29/07/2011
Tangenti, accuse ad altri 5 politici. C'è Brancher. Il nome di Matteoli
Tangenti, accuse ad altri 5 politici. C'è Brancher. Il nome di MatteoliLe carte. Il costruttore Proietti e l'appartamento di Tremonti: è vero, per due anni a quell'affitto ho provveduto io
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05/07/2010
Brancher di fronte ai giudici: “Mi dimetto”
Brancher di fronte ai giudici: “Mi dimetto”Il ministro al Decentramento e alla Sussidiarietà ha annunciato al processo Antonveneta la propria intenzione di dimettersi e ha chiesto il rito abbreviato. Berlusconi: "Decisione condivisa con me".
MILANO - Dimissioni dal governo, rinuncia al legittimo impedimento e richiesta di rito abbreviato. Si concludono così, davanti al giudice monocratico di Milano Annamaria Gatto, i 17 giorni da ministro di Aldo Brancher. Ad annunciare la decisione di lasciare il dicastero del Decentramento della Sussidiarietà è stato lo stesso esponente del Pdl durante l'udienza del processo Antonveneta, che lo vede imputato di ricettazione e appropriazione indebita insieme alla moglie. «Comunico in questa sede la mia decisione irrevocabile di dimettermi dall'incarico di ministro», ha detto Brancher. «Ho condiviso la decisione di dimettersi da ministro» ha commentato a caldo Silvio Berlusconi. «Conosco e apprezzo ormai da molti anni Brancher e so - ha aggiunto il premier - con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali» ha spiegato attraverso una nota il capo del governo. «Sono certo che superato questo momento - aggiunge Berlusconi - Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all'operato del governo e alla coalizione».
IL PRESSING DEL PREMIER - A spingere Brancher verso le dimissioni era stato lo stesso premier. Durante un vertice serale ad Arcore, il Cavaliere avrebbe convinto l'esponente Pdl della insostenibilità della situazione e dei rischi che l'immenente mozione di sfiducia avrebbe comportato sulla tenuta della maggioranza e nei rapporti con il Quirinale. La decisione di Brancher di lasciare l'incarico di governo dovrebbe a questo punto far allentare la tensione tra il presidente del Consiglio e Gianfranco Fini. E le parole di Italo Bocchino lo dimostrano. «Chapeau a Brancher. Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl» ha detto il parlamentare vicino al presidente della Camera. «Ci fa piacere aver avuto ragione - ha aggiunto - difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l'imputato dal suo giudice naturale. Il primo atto del "ghe pensi mi" berlusconiano va incontro alle nostre richieste e siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni, manovra e vita interna del Pdl».
RINUNCIA AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO - Prima di annunciare davanti ai giudici le dimissioni da ministro, Brancher aveva rinunciato al legittimo impedimento, spiegando di aver fatto una scelta «nel rispetto della famiglia» e anche «perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». È questo un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice della quinta sezione penale. Nel comunicare di aver rinunciato al legittimo impedimento, il ministro dimissionario ha detto anche: «Pensavo di dover privilegiare per un breve periodo gli obblighi verso il mio Paese ma siccome questa scelta è stata indebitamente strumentalizzata ho fatto diverse scelte: prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e poi anche perchè finiscano le strumentalizzazioni e speculazioni». Poi ha confermato la rinuncia al legittimo impedimento già annunciata dai suoi legali, le dimissioni da ministro e la scelta del rito abbreviato incondizionato. Il processo è andato dunque avanti a porte chiuse. Dopo la richiesta dell'imputato di essere giudicato con rito abbreviato, il presidente della quinta sezione del tribunale ha fatto uscire i numerosi giornalisti che erano in aula per proseguire con l'udienza. Il processo a questo punto verrà celebrato allo stato degli atti, cioè in base alle carte del fascicolo processuale. In aula si è concordando il calendario. Secondo i programmi preannunciati, la sentenza dovrebbe arrivare entro fine mese. Poco dopo le 10, Brancher ha lasciato il tribunale di Milano. Uscito da una porta laterale, ha abbandonato l'aula senza incontrare i cronisti e quindi senza rilasciare dichiarazioni.
LE OPPOSIZIONI ESULTANO - Pd e Idv esultano per le dimissioni di Brancher e parlano di una vittoria delle opposizioni. «Le dimissioni del ministro Brancher dimostrano che quando l'opposizione prende una iniziativa politica al di là dei numeri e dei rapporti di forza in parlamento, può ottenere dei risultati importanti» ha detto Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera.
Redazione online
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03/07/2010
Caso Brancher, tensione nel Pdl. Berlusconi: "Ghe pensi mi"
Caso Brancher, tensione nel Pdl. Berlusconi: "Ghe pensi mi"Acque agitate all’interno del partito per quanto riguarda il ruolo del neoministro nel governo. Voci di dimissioni, lui smentisce. Il premier: "Ho trovato un po' di ebollizione". Cicchitto: “Atteggiamenti costruttivi o separazione consensuale”.
