15/09/2010
Parigi, due falsi allarme bomba
Parigi, due falsi allarme bombaEvacuate migliaia di persone dopo l’annuncio di due pacchi sospetti nella Tour Eiffel e nella stazione di Saint-Michel. Ieri, il parlamento ha adottato la norma che vieta il velo islamico nei luoghi pubblici
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26/01/2010
La Francia verso lo stop al velo integrale
La Francia verso lo stop al velo integrale
Il rapporto di una commissione parlamentare invita il parlamento a legiferare. «Niqab e burqa offendono i valori nazionali della République» si legge nel documento finale
PARIGI - La Francia si prepara a una stretta sul velo integrale in pubblico: una commissione parlamentare si è pronunciata ufficialmente per l'interdizione da uffici e servizi pubblici dell'indumento islamico che occulta il volto della donna. Il burqa, è la conclusione del rapporto, offende i valori nazionali della Francia.
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Si tratta degli esiti finali di un iter durato 6 mesi i cui risultati erano molto attesi oltralpe. Molti intenso è stato il dibattito nell'opinione pubblica e nuove polemiche sono attese, nonostante le statistiche dicano che in tutta la Francia siano appena 2.000 le donne che indossano un niqab (velo che lascia spazio solo agli occhi) o un burqa (il viso è interamente coperto). Il rapporto di 200 pagine ha toni prudenti e la commissione, presieduta dal deputato comunista André Gerin, ha stabilito 18 raccomandazioni di vario ordine.
Sul piano strettamente normativo, la proposta faro consiste nell'adozione di una «disposizione che vieti di dissimulare il proprio viso nei servizi pubblici». Il rapporto raccomanda di «optare per uno strumento legislativo» che possa anche essere declinato «per via amministrativa». Questo dispositivo potrebbe in particolare essere applicato nei trasporti pubblici e nei dintorni delle scuole. «La conseguenza della violazione di questa regola non sarebbe di natura penale ma consisterebbe in un rifiuto di corrispondere il servizio richiesto».
La commissione di studio non arriva a suggerire un «divieto generale e assoluto del velo integrale negli spazi pubblici» perché «non esiste al riguardo unanimità». Il rapporto sottolinea come una legge di questa fatta «sollevi comunque questioni giuridiche complesse», poiché comporta una «limitazione dell'esercizio di una libertà fondamentale, la liberta di opinione, nella totalità dello spazio pubblico». Di qui il rischio di una censura da parte del Consiglio costituzionale o di una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Redazione online
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12/10/2009
Carfagna: «Vietare il burqa in classe»
Carfagna: «Vietare il burqa in classe»
«La tolleranza non può diventare una minaccia alla nostra civiltà». Il ministro per le Pari opportunità: situazione delle immigrate allarmante, ne parlerò con Maroni e Gelmini
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| Mara Carfagna (Fotogramma) |
MILANO - Vietare burqa e niqab nelle scuole: la proposta è del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che ha intenzione di parlarne con i colleghi dell'Interno Maroni e dell'Istruzione Gelmini. «Sono assolutamente favorevole a una legge che vieti in Italia il burqa e il niqab (velo che copre la donna lasciando scoperti solo gli occhi, ndr), simboli di sottomissione della donna e ostacolo a una vera politica di integrazione - ha spiegato il ministro -. Non in quanto simboli religiosi, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l'istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione. Vietare burqa e niqab nelle scuole, luogo primario di integrazione ed emancipazione, può essere un segnale importante».
«SITUAZIONE ALLARMANTE» - La condizione delle donne immigrate in Italia, ha spiegato la Carfagna intervenendo alla presentazione dei risultati di un anno di attività del numero verde «Mai più sola» promosso dall'Acmid donna onlus, «ci preoccupa e ci allarma» a causa di «tradizioni, culture e modi di trattare le donne che spesso sono incompatibili» con quelli italiani. «Occorre far capire alle donne che vengono nel nostro Paese che da noi le donne godono di pari diritti e di pari dignità rispetto agli uomini, e che non c'è spazio per culture, tradizioni o religioni che vogliono confinare la donna in uno stato di soggezione e di inferiorità. La tolleranza non può diventare una minaccia alla nostra civiltà. Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un regime che nega i diritti».
