01/06/2010

A Guatemala City la "porta dell'inferno"

A Guatemala City la "porta dell'inferno"

Le devastazioni nel paese centroamericano. Impressionante buco in una foto pubblicata dallo stesso governo del Paese. E' un fenomeno naturale

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Una foto impressionante sta facendo il giro del web: la terra si è aperta a Guatemala City creando una voragine grande abbastanza da inghiottire un intero palazzo. Niente fotoritocco: l'immagine è vera ed è stata pubblicata dal governo del Guatemala sulla propria pagina Flickr, che raccoglie altre immagini delle devastazioni provocate dalla tempesta Agatha nel Paese latino-americano. La voragine, larga 15 metri e profonda decine di metri (da 60 a 100, a seconda delle valutazioni), si deve a fenomeni geologici noti, legati alla natura carsica del suolo, al collasso di un sistema di drenaggio dell'acqua e alla inesistente programmazione urbanistica. Le notizie dalla zona parlano di un palazzo di 3 piani e di una casa inghiottiti dal "buco", ma non ci sono conferme su vittime.

BILANCIO TRAGICO - Intanto il bilancio del passaggio di Agatha sull'America Centrale è salito a oltre 150 vittime. Proprio in Guatemala le autoritá hanno confermato 123 vittime, mentre 14 persone hanno perso la vita in Honduras e nove a El Salvador. In tutti e tre i Paesi le autoritá hanno proclamato lo stato d'emergenza, mentre i soccorritori lavorano per portare aiuto ai villaggi più colpiti da piogge e inondazioni. In Guatemala, dove sono caduti oltre 90 centimetri di pioggia, decine di migliaia di persone sono state trasportate in sistemazioni di fortuna, mentre nella capitale si è aperta una voragine nel suolo che ha inghiottito due interi edifici. Il principale aeroporto guatemalteco è ancora chiuso a causa dell'eruzione del vulcano Pacaya della scorsa settimana, provocando un forte rallentamento nell'arrivo degli aiuti internazionali. Secondo il presidente Alvaro Colom, la devastazione che stanno provocando le forti piogge potrebbe rivelarsi peggiore di quella causata dagli urgani Mitch nel 1998 e Stan nel 2005, che fecero rispettivamente 268 e 1.967 morti in Guatemala.

p. ott.


09/12/2009

Buco da 132 mila euro. «Obbligati a vendere la casa»

Buco da 132 mila euro. «Obbligati a vendere la casa»

 

Un debito di 25 mila euro solo per la fornitura dell’acqua potabile. Condominio di via Crespi, difficile convivenza con gli stranieri. «Sono proprietari, ma non pagano le spese»

 

Il palazzo di via Crespi (foto Mauro Sioli)
Il palazzo di via Crespi (foto Mauro Sioli)

MILANO - Tra gli italiani rimasti, uno di cognome fa Corea e l’altra è la moglie di Abtellatif. Egizia­no, Abtellatif nel 1986 diede fuoco agli abbaini popolati da clandestini, che infatti sloggia­rono, alcuni dei quali con qual­che ustione. Poi Abdellatif av­viò la ricostruzione e si creò, raccontano mettendo a tacere i contrari a suon di minacce e sfuriate nelle assemblee di con­dominio, un attico abusivo a due piani. Travi, finestroni, piante che si arrampicano, mu­retti a vista. Per tutte queste cose è stato indagato, arrestato e condan­nato a sei anni di prigione. Pe­rò la moglie continua ad abita­re lassù (ha usufruito di qual­che condono?). Del resto pare che in casa la regola sia di fre­garsene degli altri. Difatti la si­gnora, nelle spese condominia­li, ha un debito, lasciato pasco­lare e ingrassare negli anni, di 20.546,74 euro. Cosa volete che sia: tutto il palazzo, il civi­co 10 di via Crespi, una piccola traversa del primo tratto di via­le Monza, ha arretrati per 132 mila euro, dei quali 25 mila sol­tanto per l’acqua (i numeri so­no contenuti nei rendiconti in­viati a Comune e Prefettura).

Fregi e letti a castello
Fino a quarant’anni fa nel palazzo, di ringhiera, «abitava­no professori e commerciali­sti, c’erano i fregi, insomma, era un luogo borghese», dice l’amministratore, «un vesuvia­no che ama Milano, o amava, perché, carissimo mio, Milano mi fa paura, non governa più i suoi pro­blemi». In dieci dei 48 appartamen­ti abitano italia­ni. Gli altri sono di proprietà di egiziani (17), ci­nesi (4), cingalesi (4), filippini (1) e sudamericani vari (12). Via Crespi 10 è un ottimo osser­vatorio per provare a capire co­me e se l’integrazione procede nella Milano che conta 40 mila condomìni. A Oppeano, in Veneto, la scorsa settimana, un sindaco leghista ha annunciato la pro­posta di introdurre, proprio nei condomìni, un numero chiuso per gli immigrati. A guardare il civico 10 di via Cre­spi, e chissà quanti altri civici di altre strade, si dovrebbe piuttosto cominciare con il nu­mero chiuso per i residenti in ogni singolo alloggio. In quello di Abdur R. sono sta­ti contati 21 inquilini. Da Hossain B. 17. Da Amukul B. 12. Da Hasan K. 18. Qualcuno giura sull’esi­stenza di camere con letti a ca­stello da quattro piani.

Uno degli inquilini, venditore di rose (foto Mauro Sioli)
Uno degli inquilini, venditore di rose (foto Mauro Sioli)

Se son rose sono euro
In un casa, dei ragazzi cinga­lesi guardano, su un canale te­levisivo del loro Paese, uno show. Si balla, canta, ride. In cucina (altrove, con estrema cortesia, ci viene impedito di sbirciare) c’è un grande pento­lone sul fornello, un pentolone da caserma, e ci sono una scar­piera intasata, i vetri appanna­ti, un foglio con elencate le spe­se settimanali per il mangiare. Non si capisce chi sia il proprie­tario e chi paghi l’affitto a chi. Mowla ha 30 anni, fa le puli­zie in un palazzo. Kamal ne ha 27 e per «cinque euro l’ora» pulisce la casa di una coppia italiana. C’è un terzo ragazzo, basso e timido. Un quarto si è appena svegliato, vende di notte le rose nei ri­storanti e fuori dalle discoteche. Un quin­to si mette giaccone e cappuccio, inforca le ro­se, le sfiora per pulirle, o forse le accarezza nella spe­ranza che portino fortuna. Via Crespi 10. Nel consuntivo delle spese condominiali, leggia­mo che la famiglia Luo Z. ha ar­retrati per 1.225 euro, Moha­med S. per 3.089, Gamal E. per 1.261, l’italiano P. per 3.372, Araft E. per 10.510. Non è una questione di nazionalità, o non soltanto. È una questione di gen­te che non paga. Di alloggi in su­baffitto, di dormitori, di poveri e di furbi, di menefreghismo.

«Il crollo dei prezzi»
Sulle scale un estintore fuo­ri posto, nessuno scarabocchio sui muri, musica marocchina, infinita biancheria a stendere, la rastrelliera per le biciclette, cinesi di corsa sugli alti tacchi «non capile italiano». Nemme­no i più informati raccontano di grossi giri di droga, coltella­te, risse. Non è un angolo di cri­minalità, il palazzo, anche se solo nell’ultimo mese la poli­zia ha fatto quattro visite-blitz. In via Crespi 10 non si trema per la sicurezza eppure gli ita­liani se ne sono andati. Sven­dendo: «Si viaggia sui 2.400, 2.500 euro al metro quadrato. Un nulla, data la zona e dato il palazzo» dice l’amministrato­re. Che si presenta come uno che combatte contro i mulini a vento. E se i mulini a vento fos­sero le vecchie case milanesi di ringhiera di questa città da 190 mila residenti stranieri? Passa Alì, muratore, clandestino. Pas­sa Jama, cingalese, aiuto-ban­carella al mercato, clandesti­no. Fuori passano i vigili, stan­gano sui divieti di sosta.

Andrea Galli


25/10/2009

Scoperto un buco sulla Luna

Scoperto un buco sulla Luna

 

L'ha individuato una sonda giapponese. Sarà la futura abitazione per gli astronauti? potrebbe scorrere in profondità per centinaia di metri creando una cavità molto stabile

 

MILANO - Hanno trovato un buco sulla Luna e lo hanno fotografato. È il primo ad essere scoperto dopo anni di ipotesi e ricerche sulle fotografie raccolte in quasi mezzo secolo di esplorazioni spaziali. A riuscirci è stata la sonda giapponese Kaguya che per due anni, e sino al giugno scorso, ha ripreso in continuazione mari e valli seleniche. Un apposito team di planetologi della Jaxa, l’agenzia spaziale nipponica, era al lavoro proprio con questo fine: trovare buchi lunari. E ci sono riusciti aprendo un interessante panorama di possibilità per quanto riguarda i piani della colonizzazione di cui si parla sempre più insistentemente.

LE IPOTESI - Il buco è stato identificato in un’area vulcanica vicino alle colline «Marius Hills» e ha un diametro di 65 metri. Junichi Haruyama, il leader del gruppo di ricercatori, ha spiegato che potrebbe scorrere in profondità per centinaia di metri creando una cavità molto stabile. Come si sia formato non è ben chiaro. Potrebbe essere stato generato in seguito a un’eruzione vulcanica nelle prime epoche della formazione del corpo celeste. Nei processi di raffreddamento della lava si generano situazioni del genere. Oppure si ipotizza che possa essere un buco che dalle profondità lunari permetteva la fuoriuscita della lava miliardi di anni fa. Comunque sia l’origine, il buco c’è ed ora si vuol capire bene le sue caratteristiche. Per questa ragione la sonda americana Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa, da poco arrivata in orbita, punterà i suoi obiettivi per tracciarne con maggior dettaglio (dieci volte superiore) un identikit. Ma nel frattempo si metterà alla ricerca anche di altri possibili buchi esistenti in regioni diverse della superficie.

FUTURA RESISDENZA? - Questo interesse, oltre ad essere legato alla decifrazione della geologia lunare e alle caratteristiche del sottosuolo, mira già ad un’importante applicazione. Quella di trasformare questi buchi in residenze per gli astronauti nella colonia lunare a cui si sta pensando. Sulla Luna c’è il problema delle radiazioni dalle quali gli esploratori dovranno difendersi. Per risolvere questo problema che condiziona i futuri sviluppi dell’esplorazione ci sono tre possibilità. Una è quella di costruire unità di abitazione con materiali e sistemi in grado di schermare la pioggia di radiazioni cosmiche che costituiscono un grave pericolo alla salute umana. La seconda ipotesi è quella di ricoprire le unità di abitazione di uno strato di regolite, che è il materiale della superficie, il quale funziona da schermo. La terza è di scovare caverne lunari nelle quali abitare. In questo caso il basalto della struttura geologica lunare è efficacissimo nella protezione. Ecco perché si cercano i buchi come quello finalmente trovato. Le successive indagini ci diranno se la via delle caverne è davvero la soluzione vincente. Intanto le abbiamo trovate e questo è un punto di partenza concreto importante che materializza una possibilità in passato soltanto teorizzata.

Giovanni Caprara

corriere.it