Il tempo di tornare in Italia dopo una settimana di missioni all'estero; di verificare l'esistenza di "un po' di ebollizione a casa", culminata nello scontro di tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e uno dei coordinatori del Pdl, Sandro Bondi; e poi subito al lavoro per dipanare tutte le matasse sempre più ingarbugliate all'interno della maggioranza e allontanare le nuvole cupe che sembrano addensarsi sul governo fino a far parlare di una crisi. Arrivato a Roma dopo i vertici internazionali, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riunisce a palazzo Grazioli i vertici del partito per fare il punto della situazione.
"Ho trovato un po' di ebollizione a casa - ha detto Berlusconi - ma prenderò in mano la situazione con tutti i titoli dell'agenda politica cioè quelli della giustizia, intercettazioni, i temi della manovra economica ed anche i temi che riguardano le correnti nei partiti a partire da lunedì. Sono sicuro che se qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore in questo caso io sono certo di evitarlo di sicuro". Il premier poi si è lasciato andare anche a un milanesissimo "ghe pensi mi": ci penso io.
Ma nel Pdl è in corso una riflessione sul ruolo di Aldo Brancher nel governo. L'obiettivo è evitare il voto di sfiducia richiesto da Pd e Idv e in calendario l'8 luglio alla Camera. Ed è per questo motivo che il partito potrebbe chiedere al neoministro del Federalismo di fare un passo indietro. Oppure potrebbe essere lo stesso Brancher a decidere in tal senso. L'ufficiale di collegamento con la Lega è stato a palazzo Grazioli e dovrebbe vedere il presidente del Consiglio anche nel weekend. "C'è una riflessione in atto, qualcosa potrebbe succedere. Non è stata presa ancora nessuna decisione", dice qualcuno.
A parlare però è stato anche lo stesso Brancher, che ha detto: "Non ho mai parlato di passo indietro non so da dove arrivi la notizia. Verificherò da quali fonti del PdL è venuta fuori questa storia". Brancher ha quindi sottolineato che ha intenzione di confermare la sua presenza all'udienza del processo che lo vede imputato con la moglie. "Non so perché dovrei rimangiarmi quello che ho detto".
Che nel partito però ci siano fibrillazioni lo si capisce anche dalle parole di Fabrizio Cicchitto, fedelissimo di Berlusconi. "C'è qualcuno che nel Pdl ha preso come modello la litigiosità del Pd e cerca di importarla all'interno del centro-destra dimenticando che essa è stata una delle ragioni delle ripetute sconfitte del centro-sinistra. Anzi – prosegue il capogruppo alla Camera - c'è chi sembra credere che la permanente rissa verbale sia la quintessenza della democrazia interna. Al punto in cui siamo, in un lasso ragionevole di tempo, o si definiscono in modo serio i termini di una convivenza fondata su atteggiamenti positivi e costruttivi, oppure sarà più ragionevole definire una separazione consensuale". "In ogni caso - conclude - i problemi serissimi che ci stanno davanti non consentono di passare il tempo in una dialettica basata sulle note d'agenzia. D'ora in avanti ci dovremo concentrare sul sostegno all'iniziativa politica e di governo di Berlusconi e sulla definizione di un complesso di riforme sul quale sviluppare l'azione politica e parlamentare".
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26/06/2010
Il no del pm di Milano al Brancher «Non si sa quali impegni possa avere»
Il no del pm di Milano al Brancher «Non si sa quali impegni possa avere»Il magistrato dell'inchiesta bpi. La motivazione del rifiuto alla richiesta di «legittimo impedimento». E lo sfogo: «Mi sento preso in giro»
MILANO - «Mi sento preso in giro da Brancher che oggi doveva essere in aula: non c'è nessun legittimo impedimento». Lo ha affermato, con toni duri, il pm Eugenio Fusco che rappresenta l'accusa nel processo in cui il neo ministro Aldo Brancher è imputato per appropriazione indebita e ricettazione, nell'ambito di uno stralcio della inchiesta sulla scalata di Bpi ad Antonveneta. Il pubblico ministero ha parlato di «lacune» nella certificazione con cui la presidenza del Consiglio attesta il legittimo impedimento di Brancher.
IMPEGNI IMPRECISATI - Il pm si è opposto alla concessione del rinvio per legittimo impedimento chiesto dal ministro Aldo Brancher in quanto, nella documentazione della presidenza del Consiglio, «non sono minimamente precisati» quali sono gli impegni ministeriali dello stesso Brancher. «So che è ministro senza portafoglio - ha argomentato il pm - ma non so con quali deleghe del presidente del Consiglio». «Se non conosco le deleghe di questo ministro - ha detto - come posso immaginare quali sono i suoi impegni istituzionali?». (Ansa)
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25/06/2010
Caso Brancher: critiche anche dal centrodestra
Caso Brancher: critiche anche dal centrodestraCrescono i malumori della maggioranza per il neo ministro che si è appellato al legittimo impedimento. E dal Pd Bersani dice: "In Italia si fanno ministri per scansare la giustizia". Casini "Una brutta figura per il governo
Riprenderà domani il processo al ministro Aldo Brancher e alla moglie Luana Maniezzo, accusati di appropriazione indebita e ricettazione, nell'ambito della vicenda relativa alla scalata di Bpl ad Antonveneta. Il giudice Annamaria Gatto inviterà le parti a illustrare e discutere la richiesta di rinvio per legittimo impedimento continuativo presentata dai legali di Brancher. E' probabile che il giudice si riservi di decidere all'udienza successiva, il prossimo 5 luglio: dovrà scegliere se mandare o meno gli atti alla Corte Costituzionale, affinchè venga valutata la costituzionalità della legge sul legittimo impedimento oppure se stralciare la posizione di Brancher in attesa della scelta della Consulta, proseguendo il processo a carico della moglie.
