01/07/2010
Come risparmiare sulla bolletta in quattro milioni e mezzo di case
Come risparmiare sulla bolletta in quattro milioni e mezzo di caseIL DOSSIER. Parte la tariffa bioraria dell'elettricità. I più avvantaggiati? I single
MILANO - Accendere la lavatrice o la lavastoviglie di sera, di notte e nei fine settimana sarà più conveniente. Un poco più conveniente, va subito detto. Perché in questi orari (e giorni) il costo dell'energia elettrica sarà più vantaggioso. Debutta infatti la cosiddetta «tariffa bioraria per tutti». O almeno: da oggi, per cominciare, per quattro milioni e mezzo di famiglie, che ad agosto saliranno a undici e a fine anno venti. Praticamente quasi tutte quelle che ancora non hanno optato per un'offerta sul libero mercato (nove su dieci), che continuano a consumare in base alle tariffe regolate dall'Autorità per l'energia e che ora automaticamente si vedranno addebitare costi di consumo diversi a seconda del momento in cui il loro contatore inizierà a girare. Due tariffe, appunto. Una più vantaggiosa — indicata in bolletta come F23 — se si consuma dalle 19 alle 8 ma anche il sabato e nei giorni festivi. E una più alta — definita F1 — se si usa energia elettrica dalle 8 alle 19 dei giorni feriali quando la richiesta è più elevata.
Il «debutto» - ECL'introduzione della «bioraria» sarà graduale. Innanzitutto quanto a differenza tra le due tariffe: per i primi 18 mesi, e cioè fino alla fine del 2011, sarà limitata al 10%, dal 2012 sarà invece più marcata. Ma poi, come s'è detto, anche quanto a numero di famiglie interessate. Da oggi la «bioraria» viene applicata a famiglie che, spiega Marco Bulfon, responsabile Prezzi e Tariffe di Altroconsumo: «Utilizzano la tariffa del cosiddetto servizio di maggior tutela (indicato in bolletta con le sigle D2 e D3 monoraria); che nelle ultime tre bollette si sono ritrovati i consumi ripartiti nelle due fasce di riferimento; che sempre attraverso le ultime tre bollette sono stati informati del cambiamento a partire dal 1° luglio». Si tratta in ogni caso di famiglie già dotate del contatore elettronico già riprogrammato per leggere a distanza i consumi in base a fasce orari.
Cosa fare per risparmiare - L'autorità per l'energia ha fornito le indicazioni per risparmiare grazie alla fascia bioraria transitoria: «Bisognerà concentrare almeno i due terzi dei consumi (il 67%) nelle ore più vantaggiose». Aggiunge Bulfon: «Per chi già effettua più dei due terzi dei propri consumi nella fascia serale, potrebbe essere conveniente sottoscrivere già la cosiddetta bioraria a richiesta in cui la differenza di prezzo tra la fascia diurna e quella serale è più ampia». Per risparmiare bisogna utilizzare innanzitutto gli elettrodomestici che consumano di più negli orari in cui si spende meno. Vale a dire: lavastoviglie, lavatrici, forni elettrici. Ciascuno di questi «mangia» in media 2 kWh. Attenzione però al sovraccarico: il contatore elettronico è più preciso e superati i 3,3 kW (la potenza media) salta. E visto che aumentare la potenza costa, l'Autorità sta valutando la possibilità di garantire i 4 kW senza ulteriori costi per l'utente. La classe energetica di ogni elettrodomestico, va da sè, fa la differenza.
Avvantaggiati e svantaggiati
Ma la differenza maggiore in fatto di risparmi la farà il profilo della famiglia-consumatrice. Il single che lavora tutto il giorno accende lavastoviglie, lavatrice e ferro da stiro solo la sera o nel fine settimana non avrà difficoltà ad allinearsi alla «bioraria». Passaggio naturale anche per le famiglie che seguono lo stesso stile di vita. Dovranno aggiustare un po' il tiro le famiglie che concentrano più di un terzo dei consumi elettrici tra le 8 e le 19. Svantaggiati invece i pensionati, le casalinghe e tutti quelli che lavorano in casa. Perché se è vero che un kWh nella fascia bassa costa un centesimo in meno, in quella alta ne costa uno in più.
