20/03/2009

Erba thriller

Erba thriller

 

In riva al lago dove hanno giocato Lombardi e Borgonovo. Salgono a sei i casi di Sla legati allo stadio di Como. Veleni e vernici nel mirino

 

Stefano Borgonovo
Stefano Borgonovo


COMO — Se questi fili d'erba potessero parlare si esprimerebbero in laghé con la cadenza saltellante della musica di Van de Sfroos che fa ballare il Sinigaglia prima delle partite e racconterebbero storie di confine e sogni in parastinchi, dal paradiso della A (13 campionati, un sesto posto come miglior risultato nella stagione del debutto, '49-'50) al precipizio della serie D, polenta uncia e belloni venuti da Hollywood, pugni dati (Ferrigno) e pugni presi (Bertolotti), perché nemmeno un uomo di mondo come George Clooney può immaginare che una gelida domenica del novembre 2000 negli spogliatoi di questo stadio si sfiorò la tragedia e che la sua erba, questi fili bagnati dall'umidità del lago, è entrata dentro il fascicolo di un'inchiesta della Procura di Torino che scava tra morti e malati, Sla e patologie letali, fregandosene della classifica (6˚ a 43 punti in C2) e dei gol di Luca Facchetti, il centravanti col futuro nel cognome sulle cui spalle (larghe) appoggia la voglia di rinascita.

I casi di sclerosi laterale amiotrofica, la malattia dei calciatori, che affondano le radici nei centodue anni di vita del Football Club Como sono diventati sei. Il più celebre è Stefano Borgonovo, 86 presenze e 16 reti, 45 anni martedì, malato da quattro. Il più rimpianto Adriano Lombardi, regista carismatico degli anni Settanta (132 presenze), deceduto nel 2007. L'ultimo emerso Maurizio Gabbana, due stagioni in B ('76-'78); era l'alternativa ideale a Fontolan. Il meno noto Celestino Meroni, amatissimo fratello di Gigi con cui era cresciuto nel vivaio della società lariana prima che la farfalla prendesse il (breve) volo verso il mito granata: morto anche lui, nel 2001, di Sla. Albano Canazza, divorato dalla sclerosi laterale amiotrofica a 38 anni. E Piergiorgio Corno, che tra violente onde d'affetto e rassegnazione quella roccia di sua moglie Mariagrazia definisce «il recordman»: 6 presenze ('65-'66), un quasi gol alla Cremonese (che ha la sua vittima di morbo di Gehrig: Attilio Tassi), 15 anni marcato a uomo, molto molto stretto, dalla Sla. Piergiorgio lotta in un letto della villetta di Albate, irrorato da una commovente spiritualità: «Nella mia vita ho capito che nulla è accaduto per caso — ha scritto proprio ieri sul suo computer —. Più volte la presenza di un'entità superiore si è manifestata e per questo vedo la Sla come un percorso che ha una sua ragione, che non capirò mai con la razionalità umana. Ma verrà un momento in cui tutto sarà chiaro».

