01/02/2009
Anche gli ex compagni contro Battisti«Per i fatti di 30 anni fa abbiamo pagato»
Anche gli ex compagni contro Battisti«Per i fatti di 30 anni fa abbiamo pagato»
La replica degli ex Pac (Proletari armati per il comunismo). «Troviamo infamante che Cesare Battisti ci qualifichi come collaboratori di giustizia o pentiti»
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LA REPLICA ALLA LETTERA - Lo dichiarano gli ex Pac (Proletari armati per il comunismo) Sebastiano Masala e Giuseppe Memeo, insieme alla moglie di Gabriele Grimaldi (morto nel 2006), Pia Ferrari, replicando alla lettera, diffusa venerdì, in cui Battisti li indica come responsabili degli omicidi per i quali è stato condannato in Italia. La dichiarazione non è sottoscritta da Sante Fatone, che diventò collaboratore di giustizia.
SPATARO: E’ UN ASSASSINO - «Le sentenze scritte contro di lui, pesano come macigni: Battisti è un assassino e della peggiore specie». Il procuratore della Repubblica aggiunto di Milano Armando Spataro replica così a Cesare Battisti, che dal Brasile rivendica la propria innocenza. Intervistato il magistrato ha dichiarato al Tg1: «Queste affermazioni, come quelle contenute nel provvedimento con cui si dà asilo politico a Battisti, sono perfino offensive per la giustizia e la democrazia italiana. Pertini disse che l’Italia è uno dei pochi Paesi se non l’unico Paese che si può vantare di aver sconfitto il terrorismo nelle aule dei tribunali e non negli stadi. Abbiamo il dovere della memoria che ci impone di perseguire anche a distanza di anni chi non ha rispettato le regole della convivenza, tanto più uccidendo il prossimo».
MADRE GRIMALDI - Intanto Laura Grimaldi, madre di Gabriele, morto negli anni scorsi e condannato con Cesare Battisti per l'attività dei Pac e accusato dallo stesso Battisti dell'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, è laconica nel commentare le accuse che l'ex Pac lancia al figlio dal Brasile: «Spero solo che il signor Cesare Battisti sia estradato». Laura Grimaldi, che scrisse anche un libro sulla vicenda giudiziaria del figlio, è consulente editoriale e fu anche direttrice della collana Il Giallo Mondadori.
GLI INTELLETTUALI BRASILIANI - E circa cinquecento intellettuali brasiliani hanno firmato un manifesto a sostegno di Cesare Battisti «Con una decisione coraggiosa e coerente con i suoi principi democratici e progressisti, il governo brasiliano (...) ha concesso l’asilo politico a Battisti», dichiarano i firmatari del manifesto - tra cui l’architetto Oscar Niemeyer e il drammaturgo Augusto Boal - diffuso a Belem nel corso del Forum sociale mondiale.
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| Tag: battisti, br, giustizia, estradizione, proletari armati, pac, pentiti | OKNOtizie |
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23/01/2009
Insulti a Ichino, Br allontanati dall'aula
Insulti a Ichino, Br allontanati dall'aula
Gli imputati «massacratore di operai». Il professore: «C'è intimidazione permanente». Momenti di forte tensione al processo di Milano contro le nuove Brigate Rosse. Interrotta la seduta
| Pietro Ichino, docente universitario, giuslavorista e senatore del Pd |
LA SCELTA DI ICHINO - Ichino aveva preso la parola per sottolineare come la sua scelta di costituirsi parte civile era stata presa «non tanto per me ma perchè le limitazioni, le intimidazioni permanenti alla libertà di pensiero sono qualcosa che pesa sull'intero Paese. Non mi importava tanto per me, ma non volevo svalutare quanto accade all'intera comunità accademica a cui appartengo». Immediata l'interruzione da parte degli imputati: «Siete una banda di sfruttatori, volete la libertà per sfruttare». Le dichiarazioni dei brigatisti, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, sono state accompagnate anche da qualche applauso dal pubblico.
