03/08/2010
Il mistero degli ultracentenari giapponesi
Il mistero degli ultracentenari giapponesiDEMOGRAFIA BUGIARDA. Sparita da tempo una donna di 113 anni, dopo che è stato ritrovato mummificato l'uomo più vecchio di Tokyo
TOKIO (GIAPPONE) - I funzionari del comune di Tokyo danno per dispersa la donna più vecchia della capitale giapponese, Fusa Furuya, venuta al mondo 113 anni fa, nel luglio 1897. La vicenda della scomparsa della centenaria arriva a una settimana dal ritrovamento del cadavere mummificato dell'uomo più vecchio di Tokyo, Sogen Kato, morto in realtà da 30 anni. Ora le autorità cittadine stanno cercando di contattare il figlio di Furuya e altri suoi parenti, ma al momento nessuno sa dove sia la donna di 113 anni. Il record del giapponese più vecchio è detenuto da Chiyono Hasegawa, una residente di Saga, nel sud, nata il 20 novembre 1896. L'episodio, a questo punto, apre un dubbio sulle statistiche demografiche del Paese, considerato da sempre tra i più longevi al mondo.
PENSIONI E ASSICURAZIONI - Tutto è cominciato la scorsa settimana, quando funzionari municipali del distretto di Sadachi sono andati a casa dell'uomo considerato il più vecchio della capitale, Sogen Kato, nato nel 1899. Nonostante dai registri municipali risultasse ancora in vita, i funzionari hanno scoperto che Kato era morto da trent'anni ed era stato mummificato in camera da letto. Superato lo sconcerto, la polizia ha cominciato a sospettare che la famiglia non abbia comunicato la morte per continuare a ricevere la pensione. Le autorità municipali del Giappone visitano periodicamente le famiglie dei centenari del Paese (più di 40 mila, secondo l'ultima statistica del ministero della Sanità, del settembre 2009). E dopo il caso di Sogen Kato, si è scoperto che anche la donna considerata più anziana della città, Fusa Furuya, nata nel 1897, è sparita da decenni. Venerdì scorso i funzionari del distretto di Suginami hanno visitato la sua abitazione e non hanno trovato la centenaria. Sua figlia maggiore, che ha 79 anni e risiede nella stessa casa, ha detto che non la vede da più di vent'anni, da quando nel 1986 si è trasferita nell'appartamento. La donna aveva però scritto nel certificato di residenza che la madre risiedeva nell'appartamento e ha continuato a pagare la sua assicurazione sanitaria (non si sa mai...). Adesso le autorità stanno cercando di rintracciare la centenaria che, secondo la figlia, risiederebbe con suo fratello.
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19/06/2010
Genova: arrestati 7 dipendenti comunali depredavano corpi e tombe del cimitero
Genova: arrestati 7 dipendenti comunali depredavano corpi e tombe del cimiteroAvrebbero anche sottratto marmi ed arredi pregiati dalle cappelle. Per anni avrebbero strappato ai cadaveri protesi dentali e ortopediche oltre ad anelli e monili
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| Il Pantheon di G.B. Resasco nel cimitero monumentale di Genova a Staglieno (dal sito del comune di Genova) |
GENOVA - Cadaveri e tombe da saccheggiare. Non in qualche remoto sito funerario etrusco, ma nel cimitero comunale di Genova. Sette dipendenti comunali, quattro tumulatori e tre ispettori, sono stati denunciati dai carabinieri del comando provinciale di Genova per avere sistematicamente e per anni depredato i cadaveri riesumati di protesi dentali e ortopediche, anelli e monili lasciati loro addosso dai parenti. I reati contestati sono vilipendio di tombe, sottrazione, distruzione e soppressione di cadavere, peculato, furto di arredi di interesse storico ed artistico, con l'aggravante di essere stati commessi in un luogo di sepoltura. I sette, tutti in servizio presso il cimitero monumentale di Staglieno, secondo i militari che hanno depositato presso la procura della Repubblica di Genova una dettagliata informativa, erano soliti rubare anche materiali pregiati, come marmi e arredi, nonchè statue e fregi.
IL COMMERCIO - Tutto il materiale era selezionato, stoccato e rivenduto. Le protesi dentali, se non d'oro, erano piazzate su un mercato nero di cui persino i carabinieri ignoravano l'esistenza. Dalle protesi ortopediche, gli «sciacalli» ricavano le leghe pregiate ed il metallo raro, come il titanio, che riuscivano a rivendere senza problemi. La stessa fine faceva l'alluminio delle bare che venivano svuotate, pressate e rivendute a peso. I cadaveri erano violati all'interno della «sala lavori» del cimitero di Staglieno. Il materiale rimosso dalle salme veniva suddiviso in bacinelle e stoccato all'interno degli armadietti dei tumulatori. Le dentiere, secondo i militari, erano acquisite in blocco da un ex dipendente dei servizi cimiteriali del Comune. Questi si recava con la moglie nella zona di Staglieno - dove sono sepolti anche alcuni suoi parenti - e passava le buste contenenti denaro all'ex collega in cambio degli oggetti sottratti ai morti. Le protesi ortopediche seguivano un «iter» più complicato. Ciascun impiegato del comune conosceva personalmente singoli acquirenti. Talvolta passavano settimane prima che gli oggetti potessero essere venduti. E spesso venivano raggruppati e venduti a blocchi. I militari avrebbero fotografato lo scambio di denaro e protesi, annettendo all'informativa anche un dossier fotografico. Un'altra fonte di guadagno proveniva, secondo i militari, dalla compressione nei loculi delle bare in zinco, senza attendere la mineralizzazione delle ossa come previsto dal regolamento, così da ricavare maggiore spazio, che assicuravano dietro compensi «in nero» ai parenti degli estinti desiderosi di trovare una sistemazione ai propri cari.
Redazione online
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