20/04/2010

Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità»

Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità»

CASO DELL'EX GOVERNATORE DEL LAZIO. La Corte conferma l'arresto dei carabinieri per estorsione: il blitz era preordinato, il video un ricatto

 

ROMA - La Corte di Cassazione ha depositato le carte dell'inchiesta sul traffico di cocaina e prostituzione legata ai transessuali, nel quale è coinvolto l'ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. In riferimento al video nel quale l'ex governatore risulta in compagnia del trans Natalie e con della droga sul tavolino, dai documenti emerge che Marrazzo «fu vittima di un'imboscata». Anzi: l'esponente politico fu «chiaramente vittima predestinata». La Cassazione a confermato le misure cautelari nei confronti di alcuni carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale, accusati di ricatto nei confronti di Marrazzo. E l'ex governatore si sfoga: «ho sempre detto la verità» e poi: «sono vittima di questa vicenda». Marrazzo ha anche annunciato: «Sono pronto a rientrare in Rai, sono a disposizione dell'azienda. Tornerò a fare il mio "vecchio" lavoro nella comunicazione».

Piero Marrazzo (LaPresse)
Piero Marrazzo (LaPresse)

VIDEO CONDITO - I carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente - nell'irruzione a via Gradoli dove lo scorso luglio sorpresero Piero Marrazzo col trans Natalie - «hanno impedito a Marrazzo di tirarsi su i pantaloni» perchè «la ripresa in mutande aveva, evidentemente, per i fini perseguiti dagli indagati, ben maggiore effetto e ben altro valore, così ben altro valore avrebbe avuto la "scena del crimine" se fosse stata opportunamente "condita" dalla presenza di droga». Lo sottolinea la Cassazione - nella sentenza 15082 depositata lunedì con la quale conferma le accuse ai carabinieri indagati per l'estorsione a Marrazzo - rilevando che vi fu una «accurata preparazione di quella scena, che prevedeva non solo la presenza della droga ma anche, nello stesso tavolino, accanto al piatto che la conteneva, della tessera personale della vittima, affinchè non vi fossero dubbi sulla identificazione del personaggio» al quale non si voleva «dare scampo».

Il trans Natalie (Ansa)
Il trans Natalie (Ansa)

NATALIE ATTENDIBILE - In particolare la Cassazione spiega che il fatto che si trattò di un blitz preordinato «è attestato non solo da quanto dichiarato da Natalie e dal Marrazzo, della cui complessiva attendibilità giustamente il tribunale non ha dubitato, ma anche, e soprattutto, dalla condotta tenuta dai due carabinieri durante l'irruzione nell'abitazione e nei giorni successivi, certamente non riconducibile a quanto ci si aspetterebbe da rappresentanti delle forze dell'ordine impegnati in compiti di istituto». In proposito la Cassazione - con la sentenza 15082, che conferma l'impianto accusatorio ricostruito dalla procura di Roma - osserva che i carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente non avevano verbalizzato il loro intervento, nè informato i superiori, nè sequestrato lo stupefacente rinvenuto nell'abitazione, nè proceduto alla perquisizione dell'appartamento. Risulta invece - prosegue la suprema corte - che «essi, o eventuali complici introdottosi con loro nell'appartamento, hanno eseguito delle significative riprese video del Marrazzo in atteggiamento certamente compromettente, specie per un uomo che ricopriva un importante ruolo istituzionale; riprese le cui finalità non erano certo quelle di assicurare, a fini di giustizia, le tracce di reati, o di individuare i colpevoli di condotte delittuose, ma solo di registrare situazioni scabrose per ottenere indebiti vantaggi».

ACQUISTO DEL VIDEO «MAI CONCRETIZZATO» - Non c'è alcuna responsabilità, da parte dell'agenzia Masi e, tra gli altri, del fotografo Massimiliano Scarfone, per quanto riguarda il tentativo di vendita del video. La Cassazione sconfessa così la tesi dei carabinieri coinvolti nell'estorsione a Marrazzo. Secondo i militari, le dichiarazioni delle persone alle quali gli uomini dell'arma implicati nella vicenda si sono rivolti nel tentativo di vendere quelle immagini sarebbero inutilizzabili in quanto quelle stesse persone dovrebbero rispondere di ricettazione. Spiega invece la suprema Corte che l'acquisto del video «non si è mai concretizzato» e i «possibili acquirenti» ne sospettavano la legittima provenienza e avevano acquisito il parere di un legale.

