03/08/2010
Pedaggi autostradali, stop al governo
Pedaggi autostradali, stop al governoIl Consiglio di Stato conferma la decisione del Tar che nei giorni scorsi aveva bocciato gli aumenti dopo il ricorso della Provincia di Roma e di Rieti. Bloccati i rincari
ROMA - I pedaggi autostradali aumentati dal decreto del governo devono essere abbassati secondo quanto disposto giovedì scorso dal Tar del Lazio. Il Consiglio di Stato ha infatti oggi rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tribunale amministrativo avanzata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, che aveva presentato un ricorso urgente contro il Tar. Il Consiglio, si legge nell’ordinanza, ha fissato la discussione nel merito al 31 agosto.
STOP AI RINCARI - Resta perciò in vigore lo stop agli aumenti dei pedaggi autostradali, deciso dalla sentenza del Tar nella scorsa settimana contro le disposizioni contenute nella Manovra. Secondo il Consiglio di Stato «la situazione controversa» relativa all’aumento dei pedaggi autostradali «va conservata immutata in tutti i suoi aspetti sino alla decisione cautelare da parte del Collegio». Infatti, specifica il decreto, «non ricorrono gli estremi per una misura cautelare connotata dalla estrema urgenza», come invece teorizzato nel ricorso della presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio ha così respinto "l’istanza di misure cautelari provvisorie" e ha stabilito che l’appello del governo contro l’ordinanza del Tar «potrà essere esaminato nel rispetto del contraddittorio tra le parti nella camera di consiglio fissata per il 31 agosto».
ZINGARETTI : «VITTORIA DEI CITTADINI» - «Esprimo grande soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato, che proprio oggi ha rigettato il ricorso d'urgenza presentato da Anas e Governo contro la sentenza del Tar inerente gli aumenti ai caselli. Si tratta di un'altra vittoria per tutti i cittadini». Lo afferma in un comunicato Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, che aveva presentato il ricorso al Tar seguito ad molti comuni della provincia.«Adesso, al più presto, l'Anas si adegui alla decisione presa dal Tar e confermata dal Consiglio di Stato di diminuire i pedaggi - conclude Zingaretti - perché chi amministra la cosa pubblica deve rispettare la legge senza atteggiamenti servili con i potenti e lassisti con le persone normali». red 031416 ago 10
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17/06/2010
Figlio bocciato due volte: «Basta soldi» E il magistrato dà ragione al padre
Figlio bocciato due volte: «Basta soldi» E il magistrato dà ragione al padreIl ragazzo aveva denunciato il genitore separato per violazione degli obblighi di legge. Alt all’assegno mensile a un diciannovenne. Il pm di Busto Arsizio: «Questo lo aiuterà a maturare»
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| Il pm Luca Gaglio: ha dato ragione al padre del 19enne «bamboccione» (foto Varese Press/ Daniele Belosio) |
GALLARATE (Varese) — Alla seconda bocciatura il padre ha preso una decisione drastica: «Basta, non ti darò più un soldo». Stop dunque ai 1.000 euro al mese che uno studente diciannovenne in un istituto tecnico di Gallarate incassava mensilmente dal genitore. Quei soldi gli erano dovuti per legge poiché padre e madre di Roberto, questo il nome del ragazzo, sono separati dal 2006 e la somma rappresenta l’assegno di mantenimento. Il padre si è preso una denuncia penale, ma, a sorpresa, la magistratura di Busto Arsizio - competente per territorio - ha cestinato l’esposto perché nel gesto di quel papà spazientito non ha visto «l’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario quella di aiutare il figlio a maturare».
Il tormentone sui «bamboccioni» e su una generazione afflitta dalla sindrome di Peter Pan si arricchisce di un nuovo capitolo: mentre in passato i giudici avevano sancito il dovere dei genitori di mantenere i figli anche «over 30» quando i pargoli non hanno ancora l’autosufficienza economica (un anno fa a Bergamo il caso più recente), stavolta la magistratura si è ispirata a un criterio differente: vedersi chiudere il rubinetto dei quattrini può essere uno stimolo a crescere. La vicenda di Roberto, sul cui sfondo c’è quella di un divorzio piuttosto conflittuale tra due ex coniugi è raccontata nelle carte che negli ultimi mesi sono finite in tribunale a Busto Arsizio; l'ultima di queste è un decreto con cui il gip Nicoletta Guerrero ha definitivamente archiviato il procedimento contro il padre del ragazzo accusato di inadempienza a un provvedimento dell’autorità giudiziaria (la sentenza di divorzio che imponeva appunto il versamento mensile dei 1.000 euro).
