30/12/2009

Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino

Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino

 

Il responsabile descritto come un immigrato di carnagione scura. Tentato stupro martedì sera in zona Cenisio. Forse in azione lo stesso uomo degli stupri di Affori e Isola

 

MILANO - Una donna di 32 anni è stata aggredita martedì sera da un uomo di colore che ha tentato di spogliarla e l'ha baciata. L'aggressore è stato messo in fuga da un condomino che si è avvicinato. L'episodio è avvenuto in zona Cenisio a Milano. Gli investigatori non escludono che questo episodio possa essere stato commesso dallo stesso uomo che ai primi di novembre ha aggredito un'altra donna in zona Affori con le stesse modalità: sorprendendola nel box di casa e riuscendo a portare a termine una violenza sessuale dopo averla rapinata. La descrizione combacia anche con quella dell'aggressore che ha colpito per strada al quartiere Isola.

L'AGGRESSIONE - La donna è rientrata a casa con la sua auto e, secondo quanto ha raccontato alla Polizia, è stata aggredita da un uomo alto circa 1.70, dalla carnagione scura, all'apparenza africano, che le ha strappato la catenina d'oro, un bracciale d'argento, e si è fatto consegnare 100 euro. Dopo averla rapinata l'ha spinta nell'auto e l'ha palpeggiata e baciata. La giovane ha gridato e chiesto aiuto colpendo il vetro della macchina. Un condomino, Francesco R., 45 anni, è stato attirato dalle urla e da uno zainetto abbandonato dall'aggressore nel box. Nella fuga l'uomo ha spintonato il condomino, è riuscito a recuperare lo zaino e poi si è dileguato scavalcando un cancello. Sul posto è stato chiesto l'intervento del 113. La vittima non ha riportato lesioni, ma si è rivolta al centro antiviolenze del Policlinico Mangiagalli di Milano per un aiuto psicologico.

I PRECEDENTI - Secondo gli inquirenti, l'aggressore potrebbe essere lo stesso responsabile di due episodi analoghi avvenuti a novembre, in via Pellegrino Rossi (Affori) e in via Borsieri (Isola). Nel primo caso la vittima, aggredita nello scantinato in casa, aveva attirato l'attenzione dei condomini spegnendo i contatori della luce, mentre in via Borsieri angolo via Pepe una ventunenne era stata rapinata, trascinata in un parcheggio e costretta a un rapporto orale dal suo aggressore.


20/07/2009

Box, ritardi e prezzi raddoppiati Il Comune: no agli aumenti

Box, ritardi e prezzi raddoppiati Il Comune: no agli aumenti

 

Govone, Risorgimento, Darsena: centinaia i proprietari sulla carta. Costruttori in liquidazione e cantieri infiniti. I clienti: una truffa, per fare il rogito ci chiedono sempre più soldi.

 

Il cantiere infinito in piazza XXV Aprile (Newpress)
Il cantiere infinito in piazza XXV Aprile (Newpress)

MILANO - Proprietari, ma «precari». I 267 citta­dini che hanno comprato un box in via Govone, zona Mac Mahon, aspettano da gennaio 2007 di firmare l’acquisto di fronte a un notaio. Dopo due anni e 3 mesi di ritardo sui lavori, oltre 40 mi­la euro già pagati e una richiesta d’au­mento dei prezzi del cento per cento, possono usare il loro garage. Ma ne hanno preso possesso secondo l’inedi­to equilibrismo giuridico della cessio­ne «a titolo precario». Altri 23 cittadi­ni, che contestano il rincaro dei prezzi, non hanno neppure ritirato le chiavi. Va anche peggio in piazza Risorgimen­to: qui altri acquirenti, che si sono rifiu­tati di cedere ad aumenti di prezzo del loro garage (aumenti giudicati illegitti­mi dal Comune), sono stati esclusi dal­la cooperativa. «E ora andremo in Tri­bunale», dicono.

