14/01/2009

Obama prepara lo "show del secolo"

Obama prepara lo "show del secolo"

Attesi piu' di due milioni di persone per l'insediamento del nuovo presidente. 10mila autobus, 120 mila persone all’ora sul metrò. Ordine affidato a 10mila poliziotti e 10mila soldati

 

WASHINGTON – “Le folies Obama”. “Lo show del secolo”. “La marcia dei 2 milioni”. “La Mecca americana”. “Hollywood sul Potomac”. L’inaugurazione della prima Presidenza nera degli Stati Uniti, lunedì prossimo, ha ispirato metafore senza precedenti. Ma forse la battuta più appropriata è “L’America dà i numeri”. In tutti i sensi. L’inaugurazione sarà la più grande, la più costosa, la più bizzarra, la più spettacolare e forse la più controversa della storia. Appena terminata, Bush partirà per il Texas.

PIU’ GRANDE - Il record di folla fu stabilito da Johnson nel ’65, 1 milione 200 mila persone, tra cui molti neri, entusiasti della legge dell’anno prima sui diritti civili. Per Obama è previsto quasi il doppio. Scenderanno sulla capitale 10 mila autobus, la metropolitana trasporterà 120 mila persone all’ora, l’ordine verrà mantenuto da 10 mila poliziotti e 10 mila soldati. La folla dovrà passare attraverso i metal detectors, saranno vietate le sedie pieghevoli, le carrozzelle per bambini, i contenitori ecc. Nella parata fileranno 13 mila persone, dagli alunni delle scuole ai militari.

PIU’ COSTOSA - Il Comitato organizzatore raccoglierà 50 milioni di dollari, tutti finanziamenti privati, 10 milioni in più del 2005, ma si calcola che per Washington e per lo stato federale la spesa complessiva sarà tre volte tanto, 150 milioni. Ben 400 privati hanno versato 50 mila dollari a testa, star “liberal” di Hollywood come l’attrice Hally Berry, il regista Steven Spielberg, il produttore George Lucas, l’attore Samuel Jackson, e magnati come George Soros e Steve Ballmer della Microsoft. La tv HBO ha pagato alcuni milioni, quanto esattamente non si sa, per l’esclusiva del concerto all’aperto.

PIU’ BIZZARRA - Un’orgia di souvenirs si è abbattuta sugli americani, alcuni tradizionali come la borsa Obama disegnata da Diane Von Furstenberg, 70 dollari, ma altri "non ortodossi" come “il giocattolo del sesso” del presidente eletto, 35 dollari (meglio non descriverlo). Il Comitato organizzatore ha distribuito 250 mila biglietti gratis per l’inaugurazione, altrettanti a 220 dollari, ma qualcuno li ha rivenduti fino a 20 mila dollari l’uno, un fenomeno che ha indotto la senatrice Diane Feinstein a proporre una legge ad hoc che ne faccia un crimine.

PIU’ SPETTACOLARE - Al concerto all’aperto parteciperà il Ghota della canzone mondiale, i prediletti di Obama come Bono, Springstein, Jaz Z, Aretha Franklin, e della musica classica, come Itzhak Perlman e Yo Yo, ma ci sarà un coro del Kenya, il Paese paterno del presidente eletto. Dieci enormi teleschermi dal Campidoglio, dove Obama presterà giuramento sulla Bibbia di Lincoln, fino al Monumento allo stesso Lincoln, consentiranno alla folla di seguire la inaugurazione nei particolari da qualsiasi punto. Obama e la moglie Michelle si recheranno a tutti i dieci balli serali, di cui uno africano.

PIU’ POLEMICA Il timore che sia caos tra la folla ha indotto la Università di Georgetown a protestare per la relativa scarsità di toilettes portatili: ce ne saranno 5 mila, ma potrebbero essere insufficienti, soprattutto per le donne che, dice l’Università, “impiegano più tempo”. Hanno destato controversie in Alabama anche le Azalea trail maids, le fanciulle nere del sentiero delle azalee, un gruppo che sfilerà nei fastosi abiti del film “Via col vento”: per alcuni è un retaggio della schiavitù, per altri un omaggio al folclore nero.