E che dire del tumore di Guido Quadri, della leucemia di Andrea Fortunato, della vasculopatia cardiaca di Giuseppe Longoni, brevemente transitati dal Sinigaglia, dal campo d'allenamento di Orsenigo e dall'esistenza? Il mistero dell'erba di Como potrebbe risalire ai primi del '900, ai tempi della bonifica della zona paludosa alla foce del torrente Cosia, quando i barconi carichi di rifiuti tossici provenienti dalle fonderie di Dongo attraccavano proprio là, all'orizzonte dello storico «buco» nel settore distinti sparito negli anni Novanta in una ristrutturazione del Sinigaglia. Se fossero davvero i veleni nel sottosuolo (cadmio, cromo, piombo, manganese, nichel) a causare l'impazzimento del motoneurone alla base della Sla, avrebbe ragione Oscar Brevi, capitano del Como di Stefano Di Chiara, quando dice che «io sono scettico, al Sinigaglia giochiamo 16-17 partite a stagione, però non dovrebbe essere difficile appurarlo, cosa impedisce di analizzare il terreno, cercare sotto l'erba e sotto lo stadio?» anche se alla tesi dell'erba killer da queste parti non crede nessuno, «una panzana» sbotta Mariagrazia Corno, «mai sentito parlare di materiali tossici » dice Paolo Mascetti per cinquant'anni medico sociale del Como, «al massimo carbone cotto, marogna come diciamo noi in dialetto, per aiutare il drenaggio del prato» ricorda Livio Prada, lucidissimo 79enne, factotum lariano dagli anni Quaranta a oggi, la memoria storica a cui nominare Meroni Gigi nato all'oratorio di San Bartolomeo, provincia del Sinigaglia, fa bagnare ancora gli occhi. Eppure si indaga anche in questa direzione, guai a lasciare qualcosa di intentato: gli ispettori di Guariniello hanno fatto due sopralluoghi, si sono portati via avanzi di antiparassitari e vecchi barattoli incrostati di vernice verde, a Como, come in tutta Italia, si spennellano i campi per nascondere le tracce della gramigna, pratica confermata al pm dagli antichi manutentori del prato dello stadio, funghicidi a base di formaldeide (potentissimo antibatterico) e mani di verde per truccare un campo di patate da diva, si studiano gli effetti neurotossici sull'essere umano, calciatori inclusi. Dove cresceva l'erba ora c'è un giallo drammatico e intrigante da risolvere. E la bruma sottile, che sale dal lago mentre Di Chiara manda la squadra sotto la doccia, rende tutto meno chiaro

Gaia Piccardi


09/10/2008

BORGONOVO DAY

BORGONOVO DAY
Lo stadio pieno per Borgonovo
Baggio: «Stefano è un eroe moderno»
. Dopo il tributo della curva Fiesole e di un Franchi strapieno, Borgonovo ha lasciato un messaggio sul pc collegato ad un maxischermo: «Grazie a tutti, penso che insieme abbiamo fatto nascere qualcosa che distruggerà la "stronza"»
 
Uno striscione in mezzo al campo che lo accoglie. I campioni di allora e quelli di oggi di Fiorentina e Milan che indossano le loro maglie. Lo stadio Franchi è pieno e il momento è emozionante. Eccola, la «B2», quella doppia lettera che sta per Baggio e Borgonovo, ex compagni di squadra e di vita. Borgonovo arriva accompagnato proprio da lui, dal Codino, e riceve il saluto e il tributo della curva Fiesole e poi, di tutto lo stadio. Sorride lui, sorride Baggio, in maglia viola e il sorriso sembra arrivare dagli stessi spalti, dai tifosi che lo abbracciano con uno striscione che recita «B&B calcio da sogno, forza Stefano, grande ragazzo, semplice e buono». Accompagnato da Baggio fa il giro dei suoi ex compagni e dei nuovi giocatori. Gullit è il più emozionato, non riesce a smettere di piangere, da Prandelli si ferma qualche secondo, un abbraccio e alcune parole. E quando torna a guardare la partita lascia il primo messaggio alla città da un computer collegato ad un maxi schermo: «Penso che insieme abbiamo fatto nascere qualcosa che distruggerà la "stronza"», definendo con una parola forte la malattia che lo ha colpito, la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). «Volevo dire ai malati miei compagni di viaggio di crederci, di credere nel calcio, nei calciatori e nella Lega Calcio». «Lasciate fuori il calcio - la sua conclusione - perchè il calcio non c’entra nulla».
UNA PARTITA CONTRO LA SLA. Emozioni, sentimenti, ricordi. Nostalgia. E speranza, quella che questa partita tra Fiorentina e Milan di ieri e di oggi possa segnare l’inizio di una battaglia vincente alla Sla, che fa paura ai calciatori e ne uccide alcuni. Fiorentina e Milan, insieme per la Fondazione Borgonovo, per raccogliere i fondi necessari a far crescere la ricerca contro questa malattia che toglie parola e muscoli, che fa vivere attaccati ad una macchina, che circoscrive il mondo ad un letto o a una sedia a rotella. Questa è la vita di Stefano Borgonovo, che segnava in viola e in rossonero, che giocava con Baggio e con Gullit. Ora la sua partita è stimolare la ricerca con la Fondazione che porta il suo nome. E allora ecco «Tutti per Stefano Borgonovo», una partita che è un evento, non una sfida, ma una festa. Per dare gioia a Stefano, per far sorridere gli occhi con cui ora parla. Sorrisi e lacrime, perchè dagli occhi di Borgogol escono lacrime quando entra sul prato del Franchi, accompagnato da Roby Baggio (tornato appositamente a Firenze dopo sei anni), quando legge lo striscione ai piedi della curva Fiesole che recita «B e B... fantasia al potere... calcio da sogno... forza Stefano grande ragazzo semplice e buono». E la sua mente sarà andata a quella stagione 88-89, fantastica, dove le premiata coppia delle B segnò 29 gol.
 
