10/08/2009
Liberi i 16 marinai della Buccaneer
Liberi i 16 marinai della Buccaneer
Lo ha annunciato il ministro degli esteri Franco Frattini. La nave sequestrata da pirati somali l'11 aprile nel golfo di Aden con a bordo 10 italiani, 5 romeni e un croato
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| Il rimorchiatore Buccaneer |
SOMALIA - Sono stati liberati i sedici marinai che erano stati sequestrati in Somalia a bordo della nave Buccaneer. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Franco Frattini. Il rimorchiatore d'altura Buccaneer era stato sequestrato da pirati somali lo scorso 11 aprile nel golfo di Aden con a bordo dieci italiani (tra i quali il capitano), cinque romeni e un croato. Tutti i 16 membri dell'equipaggio sono stati rilasciati. Il rimorchiatore sta ora procedendo verso Gibuti accompagnato dalla nave della Marina militare San Giorgio, che da tempo si trova in zona proprio per seguire da vicino il sequestro.
«COMPIACIMENTO PER SOLUZIONE» - Frattini, ha espresso il suo «più vivo compiacimento per la positiva soluzione della vicenda», si legge in una nota della Farnesina. «Alle loro famiglie una partecipe vicinanza in questo momento di gioia, dopo mesi di comune attesa e preoccupazione». Frattini ha voluto ringraziare le autorità del governo di transizione somalo e in particolare il primo ministro della Somalia, le autorità del Puntland, il Dispositivo interforze di forze speciali imbarcato sulla San Giorgio e coordinato in area di operazioni dal Cofs (Comando interforze per le operazioni delle forze speciali) e «le diverse articolazioni istituzionali e di intelligence italiane che hanno aiutato lo sviluppo positivo del caso». Il ministro ha espresso anche «un sentito ringraziamento ai mezzi di informazione italiani per avere rispettato la linea di riserbo richiesta dalla Farnesina che si è ancora una volta rivelata giusta».
«NON È STATO PAGATO ALCUN RISCATTO» - «Non c'è stato blitz e non è stato pagato alcun riscatto. Al momento convenuto i militari sono saliti a bordo del Buccaneer e hanno preso possesso della nave». Lo ha detto Silvio Bartolotti, general manager della Micoperi, l'azienda ravennate proprietaria del rimorchiatore. La nave - ha aggiunto - è già in navigazione verso Gibuti, dove dovrebbe arrivare entro un paio di giorni, scortata da navi militari. «I miei uomini stanno tutti bene - ha precisato Bartolotti - e una volta arrivati a Gibuti valuteranno la situazione, secondo l'umore psicologico, se proseguire in nave o se rientrare in Italia in aereo. Io comunque prenderò il primo volo utile per Gibuti, perché voglio riabbracciare quanto prima i miei uomini».
BOTTI - L'incubo è finito: hanno appreso la notizia dalla Farnesina e ora sparano i botti di Capodanno per la gioia, sull'uscio di casa, i familiari di Bernardo Borrelli, il marinaio di 30 anni, di Ercolano (Napoli) liberato in Somalia.
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20/06/2009
Sequestro Buccaneer, nuova telefonata «Un piatto di riso al giorno, liberateci»
Sequestro Buccaneer, nuova telefonata «Un piatto di riso al giorno, liberateci»
Il rimorchiatore catturato dai pirati al largo delle coste somale l'11 aprile. Giovanni Vollaro ha contattato la famiglia: «L'acqua scarseggia, siamo costretti a bollirla. Siamo stremati»
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| Il rimorchiatore Buccaneer |
MILANO - Giovanni Vollaro, uno dei tre marinai iscritti alla capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli) e imbarcati sul Buccaneer, la nave in mano ai pirati somali dall'11 aprile, ha nuovamente chiamato la famiglia. «La telefonata è durata circa 11 minuti - racconta il padre - anche se la linea era particolarmente disturbata. Ancora una volta le parole di mio figlio hanno gettato su tutti noi una terribile angoscia. Mi ha detto che sono stremati, che non ce la fanno più. Che a bordo scarseggia tutto, perfino l'acqua, che sono costretti a bollire prima di berla. Anche le scorte alimentari sono ridottissime: adesso possono contare su un solo piatto di riso al giorno».
