29/04/2010

La Juventus cambia tutto: «Andrea Agnelli presidente»

La Juventus cambia tutto: «Andrea Agnelli presidente»

La conferma della società. Giovedì l'assemblea di Exor, che detiene la maggioranza, lo indicherà quale successore di Blanc

 

Andrea Agnelli, classe ’76, figlio di Umberto, e John Elkann, coetaneo (LaPresse)
Andrea Agnelli, classe ’76, figlio di Umberto, e John Elkann, coetaneo (LaPresse)

TORINO - Prima l'indiscrezione poi la conferma: «Andrea Agnelli sarà presidente della Juventus». Lo annuncia, in una intervista che sarà pubblicata domani su La Stampa, il presidente di Exor e di Fiat, John Elkann.

L'ASSEMBLEA - Il nome di Andrea Agnelli, figlio di Umberto, verrà fatto all'assemblea di Exor, la società che detiene la maggioranza della Juventus. E in questo caso a indicarlo quale successore di Jean Claude Blanc sarà il cugino di Andrea, John Elkann, presidente di Exor e, da pochi giorni, della Fiat. L'insediamento di Andrea Agnelli come presidente della Juventus, si legge sul sito del club bianconero, avverrà al termine del campionato in corso.

IL CUGINO - «La Juve è molto importante per la mia famiglia e per me, c'è bisogno di una vicinanza costante», dice Elkann spiegando il valore del ruolo che verrà ricoperto dal cugino. «Con il fatto di aver aumentato il mio livello di responsabilità - spiega il neo presidente della Fiat - ho chiesto ad Andrea se fosse stato disponibile a fare il presidente». Agnelli andrà ad affiancare Jean-Claude Blanc, attuale presidente, che sposterà le sue competenze sulle questioni amministrative e di marketing. «C'è un percorso che condividiamo - sottolinea ancora Elkann - procederemo insieme. Andrea lavorerà fianco a fianco con Blanc, che uscirà rafforzato da una presidenza familiare con cui instaurerà un legame molto stretto». «Andrea non è solo un rappresentante della nostra famiglia - conferma Elkann - ma è anche una persona che ama la Juventus in modo genuino. Non è solo per questo che diventerà presidente». «Andrea ha una reale esperienza nel mondo dello sport, ha lavorato in Juventus, Ferrari, con la Philip Morris per la parte sportiva. Oggi è molto impegnato nel golf con un progetto di rilancio del Royal Park I Roveri, dove tra l'altro la settimana prossima si svolgerà l'Open d'Italia, ed è Consigliere Federale».


17/04/2009

Derby d'Italia, orgoglio Juve

Derby d'Italia, orgoglio Juve

 

Parla blanc a.d. bianconero "abbiamo il dovere di provare a battere l'inter, ora e sempre". «La stagione? Non è male ma da noi si pretende molto: scudetto e Champions Per quello stiamo lavorando»

 

L'ad della Juve Blanc (Pegasonews)
L'ad della Juve Blanc (Pegasonews)

TORINO — Nell’ufficio d’angolo di Jean-Clau­de Blanc c’è un una libreria di legno. Disposti su­gli scaffali, rigorosamente uno sopra l’altro, ci so­no i trofei dei campionati 2004-2005, 2005-2006 e un casco griffato Juventus. Senso di apparte­nenza alla storia (anche a quella revocata) e sto­ria di una passione. La moto, una grossa Bmw 1100, è in Francia. Qui l’amministratore delega­to bianconero si muove in scooter. Una tentazio­ne in meno della vita «di fuori». «Mia figlia ha portato da scuola un biglietto per la festa del pa­pà. C’era scritto: ‘‘papà, lavora di meno e stai più con noi’’. Mi ha fatto vacillare».

Quindi stasera va da loro?
«No, da Claudio Ranieri e Alessio Secco».

Ahia, a casa non saranno contenti.
«È per questo che sto con loro appena pos­so ».

Potrebbe prendersi il prossimo weekend, la partita con l’Inter ha un significato ridotto.
«No: il dovere della Juve è provarci sempre, fino all’ultimo».

Risposta esatta. Ma lei ha creduto, e quan­to, allo scudetto?
«Ci ho creduto fino al Chievo, ci credevo tal­mente tanto che la delusione è stata fortissima. Ora è giusto tenere i piedi per terra: è molto, mol­to difficile recuperare».

Qual è stato il miglior momento della Juve?
«Fine novembre, dicembre. Prima di Natale. Stavamo così bene che la sosta non ci voleva. Ab­biamo rinunciato a una tournée negli Emirati, molto vantaggiosa economicamente, per restare a Vinovo a prepararci per tenere quel ritmo».

E i momenti peggiori?
«Prima del Real Madrid e in queste ulti­me due partite. Dopo il primo abbiamo sa­puto reagire. Penso che abbiamo la capacità di farlo già contro l’Inter».

Si ha l’impressione che la Juve vada a due velocità. La società corre, il marketing fila a gonfie vele (con Sony-Ericsson siete a quota 12 sponsor). La parte sportiva è staccata.
«Impressione sbagliata. C’è una Juve sola e la­voriamo su tutti agli aspetti contemporaneamen­te. La trovo duro con la squadra che è al secondo posto e in semifinale di Coppa Italia. Per me stia­mo andando bene. Comprendo le aspettative, es­sendo la Juve: fino a quando non vinciamo cam­pionato o Champions League l’attesa sarà gran­de. Ma impegno e risorse sono gli stessi».

Diversi i risultati.
«Ma il risultato non è controllabile: è il bello del calcio. Ti prepari al meglio, poi l’arbitro fi­schia, gli avversari segnano e il gol viene asse­gnato. Fine della preparazione».

Ogni riferimento a Genoa-Juve non è casua­le.
«Non lo è. Io credo che, nei nostri confronti, gli arbitri si siano rasserenati anche se ci sono stati episodi negativi. Ma tutti possiamo miglio­­rare: anche gli arbitri devono trovare continui­tà ».

Parola magica.
«Definisce cosa ci è mancato quest’anno».

Solo questa la differenza con l’Inter?
«La differenza sono dieci punti persi con squa­dre, con tutto il rispetto, non tra le più forti sulla carta e lasciati in casa. Non siamo inferiori all’In­ter, sotto ogni aspetto».

Non pensa che ci sia stato anche qualche er­rore estivo?
«Il mercato non è una scienza esatta. Non mi piace guardare in casa d’altri ma anche Inter e Milan hanno avuto dei problemi. Sento parlare di inesperienza della società e del nostro diretto­re sportivo Alessio Secco ma non è che le nostre rivali, con uomini molto più esperti, abbiamo fatto benissimo. Del mercato non voglio parlare, però...».

Però?
«Però il mercato non è solo grandi campioni, o grandi acquisti. È dare fiducia ai giovani. Mar­chisio, De Ceglie, Giovinco, Ariaudo: nessuno co­me noi. Non siamo qui per caso, il futuro è avvia­to, la Juve va avanti».
In molti siamo convinti che potrebbe anda­re avanti meglio con un uomo più vicino all’al­lenatore, alla squadra.