20/09/2009

Il mistero dei bond falsi Miliardi verso la Svizzera

Il mistero dei bond falsi Miliardi verso la Svizzera

 

Titoli di Stato Usa. «Risalgono agli anni ’30». Fermati giapponesi e filippini: forse tentavano una truffa

 

MALPENSA (Varese) — Già la prima volta sembrava impossibile: 131 miliardi (miliar­di!) di dollari Usa in titoli di Stato sequestra­ti in un colpo solo a due giapponesi. Accade­va all’inizio di giugno alla frontiera ferrovia­ria italo-svizzera di Chiasso. Mistero sulla lo­ro provenienza e sulla loro destinazione. Adesso il mistero si moltiplica per due per­ché lo scorso agosto uno stock quasi identi­co di bond americani è stato intercettato al­l’aeroporto di Malpensa nel bagaglio di due filippini diretti in Svizzera: stavolta addirittu­ra 180 miliardi di dollari, l’equivalente del de­bito di un Paese come il Brasile, roba in gra­do di terremotare l’intero mercato finanzia­rio del pianeta.

Chi sta cercando di piazzare una quantità di bond e obbligazioni per un valore pari a due punti di pil americano? E cosa sarebbe successo se a Chiasso e a Malpensa non fos­sero intervenuti gli uomini in divisa? A far rientrare parzialmente l’allarme c’è una noti­zia dell’ultima ora che trapela dagli ambienti investigativi: i titoli bloccati a Malpensa so­no quasi certamente delle patacche. E quasi certamente lo sono anche quelli di Chiasso perché i due carichi appartenevano quasi in­teramente alla stessa partita: titoli — in appa­renza — emessi dal governo americano ne­gli anni ’30, all’indomani della Grande De­pressione. La Guardia di Finanza di Malpen­sa attende nelle prossime ore una mail dagli Stati Uniti: sarebbe la conferma che quella trasportata dai due filippini è in realtà solo carta straccia.

«Ma di certo nessuno ha interesse a dire che i bond di Malpensa e Chiasso sono ve­ri... » si lascia maliziosamente sfuggire uno degli inquirenti. Senza dubbio: se i titoli ve­nissero messi tutti all’incasso, le finanze Usa andrebbero a fondo in un battibaleno e lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il giallo finanziario resta tutto. L’ultimo capito­lo lo hanno scritto a Ferragosto i finanzieri all’aeroporto milanese, controllando il conte­nuto di due valigette 24 ore in mano a una coppia di viaggiatori con passaporto filippi­no: 180 miliardi di dollari, seppur non in contanti, una cifra comunque sbalorditiva e senza precedenti. I due fanno scena muta di fronte alle do­mande degli inquirenti e per loro scatta (e perdura) l’arresto, anche perché la Finanza ha ben presente quanto accaduto due mesi prima ai loro colleghi di Chiasso. Ai primi di giugno, su un treno diretto a Basilea ci sono due distinti signori giapponesi, Akihiro Yamaguchi e Mitsuyoshi Watanabe: in un doppio fondo delle loro valigie ci sono bond americani per 131 miliardi di dollari. Una pic­cola parte del carico è costituita da «Kenne­dy bonds» emessi fino agli anni ’90 e così chiamati perché riportano l’effigie del presi­dente ucciso a Dallas; la maggior parte, inve­ce, sono titoli antecedenti la Seconda Guerra mondiale. «Ai finanzieri i due dissero che si trattava di reperti storici senza valore», ricor­da l’avvocato comasco Massimo Scopelliti che fu chiamato come difensore d’ufficio. Sa­rà, ma perché nascondere dei souvenir in un doppio fondo?

