24/12/2010
Baldwin truffato da Costner, nel nome dell’ecologia
Baldwin truffato da Costner, nel nome dell’ecologiaIl disastro del golfo del Messico e una tecnologia depurativa. Un’intricata vicenda finanziaria vede protagonisti le due star di Hollywood
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27/07/2010
Marea nera, il capo della Bp lascia dopo le accuse
Marea nera, il capo della Bp lascia dopo le accuseL’amministratore delegato del colosso petrolifero, Tony Hayward, potrà godere di una buonuscita milionaria. Avrà inoltre un nuovo incarico in una joint-venture russa. Al suo posto l’americano Dudley
Cambio al vertice per il gruppo petrolifero Bp. La compagnia britannica ha confermato che l'amministratore delegato, Tony Hayward, lascerà il suo incarico a ottobre. La Bp ha aggiunto che il suo posto verrà preso dall'americano Bob Dudley, 54 anni.
Hayward, 53 anni, abbandona l'incarico in seguito alle durissime critiche sulla gestione del disastro della marea nera sprigionata nel Golfo del Messico a partire dal 20 aprile scorso, dopo l'esplosione di una piattaforma petrolifera. La Bp ha precisato che Dudley - che da giugno supervisiona le operazioni per contrastare le perdite di greggio - si stabilirà a Londra e passerà le sue attuali mansioni negli Stati Uniti a Lamar McKay, presidente di Bp America. Hayward rimarrà nel consiglio di amministrazione fino al 30 novembre e la compagnia intende assegnargli l'incarico di direttore non esecutivo di Tnk-Bp, la sua joint-venture russa.
In un comunicato ufficiale, la Bp ha spiegato che la decisione sull’avvicendamento è stata presa a seguito di un "accordo consensuale". Hayward riceverà un anno di stipendio come buonuscita: non ci sono cifre ufficiali, ma si parla di una forbice tra uno e 10,8 milioni di sterline. Il gigante petrolifero britannico ha annunciato inoltre che a causa del disastro della marea nera le sue perdite per il secondo trimestre dell'anno sono state di 16,9 miliardi di dollari. La compagnia ha anche fatto sapere di aver messo a bilancio una previsione di spesa di 32,2 miliardi di dollari (tasse escluse) a fronte di un attivo di 30 miliardi di dollari nei prossimi 18 mesi.
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22/06/2010
Marea nera, bocciata moratoria di Obama sulle trivellazioni
Marea nera, bocciata moratoria di Obama sulle trivellazioniLo ha stabilito un tribunale americano, che ha accolto il ricorso presentato da 32 compagnie petrolifere. La Casa Bianca ha annunciato che farà "immediatamente" appello contro la sentenza
No alla moratoria di sei mesi per le trivellazioni in acque profonde decisa dal presidente Usa Barack Obama ai primi di maggio dopo il dramma della Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico. Lo ha stabilito un tribunale americano di New Orleans, in Louisiana e la Casa Bianca ha annunciato che farà immediatamente appello.
La decisione è stata presa dal giudice distrettuale Martin Feldman, che ha accolto il ricorso guidato dalla Honbeck Offshore Services, attiva nel campo delle trivellazioni, secondo cui la decisione della Casa Bianca è arbitraria perché‚ nulla dimostra che le trivellazioni ad una profondià superiore ai 500 piedi (oltre 150 metri) siano più pericolose delle altre. Il ricorso ha l'appoggio, anche se implicito, del governatore della Louisiana, Bobby Jindal, un repubblicano all'opposizione, secondo cui "abbiamo un sacco di incidenti sui ponti, ma non per questo dobbiamo chiuderli".
La Casa Bianca farà immediatamente appello contro il giudice del Quinto distretto che ha bocciato la moratoria di sei mesi nelle trivellazione in acque profonde. Lo ha indicato il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, secondo cui "il presidente rimane decisamente convinto che continuare a trivellare a queste profondità senza sapere quello che succede non ha nessun senso e mette in pericolo" i lavoratori del petrolio e l'ambiente nel Golfo del Messico.
