telefonate con Anemone sono diventate pubbliche gli altri religiosi e i dipendenti della Congregazione hanno cercato in ogni modo di proteggerlo, di sottrarlo alla curiosità. E lo hanno difeso affermando che mai, lui che ha sempre gestito i fondi, avrebbe commesso illeciti. Gli accertamenti su contanti e assegni sono in corso, si attende che le banche ricostruiscano il percorso degli assegni, la provenienza degli ultimi versamenti. Il missionario ostenta tranquillità. Al telefono, quando soddisfaceva le sue richieste, Anemone gli diceva: «Sei un angelo». Lui su questo non vuole aggiungere altro, rifiuta anche di inviare un messaggio all'imprenditore. «Quando torno in Italia — dice prima di riattaccare il telefono — vediamo se sarà possibile dirgli qualcosa».
Fiorenza Sarzanini
17:16 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, appalti, grandi opere, intercettazioni, protezione civile, bertolaso, diego animone, don evaldo, accuse, riciclaggio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
22/02/2010
Inchiesta G8, pm: indagati volevano fuggire ad Acapulco
Inchiesta G8, pm: indagati volevano fuggire ad Acapulco
Mentre emergono nuovi elementi sul presunto 'sistema gelatinoso' degli appalti per i Grandi Eventi che il 10 febbraio scorso ha portato in carcere quattro persone, l'inchiesta si appresta a vivere un'altra settimana intensa. Non sono esclusi nuovi arresti
A Firenze, a partire da domani, cominceranno le udienze al tribunale del riesame sulle richieste presentate dai difensori degli arrestati. Secondo i pm, alcuni degli indagati volevano fuggire all'estero, a Madrid o Acapulco. Per Antonio Di Pietro il governo e' stato colto 'con le mani nella marmellata'.
"Piove, piove molto". Una frase da conversazione fra sconosciuti che nascondono l'imbarazzo in ascensore ma che, secondo la procura di Firenze, contiene un messaggio cifrato agli esponenti del "sistema gelatinoso" emerso nell'inchiesta sulle opere per i grandi eventi.
Non a caso, sostengono gli inquirenti, dopo quelle battute intercettate il 30 gennaio scorso, parte una concitata serie di telefonate e di incontri. Contatti, sempre per i pm, che testimoniano "una grande agitazione", pochi giorni prima che scattino gli arresti per i funzionari della Ferratella Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e per l'imprenditore Diego Anemone. Nelle telefonate, si parla di una partenza per Madrid, prevista per l'11 febbraio - gli arresti avvengono il 10 - di un invito ad andare ad Acapulco, ma anche di un'ipotesi, ventilata da Balducci, di dimissioni mascherate con un periodo di malattia.
I particolari emergono da un'integrazione alla richiesta di applicazione della misura cautelare firmata all'inizio del mese dai pm fiorentini. Nei primi giorni di febbraio, la procura di Firenze ha sollecitato al gip una rapida emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro.
Questo perché, secondo gli investigatori, sulla base di fughe di notizie che i pm attribuiscono all'allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, gli indagati temono di poter essere arrestati. Dai documenti dei pm fiorentini si scopre che il 30 gennaio, dopo aver ricevuto "brutte notizie" dall'avvocato Edgardo Azzopardi ("che - scrivono i pm - ha forti entrature con la famiglia Toro") una persona ritenuta in contatto con Anemone avverte Balducci. Il giorno successivo, Azzopardi informa un amico che Balducci gli ha detto che lascerà l'incarico: "Lui domani si dimette, diciamo che va in malattia", aggiungendo che sarà sostituito, ma che la notizia "non verra' resa nota".
Intanto, da un'intercettazione del primo febbraio emerge che Balducci ha anche intenzione di partire, dieci giorni dopo e si e' gia' dato da fare per trovare un avvocato. Al quale però, al telefono, non accenna nulla dei suoi problemi. Un progetto, quello di Balducci di partire, condiviso anche da Anemone: "l'11 me ne vado fuori da Roma, a Madrid", dice a un amico, spiegando che fara' ritorno il 15. E l'interlocutore gli risponde: "Perche' non venite ad Acapulco, che e' un paradiso"?. Nel documento inviato al gip, sul pericolo di inquinamento probatorio, i magistrati scrivono che "proprio a seguito delle illecite propalazioni accertate in atti", e attribuite a Toro, Balducci, "temendo l'adozione di provvedimenti restrittivi a suo carico, ha adottato subitanei comportamenti 'difensivi", cosi' come Anemone, che utilizza l'utenza di un suo collaboratore. Inoltre, a parere dell'accusa, Balducci ha partecipato ad una riunione il 30 gennaio alla quale ha convocato anche Della Giovampaola, "all'evidente fine - secondo i pm - di concordare una strategia difensiva".
10:42 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, inchiesta, protezione civile, accuse, bertolaso, arresti, g8, la maddalena, corruzione, dimmisioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook













