29/07/2010
Israele, salva la spiaggia dei sogni Ragazza del kibbutz ferma le ruspe
Israele, salva la spiaggia dei sogni Ragazza del kibbutz ferma le ruspeAdi Lustig, 20 anni, di origine sudafricana, blocca il progetto per un villaggio turistico a Palmahim
Adi Lustig, vent’anni, di origine sudafricana, ha salvato dagli speculatori la spiaggia di Palmahim, una delle ultime oasi intatte sulla costa israeliana. Adi vive nel kibbutz costruito nel 1949 sulla baia ed è riuscita a convincere il governo a bloccare il progetto per un villaggio turistico, ville e palazzi a pochi metri dal mare. La battaglia ambientalista è durata due anni e mezzo: per far conoscere la protesta la ragazza si è piazzata in una tenda davanti al cantiere
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24/03/2010
Concerto sospeso al Pantheon Trasferiti i due custodi «ad altri compiti»
Concerto sospeso al Pantheon Trasferiti i due custodi «ad altri compiti»
LA PERFORMANCE DEL QUINTETTO RUSSO BACH CONSORT IL 28 FEBBRAIO. I due funzionari avevano interrotto la musica e mandato fuori pubblico e orchestrali. Critiche dai sindacati
ROMA — Il filmato è ancora su YouTube: una ragazza s’infila dietro il quintetto d’archi che s’accinge alla classica performance sotto la volta del Pantheon. Invece, sorpresa, anziché il Vivaldi previsto, sotto gli sguardi stupiti dell’ensemble musicale, dal microfono arriva la perentoria disposizione della custode di turno. Concerto finito, si prega di avviarsi all’uscita.
IL CONCERTO - Era il 28 febbraio quando il quintetto Russo Bach Consort e il suo pubblico furono spinti verso l’uscita del Pantheon. E se il filmato c’è ancora la custode non più, trasferita con un collega in uffici meno monumentali. Così spiegano dal ministero dei Beni culturali. «Nelle more degli accertamenti ispettivi — ha detto il ministro Bondi — gli uffici hanno già provveduto ad assegnare ad altri compiti i dipendenti presenti al concerto di domenica 28 febbraio». Trasferiti, insomma, dalla soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Roma, la cui responsabile Federica Galloni, è, però, ora, sotto accusa dei sindacati.
CRITICHE - E in particolare la Uil che, come annunciato, tuona contro l’epilogo: «I due custodi vengono sostituiti da personale che non ha i requisiti per poter prestare servizio al Pantheon. Una misura che tranquillizza le coscienze di chi veramente è responsabile di quanto è accaduto». Il segretario Uil Gianfranco Cerasoli critica la stessa Soprintendenza «che non ha saputo organizzare e regolamentare il servizio di un monumento da due milioni di visitatori l’anno, come prevede la legge Ronchey». All’indomani dell’episodio, quando già il filmato su YouTube s’era trasformato in un cliccatissimo video, il ministro Bondi, s’era detto «esterrefatto» per l'accaduto e aveva offerto a Gianni Alemanno, in quanto sindaco, le sue scuse e poi s’era rivolto ai concertisti per lettera, dicendosi dispiaciuto «per l’immagine insopportabilmente odiosa del nostro Paese» offerta dall’episodio.
Ilaria Sacchettoni
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11/03/2010
Contestatore "placcato" da La Russa
Contestatore "placcato" da La Russa
Un uomo interrompe il premier durante la conferenza, il ministro lo blocca e lui annuncia: «Lo querelo». Rocco Carlomagno non è nuovo a episodi del genere. nel 2008 fece infuriare Pannella
| Il ministro La Russa e il contestatore Rocco Carlomagno (Afp) |
MILANO - Momenti di tensione e convulso finale di conferenza stampa, mercoledì nella sede del Pdl a Via dell'Umiltà gremita per l'intervento di Silvio Berlusconi sul caos delle liste. Il clima si è acceso quando, per la terza volta consecutiva, un attivista politico, Rocco Carlomagno, ha interrotto il premier, togliendo la parola anche ad altri giornalisti e domandando conto a gran voce dei soldi spesi in Abruzzo e dell'inchiesta che coinvolge Bertolaso. «Si vergogni, questa è la sinistra» è stato lo sfogo del Cavaliere, che ha chiesto diverse volte ai suoi collaboratori di fare uscire l'uomo dalla sala stampa, mentre il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, che già in un primo momento aveva raggiunto l'uomo seduto tra i giornalisti, si è nuovamente avvicinato a Carlomagno e dopo averlo energicamente invitato a parole a smetterla, lo ha preso per il bavero della giacca e lo ha strattonato, sotto gli occhi di telecamere e macchine fotografiche che hanno ripreso l'intera scena (GUARDA IL VIDEO). A questo punto, l'uomo ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All'uscita, il contestatore, che è iscritto al Pd (come spiega su Facebook il candidato democratico alle elezioni regionali a Roma, Livio Ricciardelli) e fa parte del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento «aiutiamo l'Abruzzo», è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo, diventando l'ultima «attrazione» di telecamere e giornalisti.