BUSH - Ridotto a comparsa come ogni presidente uscente, Bush ha continuato ad augurare il massimo successo al suo successore. Ma al Larry King show la first lady Laura ha accusato Obama di avere esagerato nelle critiche del marito durante la campagna elettorale. Una delle poche spine nella transizione forse più morbida della storia, che esalta la storia dell’integrazione razziale, come testimonierà la presenza in tribuna d’onore dei “Nove di Little Rock”, gli studenti neri che mezzo secolo fa osarono iscriversi a un liceo bianco dell’Arkansas.

 


13/11/2008

L'incubo di Obama? La suocera

L'incubo di Obama? La suocera

Si tratta delLa 71enne Marian Robinson, madre di Michelle Obama. Dopo la vittoria del genero minaccia di traslocare alla Casa Bianca insieme alla nuova first family

 

 

 

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NEW YORK – L’incubo del neo-eletto presidente Barack Obama? No, non si tratta del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, né del lìder maximo Fidel Castro e neppure del dittatore coreano Kim Jong-il. A dar retta alla blogosfera – e ai comici della notte - è la suocera. La 71enne Marian Robinson, madre di Michelle Obama, che dopo la vittoria del genero minaccia di traslocare alla Casa Bianca insieme alla nuova first family. Ufficialmente la signora Robinson va splendidamente d’accordo con il genero, al punto che sarebbe stata la figlia Michelle a chiederle di lasciare Chicago per traslocare con loro a Washington.

«Mamma è una donna estremamente indipendente - ha spiegato Michelle al settimanale Newsweek - . Ho dovuto pregarla in ginocchio di venire a vivere con noi». L’attraente signora, - un ex-segretaria in pensione vedova dal 1991 - si è occupata praticamente full time delle due figlie di Obama, Malia di 10 anni e Sasha di 7, quando i genitori erano impegnati nella massacrante campagna presidenziale. «Le bambine avranno bisogno di lei durante la difficile transizione da Chicago a Washington» ha affermato ancora Michelle al settimanale americano, spiegando che sua madre è la nonna tradizionale, tutta casa e famiglia, disposta a qualsiasi cosa per le nipotine. Una buona idea? A dar retta agli esperti addirittura ottima. «È una decisione molto saggia» teorizza Carl Sferrazza Anthony, autorevole storico della National First Ladies’ Library dell’Ohio. «La Robinson darà continuità e calore alle due bimbe in un certo senso sradicate dal loro mondo. Sarà un bene- continua - non solo per Malia e Sasha ma anche per la nuova First Lady».

Lo spazio non manca di certo alla Casa Bianca - che vanta ben 132 stanze e 35 bagni disposti su sei piani - dove Marian Robinson avrebbe una considerevole ala della residenza presidenziale tutta per sé. Resta ora da vedere come Barack Obama digerirà il fatto di ritrovarsela in casa dalla mattina alla sera. Non è la prima volta che una suocera si trasferisce al numero 1600 di Pennsylvania Avenue, con risultati non sempre felici. Elvira Doud, la madre dell’ex First Lady Mamie Eisenhower, aveva l’abitudine di svernare alla Casa Bianca, ma solo perché il presidente Dwight non la voleva tutto l’anno (tra i due non correva buon sangue). E Madge Wallace, madre di Bess Truman, vi si trasferì a tempo pieno, con grande disappunto del povero Harry che secondo gli storici diventò lo zimbello dell’odiata suocera.

 


12/11/2008

Dal Perù un «cane nudo» per Obama

Dal Perù un «cane nudo» per Obama

Un'associazione andina offre un cucciolo di una specie anallergica. «È perfetto per la piccola Malia». Ma Il neopresidente preferirebbe un «bastardino»

 

 


Un esemplare di «cane nudo»
Un esemplare di «cane nudo»
 
 
 
 
NEW YORK – «Vi amo entrambe più di quanto possiate immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cucciolo che avremo alla Casa Bianca», aveva detto alle figlie Malia di 10 anni e Sasha di 7 nel discorso tenuto subito dopo la vittoria elettorale di martedì. Ma ad intralciare la promessa del neo-eletto presidente americano Barack Obama è il fatto che la più grande, Malia, è allergica alla maggior parte delle razze canine. La risposta al dilemma del "first dog" – che, come ha spiegato lo stesso Obama nella sua prima conferenza stampa, «ha generato più interesse sul nostro sito web di qualunque altra cosa», - viene all'Associazione peruviana degli amici del «cane nudo», fiore all'occhiello del Paese andino. Si tratta di un cane quasi completamente glabro, e come tale del tutto anallergico, appartenente ad un ceppo antichissimo. Selezionato oltre tremila anni orsono per le corti dei re Inca, dove era una presenza costante, il «cane nudo» è regolarmente raffigurato sulle ceramiche pre-ispaniche ed è entrato a far parte del folklore peruviano.

CUCCIOLO DI 4 MESI - «I cuccioli senza pelo non provocano alcun tipo di allergia, sono molto amichevoli e dolci», assicura la direttrice dell'Associazione degli amici dei cani peruviani senza pelo, Claudia Galvez. «Vogliamo dare alle figlie di Obama uno di questi animali - spiega - così che possano apprezzare l'esperienza di avere un pet, ma senza soffrire allergie». Il cane peruviano, che spesso è privo anche dei denti e dunque non può mordere, ha un'altra caratteristica speciale: una temperatura corporea superiore alla media, che gli permette di sopperire alla mancanza di pelo, oltre ad alleviare i sintomi di asma o di artrite di cui soffrono i padroni dei cani a pelo lungo. L'Associazione ha già scelto l'eventuale cucciolo da inviare alla famiglia Obama, un maschio di 4 mesi, ma ad una condizione: se verrà accettato dovrà chiamarsi Machu Picchu, come l'antica cittadella Inca meta turistica più gettonata del Perù.

PERPLESSITA' - Ma il cucciolo peruviano – subito deriso dal popolare anchorman della CNN Anderson Cooper in quanto «irrimediabilmente brutto», potrebbe non piacere alla nuova «first family» democratica a causa del suo impeccabile pedigree. «Gli Obama - ha spiegato il nuovo presidente - preferirebbero prendere un cane da un canile, possibilmente un bastardino come me».

I PREDECESSORI - Il cucciolo alla Casa Bianca è quasi un obbligo. Dal cane di Gerald Ford a Rex, adorato dai Reagan. Da Millie, la cagnetta di Barbara Bush, a Buddy, labrador sventurato di Bill Clinton (finì sotto una macchina, da allora sostituito da Seamus, ma non più alla Casa Bianca). Per non parlare poi di Socks, il gatto Clinton dal musetto bianco e nero, poi affidato a una segretaria. E infine gli Scottish terrier dell’attuale Bush, uno dei quali, Barney, giovedì si è innervosito e ha deciso, proprio a fine mandato, di mordere un reporter dell'agenzia di stampa Reuters.

08/11/2008

Scudi umani «a diamante» e Cadillac in titanio per il neoeletto

Scudi umani «a diamante» e Cadillac in titanio per il neoeletto

La mastodontica Dts 2006 ha una corazza che resiste anche a un attacco con lanciagranate

 

 

 

Uno schema della Dts 2006, la cadillac presidenziale
Uno schema della Dts 2006, la cadillac presidenziale
 
 
 
WASHINGTON – Il «Rinnegato» è una preda ambita. Per questo ha bisogno di uno scudo formidabile e non è detto che sia sufficiente. Il «Rinnegato» è Barack Obama: un nome in codice usato qualche volta durante la campagna dal Secret Service, il dipartimento che veglia su candidati e presidenti. Un cliente difficile da proteggere, perché spesso chiamato al contatto con i sostenitori e un magnete per i tanti fuori di testa che girano le contee americane.