Poi c’è piazza XXV Aprile, dove il costo dei box è già salito da 26 a 33 mila euro. Prima ancora del­l’inizio dei lavori. La politica dei parcheggi interrati ha disseminato la città di crateri prima, di contenziosi e battaglie legali oggi. I ca­si di Govone, Risorgimento e XXV Apri­le sono tutti legati alla stessa azienda, la Vfv Consultecno della famiglia Villo­resi. Una galassia di cooperative rag­gruppate nel consorzio edilizio «Il Qua­drello». E due Spa, tra cui quella che do­vrà scavare per costruire 700 posti au­to sotto la Darsena. Lì sui Navigli, il cantiere non è neppure partito. E da tre anni l’antico porto di Milano è ridotto a una discarica, in cui gli unici a goder­sela sono i topi che sguazzano tra fan­go e immondizia. Le nuove perizie spiegano come è stato impostato l’«affare box»: dal 2001 l’«interesse pubblico» di ridurre il traffico ha dato il via a oltre duecento cantieri per parcheggi sotterranei, un giro d’affari da oltre un miliardo di eu­ro, finito per lo più in mano a 5 grossi gruppi di costruttori. Con un sistema di regole che garantiva sentieri e scor­ciatoie.

Funzionava così: il Comune metteva a bando un’area, si faceva la gara, se l’aggiudicava quasi sempre la prima azienda ad essersi proposta. A quel punto veniva fissato un prezzo medio a cui vendere i box, i cittadini accorrevano e pagavano, poi spuntava­no una miriade di lavori «imprevisti» in corso d’opera e i prezzi salivano del 10, 20, 50 per cento. E anche di più. Con il cambio della giunta, da Albertini a Moratti, e con la città martoriata da lavori infiniti e proteste, è arrivata una stretta sulle regole. Il caso di via Govone è emblematico: a maggio 2004 l’area viene concessa al­la società «Il Quadrello», a patto che co­struisca il parcheggio in 540 giorni e venda i posti auto a un costo medio di 19.930 euro. I cittadini firmano e paga­no. I lavori dovrebbero terminare a no­vembre 2005, ma il parcheggio viene concluso oltre 2 anni dopo, a dicembre 2007. Ma la vera sorpresa è il prezzo: la richiesta per un box (come riportato dalla perizia «arbitrale» depositata il 30 giugno scorso) sale a 36.238 euro. Perché? L’azienda elenca una serie di impro­babili «imprevisti», come l’obbligo di doversi adeguare in corso d’opera alle leggi antincendio (che ovviamente do­vevano essere già rispettate nel proget­to iniziale).

In più chiede un aumento di quasi 3 milioni di euro (spese da di­stribuire tra chi ha comprato i box) per i due anni e tre mesi di ritardo. Rispon­de il Comune (il 3 ottobre scorso): «Si ritiene che l’operatore non possa avan­zare richieste di danni a fronte di pro­lungamenti » dovuti a «una sua carente organizzazione del cantiere». In sinte­si: aziende che prima avevano mano li­bera nell’allungare i lavori e alzare i co­sti, oggi si trovano di fronte il muro di Palazzo Marino. Che, in Govone, rico­nosce un prezzo di vendita di 21 mila euro a box (il perito «arbitro» ha infine stabilito il prezzo finale a 24 mila). Risultato: due anni di braccio di fer­ro e rogiti non ancora firmati. Proteste: «Questo tirare in lungo è una sorta di ricatto». Ma oggi c’è un’incognita peg­giore. Perché una delle imprese che sta­va lavorando in XXV Aprile, la Cega, è in liquidazione dopo aver accumulato oltre 180 protesti in sei mesi. È la stes­sa che ha costruito il parcheggio di via Govone, con i box che i cittadini hanno pagato senza diventarne proprietari. Gli acquirenti «precari» oggi hanno pa­ura: «Se i nostri box venissero pignora­ti, perderemmo tutto».

Gianni Santucci