04/10/2009

Disastro Air France, l'accusa di due piloti: «Disastro evitabile, colpa dei sensori»

Disastro Air France, l'accusa di due piloti: «Disastro evitabile, colpa dei sensori»

 

Nello schianto morirono 228 passeggeri. Un rapporto indipendente indica nel malfunzionamento dei rilevatori di velocità la causa della tragedia

 

Uno dei resti dell'Airbus (Afp)
Uno dei resti dell'Airbus (Afp)

PARIGI - «Bisogna smentire la tesi secondo la quale non sappiamo cosa sia successo». Due piloti francesi si apprestano a consegnare un rapporto indipendente al giudice incaricato di far luce sulla tragedia aerea dell'Airbus AF 447 precipitato tra Rio e Parigi con 228 persone a bordo. Lo rivela "Journal du dimanche". Il comandante Gérard Arnoux, presidente del Sindacato dei piloti di Air France, presenterà la relazione assieme al collega Henri Marnet-Cornus. I due sostengono che l'incidente non fu provocato da una causa unica. «Ma è una verità incontestabile che senza il guasto delle sonde Pitot (i sensori che indicano la velocità dell'aereo, ndr) non ci sarebbe stato alcuno schianto» afferma Arnoux.

SICUREZZA - Questi strumenti, prima dell'incidente, erano già stati al centro di alcune segnalazioni, a causa del loro malfunzionamento. Tanto che ne era stata richiesta la sostituzione. Secondo Arnoux, finora il ruolo delle sonde Pinot è stato minimizzato dal Bureau d'enquêtes et d'analyses (BEA), perché proprio quest'ultimo avrebbe dovuto avviare una seria inchiesta sulla sicurezza di questi strumenti. Arnoux punta anche il dito contro Air France: «Obnubilata dalla riduzione dei costi, i dirigenti non hanno compreso che la sicurezza è un investimento produttivo».


03/07/2009

L’Airbus intatto in caduta libera

L’Airbus intatto in caduta libera

 

Il rapporto I risultati dell’indagine sul mezzo dell’Air France: i sensori solo una concausa. Discesa verticale da 12 mila metri. Allarme lanciato in ritardo

 

L’unica certezza è l’assenza di certezze. Come dire, dieci indizi non fanno una prova. Quasi perse or­mai le speranze di ritrovare le scatole nere in fondo all’At­lantico, il primo rapporto completo sul disastro del vo­lo Af447 dell’Air France non è giunto a nessuna conclusio­ne. Il Bea, l’ufficio inchieste da un mese al lavoro, ha sol­tanto stabilito che l’Airbus A330 in rotta da Rio de Janei­ro a Parigi con a bordo 228 passeggeri non si è distrutto in volo, ma è precipitato in mare, in piena velocità, con una forte accelerazione verti­cale. Non ci sono tracce di fuoco o di esplosivo. L’Airbus ha affrontato una tempesta non eccezionale. È precipitato all’improvviso, da un’altezza di dodicimila metri, toccando il mare con la pancia. La ricostruzione porta quindi ad escludere un’esplosione o un attentato, ma si limita ad indicare una serie di concause dell’inci­dente, avvenuto probabil­mente in modo improvviso, dato che «nessun gilet di sal­vataggio è stato ritrovato gonfiato» e che «i passeggeri non erano preparati a un am­maraggio ». Il Bea ha inoltre precisato che nessun messag­gio di allarme era stato invia­to e che nessun problema era stato esplicitamente segnala­to dall’equipaggio.

Le sole in­formazioni a disposizione de­gli inquirenti sono i messag­gi automatici che vengono cioè trasmessi senza inter­vento del personale di bordo. Alain Bouillard, responsa­bile dell’ufficio inchieste, ha anche ricostruito un imprevi­sto «buco» nelle comunica­zioni radio fra i controllori di volo in Brasile e i controllori di volo basati a Dakar, in Se­negal. I piloti dell’Airbus avrebbero cercato di mettersi in contatto per tre volte con il sistema di Dakar senza suc­cesso, apparentemente per­ché i controllori di Dakar non avrebbero mai ricevuto il piano di volo. «Questo non è normale», dicono gli inve­stigatori che si interrogano sul perché l’allarme sia stato lanciato alcune ore dopo la sparizione del velivolo. L’aereo sarebbe precipita­to dopo aver segnalato un problema tecnico verso le 2.14. La mancanza di contat­ti, secondo gli inquirenti, è tuttavia una situazione abba­stanza comune che si sta cer­cando di migliorare. Bouil­lard ha precisato che le ricer­che delle scatole nere prose­guiranno fino al 10 luglio prossimo. Secondo il Bea, le scatole nere potrebbero emet­tere segnali ancora per qual­che giorno. Finora le unità della marina francese, brasi­liana e americana hanno recu­perato 51 corpi e 600 pezzi dell’Airbus.

Fra i corpi recu­perati, anche quello del pilo­ta, Marc Dubois. Un particola­re — il fatto che indossasse i pantaloni — lascia pensare che si trovasse ai comandi e non in cuccetta per il turno di riposo nella traversata. Nel rapporto, si parla inol­tre di «incoerenze» nella velo­cità del velivolo, ma si preci­sa che nulla permette ancora di collegare con certezza que­ste anomalie al funzionamen­to delle sonde di misurazio­ne, le famose Pitot di cui Air­bus aveva raccomandato la sostituzione alle compagnie acquirenti. Secondo un rap­porto interno ad Air France, reso noto da Le Figaro, alme­no sette incidenti senza gravi conseguenze sono avvenuti a partire dal maggio 2008 a cau­sa delle sonde Pitot, tanto che la compagnia di bandiera francese aveva fatto di tutto per accelerare i programmi di sostituzione. L’andamento dell’inchie­sta comincia a provocare le reazioni delle associazioni dei parenti delle vittime che vedono allontanarsi la verità sulla tragedia di un aereo mo­derno, affidabile, controllato da una delle più sicure com­pagnie del mondo.

Massimo Nava