ROBY BAGGIO. Il mitico Codino ha trascorso il pomeriggio con Borgonovo e non nasconde l'emozione. « Stefano per me - dice - è un eroe moderno, capace di mettere la sua faccia e la sua sofferenza in mostra ai fini della ricerca per una malattia ancora conosciuta poco. Dobbiamo dire grazie al suo coraggio perchè non ha nascosto la malattia, anzi l’ha resa pubblica. Assieme, a Firenze, abbiamo fatto cose incredibili. Poi ognuno ha preso la propria strada. Io però sono sempre tifoso viola». «Le due ore che ho passato con lui - ha spiegato l’ex Codino - sono state intensissime. E mi hanno insegnato molto. Quel che mi ha colpito è stata la sua voglia di vivere, nonostante la malattia. Abbiamo comunicato attraverso il suo computer, mi ha parlato dei nostri tempi, quando giocavamo insieme nella Fiorentina, e della nazionale». La notizia della malattia del suo ex compagno «è stata inaspettata - ha aggiunto Baggio - e mi ha toccato dentro, perchè conoscevo la sua vivacità in campo e fuori. Non tutti avrebbero avuto il coraggio di raccontare questo male». Quanto al legame tra calcio e Sla, Baggio si è detto convinto che «non esista un problema di omertà del calcio, perchè la sclerosi laterale amiotrofica colpisce tutti, anche persone non sportive. Il problema è che è una malattia che si conosce poco».

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TRENTAMILA SPETTATORI. L’inizio di una storia nuova, quella che trasforma la malattia di Borgonovo in condivisione per trentamila spettatori e per chi sta davanti alla tv sintonizzato su Sky. E Borgo sorride e scrive «Grazie Firenze». Arrivano i gol (Massaro, Pazzini), come i messaggi che Borgonovo scrive con gli occhi su uno speciale computer che li rilancia sul maxi schermo del Franchi. Ronaldinho cerca magie, ma la Fiorentina segna: Da Costa, ancora Pazzini (finirà 4-1, segna anche Nappi). Alla fine Stefano Borgonovo esce dallo stadio Franchi sotto il potente applauso del pubblico di Firenze, passando in mezzo a ue file composte dagli ex compagni di Fiorentina e Milan e accompagnato da Roberto Baggio. «Borgo grazie di tutto» e «Borgonovo uno di noi» i cori che gli hanno intonato i tifosi della Fiesole quando Baggio lo ha portato sotto la curva, poi al momento della sua uscita gli è stato tributato un applauso di quasi cinque minuti, seguito da un coro anche per Roberto Baggio.

 
«Ero sicura che Firenze avrebbe risposto così - ha dichiarato la moglie di Borgonovo, Chantal, a Sky - sono molto felice per Stefano, questa serata gli darà tanta energia che gli basterà per almeno due anni. Ai malati di Sla dico di non abbandonare mai la speranza: io ho fiducia nella scienza e penso al futuro con ottimismo». «Che emozione tornare sotto la Fiesole - dice Baggio - e dopo questa serata credo ancora di più nella possibilità di aiutare Stefano». Borgonovo duetta con Baggio: «Sai Roby che a vederti qui, hai qualcosa dell’allenatore». E l’ex Codino, che nell’intervallo aveva battuto un rigore a Mareggini segnando risponde: «Non capisci niente». È la notte di Borgonovo e di Baggio. È la notte del ritorno della B2. «Sei il giocatore più forte degli ultimi 50 anni», dice Borgo a Roby. È una notte di gioia in cui la Sla fa meno paura.

17:37 Scritto in SALUTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: borgonovo, salute, ricerca, sla, sclerosi | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook