28/08/2010
«Bin Laden è al soldo della Cia»
«Bin Laden è al soldo della Cia»Per il leader cubano l'ex presidente usava il capo di Al Qaeda per suscitare terrore. Fidel Castro: «A Bush non è mai mancato il sostegno di Osama»
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15/12/2009
Bush, ritrovate 22 milioni di email
Bush, ritrovate 22 milioni di email
Non esisteva un sistema di archiviazione. Serviranno a far luce su alcune scelte controverse dell'amministrazione repubblicana
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| George W. Bush (Ap) |
MILANO - Alcune associazioni americane, che per prime scoprirono nel 2007 che non esisteva di fatto un sistema di archiviazione delle email dello staff presidenziale, hanno rivelato di aver recuperato 22 milioni di email inviate dall’amministrazione Bush negli ultimi anni. Inizialmente si pensava che il numero di comunicazioni andate perdute fosse molto inferiore, attorno ai 5 milioni, ma con la scoperta inquirenti e storici sperano ora di far luce su alcuni punti dell'era Bush.
SCELTE CONTROVERSE - «Molte scelte controverse furono prese in quel periodo e c’èra preoccupazione circa la disponibilità di documenti che avevano il dovere legale di conservare», ha detto Meredith Fuchs, consigliere generale del National Security Archive, una delle organizzazioni che ha chiesto di cercare i documenti. Gli americani però dovranno aspettare molto tempo prima di spulciare la corrispondenza di Bush perché la documentazione sarà catalogata dagli Archivi di Stato prima di poter essere resa pubblica. «Sembra che non volessero che quelle email venissero conservate», ha commentato Melanie Sloan della Citizens for Responsability and Ethics in Washington, «potremmo non sapere mai del tutto cosa successe in quegli anni».
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12/03/2009
Lanciò le scarpe a Bush: giornalista condannato a tre anni di carcere
Lanciò le scarpe a Bush: giornalista condannato a tre anni di carcere
Il trentenne Muntazer al-Zaidi rischiava fino a 15 anni. Il giornalista iracheno aveva inscenato la sua protesta contro il presidente Usa durante una conferenza stampa
Il giornalista iracheno nel momento in cui lancia le sua scarpe contro il presidente Bush (Ap)
Il presidente Bush riesce a schivare per un pelo la scarpa lanciata dal giornalista (Afp)
Il giornalista sta per essere bloccato dalla sicurezza (Reuters)
BAGDAD - Il giornalista iracheno Montazer al-Zaid è stato condannato a 3 anni di carcere dal tribunale di Baghdad per il lancio delle sue scarpe contro l'ex presidente americano, George W. Bush, in occasione della sua ultima visita in Iraq. Nel corso del processo il giornalista della tv "al-Baghdadiya" si è proclamato innocente e il suo legale ne ha richiesto la scarcerazione.
COLPEVOLE DI VILIPENDIO - Il giudice del tribunale di Bagdad lo ha invece considerato colpevole di vilipendio a un capo di stato straniero in visita nel paese arabo. Al-Zaidi aveva lanciato le sue scarpe contro Bush in occasione della sua visita a Bagdad del 14 dicembre scorso, diventando un vero e proprio eroe per i gruppi anti-americani e islamici del mondo arabo.
RISCHIAVA 15 ANNI - In prigione sin dal 14 dicembre, al Zaidi rischiava una condanna fino a 15 anni. Nel corso della sua deposizione, si era dichiarato «non colpevole» dell' imputazione di «aggressione ad un capo di Stato straniero».
«HO PENSATO A UN MILIONE DI MARTIRI» - «Il sorriso glaciale» di Bush, aveva detto nel corso della prima udienza il 19 febbraio scorso, gli aveva fatto salire il sangue alla testa. «Ho pensato ad un milione di martiri» causati dall'invasione, di cui a suo dire il presidente americano sarebbe «il maggiore responsabile». In aula ha ribadito il concetto, affermando che la sua reazione è stata «naturale», come quella di «qualsiasi iracheno». E così ha lanciato prima una scarpa e poi l'altra, mancando di poco Bush, che era accanto al premier iracheno Nuri al Maliki.
L'AVVOCATO: «SENTENZA SPROPORZIONATA» - «La sentenza è pesante e non è proporzionata alla legge», ha commentato l'avvocato Dhiaa al-Saadi, capo del collegio di difesa. La sorella dell'imputato Ruqaiya è scoppiata in lacrime e ha inveito contro il premier Maliki definendolo «agente degli americani». Il fratello, Uda
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04/02/2009
CRISI, OBAMA: NON CI DORMO LA NOTTE
CRISI, OBAMA: NON CI DORMO LA NOTTE
WASHINGTON - Il presidente Barack Obama ha definito "allarmante" il deterioramento dell'economia americana: "non ci dormo la notte", ha detto in un'intervista alla CNN. Obama riceve ogni giorno un briefing sullo status della economia. "Trovo allarmante la rapidità con cui la economia si sta deteriorando - ha detto il presidente americano - Penso che anche solo un paio di mesi fa la maggior parte degli economisti non avrebbe mai previsto di giungere ad una situazione così brutta". "Non ci dormo la notte, letteralmente - ha aggiunto Obama - perché abbiamo una serie di problemi e non abbiamo una soluzione magica per risolverli".
TETTO A PAGHE DEI MANAGER
Barack Obama imporrà un tetto di 500.000 dollari all'anno per i compensi degli executive delle banche e delle altre società che ricevono vaste somme di denaro nell'ambito del piano di salvataggio del sistema finanziario. Lo hanno indicato alti funzionari dell'amministrazione protetti dall'anonimato. Obama chiederà anche alle istituzioni finanziarie pubbliche di rivelare gli accordi a lungo termine sugli stipendi dei loro capi. Verranno anche fissati limiti ai bonus degli executive, con l'eccezione dei normali dividendi delle azioni. Obama ed il segretario al Tesoro Timothy Geithner annunceranno oggi il nuovo pacchetto di misure in una conferenza stampa alla Casa Bianca. Le nuove regole saranno molto più severe di ogni restrizione imposta durante l'amministrazione Bush e potrebbero costringere i vertici delle società ad accettare pesanti riduzioni dei loro stipendi attuali. Le proposte di Obama vogliono essere l'inizio di uno sforzo a lungo termine per regolamentare gli stipendi degli executive.
DASCHLE SI RITIRA PER TASSE EVASE
(di Alessandra Baldini).
Per guai col fisco la squadra di Barack Obama perde i pezzi: due ministri della nuova amministrazione democratica si sono ritirati oggi per tasse non pagate. Uno di questi è Tom Daschle, ministro della sanità designato, l'uomo che avrebbe dovuto condurre in porto la riforma della mutua. A Obama non è rimasto che accogliere "con tristezza e rimpianto" la lettera con cui l'ex leader della maggioranza democratica annunciava la sua uscita di scena dopo aver constatato che non aveva la piena fiducia del Congresso: "Tom ha fatto un errore che ha apertamente ammesso, per cui non trova scusanti, né né ne trovo io". E' stato uno smacco pesante per un presidente approdato neanche due settimane alla Casa Bianca con una straordinaria riserva di consenso e la promessa di guidare l'America attraverso una nuova "era di responsabilità " fatta anche di trasparenza etica. Il ritiro di Daschle, reo di aver evaso oltre 120 mila dollari, si è aggiunto a quello di Nancy Killefer, l'executive del gigante delle consulenze McKinsey scelta da Obama per portare austerity nel bilancio federale. "Mr. President, perché tanti dei suoi ministri-nominati hanno problemi col fisco?", aveva strillato un giornalista presente oggi all'annuncio della nomina del senatore Judd Gregg al posto di segretario al Commercio. Obama, che a quel punto già sapeva che Daschle e la Killifer avevano deciso di andarsene, ha preferito non rispondere.
La nomina di Gregg, il terzo repubblicano chiamato a far parte della nuova amministrazione democratica, avrebbe dovuto completare la squadra di Obama: il senatore ha preso il posto dell'ex governatore del New Mexico Bill Richardson, uscito di scena in odore di 'tangentopoli'. L'annuncio della nomina ha seguito di pochi minuti il giuramento del nuovo ministro della Giustizia Eric Holder, confermato ieri dal Senato con 75 voti a favore e 21 (tutti repubblicani) contro. Ieri aveva giurato da segretario di Stato anche Hillary Clinton che oggi stesso si è messa al lavoro incontrando i ministri degli esteri di Gran Bretagna David Miliband e Germania Frank Walter Steinmeier e telefonando al collega russo Sergei Lavrov. Ma intanto era salito a livelli insostenibili il tam tam politico e mediatico che metteva in pericolo la ratifica di Daschle. Il senatore repubblicano Jim DeMint aveva chiesto il ritiro, il primo esponente del Senato uscito allo scoperto pubblicamente. "Il fatto che abbia evaso le tasse riflette un problema di integrità", ha detto DeMint mentre alcuni influenti quotidiani invitavano il ministro della sanità designato a una decorosa uscita di scena: 'Per salvare la reputazione'', ha scritto tra questi il New York Times in un editoriale.
E' stato dopo aver letto il New York Times che Daschle ha deciso di gettare la spugna: "Era quasi in lacrime', ha detto una reporter della Nbc che ha parlato con l'ex senatore dopo l'annuncio dell'uscita di scena.
Daschle e la Killefer non erano i soli esponenti del team Obama ad avere problemi con le tasse: il capo del Tesoro Timothy Geithner era stato promosso in Senato pur avendo anche lui evaso il fisco per svariate decine di migliaia di dollari: fu detto a suo tempo, perché il suo posto "era troppo importante per lasciarlo fallire". Nancy Killefer se n'é dovuta andare per molto meno: 946,69 dollari di contributi non pagati a una 'colf', che però "avrebbero potuto costituire una distrazione" nel suo futuro incarico di "verificare riga per riga" il bilancio federale allo scopo di eliminare sprechi.
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22/01/2009
«Mai più tortura negli interrogatori»
«Mai più tortura negli interrogatori»
Ordine esecutivo di Obama: la Cia non potrà più usare metodi che non siano previsti dal Pentagono, firmata anche la direttiva per la chiusura entro un anno del carcere di guantanamo
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| Il presidente degli Stati Unit Barack Obama |
WASHINGTON (USA) - La Cia non potrà più usare metodi di interrogatorio che non sono previsti dal Pentagono e che da più parti vengono considerati «tortura»: lo prevede un ordine esecutivo firmato dal nuovo presidente americano Barack Obama. Gli Stati Uniti «non torturano» e per questo gli interrogatori di presunti terroristi d'ora in poi «dovranno obbedire alle regole del manuale dell'esercito» ha aggiunto il presidente americano.
STANDARD DELLA COSTITUZIONE - Gli Stati Uniti intendono «tornare agli standard della Costituzione, anche in un momento di guerra» ha detto ancora Obama, nel firmare l'ordine per la chiusura della prigione di Guantanamo. Il carcere per presunti terroristi aperto nel 2002, dovrà essere chiuso entro un anno e i detenuti trasferiti altrove.
CONVENZIONE DI GINEVRA - «Intendiamo proseguire la battaglia contro la violenza ed il terrorismo», ha detto ancora il presidente. «Vinceremo questa battaglia», ha ribadito Obama circondato dai membri del suo governo. Il divieto di tortura nei confronti dei detenuti nelle carceri statunitensi, ha aggiunto, sottolinea il rispetto della Convenzione di Ginevra da parte degli Stati Uniti.
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20/01/2009
USA: OBAMA HA GIURATO, E' IL 44/O PRESIDENTE
USA: OBAMA HA GIURATO, E' IL 44/O PRESIDENTE

La folla ha gridato ''Obama, Obama'', salutando il nuovo presidente, prima che prendesse la parola per il discorso inaugurale. Come previsto, Obama ha usato il secondo nome 'Hussein' nel giuramento presidenziale.
Joe Biden e' il nuovo vicepresidente degli Stati Uniti. Biden ha giurato sul palco del Campidoglio di Washington, di fronte al giudice della Corte Suprema John Paul Stevens.
Obama ha detto che la sua elezione significa che l'America ha preferito ''la speranza alla paura, l'unita' di obiettivi al conflitto e alla discordia''.
Il presidente ha teso la mano al mondo islamico non radicale nel discorso dell'insediamento. Rivolgendosi a ''quei leader islamici nel mondo che cercano di seminare zizzania o che danno all'Occidente la colpa dei mali delle loro societa'', Obama ha detto che ''tenderemo loro la mano se sono disposti ad aprire il pugno''. Obama ha mandato a dire ai terroristi che "Il nostro spirito e' piu' forte e non puo' essere vinto''. E ha aggiunto: ''Vi batteremo''.
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09/01/2009
Usa, persi altri 520 mila posti di lavoro: nel 2008 il crollo peggiore dal '45
Usa, persi altri 520 mila posti di lavoro: nel 2008 il crollo peggiore dal '45La disoccupazione sale al 7,2%, più del previsto. In un anno, cancellati 2,6 milioni di impieghi
WASHINGTON - L'economia statunitense a dicembre ha perso 524.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è salito al 7,2%, il livello più alto dal gennaio 1993, dal 6,8% di novembre (dato rivisto dall'iniziale 6,7%). Gli analisti prevedevano un aumento più contenuto, al 7%. Complessivamente, nel 2008 negli Usa sono stati persi 2,6 milioni di posti di lavoro, il peggior dato dal 1945.