In Louisiana Obama ed il suo ministro dell'interno Ken Salazar hanno l'appoggio di numerosi politici locali, tra cui i due democratici che contano, la senatrice Mary Landrieu, e il neo sindaco di New Orleans, Mitch Landrieu. Non la pensa affatto allo stesso modo Jindal, una delle star emergenti del partito repubblicano, che aveva già criticato la Casa Bianca per le lungaggini burocratiche nella protezione delle coste minacciate dal greggio, chiedendo una maggiore autonomia a livello locale. Jindal, un fautore dell'intervento statale ridotto ai minimi termini, si era però detto contrario sin dall'inizio dell'inquinamento provocato dal pozzo della Bp, alla moratoria sulle trivellazioni, anche perché per lo Stato della Louisiana significa una riduzione drastica delle entrate fiscali. Il suo discorso è semplice: già soffriamo per pesca e turismo, non aggiungiamoci il petrolio.
Redazione online
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Rebrand BP: disegna il vero volto della British Petroleum
Rebrand BP: disegna il vero volto della British PetroleumI danni provocati dalla marea nera saranno irreversibili. Lo sa bene Greenpeace che ha deciso di dichiarare guerra al colosso petrolifero lanciando un concorso: ridisegnare il logo della società, ma questa volta svelandone il vero volto. Senza pietà.
Mentre la marea nera continua a devastare le coste americane, Greenpeace dichiara guerra al responsabile del disastro ambientale. Dopo una sciagura di tale portata l’organizzazione ambientalista ha pensato che il mondo intero dovesse sapere di cosa davvero si occupa la British Petroleum e ha lanciato così il concorso Rebrand BP. Lo scopo è realizzare un nuovo logo che metta in chiara luce la vera anima di BP.
Secondo l’organizzazione ambientalista, la principale fonte di estrazione petrolifera per la BP sono le sabbie catramose di Alberta in Canada: una miscela di sabbia, acqua e una forma molto densa di petrolio conosciuta come bitume, insomma, il modo più sporco di sempre di produrre l’oro nero. Allora, osserva Greenpeace, come mai nel logo appare l’immagine di un girasole mentre l’olio utilizzato è di tutt’altra natura? Ben Stewart, uno degli attivisti di Greenpeace, si sfoga sulle pagine del Sydney Morning Herald: “Ci vuole una bella faccia tosta ad utilizzare come logo un girasole quando il business della società è l’olio sporco”.
Il girasole giallo e verde che rappresenta la BP era stato creato nel 2000 per rimarcare la natura green della società, che nello stesso periodo aveva adottato lo slogan “Beyond Petroleum”, oltre il petrolio. Quello che ci è stato mostrato negli scorsi mesi dà però un’immagine diversa dell’azienda, ecco così rendersi necessario un restyling totale del logo che mostri il vero volto del colosso petrolifero.
I primi a dare l’esempio sono stati proprio gli attivisti di Greenpeace che all’alba del 20 maggio scorso si sono arrampicati sul palazzo della sede londinese della British Petroleum e hanno issato una bandiera con una versione rivisitata del logo aziendale, con qua e là degli schizzi neri a rappresentare il disastro in atto. Da qui l’iniziativa Rebrand BP.
Il progetto coinvolge tutti, da designer professionisti ad artisti amatoriali. Ci si può sbizzarrire come meglio si crede, fra colori, Photoshop e tutto quanto viene in mente. Per chi si sente più un copy che un grafico, si può sempre lanciare la propria idea e chiedere l’aiuto di un grafico disposto a collaborare. Il logo più bello verrà utilizzato nella nuova campagna internazionale di Greenpeace contro il gigante petrolifero. Dunque affrettatevi, le iscrizioni terminano il 28 giugno.
Intanto, mentre tutto il mondo si dà da fare per dare una mano, fra donazioni in denaro e preziosi aiuti per salvare gli animali e ripulire le spiagge, un gruppo di volontari ha avuto un'idea quanto meno originale: rivendere all’asta il petrolio raccolto dalla stessa falla, imbottigliato.