Famiglie a confronto - Ma quanto effettivamente farà risparmiare la «bioraria»? L'associazione dei consumatori Altroconsumo ha preso in considerazione due tipologie di famiglie e ha provato a calcolare l'effettivo risparmio. Prendiamo una famiglia di cinque persone: figli in età scolare, consumo annuo di 4270 kWh. Se ha un comportamento virtuoso (24% dei consumi in fascia di punta, 76 in fascia agevolata) spende con la monoraria 859,87 euro l'anno, con la bioraria transitoria 856,06 e con la bioraria a richiesta 849,62. Il risparmio? Tre euro e 81 centesimi con la transitoria (-0,4%) e 10,25 con la bioraria a richiesta (-1,2%). Una famiglia di tre persone, invece, di cui una sempre a casa, con un consumo annuo di 3012 kWh e un comportamento virtuoso che concentra il 70% dei consumi nella fascia vantaggiosa spende in un anno rispettivamente 510,09 euro (monoraria), 509,12 (bioraria transitoria) e 507,48 (a richiesta). Con un risparmio dato dalle biorarie di 0,97 euro e 2,61 euro. Pochissimo, soprattutto se confrontato con quelli garantiti ad esempio dalla tariffa Luce sconto sicuro di Edison, quella al momento più vantaggiosa sul libero mercato segnalata dai consumatori ma anche dall'Autorità dell'Energia attraverso il suo «Pesa consumi»: oltre 70 euro di risparmio per la famiglia da 5 persone e 40 per quella da 3. Da Altroconsumo avvertono: «I risparmi contenuti sono l'effetto della scelta di procedere per passi graduali e permettere alle famiglie di abituarsi alla doppia tariffa. Col 2012 la differenza tra giorno e notte sarà maggiore». Certo: «Quello che salta all'occhio è che il libero mercato offre sempre meglio. E se non si impone è perché oggi per il consumatore è impossibile calcolare la tariffa che fa per lui». Per provarci: il «Pesa consumi» (www.autorita.energia.it) o il calcolatore interattivo di Altroconsumo (ALTROCONSUMO ).
Alessandra Mangiarotti
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25/03/2009
Bolletta record nel milanese, 46 mila euro
Bolletta record nel milanese, 46 mila euro
Per il 23 di aprile è fissata l'udienza di conciliazione con la compagnia telefonica. Due cellulari e una scheda Sim da usare con chiavetta Internet. La tariffa si chiama «Tutto compreso»
MILANO - Ha battuto, suo malgrado, il non invidiabile record della bolletta telefonica più alta d'Italia. La signora Edda Noris di Rozzano, in provincia di Milano, ha ricevuto una bolletta telefonica bimestrale di 46.046,15 euro. In accordo con il genero Salvatore Sica, la signora aveva acquistato in un negozio Tim due cellulari da regalare ai nipoti (uno era un Blackberry) ed una terza scheda Sim da usare con una chiavetta Internet. Le offerte comprendevano Alice mobile 100 ore e due Tim «Tutto compreso professional 45». Un abbonamento «multibusiness all inclusive» per il quale si aspettava di dover pagare 270 euro fissi a bimestre. Invece dopo due mesi è arrivata l'amara sorpresa: 46.046,15 euro. Lo si apprende dal Codacons che ha denunciato l'accaduto. I precedenti record, segnalati in passato sempre dal Codacons, erano di 23.982 e 16.500 euro.
LA SOGLIA DEI MINUTI - «Non riusciamo proprio a capire il motivo di questa bolletta - ha spiegato Sica - leggendola si vede che solo nei primi tre-quattro giorni sono stati addebitati 38mila euro. Ci aspettavamo di pagare qualcosa in più dei 270 euro, in caso di superamento della soglia prevista di minuti di telefonate, numero messaggi e ore di navigazione, ma non questa cifra». Per il 23 di aprile è fissata l'udienza di conciliazione con la compagnia telefonica al Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) e, conclude Sica, «se non otterremo niente intraprenderemo azioni legali».