LA REAZIONE DELL'EX GOVERNATORE - «Ho sempre atteso con serenità le decisioni dei giudici, a loro avevo raccontato la verità e la verità è che io ero la vittima in questa vicenda». Lo ha detto l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, commentando le motivazioni della Corte di Cassazione contenute nella sentenza 15082 della IV sezione penale. «Ora ci sarà il tempo e il modo, con calma e nel rispetto della giustizia e degli investigatori di raccontare questa verità». «Ringrazio mia moglie e le mie figlie che mi sono state sempre vicine rispettando il mio silenzio e sopportando tutte le falsità dette: ho una famiglia splendida».

Redazione online


25/03/2010

Carabiniere del caso Marrazzo accusato di aver ucciso il pusher

Carabiniere del caso Marrazzo accusato di aver ucciso il pusher

 

OMICIDIO CAFASSO. Avrebbe fornito la dose di droga. La svolta dopo il racconto del trans Jennifer

 

A destra il trans Brenda
A destra il trans Brenda

MILANO - La dose letale di droga che uccise il pusher del «caso Marrazzo» sarebbe stata fornita da un carabiniere. È clamorosa la svolta nelle indagini sulla banda di militari accusati di aver ricattato l’ex governatore del Lazio per i suoi incontri con i transessuali. La Procura di Roma contesta l’accusa di omicidio volontario al maresciallo della Compagnia Trionfale Nicola Testini, già indagato di complicità con i due colleghi che agli inizi di giugno 2009 fecero irruzione nell’appartamento di via Gradoli dove il politico era in compagnia del viado Natalie. Gianguerino Cafasso sarebbe stato eliminato - è il sospetto degli inquirenti - perché era diventato un testimone scomodo e pericoloso. Lo ha raccontato la sua fidanzata Jennifer, il transessuale di 29 anni Adriano Da Motta, rivelando anche il nome dell’uomo che gli avrebbe consegnato la cocaina mischiata a eroina, uno «speedball» mortale.

Gianguerino Cafasso (Ansa)
Gianguerino Cafasso (Ansa)

 

 

La confessione sul video
Non è l’unica novità. Una settimana fa, interrogato in carcere, l’altro carabiniere Luciano Simeone ha ammesso di essere stato lui a girare il video per incastrare l’allora presidente della Regione Piero Marrazzo. Un filmato di 12 minuti che lo ritraeva scarmigliato e in mutande, sul tavolino soldi e strisce di cocaina, che cercarono poi di vendere e che - quando i carabinieri furono arrestati e divenne pubblica la vicenda - lo costrinse alle dimissioni. Dopo la cattura (in cella c’è anche Carlo Tagliente) i carabinieri accusarono proprio Cafasso di essere entrato con loro nell’appartamento e aver ripreso la scena con il telefonino. «Ma era una bugia» confessa adesso Simeone che si sarebbe mostrato disponibile a collaborare con gli inquirenti pur di tornare in libertà o quantomeno ai domiciliari. Un atteggiamento che sarà comunque verificato oggi, quando i pubblici ministeri lo interrogheranno nuovamente. Si torna dunque al 12 settembre scorso, quando Cafasso viene trovato cadavere in una stanza dell’hotel Romulus, sulla via Salaria a Roma. Stroncato mentre dormiva accanto a Jennifer. Inizialmente si pensa a un infarto, dovuto alle cattive condizioni di salute dell’uomo e alla sua vita sregolata. Il caso viene archiviato. Ma due mesi dopo, quando invece si scopre che il pusher ha avuto un ruolo da protagonista nel ricatto a Marrazzo, il magistrato ordina nuovi accertamenti. Le analisi effettuate sul cadavere riesumato convincono gli esperti che a ucciderlo sia stato lo stupefacente «tagliato» male. E così viene convocato di nuovo Jennifer. «Quella sera - racconta - andammo da Testini a prendere la droga. Era già successo altre volte, lui era uno dei fornitori di Rino». I carabinieri del Ros che si occupano delle indagini lo incalzano, non credono a questa versione. Ma il viado fornisce dettagli che appaiono convincenti, si decide di effettuare nuovi riscontri. L’analisi dei tabulati telefonici mostra effettivamente i contatti tra Cafasso e Testini, una verifica sulle celle telefoniche agganciate in quelle ore dai loro cellulari sembra confermare gli spostamenti, così come li ha raccontati Jennifer. E poi ci sono le descrizioni dei luoghi dove si incontravano. «Per prendere la droga - afferma il transessuale - ci vedevamo nella zona di Saxa Rubra». Quanto basta - dice la Procura - per iscrivere il nome di Testini nel registro degli indagati per omicidio.

