02/10/2009

Foligno, carabiniere ucciso da un suv che non si ferma ad un posto di blocco

Foligno, carabiniere ucciso da un suv che non si ferma ad un posto di blocco

 

Il maresciallo Andrea Angelucci, 36 anni, è morto investito da una vettura, probabilmente rubata nella zona di colfiorito caccia all'assassino

 

FOLIGNO (PERUGIA) - Un maresciallo dei Carabinieri in servizio alla compagnia di Foligno, Andrea Angelucci, di 36 anni, residente a Spello, è morto stanotte all'ospedale di Foligno dopo essere stato investito ad un posto di blocco alcune ore prima da un'auto che non si era fermata. Nella zona di Colfiorito, dove è avvenuto il fatto e nelle aree limitrofe sono in corso battute delle forze di polizia anche con l'ausilio di elicotteri alla ricerca dell'investitore.

LA VICENDA - Secondo una prima ricostruzione nel primo pomeriggio di giovedì nella zona di Foligno una pattuglia di carabinieri nell'ambito di un normale servizio di controllo aveva intimato l'alt ad una grossa auto di colore scuro che si era fermata. Era però improvvisamente ripartita sfiorando i due carabinieri che si erano prontamente spostati evitando di essere investiti. L'auto è poi risultata rubata. Sono state subito attivate le ricerche con posti di blocco e nella serata di giovedì intorno alle 21.30 l'auto ricercata è stata individuata in una strada di campagna della zona montana di Colfiorito al confine tra Umbria e Marche. Anche in questo caso la vettura non si è fermata all'alt ed ha travolto il maresciallo riuscendo a fuggire. Il sottufficiale è stato trasportato all'ospedale di Foligno in gravi condizioni e sottoposto ad intervento chirurgico ma è morto intorno alle 4 di stamani. Per tutta la notte sono proseguite le battute delle forze di polizia, che, come detto, al momento hanno avuto esito negativo. Sembra che nell'auto investitrice ci fosse una sola persona.

 


29/07/2009

La Bmw lascerà la F.1

La Bmw lascerà la F.1

 

L'annuncio del presidente Norbert Reithofer. La casa automobilistica resterà attiva in altre competizioni automobilistiche

 

Norbert Reithofer (Ap)
Norbert Reithofer (Ap)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BERLINO - La casa automobilistica tedesca Bmw ha annunciato il ritiro dalla Formula 1. La notizia, anticipata dal quotidiano tedesco Bild, è stata poi ufficializzata dal presidente del consiglio di amministrazione del gruppo, Norbert Reithofer, in una conferenza stampa a Monaco di Baviera.

«DECISIONE DIFFICILE» - La Bmw rimarrà comunque nell’automobilismo. Reithofer ha palato di una «decisione difficile. Ma è un passaggio risolutivo nell’ottica della strategia di riallineamento della nostra compagnia". Il team della Bmw, che ha rilevato la Sauber nel 2005, ha vinto un solo Gp nel 2008 in Canada. Il presidente di Bmw ha anche dichiarato che alla base della decisione ci sono anche motivazioni ecologiste. «E' il logico passo compiuto sullo sfondo del riposizionamento strategico della nostra impresa. Ad essere premiante sarà sempre più anche una durevole sostenibilità ambientale sul lungo periodo. In ciò vogliamo avere un ruolo di modello».


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15/04/2009

La Fia: i diffusori sono regolari

La Fia: i diffusori sono regolari

 

Respinto il ricorso presentato da Ferrari, Renault, Red Bull e Bmw. La corte d'appello della Fia ha dato ragione a Brawn GP, Williams e Toyota. Validi i due Gp già corsi

 

Il diffusore della Brawn Gp
Il diffusore della Brawn Gp

MILANO - La corte d'appello della Fia ha dato ragione a Brawn GP, Williams e Toyota: i diffusori flessibili finora utilizzati sono conformi al regolamento. La Federazione internazionale dell'automobile ha così respinto il ricorso presentato da Ferrari, Renault, Red Bull e Bmw. «Dopo aver ascoltato gli argomenti e le prove presentate, la Corte ha concluso che gli steward hanno correttamente giudicato che le monoposto in questione rispettano le regole vigenti», si legge in una nota della Fia.

CONFERMATI I GP AUSTRALIA E MALAYSIA - Resta dunque confermato l’ordine di arrivo dei Gran Premi di Australia e Malaysia, vinti dal britannico Jenson Button su BrawnGp, che occupa anche il primo posto nella classifica del mondiale piloti con 15 punti, 5 in più rispetto al suo compagno di squadra, Rubens Barrichello.

CORRERE AI RIPARI - I club che hanno presentato ricorso accusano Brawn Gp, Williams e Toyota di aver male interpretato il nuovo regolamento in materia di aerodinamica, applicando nel lato posteriore delle monoposto i diffusori finiti nella bufera. La Fia, che li aveva giudicati conformi al regolamento, aveva infatti respinto in prima istanza il ricorso delle scuderie concorrenti. La sentenza della Corte d'appello della Fia, che ha ribadito la regolarità delle monoposto Brawn, Toyota e Williams (e confermato i risultati dei primi due Gp della stagione), di fatto rende necessaria, da parte dei team che non hanno montato i nuovi diffusori di correre ai ripari colmando il gap delle loro monoposto, alcuni già a partire da questo fine settimana in occasione del gran premio di Cina a Shanghai.


09/03/2009

Il gigolò svizzero confessa: «È vero, ricattavo lady Bmw»

Il gigolò svizzero confessa: «È vero, ricattavo lady Bmw»

 

Si è aperto a Monaco il processo al 44enne Helg Sgarbi. L’uomo sarebbe riuscito a far versare circa sette milioni di euro a Susanne Klatten

Susanne Klatten (Ap)
Susanne Klatten (Ap)

MONACO - Il gigolò ha ammesso le proprie responsabilità. Lo svizzero Helg Sgarbi ha confessato, davanti al tribunale di Monaco di Baviera, di avere ricattato - a scopo di estorsione - facoltose donne tedesche, tra le quali anche Susanne Klatten, erede della famiglia Quandt, proprietaria della casa automobilistica Bmw. All'inizio del processo, l'avvocato di Sgarbi - Egon Geis - ha letto la piena confessione del suo assistito, riconoscendo la sua colpevolezza per tutti i capi d'accusa, tra cui quelli di estorsione e tentata estorsione.

SETTE MILIONI DI EURO - L’uomo sarebbe riuscito a scucire a Klatten, una fra le donne più ricche di Germania e d’Europa, 7 milioni di euro. Successivamente, per ottenere altri soldi (40 milioni), avrebbe ricattato la donna, sposata con l’imprenditore Jan Klatten, con video compromettenti.

Helg Sgarbi (Ap)
Helg Sgarbi (Ap)

LE SCUSE ALLE VITTIME - Da parte sua, Sgarbi ha espresso rammarico per le sue azioni, scusandosi con le vittime. La Klatten non era presente in aula e, secondo alcuni esperti, potrebbe non essere chiamata a testimoniare alla luce della confessione. Secondo l'accusa, Sgarbi operava all'interno di un'organizzazione gestita dall'italiano Ernano Barretta e specializzata nei ricatti e nelle estorsioni ai danni di ricche signore tedesche. Sempre secondo l'accusa, Sgarbi agganciava le signore, intrattenendo con loro relazioni sentimentali, mentre Barretta filmava i rapporti intimi. I video venivano poi utilizzati per ricattare le donne.