SETTORI - Anche il dato di ottobre è stato rivisto da 320mila a 423mila posti di lavoro in meno. A livello settoriale, il grosso dei posti di lavoro persi a dicembre si registra nel settore dei servizi alla produzione con 273mila posti in meno, mentre nel settore della produzione di beni si registrano 251mila posti in meno e in quello dell'industria 149mila posti in meno. Il costo orario medio è salito dello 0,3% mensile a 18,36 dollari, contro un previsto aumento dello 0,2%. Su base annua il costo orario medio è cresciuto del 3,7%.
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19/12/2008
Crisi dell'auto negli Usa: il governo presta 17, 4 miliardi di dollari alle «Big three»
Crisi dell'auto negli Usa: il governo presta 17, 4 miliardi di dollari alle «Big three»BUSH: «Sarebbe da irresponsabili far fallire Detroit». Dopo il no del Senato, concessi i soldi per resistere fino a marzo. Obama: «Un passo necessario»
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| Una fabbrica della Chrysler |
LE CONDIZIONI - In cambio dei finanziamenti, il Tesoro Usa riceverà warrants legati ad azioni senza diritto di voto. Gm e Chrysler hanno annunciato che chiederanno accesso già oggi ai fondi messi a disposizione dal Tesoro. Le due società sono infatti alle prese con gravi problemi di liquidità mentre Ford ha dichiarato a più riprese di essere in una situazione migliore. Tra le condizioni imposte dal tesoro a Gm, Ford e Chrysler vi è quella di rinegoziare i termini dei contratti esistenti con i principali azionisti, inclusi dunque i sindacati e le banche creditrici entro il 31 di marzo. Nel caso questo processo di rinegoziazione non dovesse avere successo, il Tesoro richiederebbe la restituzione dei fondi e si aprirebbero le porte dell'amministrazione controllata. Inoltre le società non potranno distribuire dividendi fino a quando non avranno restituito i finanziamenti ricevuti dallo Stato. Il governo inoltre ha il potere di controfirmare, e in caso bloccare, ogni operazione del controvalore superiore ai 100 milioni di dollari. Come nel caso delle banche, inoltre, i produttori di Detroit dovranno rispettare precise restrizioni sulle retribuzioni dei loro massimi dirigenti e dovranno dire addio a jet privati aziendali.
IMPIANTI CHIUSI - Il prestito ponte garantirebbe a Gm e Chrylser di sopravvivere fino a marzo. Le due case automobilistiche avevano dichiarato, nel corso delle recenti audizioni, che avevano bisogno di 14 miliardi di dollari fino a marzo. A partire da oggi tutti i 30 impianti della Chrysler saranno chiusi almeno per un mese: la drastica misura decisa dalla società punta a riequilibrare la domanda con la produzione e le scorte e si è resa necessaria - ha spiegato Chrysler nei giorni scorsi - in seguito alla stretta del credito che rende per i consumatori più difficile ottenere finanziamenti per effettuare acquisti. L'amministrazione Bush avrebbe illustrato a Obama la propria strategia, e la futura amministrazione democratica non avrebbe sollevato obiezioni al riguardo.
BUSH - «Il governo deve salvaguardare lo stato di salute dell'economia. Il collasso del settore automobilistico renderebbe soltanto più lunga e più profonda l'attuale recessione. Sarebbe da irresponsabili far fallire Detroit. La procedura di Chapter 11 (la bancarotta assistita ndr) non funzionerebbe in questo momento» ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
«I produttori di auto e i sindacati devono capire quello che è in gioco e prendere tutte le difficili decisioni necessarie per un riforma» ha spiegato Bush. La ristrutturazione del settore, ha aggiunto il presidente Usa «richiederà significative concessioni da tutti i soggetti coinvolti nell'industria dell'auto».
PAULSON - Intanto il segretario al Tesoro americano, Henry Paulson, ha dichiarato di volere che il Congresso dia via libera al governo per l’utilizzo della seconda parte del pacchetto di salvataggio da 700 miliardi di dollari al sistema finanziario (Tarp), approvato in ottobre. Il Congresso «deve sbloccare la parte rimanente del Tarp», ha detto Paulson. Il governo americano, anche con l’ultima decisione di impegnare un parte di quei fondi per effettuare prestiti ai colossi dell’auto in difficoltà, ha quasi interamente esaurito i 350 miliardi di dollari della prima tranche. La disponibilità degli altri fondi, ha detto il segretario al Tesoro, è necessaria a «sostenere la stabilità finanziaria dei mercati».