«TUTTO COMPRESO» - Leggiamo quanto riportato sul sito internet della Tim per l'offerta «Tutto compreso professional 45: «L'offerta per tutto il tuo business, senza scatto alla risposta, semplice e trasparente, che consente di definire il budget mensile di spesa in anticipo». Si conclude, poi, dicendo: «È davvero Tutto Compreso!». Ma evidentemente non era una così, visto che è arrivata una batosta che non ha precedenti. Un secondo caso segnalato è quello di Marco Pavesi, della provincia di Milano, con la società 3: nonostante non abbia mai ricevuto alcuna telefonata da nessun operatore, si è ritrovato due fatture con domiciliazione sul conto della sua società per due numeri di telefono che non solo non sono mai stati in suo possesso, ma a quanto pare non sono nemmeno attivi. Fate attenzione alle chivette e a ciò che dicono coloro che la pubblicizzano, a volte nascondono veri e propri inganni. Perciò leggete bene i contratti e le clausole anche quelle che per leggerle ci vuole un telescopio, solo così potrete capire se sia conveniente o meno.
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18/10/2008
Elettricità, troppi gli oneri impropri
Elettricità, troppi gli oneri impropri«Ci hanno raccontato sino alla nausea che in Italia il prezzo dell'energia è troppo alto per colpa dell'impiego prevalente di metano e petrolio. Perché non abbiamo abbastanza centrali a carbone, perché non abbiamo energia nucleare. Allora, prendiamo i numeri: oggi abbiamo la bolletta più salata della storia ma appena il 39% del costo è formato dalla voce combustibile e dagli oneri di produzione della corrente, compresi gli stipendi dei dipendenti delle aziende elettriche. Il prezzo dell'elettricità non dipende solo dal mix di fonti impiegate per fare girare le turbine, ma per due terzi è fatto dal margine che i produttori riescono a riservarsi e da tutta una teoria di costi cosiddetti ancillari», afferma Antonio Costato (48 anni), imprenditore di Rovigo con la Grandi Molini Italiani. Sposato, tre figli, Costato è vicepresidente della Confindustria con delega su Energia e mercato.
Vediamo il tema dell'energia, cominciando dal suo cenno al nucleare.
Va benissimo puntare su questa tecnologia. L'energia atomica è una risorsa importante. Ma le imprese devono arrivare "vive" al 2020, data ipotetica dell'avvio di una centrale nucleare se si partisse oggi e se si facesse con grande premura. Ma dire che la corrente è troppo cara perché non abbiamo centrali atomiche è come dire che un paio di scarpe di Gucci è carissimo a causa del costo del pellame.
Non è vero che abbiamo un "parco centrali" inadeguato?
Dieci anni fa forse era vero. Oggi abbiamo un parco centrali più che doppio rispetto al fabbisogno del Paese. Ci sono le condizioni perché il mercato sia reso più competitivo, così da far scendere attraverso una maggiore concorrenza il "margine di generazione" e con esso il prezzo dell'energia.
Il costo della corrente potrà ribassare?
Già dalle prossime settimane ci aspettiamo una riduzione dei margini di produzione delle società elettriche. Le principali attività manifatturiere che consumano energia stanno rallentando, e quando la domanda scende l'offerta risponde con prezzi più bassi. Questo accadrebbe in un mercato che funziona. È giusto che anche alle imprese elettriche, come tutte le aziende manifatturiere, venga applicata la pressione che il mercato sta imponendo a tutti noi, a tutti agli altri settori dell'economia. Le imprese stanno prendendo coscienza della drammaticità del momento e sono disposte a combattere ma a condizione che lo si faccia tutti e con coraggio: non è più il tempo di scherzare con i privilegi a questo o a quello. Va applicata una sorta di legge marziale dell'economia: chi spreca o ruba va punito. In questa stagione, la posizione di Confindustria non vuole essere ambigua. Siamo per il mercato e non per i privilegi; siamo per la tutela degli interessi generali del Paese e non per quelli particolari delle singole imprese, anche se nostre associate. In caso diverso, l'asimmetria di risultati tra i produttori di elettricità e i loro clienti civili e industriali – asimmetria che è male tollerata già in epoca di vacche grasse – con la recessione diventerà insopportabile. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ci ha promesso l'apertura di un "tavolo". Dovrebbe essere un luogo dove rivedere quelle regole che impediscono al prezzo di scendere immediatamente e sensibilmente grazie a una maggiore concorrenza tra fornitori.
Lei parlava di costi ancillari. Che cosa dovrebbe fare il Governo?
