09/05/2012

Bankitalia: a marzo fermi i prestiti alle imprese

Bankitalia: a marzo fermi i prestiti alle imprese

L'analisi dei bilanci bancari. La banca centrale: si blocca il credito alle società non finanziarie e frena quello alle famiglie

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29/03/2012

Indebitamento serie A: 2,6 miliardi (+14%). Perdita netta 428 milioni, solo 19 club in utile

Indebitamento serie A: 2,6 miliardi (+14%). Perdita netta 428 milioni, solo 19 club in utile

Presentato all'Abi il secondo Rapporto sulla situazione economica del calcio. Report Calcio 2012: in calo i ricavi da stadio (-10%). Il costo della produzione è di 2,9 miliardi, il valore 2,5

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25/01/2010

I comuni fanno cassa con multe illegali

I comuni fanno cassa con multe illegali

 

Multe stradali: un sistema per far quadrare i bilanci dei comuni. Ma come sentirete nel servizio secondo il parere di un avvocato ci si muove anche al limite della legalità

 

 

Multe che fioccano, casse che si gonfiano. Quelle dei comuni he devono far quadrare i conti. E il futuro è tutt'altro che roseo per i patentati. Molti municipi hanno intenzione di usare proprio le contravvenzioni al codice della strada per incassare di più nel 2010 e nei prossimi anni. I numeri nazionali, del resto, sono inequivocabili: nel 2008 sono state staccate 12,6 milioni di multe, 1.427 all'ora e 24 al minuto. Ogni italiano munito di patente ha pagato in media 76 euro mentre ogni vigile ha compilato verbali per 43 mila euro.Il tutto, continuando a mantenere inalterate le tasse. Un sistema che induce a forzare la mano specie a partire dal 30 giugno di ogni anno. Se le multe incassate sono inferiori alla cifra indicata nei bilanci di previsione. Ma attenzione, spesso si contestano infrazioni illegittime. E gli uffici dei giudici di pace sono ingolfati di ricorsi. Ultima cosa: secondo l'art 208 del codice della strada i proventi delle contravvenzioni vanno reinvestiti in sicurezza stradale. Secondo questa indagine dell'Adnkronos il 50% dei municpi non lo fa.


21/01/2010

Bce: «Gli sgravi fiscali andrebbero considerati soltanto nel medio periodo»

Bce: «Gli sgravi fiscali andrebbero considerati soltanto nel medio periodo»

 

Possibili solo «una volta che i Paesi avranno recuperato un sufficiente margine di manovra nei bilanci», «nel 2010 l'espansione dell'economia di eurolandia avrà un ritmo «moderato»


Il presidente della Bce Jean Claude Trichet (LaPresse)
Il presidente della Bce Jean Claude Trichet (LaPresse)

FRANCOFORTE (GERMANIA) - «Gli sgravi fiscali andrebbero considerati soltanto nel medio periodo, una volta che i Paesi avranno recuperato un sufficiente margine di manovra nei bilanci»: è l'avvertimento lanciato dalla Bce nel Bollettino di gennaio nel quale ricorda che i governi di molti paesi dell'area euro devono far fronte a «squilibri di bilancio notevoli e in netto incremento».

RIPRESA ECONOMICA - Nel 2010 l'espansione dell'economia di Eurolandia avrà un «ritmo moderato» e il «processo di recupero risulterà probabilmente discontinuo» sottolinea la Banca Centrale Europea secondo cui «la disoccupazione nell'area dell'euro dovrebbe seguitare ad aumentare in certa misura». La Bce ricorda poi che alcuni fattori che sostengono la crescita hanno «carattere temporaneo» e «le prospettive restano soggette a incertezza». Le ultime informazioni, rileva l'Istituto di Francoforte, «confermano che l'attivitá economica nell'area dell'euro ha continuato ad espandersi sul fine del 2009, dopo l'incremento sul periodo precedente dello 0,4% del Pil in termini reali nel terzo trimestre dello scorso anno». La zona euro, sottolinea, «ha beneficiato dell'inversione del ciclo delle scorte e della ripresa delle esportazioni, nonchè dei significativi interventi di stimolo macroeconomico in atto e delle misure adottate per ripristinare il funzionamento del sistema finanziario». Alcuni dei fattori che sostengono la ripresa, osserva la Bce, «hanno tuttavia carattere temporaneo. Inoltre, è probabile che l'attivitá sia frenata per un certo periodo dal processo di aggiustamento dei bilanci in corso nei settori finanziario, sia all'interno che all'esterno dell'area dell'euro». In aggiunta , sottolinea, «il baso grado di utilizzo della capacità produttiva potrà verosimilmente ridurre gli investimenti e la disoccupazione nell'area dell'euro dovrebbe seguitare ad aumentare in certa misura, attenuando la crescita dei consumi. Di conseguenza ci si attende che l'economia dell'area cresca ad un ritmo moderato nel 2010 e il processo di recupero potrebbe risultare discontinuo».