Lo «strappo» risale all’estate del 2009 quando, visto il non brillante rendimento scolastico del ragazzo, il padre, imprenditore, gli scrive una lettera in cui gli consiglia di trovarsi un lavoro «finalizzato a un futuro dignitoso per chi, alla tua età, deve essere considerato un uomo». Di più, il padre non si dice più disposto a versare quell’assegno «al buio», come se fosse una sorta di «pensione anticipata». Intenzione mantenuta, tanto che è Roberto a denunciare il padre. «I toni utilizzati - scrive nell’esposto l’avvocato Tatiana Ruperto, che assiste il giovane - apparentemente finalizzati a scopi educativi violano il diritto dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli dettato dalla Costituzione ». La denuncia finisce sul tavolo del pubblico ministero Luca Gaglio, il quale però non intravede reati nello stop all’assegno di mantenimento.
Il padre, scrive il pm, «pare mosso dall’intenzione di stimolare la crescita del figlio, bocciato per due volte di seguito, prospetta al ragazzo una serie di opzioni di crescita e nel dichiarare di non corrispondere più la somma ne enuncia i motivi e manifesta la propria disponibilità ad aiutare il figlio in diversi modi». Quindi «non può affermarsi che sia mosso dall’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario da quelli di aiutare il figlio a maturare». Tocca al gip, successivamente, ribadire questo orientamento archiviando definitivamente il caso. Questione finita? Solo sul piano penale, perché sotto quello civile il braccio di ferro familiare continua: la sentenza di divorzio è infatti un «titolo esecutivo» ai cui obblighi nessuna delle parti può sottrarsi unilateralmente. «Vorrà dire che manderò mio figlio a casa del giudice per colazione, pranzo e cena - fa sapere la madre di Roberto, in evidente disaccordo con il verdetto - e altrettanto farò per ogni spesa di mantenimento di mio figlio».
Claudio Del Frate
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29/09/2009
LItalia secondo la Lega Nord
LItalia secondo la Lega Nord
Renzo Bossi. Bocciato 3 volte. Stipendio da 12000 euro al mese.

Meritocrazia. Questa la parola d’ordine della scuola Gelminiana.
Ecco qui un curriculum di tutto rispetto:
-Bocciato tre volte all’esame di stato
-Inventore e promotore di “Rimbalza il clandestino”
Con un curriculum del genere penso che 12.000 euro al mese siano più che meritati. Che poi questo illuminato sia figlio del Senatùr Umbero Bossi è ovviamente una coincidenza.
Daltronde la Lega, si sa, è sempre stata contraria all’odioso nepotismo di “Roma Ladrona” ed assolutamente estranea al clientelismo tipico della cara e vecchia Dc.
Che poi il neo-diplomato Renzo Bossi sia stato nominato membro di un “osservatorio” dell’Expo di Milano e portaborse del parlamentare leghista Francesco Speroni, ovviamente è solo il frutto di un sistema meritocratico in cui solo i figli dei più meritevoli emergono.
Daltronde la famiglia Bossi ha sempre sfornato talenti. Nel 2004 Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito) furono assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati.
In particolare Franco Bossi, una preparazione ce l’aveva, sapeva tutto di valvole, canne, pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua; competenze necessarie a Strasburgo.
Quindi cari plurilaureati 30enni, che dovete vivere con 1000 euro al mese, non lamentatevi se questa “trota” (così lo definisce affettuosamente il papà) guadagnerà 12 volte di più; lui se li è guadagnati, non è mica da tutti farsi bocciare tre volte alla maturità!
Fonte: www.atomodelmale.it
15:59 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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03/07/2009
Pisa: festival del «corto», la giuria boccia il film con Noemi
Pisa: festival del «corto», la giuria boccia il film con Noemi
I giurati hanno detto no, nonostante le pressioni del responsabile della manifestazione. Universo Corto festival chiude le porte a «Scaccomatto» film interpretato dalla 18enne amica del premier
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| Noemi Letizia (Controluce) |
MILANO - Poteva essere l’esordio «ufficiale» di Noemi nel mondo del cinema. E invece la giuria, quasi tutta femminile, si è messa di traverso. Universo Corto, il festival internazionale di cortometraggi organizzato a Pisa dallo storico cineclub Arsenale, ha chiuso le porte a Scaccomatto. Vale a dire, il «corto» del 22enne Carlo Fumo in cui Noemi Letizia interpreta una piccola parte, quella della «donna del boss».
GIURIA - Oggi la giuria, guidata da Oliviero Toscani (a presiedere la manifestazione, invece, è Roberto Faenza), annuncerà il vincitore: 15 le opere in gara, oltre 100 quelle esaminate. «Quella con Noemi — spiegano dal comitato di preselezione — era arrivata prima che scoppiasse il casino. La valutazione è stata negativa: la trama è complicata, lo stile un po’ troppo Pulp Fiction ». È stato il responsabile del festival, Francesco Monceri, a tentare l’affondo: «Ho proposto di ripensarci, sarebbe stata una buona pubblicità... Ma niente da fare, le ragazze sono state inflessibili». Sotto la Torre, per ora, Noemi non si vedrà.
Ga. Ja.
16:23 Scritto in cinema e tv | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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