Basta collegarsi al sito HorizonRelief.org ed è fatta: con qualche dollaro potrete portarvi a casa una bella bottiglia di petrolio. Il sito spiega che mentre le grandi aziende coinvolte riceveranno facilmente aiuto dalla stessa BP o dal Governo, per i braccianti del settore e i pescatori è più difficile trovare un qualche supporto; da qui l’iniziativa: i proventi saranno totalmente devoluti ai lavoratori locali.
Insomma, un modo come un altro di raccogliere fondi. E se di una bottiglia di “crudo” della marea nera non ve ne fate niente, nessun problema: potrete fare delle donazioni senza portare a casa alcun flacone.
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16/06/2010
Marea nera, pompaggio interrotto La Bp perde fino a 60mila barili al giorno
Marea nera, pompaggio interrotto La Bp perde fino a 60mila barili al giornoDICIASSETTE PAESI HANNO OFFERTO IL PROPRIO AIUTO, NON C'È L'ITALIA. Fulmine su una nave: operazioni sospese per 5 ore. Il presidente nomina un nuovo responsabile
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| Due navi al lavoro nel golfo del Messico (Ap) |
WASHINGTON - Mentre la marea nera nel golfo del Messico non si ferma, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annuncia nella notte tra martedì e mercoledì, nel suo primo messaggio tv alla nazione diffuso durante il prime time, la nomina di un nuovo responsabile delle operazioni anti-greggio. Sarà Michael Bromwich, un ex vice ministro della Giustizia ed ex ispettore generale del ministero della Giustizia.
BATTAGLIA SENZA FINE - Quella contro la marea nera, del resto, sembra una battaglia senza fine: un incendio provocato da un fulmine su uno dei battelli che partecipano alle operazioni di pompaggio (il "Discover Enterprise") ha nuovamente obbligato la Bp a interrompere le operazioni, riprese poi dopo cinque ore di stop. L'incendio potrebbe provocare ritardi nell'avvio di un secondo sistema di contenimento con cui Bp dovrebbe poter aumentare le sue capacità di risucchio del greggio. Intanto esperti del governo federale comunicano altri numeri del disastro senza fine: la perdita di Bp è di un massimo di 35-60 mila barili di greggio al giorno (Bp ne cattura circa 15 mila).
OBAMA: «LO RESPINGEREMO» - Il disastro nel golfo del Messico è un pensiero ormai quotidiano per il presidente Obama, che sta perdendo rapidamente quota nei sondaggi di popolarità perché accusato di aver reagito troppo debolmente alla crisi ambientale. «È un assalto alle nostre coste e lo respingeremo con ogni risorsa che abbiamo a disposizione - ha detto ai militari della base aeronavale di Pensacola, in Florida, poco prima di ripartire per Washington da dove parlerà al Paese -. Faremo tutto il necessario, per tutto il tempo che serve». Obama ha visitato le spiagge turistiche della penisola. «Con il tempo di arrivare alla prossima stagione - ha affermato - non c'è alcun motivo di pensare che questa spiaggia dietro di noi non sarà bella come sempre, e Pensacola e le comunità costiere di tutta la Florida non ritornino fiorenti come sono sempre state».
OFFERTE DI AIUTO - Sono diciassette i Paesi che hanno offerto il proprio contributo agli Stati Uniti. Lo ha annunciato il dipartimento di Stato Usa, che ha reso noto l’elenco dei Paesi contributori: Corea del Sud, Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Russia, Svezia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Vietnam Spagna, Canada e Messico. Assente, almeno per il momento, l’Italia. Oltre all’impegno dei singoli Stati, hanno offerto un contributo anche l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, il Centro di informazione e monitoraggio della Commissione europea, l’Organizzazione marittima internazionale, l’Unità per l’ambiente dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari e il Programma per l’ambiente dell’Onu.