LA QUERELA E LA NOTA DEL PDL - «Mi chiamo Rocco Carlomagno e querelerò il ministro Ignazio La Russa per aggressione perché la libertà di stampa si difende anche così» ha detto il contestatore, quando, finita la conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi, è stato accompagnato all'esterno della sede del Pdl in via dell'Umiltà dalla security del Pdl. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: «Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, è venuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me». «Il ministro La Russa mi ha dato due pugni nello sterno. Del resto lui era un picchiatore» ha aggiunto Carlomagno intervenendo telefonicamente a una trasmissione di Radio2. «Verdini - ha raccontato Carlomagno - mi ha pregato di non querelare La Russa e mi ha detto "Facciamo che la cosa finisce qui"». D'altra parte il Pdl, attraverso una nota, ha bollato Carlomagno come «una persona non nuova a simili gesti provocatori», spiegando che «alla conferenza stampa che si è significativamente tenuta nella sede del Pdl in Via dell'Umiltà e a cui erano ammessi a partecipare i giornalisti di tutte le testate, si è introdotto indebitamente, con una palese violazione, un soggetto che ha ripetutamente dato in escandescenza e che provocatoriamente ha più volte disturbato e interrotto la conferenza stampa».
«La persona in questione - specifica la nota del Pdl - è subito risultata non essere iscritto all'Albo dei giornalisti professionisti, né essere neanche semplicemente pubblicista. All'ingresso ha fugacemente esibito, contando sulla buona fede degli addetti alla reception un tesserino tipo pass per il Senato, qualificandosi falsamente come ufficio stampa del Senato, circostanza risultata falsa». «Nonostante ciò e nonostante fosse stato poi riconosciuto come persona non nuova a simili gesti provocatori, solo alla fine è stato invitato a fornire spiegazioni e generalità, che aveva l'obbligo di fornire stante l'arbitrario ingresso in un luogo privato - si legge ancora -. Il soggetto si è rifiutato, producendosi anzi in insulti anche verso il ministro La Russa che era intervenuto proprio per calmarlo ed evitare che durante la conferenza fosse allontanato dagli addetti alla sicurezza, cosa che avrebbe cresciuto il disturbo». Lo stesso La Russa, in serata, è tornato su quanto accaduto con Carlomagno in conferenza stampa: «Io sono andato da lui perché ha esagerato con gli insulti. Dice che gli ho dato due pugni? Magari mi denuncia e lo dice davanti a un giudice, perché in quel caso c'è la mia controquerela e rischia fino a 4 anni» ha spiegato il ministro.
QUANDO FECE INFURIARE PANNELLA - In effetti, Rocco Carlomagno (che ad appena due ore dal battibecco col premier vantava già doversi gruppi di fan su Facebook) non è nuovo a questo genere di episodi: è infatti un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Disturbatore di professione (L'Unità lo definisce «il Paolini della politica»), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. Walter Veltroni, Massimo D'Alema, da ultimo Luciano Violante dieci giorni fa, sanno qualcosa del cipiglio argomentativo di Carlomagno che è iscritto al Pd, è vicino al Popolo viola (GUARDA IL VIDEO) e tra le sue vittime illustri annovera nientemeno che Marco Pannella. In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese il microfono per urlare il proprio sdegno sulle liste «piene di indagati». Pannella gli diede la parola e il contestatore si sfogò per diversi minuti, dimostrando di non volere riconsegnare il microfono. Anche il pacifista guru radicale a quel punto perse la pazienza: «Ooooohhhh!!! Hai finito!?», urlò a Carlomagno che, mesto, riconsegnò il microfono.
Fonte: Corriere.it
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06/03/2010
«Il Pantheon chiude» concerto interrotto dal custode
«Il Pantheon chiude» concerto interrotto dal custode
SCANDALO BUROCRAZIA. Video denuncia l'interruzione brusca dell'esecuzione del quintetto Bach Consort alla presenza di 500 spettatori
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| L'interno del Pantheon |
ROMA - Quattro minuti di troppo e il concerto al Pantheon viene bruscamente interrotto, perché il monumento chiude tassativamente alle 18. E’ accaduto domenica a Roma, dove il quintetto russo Bach Consort si apprestava ad eseguire l’ultimo movimento di Vivaldi quando è stato interrotto dalla custode della struttura che ha fatto cenno di fermare la musica.