SICUREZZA «PRESIDENZIALE» - Sin dai primi giorni della corsa elettorale il dispositivo di sicurezza garantito a Obama è stato «presidenziale». Nel senso che era identico a quello riservato a George Bush. Hillary Clinton e John Mc- Cain si sono dovuti accontentare di un numero inferiore di angeli custodi. Uno sforzo che dopo pochi mesi aveva già inghiottito 110 milioni di dollari. Come prima mossa il Secret Service ha potenziato quella che chiama la «bolla», una serie di cerchi di difesa. Il primo è quello ravvicinato. Se il neopresidente si avvicina alla folla, 6 agenti formano un «diamante» che lo racchiude. Due avanti a scrutare le mani protese, due ai lati, due in copertura. Altri, più distanti, tengono d’occhio il «campo»: il luogo dove avviene l’evento e si tengono in contatto con i tiratori scelti o le vedette armate di potenti binocoli. Se Obama si sposta in auto il corteo è aperto da mezzi della polizia locale e seguito da giganteschi Suv. Nel primo c’è un gruppo di uomini pesantemente armati: spesso lasciano il portellone posteriore aperto per poter reagire rapidamente. Quando entrerà in carica faranno parte del «convoglio» il mezzo per le comunicazioni e quello in grado di fronteggiare un attacco non convenzionale. Le vetture costituiranno, di fatto, una bolla in movimento a difesa della Cadillac One, la mastodontica Dts 2006.

CORAZZA IN TITANIO - La sua corazza in titanio, acciaio, alluminio e ceramica resiste ai colpi di mitra ma anche di lanciagranate. Per ingannare eventuali attentatori, il Secret Service ne può usare più di una all’interno dello stesso corteo. Quando è possibile, la vettura con Obama si infila nel garage dell’edificio dove è atteso in modo da offrire meno possibilità a un eventuale cecchino. Invisibile ma determinante, specie in questo periodo, l’azione di intelligence con un lavoro di ricerca e analisi. I federali temono i qaedisti, ma in realtà hanno forse più paura dei neonazisti, degli estremisti bianchi o, peggio ancora, del singolo. Il lupo solitario che si mette in guerra con lo Stato e crede di demolirlo eliminando il comandante in capo.

500 MINACCE - Durante la campagna l’Fbi ha esaminato più di 500 minacce di morte ad Obama e di queste oltre un centinaio avevano una motivazione razziale. In due occasioni sono stati arrestati alcuni sospetti, molto ambiziosi ma per fortuna con scarsi mezzi, che sognavano di uccidere Obama. Complotti giudicati non seri dalle autorità, ma che rappresentano una conferma di quello che potrebbe accadere.Per questo le forze di sicurezza hanno lanciato, da tempo, una attività di infiltrazione all’interno dei gruppi oltranzisti nella speranza di intercettare informazioni su possibili piani. Sotto sorveglianza anche alcune associazioni estremiste con la passione per i fucili: da settimane è esplosa la corsa all’acquisto delle armi perché si teme che il nuovo presidente possa porre dei limiti. E in un paese dove già circolano 200 milioni di bocche da fuoco legali d’ogni tipo (dal revolver al Kalashnikov) c’è poco da scherzare. Quando Obama riceverà le chiavi della Casa Bianca sarà più facile per gli 007 fare daschermo. Ma adesso devono arrangiarsi. Dunque lavoro supplementare quando Obama esce di casa e raggiunge l’ufficio nel centro di Chicago. Controlli più severi e «bonifica» della palestra—dal campo alle docce—se il senatore vuole concedersi una partita di basket con gli amici. Ma l’attenzione maggiore è stata rivolta alla sua residenza sull’Hyde Park Boulevard, a Chicago. Una villa circondata da case e palazzine, a pochi metri dalla più antica sinagoga della città, in un’area trafficata. Da ieri sono stati chiusi tratti di strada, creati posti di blocco, installate barriere anti-kamikaze, piazzate telecamere. Secret Service e polizia hanno messo in piedi il «filtro», una rete che deve ridurre al minimo l’accesso davanti alla villa e verificare il background di chi abita nella zona. Li rivolteranno come calzini alla ricerca di qualche elemento sospetto. Per ora l’uomo che può avvicinarsi al cancello di Obama è il postino.

 

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