DISOCCUPAZIONE - «La disoccupazione nell'area dell'euro dovrebbe seguitare ad aumentare in certa misura, attenuando la crescita dei consumi» scrive ancora la Bce , aggiungendo che si prevedono «dinamiche complessivamente contenute dei prezzi, dei costi e dei salari, in linea con una lenta ripresa della domanda nell'area dell'euro e fuori dai suoi confini».

Redazione online


24/11/2009

Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega

Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega

 

Il giudice: «Il fatto non sussiste». L'inchiesta sui tre ex dirigenti Juve riguardava le plusvalenze nella compravendita dei giocatori

 

Giraudo, Bettega e Moggi (archivio LaPresse)
Giraudo, Bettega e Moggi (archivio LaPresse)

TORINO - Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega sono stati assolti, «perché il fatto non sussiste», al processo per i conti della vecchia gestione della Juventus. La causa si è celebrata con il rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette plusvalenze legate alla compravendita di giocatori. I pm Marco Gianoglio e Antonio Pacileo avevano chiesto tre anni per Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due anni per Roberto Bettega. Il giudice Dante Cibinel, che aveva respinto la richiesta di patteggiamento della società Juventus, chiamata in causa per le stesse motivazioni che hanno portato al processo degli ex dirigenti, ha deciso di assolvere anche il club.

LE REAZIONI - Alla lettura del dispositivo hanno assistito Bettega e Giraudo, i quali hanno lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino senza fornire dichiarazioni. «È il trionfo della giustizia - ha commentato invece uno degli avvocati difensori, Andrea Galasso - sulle considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda giudiziaria».

LA TRIADE - Bettega si è dimesso nel 2007 dalla Juve, di cui è stato vice presidente, dopo essere uscito dal cda della società a seguito del cosiddetto scandalo "Calciopoli", nel 2006. Moggi e Giraudo -- rispettivamente ex direttore generale ed ex amministratore delegato della squadra bianconera -- erano invece rimasti direttamente coinvolti nello scandalo, e interdetti per cinque anni dalle cariche federali sportive.


01/10/2009

L'Ecofin alle banche: «Basta avidità»

L'Ecofin alle banche: «Basta avidità»

 

Oggi la riunione dei ministri economici dell'Unione Europea. Il presidente di turno, Borg: «Bisogna entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria»

 

Anders Borg, ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin (Ap)
Anders Borg, ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin (Ap)

Basta con l'avidità nel settore finanziario: banche e mercati devono inaugurare un'era di responsabilità. È l'appello della presidenza Ue che nella riunione di oggi dell'Ecofin - il consiglio dei ministri economici e finanziari dell'Unione - affronterà anche la questione della vigilanza finanziaria, esaminando la riforma adottata la scorsa settimana dalla Commissione Ue.

«IL FANTASMA DELL'AVIDITA'» - «L'avidità è un fantasma molto difficile da intrappolare», ha detto il ministro dell'economia svedese e presidente di turno dell'Ecofin, Anders Borg, per il quale «è importante che i banchieri e i mercati non sottovalutino gli impegni politici presi per entrare in una nuova era di responsabilità di bilancio e finanziaria».

«E ORA L'EXIT STRATEGY» - Borg ha anche sottolineato, prima del vertice dell'Eurogruppo che ha aperto i lavori dell'Ecofin, come l'impatto delle misure di stimolo anticrisi sui conti pubblici di molti Paesi europei ha reso le loro politiche fiscali non più sostenibili ed è quindi necessario cominciare ad elaborare delle adeguate «exit strategy». «Dovremo continuare a mantenere una politica economica molto espansionistica, ma, allo stesso momento, è tempo di iniziare ad elaborare e comunicare le exit strategy - ha affermato il padrone di casa del vertice -. La politica fiscale in Europa non è sostenibile. In 20 paesi il deficit ha superato la soglia del 3% del Pil e, a politiche immutate, ciò significa un debito al 100% del Pil in alcuni anni. Dobbiamo ritirare in tempo le misure di stimolo, servono strategie efficaci e coerenti per un consolidamento strutturale e prolungato delle finanze pubbliche». Sono inoltre necessarie, ha aggiunto il ministro delle Finanze di Stoccolma, «riforme strutturali che facciano crescere l'offerta di lavoro e la flessibilità del mercato del lavoro».