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12/11/2008
La frase che Bush vorrebbe cancellare, «Voglio Saddam vivo o morto»
La frase che Bush vorrebbe cancellare, «Voglio Saddam vivo o morto»Il presidente Usa: «È il mio primo rimorso. Sbagliato anche lo striscione "missione compiuta in Iraq"»
| George W. Bush |
WASHINGTON - Il primo rimorso di George W. Bush? Aver pronunciato la frase «vivo o morto» su Saddam Hussein. È stato lo stesso presidente degli Stati Uniti, in scadenza di mandato, a confessarolo in un'intervista esclusiva concessa alla Cnn, la prima da quando negli Stati Uniti ci sono state le elezioni vinte da Obama.
LE FRASI - Bush, che ha parlato di vari argomenti compreso il suo incontro alla Casa Bianca con il neopresidente eletto , ha riferito di «rimpiangere» soprattutto alcune frasi ad effetto dette nel corso della sua presidenza. Come quella pronunciata riguardo a Saddam Hussein (disse che bisogna catturarlo «vivo o morto»), oppure quella riferita ai terroristi intenzionati a fare nuovi attentati sul suolo americano: «Lasciate che vengano» disse accompagnando la frase con un gesto di sfida (sottinteso, 'vedranno cosa li aspetta'). Bush ha detto di considerare un 'rimorso' anche il grande striscione esposto alle sue spalle sul castello della portaerei Lincoln in occasione di un discorso tenuto a San Diego il primo maggio del 2003. Era riferito alla guerra in Iraq e alla vittoria di una delle tante battaglie. C'era scritto: «Missione compiuta». Ma la guerra è tuttora in corso.
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Scudo anti-missile, no della Russia alla collaborazione con gli Usa
Scudo anti-missile, no della Russia alla collaborazione con gli UsaMosca: «L'amministrazione bush vuole mettere obama con le spalle al muro». Il Cremlino: «La soluzione proposta dagli Stati Uniti esclude qualsiasi ipotesi di discussione»
| Il presidente russo Medvedev |
OBAMA - Ma il Cremlino non si limita a respingere le offerte della vecchia gestione Usa. Sottolinea anche che ora il neoeletto presidente americano, Barack Obama, si trova in «una posizione sconveniente». E «l'ideologia dell’attuale amministrazione a tutti i costi vuol far passare che non c'è alternativa a questa decisione, per evitare qualsiasi discussione e mettere al muro il nuovo presidente degli Stati Uniti, per renderlo responsabile di quanto hanno deciso senza di lui». A tal proposito, il Cremlino non sembra molto possibilista su un prossimo incontro tra Medvedev e Obama al summit G20 a Washington: «Non è all'ordine del giorno», ha tagliato corto una fonte della presidenza russa.
COMPROMESSO - Le proposte respinte da Mosca non vogliono essere l'ultimo capitolo di una lunga e difficile contrapposizione. Il Cremlino ritiene che sia ancora possibile un compromesso con gli Stati Uniti sulla difesa missilistica. Anche il premier Vladimir Putin propone di lavorare insieme per prevenire le minacce di uno scudo, con la partecipazione di tutti i paesi interessati. Intanto il Cremlino non ha escluso che al vertice Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico) del 22-23 novembre a Lima il presidente russo, Dmitri Medvedev, e il capo di stato uscente degli Usa, George W. Bush, tengano una riunione.
LE TENSIONI - Le nuove proposte lanciate dagli Stati Uniti alla Russia riguardano l'accesso degli ufficiali russi a impianti di difesa missilistica in Polonia e nella Repubblica ceca. A quanto pare, però, a Mosca non basta. E dalla Russia arriva l'annuncio che il sistema di missili Iskander non è ancora stato dispiegato nella regione di Kaliningrad, ma che la decisione politica è già stata presa. Lo ha detto il generale Nikolai Makarov, capo di stato maggiore generale russo, rilanciando un allarme che il ministero degli Esteri di Mosca aveva tentato di far rientrare. Il 5 novembre Medvedev aveva annunciato - con un singolare benvenuto al nuovo inquilino della Casa Bianca, Barack Obama - le basi russe nel cuore dell’Europa. In un discorso programmatico al Cremlino, il capo di stato russo aveva accusato gli Usa di non ascoltare Mosca sulla dislocazione dello scudo antimissile in Europa». E allora «anche se non sarebbe necessario», aveva promesso l'installazione di basi missilistiche Iskander a ridosso della Germania, nell'enclave russa di Kaliningrad. Nel cuore del vecchio Continente. Nonché dispositivi di disturbo elettronici per trasformare lo scudo Usa in una sorta di groviera.
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