KEVIN COSTNER - Dopo aver rifiutato l'aiuto del regista James Cameron, la Bp fa appello a Kevin Costner. Gli esperti della compagnia petrolifera hanno riconosciuto che i macchinari dell'attore sono i più efficaci a ripulire l'acqua nera di petrolio e hanno piazzato un primo ordinativo per l'acquisto di 32 «centrifughe del mare». Si chiamano Ocean Therapy Solutions e l'attore ha impiegato circa 15 anni e 20 milioni di dollari per farle mettere a punto. Hanno la capacità di aspirare l'acqua, centrifugarla, e separare al 99% le sostanze inquinanti, senza produrre ulteriore inquinamento. Il protagonista di Waterworld, che ha un fratello scienziato specializzato in questo genere di tecnologie, finanziò a suo tempo il progetto che, 15 anni fa, sembrava avveniristico, ma che oggi pare essere il sistema più all'avanguardia per affrontare la marea nera. Le macchine hanno la capacità di separare il petrolio dall'acqua e possono filtrare fino a 750 litri di acqua al minuto. Intanto sulla società è arrivata la scure dell'agenzia Fitch, che ha abbassato il rating a lungo termine da AA a BBB, mentre quello a breve termine scende a F3 da F1. Pesano, in particolare, le richieste danni avanzate dal governo Usa e dalle autorità federali statunitensi.
Redazione online
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08/06/2010
Marea nera, Obama: "Quale sedere devo prendere a calci?"
Marea nera, Obama: "Quale sedere devo prendere a calci?"Il presidente americano, in un'intervista alla Nbc, alza la voce contro i responsabili del disastro ambientale nel Golfo del Messico. "La Bp ripagherà ogni persona che ha subito danni", dice. E Robert Redford gira un corto sulle conseguenze della macchia
Il presidente americano Barack Obama, a un mese e mezzo dall’esplosione della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, alza ancora la voce contro i responsabili del disastro ambientale. “Non me ne sto qui ad ascoltare gli esperti come se fossi al seminario di un college – ha detto in un’intervista alla Nbc –. Ci parlo per sapere da loro di chi sia il sedere che devo prendere a calci”. Il presidente ha tuonato anche contro Tony Hayward, amministratore delegato della Bp. “Dopo quel genere di commenti non lavorerebbe più per me”, ha affermato Obama. Il riferimento è alle parole che il numero uno della British Petroleum si è lasciato sfuggire nelle scorse settimane. “Nessuno più di me desidera che tutto questo finisca. Rivoglio una vita”, aveva detto.
Obama, criticato per la gestione dell’emergenza, ha ripetuto che la società petrolifera britannica ripagherà “appropriatamente ogni singola persona che ha subito danni”. Un sondaggio Washington Post/Abc, condotto tra circa 1.000 persone tra il 3 e il 6 giugno, ha rivelato che il 69% degli americani è convinto che il governo abbia fatto un lavoro "non così buono" o "poco soddisfacente" per contenere la crisi. Accuse arrivano anche da Robert Redford che, da ragazzo, ha lavorato nell’estrazione del greggio. L’attore, fondatore del Sundance Festival, ha criticato i politici per non aver preso alcun provvedimento contro le aziende petrolifere. “Continuano a sostenere le lobby del greggio – ha detto – ma dobbiamo cominciare a usare le energie alternative per creare un mondo più pulito”. Redford ha girato un corto di cinque minuti sui danni causati dalla marea nera.
Sono quasi 200 i chilometri di costa colpiti dalla fuoriuscita di petrolio. Dopo i rifugi degli animali selvatici in Louisiana e le isole in Mississippi e Alabama, il greggio ha raggiunto ora alcune delle famose spiagge bianche della Florida, dove l'industria del turismo vale 60 miliardi di dollari all'anno e offre lavoro a circa un milione di persone. La Bp, che progetta di sostituire l’attuale tappo con uno più grande, ha dichiarato di aver portato a 15.000 barili al giorno la raccolta del petrolio. Secondo gli esperti, però, dal tubo rotto in 24 ore escono circa 20.000 barili. L’inquinamento, quindi, continua. I danni causati dalla marea nera, dice il Wwf nella Giornata mondiale degli oceani, dureranno almeno 50 anni.
Redazione online
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