«TRATTATE CON ME» - Niente lacrime, tiene a precisare Pasquale Vollaro, ma solo una richiesta: «Liberateci, fate presto». «Loro non sanno realmente come vanno le cose qui in Italia. La Farnesina ogni volta ci dice di pazientare, che siamo prossimi alla liberazione. Ma intanto sono passati più di due mesi senza ottenere alcun risultato». Pasquale Vollaro ha anche ascoltato la voce di uno dei pirati somali che tiene in ostaggio l'intero equipaggio del Buccaneer: «Parla italiano e si è intromesso nella conversazione tra me e mio figlio. A telefono si è messo a ridere: "Se volete gli ostaggi liberi dovete trattare con me" mi ha detto. Ma chi ha la forza di trattare con questi soggetti? Noi non di certo, queste cose le deve fare lo Stato».
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03/06/2009
Buccaneer, la minaccia dei pirati: «Entro 48 ore trattate, sennò faremo brutte cose»
Buccaneer, la minaccia dei pirati: «Entro 48 ore trattate, sennò faremo brutte cose»
Le due telefonate al Corriere della Sera pongono molti dubbi e interrogativi
La telefonata arriva alle 20,34 ora di Nairobi, 19,34 italiane. La voce è quella del somalo che fa da interprete tra i pirati e l’equipaggio della Buccaneer, il rimorchiatore d’altura italiano sequestrato nel Golfo di Aden l’11 aprile scorso. La voce è chiara e l’italiano buono: «“Qui c’è uno dei capi. Dice che se entro 48 ore non cominciate le trattative faremo una brutta cosa».
La telefonata si interrompe e richiamare non è possibile. Il telefono squilla a lungo ma nessuno risponde. Le due telefonate al Corriere della Sera (la prima lunedì struggente e drammatica del comandante del Buccaneer, Mario Iarloi, “siamo senza cibo, acqua e stiamo impazzendo”, la seconda con l’ultimatum dei pirati) pongono molti dubbi e interrogativi. È vero quanto emerso nelle conversazioni? Che la voce di Iarloi fosse rotta dall’emozione e che alla fine della conversazione l’ufficiale fosse assai irritato è fuori di dubbio. Che l’equipaggio si lavi con acqua di mare è probabilmente altrettanto vero. Che manchi il cibo in una zona pescosissima dove basta lanciare un amo e anche senza esca si raccoglie qualcosa è meno probabile. Dubbi anche sull’affermazione, suffragata per altro da una mail inviata da Iarloi, che sei membri dell’equipaggio siano stati trasferiti a terra.
Fonti del Corriere della Sera raggiunte via telefono a Las Qorey confermano che non c’è traccia di bianchi nei villaggi della costa. Per altro fonti confidenziali della marina militare sostengono che dalla nave da guerra italiana San Giorgio, che tiene sotto stretto controllo elettronico la Buccaneer da cui la separano poche miglia, non è stato notato alcun movimento strano e se ci fosse stato un trasferimento di ostaggi a terra certamente non sarebbe passato inosservato. L’opinione che nelle parole di Iarloi ci fosse qualcosa di strano è condivisa da uno dei proprietari della Micoperi, Silvio Bartolotti. In una dichiarazione alla stampa Bartolotti sostiene che il comandante «ha detto solo ciò che gli vogliono fare dire i pirati per riuscire a esercitare pressioni». Margherita Boniver, inviato del governo italiano per le crisi umanitarie, sostiene che il nostro Paese continua a fare la sua parte pur mantenendo il massimo riserbo sulle operazioni. Nessuno ha spiegato però se ci sono trattative in corso (secondo i pirati non c’è alcun negoziato) e se esiste l’intenzione di pagare un riscatto, come preteso dai bucanieri somali. La marina comunque ha avuto l’ordine di inviare nelle acque del Corno d’Africa un’altra nave da guerra che si aggiungerà alla fregata Maestrale e alla San Giorgio. Si tratta di un pattugliatore (ancora non è stato fatto il nome) che dovrebbe arrivare nella zona di operazioni tra meno di un mese, subito dopo che saranno finiti i preparativi per la lunga traversata.
Massimo Alberizzi
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