Yamaguchi e Mitsuyoshi vengono subito rilasciati dalle autorità italiane e da allora so­no spariti. La notizia fa quasi subito il giro del mondo scatenando specie negli Usa rea­zioni ufficiali e fantasiose congetture. Una fo­to dei titoli sequestrati viene inviata via mail a Washington e il 19 giugno Stephen Meye­rhardt, portavoce del Tesoro americano di­chiara: «Quei titoli sono falsi». Ma il giudizio si basa solo su una immagine scannerizzata e su una considerazione: di quelle obbligazio­ni negli anni ’30 ne risultano emesse per un valore di 105 miliardi, molto meno dunque di quanto sequestrato a Chiasso. Si aggiunge al coro anche Darrin Blackford, «spokeman» della Cia che il 25 giugno dichiara: «Quei tito­li non sono stati emessi dal governo Usa». Ma le fonti, benché ufficiali, non rassicura­no la stampa americana: il Financial Times arriva a ipotizzare lo zampino della mafia nel traffico dei bond, ma è solo una ipotesi che appare più dettata dal folclore (se quei titoli vengono dall’Italia, deve esserci per forza di mezzo il Padrino). Il «carico da 11» ce lo mettono invece qual­che giorno dopo l’agenzia Asia News e il gior­nalista americano Hal Turner: i titoli sono ve­ri e il governo giapponese sta tentando di li­quidarli perché non crede più nelle possibili­tà del governo Usa di far fronte al suo debito pubblico; a supporto della tesi viene aggiun­to un particolare suggestivo: uno dei due bu­sinessmen giapponesi transitati da Chiasso è imparentato con un alto dirigente del Teso­ro giapponese. Ma Turner non è in grado di citare le fonti del suo scoop e la sparata si riduce a un semplice fuoco d’artificio.

Su Internet a questo punto circola una nuova versione: durante la Seconda guerra, diversi Paesi belligeranti hanno stampato e messo in circolazione moneta e titoli dei Pae­si nemici perfettamente contraffatta. Ecco perché dei giapponesi (o dei filippini) sono in possesso di titoli americani degli anni '30, ecco perché quanto sequestrato a Chiasso e Malpensa può essere gettato nel cestino. Se anche così fosse, resta in piedi un interroga­tivo: quale era lo scopo dei corrieri dei bond? Secondo fonti della Finanza italiana l’obietti­vo era depositarne una piccola parte in ban­che svizzere a mo’ di garanzia e sperare in questo modo di ottenere denaro contante. Nessun terremoto finanziario planetario, in­somma, ma solo una versione di Totò e Pep­pino con gli occhi a mandorla. Una risposta definitiva è attesa nei prossi­mi giorni: a Como si riunirà una commissio­ne di esperti Usa che esaminerà «de visu» i bond di Chiasso, la Finanza di Malpensa an­nuncia la chiusura delle indagini per i prossi­mi giorni.

Claudio Del Frate

Fonte: Corriere della Sera


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14/03/2009

Passera: «Sì ai Tremonti bond»

Passera: «Sì ai Tremonti bond»

 

L'amministratore delegato di INTESA SANPAOLO al forum di Cernobbio. «I prefetti a controllo sull'erogazione del credito? Non è stata in nessun modo una decisione saggia»

 

Corrado Passera (Imagoeconomica)
Corrado Passera (Imagoeconomica)

CERNOBBIO (COMO) - Al prossimo consiglio di gestione del 20 marzo Intesa Sanpaolo darà il via libera ai Tremonti bond. Lo ha confermato l'amministratore delegato del gruppo, Corrado Passera, a margine del forum di Confcommercio, in corso a Cernobbio. «Credo di sì, anche se continuano a presentarli come una specie di punizione» ha detto Passera, rispondendo ad una specifica domanda. Così dopo il Banco Popolare di Milano che ha presentato istanza ufficiale per 1,45 miliardi, anche Intesa Sanpaolo sembra accogliere la proposta del governo.

CONTROLLO DEL CREDITO AI PREFETTI - Affidare ai prefetti il controllo sull'erogazione del credito «non mi sembra una decisione in nessun modo saggia». Lo ha detto a margine del Forum di Cernobbio, l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, sottolineando però che se il governo andrà avanti su questa strada le banche assicureranno comunque «la massima collaborazione». Se la decisione del Governo sarà di affidare il controllo sul credito ai prefetti, spiega Passera, «tutte le banche responsabilmente daranno il massimo della collaborazione, ma, mi lasci dire - aggiunge - cosa c'entrano i prefetti?». Secondo l'ad di Intesa Sanpaolo, la crisi fortissima che il Paese sta attraversando «non si affronta con decisioni demagogiche». Il coinvolgimento dei prefetti, «creerà disagio agli stessi prefetti e alle eventuali aziende reclamanti. Inoltre, quello che dico - aggiunge - e credo di interpretare anche la sensazione delle imprese è che l'idea che l'amministrazione e attraverso questa la politica entri nella tematica dell'erogazione del credito non è una cosa di cui si sente il bisogno. A me non pare una buona idea». Tanto più che, conclude Passera, «di controllo e di vigilanza ce ne è sicuramente molta. È importante non voler tutti fare tutto».