«LA BUROCRAZIA FERISCE L'ARTE» - Inutile il tentativo di convincerla a concedere qualche minuto da parte dei musicisti, come si vede in un video che gira su internet. Microfoni spenti, quindi, imbarazzo generale, e vive proteste da parte dei 500 spettatori. A qualcuno, più che in Italia, è sembrato di trovarsi in Svizzera. Per l’Adoc, Associazione dei Consumatori si tratta di un «danno grave» all’immagine di Roma e all’arte. L’associazione ha chiesto al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, di sanzionare il personale responsabile dell’accaduto. «La burocrazia ha ucciso l’arte e ferito Roma - dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc - interrompere il concerto al Pantheon, quando mancavano solo quattro minuti alla fine dell’opera ci sembra assurdo, anche perché gli organizzatori sapevano della durata del concerto».
IL PUBBLICO: «VERGOGNA» - Increduli gli spettatori che ascoltavano il concerto: «Vergognatevi!» hanno urlato dal pubblico. 500 persone stavano ascoltando e filmando il concerto quando una voce dal microfono ha invitato tutti a uscire velocemente per la chiusura.
IL PANTHEON - Fu fatto costruire da Marco Agrippa, generale di Giulio Cesare Ottaviano, primo imperatore romano nel 27 a. C. (come è scritto sul frontone) il Pantheon era un luogo sacro: «casa di tutti gli dei». Trasformato da tempio pagano a tempio cristiano, oggi è una chiesa aperta al pubblico, e ai turisti che la visitano numerosi ogni giorno.
Redazione Online
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02/02/2010
Nuova legge sui pentiti del Pdl Alfano: «Sono contrario»
Nuova legge sui pentiti del Pdl Alfano: «Sono contrario»
Il senatore Valentino, che ha presentato il ddl al Senato: «Sciocchezze». Il ministro: «Iniziativa personale, fuori dal programma di governo». Ingroia: «Effetti devastanti sulle inchieste»
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| Il ministro Angelino Alfano (Ansa) |
ROMA - Il possibile arrivo di una nuova legge proposta dal senatore Pdl Valentino che, secondo l'opposizione restringe la possibilità dell'uso dei pentiti, in particolare nei processi per mafia, ha fatto scattare un dibattito politico che non solo ha suscitato contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, ma ha anche creato problemi all'interno del governo.
ALFANO: «INIZIATIVA PERSONALE» - E' intervenuto infatti lo stesso ministro della Giustizia e lo ha fatto in modo deciso: «Sono assolutamente contrario». Angelino Alfano ha risposto così ai cronisti alla Camera che chiedevano la sua opinione sul ddl Valentino. Il ddl Valentino «è fuori dal programma di governo, non se ne è discusso con la coalizione», insomma, chiarisce il Guardasigilli Alfano si tratta «di un'iniziativa personale».
LA FINOCCHIARO: «AZZERATI I PROCESSI PER MAFIA» - Secondo il Presidente del Gruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro «con il disegno di legge Valentino vengono riformati due articoli del codice di procedura penale. Il primo risultato, grave, è che mentre oggi - sulla base del codice e della giurisprudenza della Cassazione - le dichiarazioni dei pentiti, se ritenuti attendibili, vanno comunque riscontrate, con la riforma Valentino le dichiarazioni di uno o più pentiti, anche se attendibili, sono assolutamente inutilizzabili se non esistono, a prescindere, altre prove». «Altra conseguenza di questo pericolosissimo disegno di legge - continua la Finocchiaro - è che le dichiarazioni ricevute, anche da un ufficiale di polizia giudiziaria, da un soggetto che con le sue ultime parole indica l'autore di un reato non potranno neanche essere riferite in giudizio, perché la testimonianza di quell'ufficiale di polizia giudiziaria non potrà essere ammessa», aggiunge. «Qualora venissero approvate, queste norme azzererebbero, di fatto, i processi di mafia, anche in presenza di sentenze di condanna di primo e secondo grado e interromperebbero le collaborazioni dei pentiti».
Anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia teme «effetti devastanti sulle inchieste e sui processi in corso, rischi anche per le verità consacrate nelle sentenze». «La revisione del maxiprocesso è stata sempre un obiettivo di Cosa nostra. Con una legge così -ha proseguito Ingroia- Falcone e Borsellino non avrebbero potuto fare il maxi e in questa aula non sarebbero stati condannati i mafiosi».
IL PROMOTORE DELLA LEGGE: «STUPIDAGGINI» - «Dicono stupidaggini». Così il senatore del Pdl, Giuseppe Valentino, replica a chi ritiene che il ddl da lui presentato al Senato, che modifica gli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale, sia una legge anti-pentiti che blocca la lotta alla mafia. Valentino sottolinea che «se è vero che le condanne devono essere inflitte oltre ogni ragionevole dubbio, è indispensabile che i criteri di valutazione della prova rispondano a principi di tassatività. L'interpretazione che da qualche tempo viene data all'articolo 192 del codice di procedura penale che addirittura consente l'assemblaggio di segmenti di dichiarazione a volte finalizzate ad obiettivi completamente diversi e considera tale assemblaggio elemento utile per una decisione» ebbene tutto questo «impone, a mio avviso, una riconsiderazione dell'articolo in questione, il cui originario spirito appare radicalmente snaturato dall'uso che se ne fa». Insomma, precisa Valentino «considero la mia iniziativa legislativa utile a un processo più giusto».