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06/10/2009
Burqa vietato per legge, i Poli si dividono
Burqa vietato per legge, i Poli si dividono
Via il riferimento al «giustificato motivo», arresto e sanzioni per chi trasgredisce. Proposta della Lega: la sicurezza prevale sull'affiliazione religiosa. Il Pd: legge che colpisce le donne musulmane
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| Una donna con il burqa a Roma (Jpeg) |
MILANO - La proposta è di quelle destinate a far discutere. Arriva dalla Lega, sottoscritta da tutto il gruppo parlamentare, una proposta di legge «anti-burqa». Il testo, depositato il 2 ottobre e per il quale il Carroccio auspica «tempi strettissimi», modifica la legge Reale del 1975 in materia di "tutela dell'ordine pubblico e identificabilità delle persone" che prevede il divieto di utilizzare «senza un giustificato motivo» caschi o qualsiasi altro tipo di oggetto o indumento che impedisca il riconoscimento della persona.
«NON SIAMO RAZZISTI» - La Lega, come è stato spiegato dal capogruppo Roberto Cota e dalle deputate del Carroccio Manuela Dal Lago e Carolina Lussana in una conferenza stampa, propone di togliere il «giustificato motivo» fonte, tra l'altro, di contenziosi tra sindaci e prefetti, e inserire tra gli oggetti che non possono essere utilizzati, in quanto impediscono di essere riconosciuti, «gli indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa». Leggi il burqa. Cota sottolinea che si tratta «di una legge per fare chiarezza». «Non siamo razzisti - sottolinea ancora Cota - non abbiamo niente contro i musulmani, ma la legge deve essere uguale per tutti. La nostra proposta è assolutamente generale, come deve essere una legge». «Nessuno - evidenzia anche la Dal Lago - è contro la religione islamica. Il Corano, tra l'altro, non parla del burqa e anche l'imam del Cairo, che si è schierato contro il niqab ci dà ragione. Noi vogliamo solo dare un chiarimento affinchè tutti siano riconoscibili nei luoghi pubblici».
SCONTRO TRA I POLI - La proposta lascia perplessa Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera: «È una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa e sono del tutto strumentali i richiami all'ordine pubblico. La verità è che si vuole colpire gli immigrati islamici nel loro intimo». E ancora: «Ma come può una legge parlare di affiliazione religiosa? Le suore sarebbero affiliate? Ma stiamo scherzando? E poi: come si può pensare di modificare una cultura con una norme? L'unico effetto dell'entrata in vigore di questa legge sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche. È una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e soprattutto una legge contro le contro le donne». Non la pensa così Gabriella Carlucci, deputata del Pdl: «Soltanto la sinistra continua a difendere pretestuosamente il burqa, in nome di un malinteso e pericoloso multiculturalismo. Mentre il rettore dell'università islamica al-Azhar, mostrando grande coraggio, vorrebbe liberare le donne egiziane da questo incivile simbolo di sottomissione, l'opposizione continua ostinatamente a credere sia giusto che le donne islamiche residenti nel nostro Paese siano costrette ad indossarlo, anche contro la propria volontà». L'esponente del Pdl si è riferita in particolare alla presa di posizione di Mohammed Tantawi, il Grane Imam di Al Azhar che ha spiegato come «il velo che copre il volto è una tradizione del tutto estranea all'Islam» annunciando «una direttiva per proibire l'uso del niqab (una versione meno rigida del burqa: lascia scoperti solo gli occhi mentre col burqa questi sono a loro volta coperti da una sorta di griglia di tessuto, ndr) in tutte le scuole di Al Azhar».
«SICUREZZA PRIMA DI TUTTO» - «Tra la tutela della libertà religiosa e la tutela della sicurezza dei cittadini - ha precisato in ogni caso la leghista Carolina Lussana - per noi la priorità è la sicurezza». La proposta della Lega lascia invariate le sanzioni della legge del '75 prevedendo l'arresto da uno a due anni e l'ammenda da mille a duemila euro oltre che la possibilità dell'arresto in flagranza.
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