Non si placano, intanto, le polemiche sulla decisione del ministro di appellarsi al legittimo impedimento: "E' inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega - afferma il 'finiano', Italo Bocchino - cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo". Dall'opposizione il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, rileva: "Ieri il mondo ha imparato due cose sull'Italia: che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia. Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda, perché il campionato mondiale di calcio si può anche perdere, ma non si può perdere la dignità delle istituzioni".
Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, incalza: il legittimo impedimento "bastava per il presidente del Consiglio, non c'era alcun bisogno di estenderlo ai ministri. La vicenda Brancher dimostra che il troppo stroppia e che è stato un infortunio, un grande errore politico per la maggioranza volerlo estendere ai ministri. Infatti, un conto è teorizzare una specifica funzione di Berlusconi come premier, su cui eravamo d'accordo, altra cosa fare la corsa per estendere il legittimo impedimento ai ministri, che è soltanto il prologo della corsa a fare dei nuovi ministri. A fare una brutta figura, però, non è solo Brancher, ma il governo".
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18/06/2010
Brancher ministro per il Federalismo. L’opposizione insorge
Brancher ministro per il Federalismo. L’opposizione insorgeUomo di collegamento tra Lega e Pdl, prima di questa investitura era sottosegretario alle riforme. L’Idv presenta un’interrogazione urgente. Di Pietro: "Il premier riferisca sulla ragioni di questa nomina visto che Brancher al momento è sotto processo"
ROMA - Aldo Brancher è stato nominato ministro per l'Attuazione del Federalismo. Il decreto è stato firmato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Brancher, che ha giurato nelle mani del Capo dello Stato, viene dunque "promosso" da sottosegretario alla presidenza del Consiglio a ministro senza portafoglio con delega al federalismo. Ne dà notizia un comunicato del Quirinale.
CHI È - Nato a Trichiana in provincia di Belluno il 30 maggio del '43, Brancher negli Anni '70 fu sacerdote paolino. Contribuì alla diffusione del settimanale "Famiglia cristiana", facendone uno dei più venduti d'Italia. Poi la carriera in Fininvest e Publitalia all'ombra di Fedele Confalonieri, il coinvolgimento in Tangentopoli nel ’93, l'elezione alla Camera dei deputati, la poltrona di sottosegretario alle Riforme. È considerato vicino al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e con lui è uno degli uomini di raccordo del Pdl con la Lega di Umberto Bossi. Lo stesso Tremonti assicura che quello per l'Attuazione per il federalismo sarà «un ministero low cost, molto low cost».
LA POLEMICA - Se la nomina di Brancher è accolta favorevolmente dai giovani del Pdl («Auguri di buon lavoro a un autentico riformista» afferma il coordinatore nazionale Francesco Pasquali), è invece durissima la reazione dei partiti di opposizione. «C'è da rimanere sconcertati davanti alla nomina di un nuovo ministro per il Federalismo - afferma, in una nota, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa - quando già esistono tre dicasteri come quelli di Calderoli, Bossi e Fitto. Se di fronte ai drammatici problemi degli italiani, la risposta del governo è un ministero in più per Brancher, c'è da mettersi le mani nei capelli...». Il Partito democratico, invece, punta il dito contro i problemi giudiziari del neo-ministro (il prossimo 26 giugno è fissata la ripresa del processo a suo carico: Brancher deve rispondere dell'accusa di appropriazione indebita in relazione a soldi incassati da Giampiero Fiorani nell'ambito di uno stralcio dell'indagine sulla scalata di Bpl alla Banca Antonveneta). «La sua nomina - dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti - aumenta il numero degli uomini di governo che possono avvalersi della norma privilegio sul legittimo impedimento che consente di sottrarsi 'agevolmente' dalle convocazioni in sede giudiziaria». «Se è vero che vogliono promuovere a ministro un tale Aldo Brancher, che io ricordo molto bene essere persona coinvolta in tangentopoli per fatti molto gravi - aveva invece dichiarato in precedenza il leader Idv, Antonio Di Pietro - a me pare che il messaggio che si manda ai cittadini sia uno solo: il delitto paga e che conviene fare il delinquente perchè magari si diventa anche ministro».
Redazione online
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