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17/10/2009
Test dell’alcol al ristorante Etilometro, nuovo gadget
Test dell’alcol al ristorante Etilometro, nuovo gadget
C’è quello da borsetta e quello che blocca l’auto. I dubbi dello chef. Proposta di legge: «Così in gruppo si decide chi guida»
MILANO — Metti una sera a cena, compagnia bella, una bottiglia di rosso. Arriva il conto, e il pavimento trema un attimo sotto i piedi. Un bicchiere di troppo. Varrà la pena mettersi alla guida? No, naturalmente. Per levare il dubbio, basterebbe l’etilometro. Almeno è questa la proposta bipartisan che la commissione lavori pubblici del Senato sta valutando: test alcolemici gratuiti e volontari nei ristoranti. «L’idea è di rafforzare gli strumenti di prevenzione », ha spiegato Marco Filippi (Pd). E Luigi Grillo (Pdl): «È un modo per stabilire l’obbligo per i ristoranti di dotarsi dei precursori, che costano tra i 40 e i 50 euro e possono costituire un valido aiuto». I più lungimiranti, in realtà, ci hanno già pensato. Dando una lettura un po’ troppo scrupolosa della legge numero 160 del 2007, che obbliga «i gestori dei locali di intrattenimento in cui si somministrano bevande alcoliche (...) di assicurarsi che all’uscita sia possibile effettuare, in maniera volontaria da parte dei clienti, una rilevazione del tasso alcolemico». L’articolo è pensato per le discoteche, più che per trattorie e ristoranti. «Ma noi ci siamo sentiti chiamati in causa e da allora ci siamo attrezzati con un Alcoolix. Gli ospiti sono contenti. Con un euro si levano il pensiero, soffiano dentro una cannuccia e in base al responso decidono a chi lasciar guidare l’auto», racconta Fabrizio Fabiano, figlio dei titolari del Braciere di Serramazzoni, 45 coperti di cucina montanara nel Modenese.
E neppure uno chef stellato come Moreno Cedroni storce il naso di fronte all’iniziativa, anzi si dice disposto ad accoglierla nella sua Madonnina del Pescatore, a Senigallia. A poche condizioni: «Può essere interessante per chi poi vuole mettersi in viaggio garantito. Ma va fatto con eleganza, magari in una saletta a parte, lontano dalla curiosità. Serve per misurare se stessi, lo proverei anche su di me, la salvaguardia è importante. Comunque non può essere a carico del ristorante né del cliente». Non tutti sono così aperti. Edi Sommariva, direttore generale del Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, neanche ci pensa: «Queste prove sono un placebo, non ha senso farle senza un apparecchio certificato. Però potremmo valutarle se in cambio i legislatori togliessero il divieto di vendere alcolici dopo le due».
L’etilometro a tavola è l’ultimo avamposto della battaglia per la guida sicura. Dopo essere entrato in macchina e in borsetta, non fa quasi più notizia ai posti di blocco o fuori dalle discoteche (a parte quella volta che il sindaco di Milano Letizia Moratti, due anni fa, volle premiare con un nuovo ingresso omaggio i primi cinquanta ragazzi usciti indenni al test dai locali). La Volvo ha inventato quello di bordo, che blocca il motore se il tasso alcolemico supera lo 0,5. Saab, altro costruttore svedese, ha elaborato un sistema simile. I giapponesi hanno testato sofisticati rilevatori del respiro, sul cambio e sullo schienale, per calcolare immediatamente il livello alcolico. Ed esistono navigatori satellitari, come il Geosat 6 Drive di AvMap, che insieme con la cartografia include l’etilometro.
Paola Matera, amministratore unico della Veritest Srl, vende su Internet apparecchi per misurare l’alcol nel corpo. Racconta: «È un mercato in continua ascesa, ogni anno il volume d’affari raddoppia. Lavoriamo con aziende di tutti i settori: dall’armatore che li vuole acquistare per le sue navi a chi vende Tir o macchine e decide regalarlo con il mezzo. Ma ci sono anche i produttori di bevande alcoliche. Loro fanno questo ragionamento: chi non sa quanto può bere, non beve; allora io gli do uno strumento con il quale lui sa che può bere in modo consapevole».
Elvira Serra
Corriere.it
12:44 Scritto in ATTUALITA' | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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