26/08/2009

I Moratti sotto accusa dai loro soci

I Moratti sotto accusa dai loro soci

 

L'oro nero che fa ricchi i Moratti ma non i soci



 

I fratelli Gian Marco e Massimo Moratti (foto) non hanno perso tempo: in questi giorni, e dopo soli 6 mesi di bilancio, i due soci della holding di famiglia si sono portati a casa 100 milioni di euro. Quindici in più dell’anno scorso. Frutto di un esercizio tecnicamente dimezzato (il bilancio della holding, dal 2008, non chiude più a giugno, ma a dicembre) e soprattutto del dividendo eccezionale pagato dal gioiello di famiglia, la Saras spa, società di Sarroch, provincia di Cagliari, controllata con il 62,4%, quotata in Borsa, che di mestiere compra, raffina e rivende il petrolio.

Nel 2008 ha macinato 327 milioni di utile netto, in crescita del 31% rispetto ai 259 del 2007. Un polmone (finanziario) grande e generoso tanto quanto lo sono, sulla fascia destra, quelli di Maicon per la squadra nerazzurra. Perché a parlare dei Moratti è ineluttabile finire lì, in casa Inter, società controllata dalla famiglia e presieduta da Massimo. D’altra parte i paralleli tra l’Inter e la Saras, a torto o a ragione, vengono da sé. E senza nulla togliere ai meriti atletici e sportivi della squadra che, dopo lo scandalo degli arbitri del 2006, ha preso a dominare il campionato italiano. Ma certo appare evidente che in mancanza della potenza di fuoco della sarda Saras, tutto sarebbe stato più difficile per Massimo Moratti (Gian Marco non ha ruoli nell’Inter) e Mancini prima, Mourinho poi. Basta dare un’occhiata alle cifre: il campionato 2005-’06 equivale a un rosso di bilancio di 181 milioni; che nel 2006-’07 salgono a 206,8; per poi calare a «soli» 148 nel 2007-’08. (Siamo in attesa del saldo 2009).

Oltre 500 milioni in tre anni, ripianati puntualmente dagli azionisti, non se li possono permettere in molti. Ma se hai la Saras alle spalle, si può fare. Basti pensare che le ottime performance del bilancio 2008 del gruppo di Sarroch - come si evince dai documenti ufficiali - si devono per lo più alla crescita del «margine di raffinazione», vale a dire la differenza tra il costo della materia prima, il petrolio, e il prezzo a cui Saras lo rivende sotto forma di benzine alle stazioni di servizio, agli ipermercati, all’industria. Ebbene, nel 2008 il margine è cresciuto del 20%, da 7,3 a 8,7 dollari per ognuno dei 113 milioni di barili che passano in un anno dalle raffinerie dei Moratti. E il prezzo della benzina, si sa, non fa il tifo per nessuna squadra: è uguale per tutti. Ma giova un po’ più ai fratelli, non c’è niente da fare. Per questo, dei 250 milioni di utile del 2007, quasi 162 sono stati distribuiti nel 2008 ai soci Saras sotto forma di dividendo. La quota dei Moratti, 62,4%, corrisponde al cedolone da 100 milioni entrato nelle casse della holding che si chiama Angelo Moratti sapa (società in accomandita per azioni). E che, qualche giorno fa, li ha distribuiti tutti quanti a Massimo e Gian Marco (soci accomandatari). E tra un anno si replicherà: la cedola appena distribuita da Saras è rimasta inalterata (17 cent per azione), saranno altri 100 milioni. E questo nonostante la Saras sia assai indebitata: 333 milioni, quasi tutti accumulati nel 2008. Tanto che gli investimenti previsti sono stati rimandati di 12-18 mesi. Il dividendo, invece, no, è rimasto puntuale. Anche se non solo per Massimo e Gian Marco, naturalmente, visto che Saras è quotata e che ha altri 105mila piccoli e grandi azionisti che incassano anch’essi il dividendo. Ma alcuni di questi, da un po’ di tempo, sono un po’ «seccati» con i Moratti. Anche quelli di fede interista, crediamo.

Accade che Saras è stata collocata in Borsa nel 2006. A sei euro per azione. Ieri ha chiuso a quota 2,5, il 58% in meno del valore della quotazione. Ma questo non sarebbe di per sé uno scandalo: i due principali gruppi petroliferi europei comparabili hanno perso molto anche loro in questi anni: Neste il 56%, Petroplus il 35%. Il punto è che su Saras la Procura di Milano ha da poco aperto un’inchiesta sull’ipotesi che il prezzo del collocamento sia stato gonfiato dalle banche incaricate del collocamento. Secondo i consulenti della Procura il valore della società sarebbe stato tra i 4,1 e i 5,1 euro per azione, e non 6. Una differenza che, se accertata, si tradurrebbe in un incasso gonfiato calcolato tra i 600 e i 770 milioni a favore dei Moratti, che nell’occasione hanno venduto sul mercato il 30% del gruppo. Finito nelle tasche di oltre 105mila soci. Che, interisti o meno, vorrebbero capire per bene come sono andate le cose.