A questo serve il tavolo su cui s'è impegnato Scajola. Vanno cambiate le regole, subito, così da rendere il gioco più equo e conteso anche per chi l'energia la produce e non solo per chi la consuma. Per aumentare la discesa dei prezzi va assolutamente messo ordine a tutta quella serie di costi ancillari che sono arrivati a pesare nella bolletta in maniera sproporzionata e per i quali alcune consistenti voci non trovano più alcuna giustificazione. Penso agli incentivi Cip6, un privilegio riservato a pochi che pesa sulle bollette, o alle forniture a "prezzo politico" garantite all'Alcoa per l'alluminio o alla Thyssen Krupp per l'acciaio. Penso alle "rendite da congestione", cioè al fatto che gli italiani pagano le inadeguatezze della rete di alta tensione. Penso al fatto che Terna, la società dell'alta tensione, non ha un obiettivo di efficienza economica: quelli di Terna sono bravissimi, ma con un 68% di Ebitda bisognerebbe pensare a un tetto, come fanno in Inghilterra. Infine bisogna studiare quelle iniziative nel campo delle energie rinnovabili che hanno ben poco di ecologico, come chi chiede "certificati verdi" per impianti costruiti all'estero: il settore deve essere una opportunità di crescita e di innovazione per le nostre imprese e non il feudo dove costituire nuove e onerosissime rendite alle spalle dei consumatori.
Al dunque: quali regole vorrebbe cambiare?
Le quotazioni alla Borsa elettrica dovrebbero essere espresse in "pay as you bid", e non sulla base del prezzo marginale che si presta ai giochi rialzisti e tiene robusti i listini. Dovrebbero essere tolti gli aiuti e i sussidi. Bisognerebbe dare un obiettivo di efficienza a Terna. Questo potrebbe darci un punto percentuale al Pil, una quindicina di milardi di risparmio l'anno. Se mettiamo più competizione, il Mol medio delle imprese elettriche sui ricavi passerebbe dal 35-40% di oggi al 15-20% (che è ancora tantissimo), con un risparmio complessivo di 6-8 miliardi di euro l'anno.
E un po' meno di dipendenza dal metano. Non trova?
Il modello economico che ha visto crescere le centrali alimentate dal metano non è la causa ma è l'effetto. È figlio dei margini alti nel settore elettrico, è frutto di una misallocazione di capitali. Se l'energia elettrica avesse un prezzo più basso e margini più ragionevoli, le società elettriche farebbero piani di investimento più aggressivi sul fronte dei costi di produzione. Vede, le grandi utility hanno fatto profitti lauti in un segmento poco innovatore e a basso rischio grazie al quadro di regole date dal legislatore. I manager delle aziende energetiche hanno fatto bene, dal punto di vista dei loro profitti, ma finora hanno vinto gare di ciclismo organizzate su autostrade in discesa, e sono sicuro che sapranno muoversi – come tutti noi imprenditori non protetti – anche sui tornanti e nelle salite: dà loro molta più soddisfazione vincere il Tour de France che una gara di paese. Insieme, dobbiamo darci obiettivi di efficienza del sistema.
Costato, lei sembra pessimista.
Ci avviamo verso una stagione di difficoltà che neppure la generazione dei nostri nonni ha conosciuto: negli anni 30 l'Italia era un'enclave rurale e il vento della depressione che soffiò dall'America non fu sentito perché il Paese era poco sviluppato e chiuso al mondo. Oggi è diverso, la nostra nave entra in un uragano oceanico e a nessuno dell'equipaggio è consentito di godere di privilegi: tutti dobbiamo remare con forza e nella stessa direzione. Se nelle prossime settimane di fronte a una domanda in contrazione i prezzi non scenderanno, avremo una ulteriore prova che il mercato nell'elettricità non funziona.
Ci sono indicatori indiretti sul funzionamento del mercato elettrico?
Sì, quello che mi raccontava un amico, navigato trader di Chicago: bisogna allarmarsi sul cattivo funzionamento di un mercato – diceva – quando sulle pagine dei giornali si infittiscono le fotografie e le citazioni dei manager. Sulle pagine dei giornali c'è stata la stagione degli immobiliaristi, poi degli assicuratori e dei banchieri pigliatutto; ora l'attenzione della stampa si è spostata sulle facce che rappresentano le grandi utility ed è un segnale che dovrebbe proccupare.
Cambiamo argomento: ci fa un cenno sul tema del pacchetto europeo "clima ed energia" di cui si dibatte anche oggi?
Per me è fuori dall'agenda. Quando Angela Merkel imposta una manovra da 500 miliardi (ripeto, 500 miliardi) per salvare le banche tedesche dalla crisi finanziaria, allora sul pacchetto europeo c'è poco da dire.
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