CACCIATI DALL'AULA - Il presidente della Corte, Luigi Cerqua, ha a quel punto sospeso l'udienza e deciso di ritirarsi dall'aula per consentire agli agenti di polizia penitenziaria di individuare esattamente, quanti tra gli imputati, sono intervenuti e scortarli fuori dalla sala. Prima che Ichino iniziasse il suo intervento, era stato uno degli imputati, Davide Bortolato, a prendere la parola per una dichiarazione spontanea: «Il qui presente Ichino - aveva detto - si è costruito la propria carriera criminalizzando i lavoratori». «Siamo contenti di averlo qua, in aula - ha aggiunto Bortolato - . Contenti perchè in questo processo ci sono come parti civili lui, lo Stato e i fascisti di Forza Nuova: questo dimostra che la qualità del processo è politica. Un processo in cui le parti civili sono gli oppressori e gli sfruttatori e gli imputati coloro i quali lottano per i diritti dei lavoratori».
«CHI TOCCA LO STATUTO MUORE» - Dure le parole dello stesso Ichino durante la deposizione, dopo la ripresa del processo: «In Italia chi tocca lo statuto dei lavoratori muore». «In nessuna parte del mondo - ha puntualizzato il senatore - il dibattito sul diritto del lavoro rappresenta una minaccia da noi chi tocca lo statuto muore. Ma un paese democratico non può essere limitato nella sua possibilità di discutere. Questo rappresenta una grande sofferenza». Il docente ha poi ricordato, sollecitato dalle domande del pm Ilda Boccassini, come giá dal 2005 sia stato costretto a svolgere la sua professione universitaria perennemente scortato da agenti. «La loro presenza -afferma- è sempre stata evidente anche in aula, anche quando tenevo lezioni o dibattiti o quando ero nella mia stanza personale. E questo significava notificare a tutti, anche agli studenti, che io sono uno che dice cose per le quali c'è chi lo vuole far fuori. E questo limita e altera il rapporto di docente».
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23/11/2008
La Spezia, messaggio delle Nuove Br
La Spezia, messaggio delle Nuove BrI licenziamenti nel mirino degli autori del testo. Il comunicato, lasciato davanti all'ingresso della tv Primo canale, preannuncia il ritorno alla lotta armata
LA SPEZIA - Un messaggio a firma «Nuove Brigate Rosse» è stato fatto ritrovare davanti all'ingresso della redazione di Primo canale alla Spezia, vicino al Centro Kennedy. Il messaggio è stato attaccato con lo scotch sulla porta a vetri dell'ingresso principale ed è stato trovato da un giornalista.
LICENZIAMENTI E LOTTA ARMATA - Secondo le prime informazioni, nel documento si parla di licenziamenti e si preannuncia il ritorno della lotta armata. Il documento è stato sequestrato dalla Digos. «Nessun compromesso sarà possibile con i carnefici della libertà e dei diritti. Romperemo l' accerchiamento del regime plutocratico» si legge ancora nel documento, la cui intestazione reca la stella a cinque punte.
«INGANNO AI PROLETARI» - Il testo, scritto probabilmente con un computer e firmato con il normografo, è breve e riferisce dello «sfruttamento del proletariato». «L' inganno - si legge - non serve più: ormai tutti i proletari sanno che il governo capitalista, imperialista e i partiti classisti quali che siano (...) non fanno altro che imputridire questa crisi». Il documento conclude affermando che «il tentativo di spegnere le voci di dissenso che stanno nascendo nelle fabbriche e nei territori produrrà come unico risultato l' inasprimento e l'intensificazione della lotta armata».
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| Tag: br, la spezia, messaggio, brigate rosse, comunicato, televisione | OKNOtizie |
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13/11/2008
Brunetta: «Le Br vogliono farmi fuori»
Brunetta: «Le Br vogliono farmi fuori»Il ministro della Pubblica Amministrazione: «Sbagliato pubblicare indirizzi e mappe delle mie case». «Le inchieste giornalistiche su di me? sono una persona perbene»
| Renato Brunetta |
ROMA - «Sono sotto scorta perché le Br vogliono farmi fuori». Lo ha affermato il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, conversando con un suo interlocutore. Lo riferisce l'Agi. Brunetta, al centro di una inchiesta dell'Espresso, lamenta che «si siano pubblicati indirizzi, foto e mappe delle case dove risiedo».
MALIZIA - In precedenza, il ministro aveva detto: «Apprendo, da anticipazioni di stampa, che il settimanale L'Espresso mi dedica la copertina e un'inchiesta. Questa attenzione non può che farmi piacere, il contenuto ancora di più. L'inchiesta fruga nella mia vita. Fruga nel mio patrimonio. Fruga nella mia carriera universitaria. Fruga nella mia attività politica e di consulente. Fa tutto questo da par suo, con malizia ed esagerazione. Alla fine, però, restituendo il ritratto di una persona per bene».
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