Il cambio nella trattativa
Ai primi di luglio era stato proprio Cafasso a contattare due giornaliste del quotidiano Libero per tentare di vendere il video. Entrambe hanno raccontato che la cifra richiesta era di circa 500.000 euro e che «Cafasso diceva che lo volevano ammazzare perché lui conosceva tutti i segreti dei transessuali». Il video era stato girato da Simeone. Se era nella mani del pusher vuol dire che erano stati proprio i carabinieri ad affidargli l’incarico di trattarlo. Ma agli inizi di agosto qualcosa di nuovo evidentemente accade. Dopo aver fatto alcuni tentativi, i tre militari chiedono ad un altro collega, Antonio Tamburrino, di aiutarli a trovare qualcuno che possa piazzare il filmato sul mercato. Attraverso il fotografo Max Scarfone si arriva così all’agenzia di Milano Photomasi che contatta Alfonso Signorini per tentare di vendere le immagini alla Mondadori. Che cosa è accaduto con Cafasso? Perché è uscito di scena? Il sospetto dei magistrati è che il pusher sia stato messo da parte quando si è capito che il guadagno non sarebbe stato poi così elevato. Del resto la cifra iniziale da lui richiesta, era stata notevolmente ridimensionata tanto che a fine settembre la Photomasi parlò a Scarfone di un possibile accordo su 60.000 euro. È dunque possibile che abbia reclamato comunque la sua parte o che abbia minacciato Testini di rivelare che cosa era accaduto. Le indagini hanno svelato come il legame tra i carabinieri e lo stesso Cafasso fosse piuttosto frequente e soprattutto come il pusher fosse a conoscenza di quale attività reale si nascondeva dietro le continue visite che i militari della Trionfale facevano negli appartamenti abitati dai viados.

Le rapine ai clienti
È quanto Simeone avrebbe adesso deciso di confessare: ricatti e rapine ad altri clienti dei transessuali sorpresi nelle case che si trovano tra via dei due Ponti e via Gradoli. Finora sono circolati diversi nomi, anche famosi, di persone che frequentavano la zona ma nessun riscontro è arrivato dalle indagini. La scelta di Simeone di rendersi disponibile potrebbe fornire nuovi elementi alle indagini. Anche perché rimane aperta l’indagine sulla morte di Brenda, l’altro transessuale che aveva rapporti con Marrazzo, trovato cadavere la mattina del 20 novembre scorso. Anche in questo caso la Procura procede per omicidio, ma al momento non sembrano esserci prove concrete sul fatto che il viado sia stato assassinato. L’autopsia ha accertato che la morte è stata causata dal fumo che aveva riempito il monolocale dove si era addormentato, stordito dall’alcol. Sul corpo nessun segno di violenza, ma secondo gli inquirenti non si può escludere che qualcuno sia entrato nell’appartamento e dopo aver accertato che Brenda non era più cosciente e dunque in grado di fuggire, abbia dato fuoco a un trolley sistemato all’ingresso. Un’ipotesi che ha comunque bisogno di ulteriori verifiche. Simeone finora ha detto di non sapere nulla di entrambi i decessi, ma è possibile che già oggi decida di fornire elementi su quanto accadde nel corso della trattativa avviata per vendere il filmato e sulle pressioni esercitate nei confronti dello stesso Marrazzo. Il carabiniere dovrà anche spiegare per quale motivo, dopo aver cercato di spillargli soldi, lui e i suoi colleghi decisero di vendere il video trasformando la vicenda in un vero e proprio ricatto politico. Ad avvisare Marrazzo che la Mondadori ne aveva una copia fu infatti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Fiorenza Sarzanini


21/01/2010

Brenda, famiglia ingaggia Garofano l'ex comandante dei Ris

Brenda, famiglia ingaggia Garofano l'ex comandante dei Ris

 

CASO MARRAZZO. Nominato dai legali dei familiari del trans ucciso

 

 

ROMA - New entry tra gli esperti che cercheranno di far luce sulla morte di Brenda, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo avvenuta in un monolocale in via Due Ponti il 20 novembre scorso. L'ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano ormai congedato dall'Arma, è stato infatti nominato dai legali della famiglia di Wendell Mendes Paes, conosciuta come Brenda, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, quale capo di un pool di esperti che a breve presenterà un'istanza in procura per chiedere di poter svolgere un sopralluogo nell'appartamento di via Due Ponti.

ESPERTI DI INFORMATICA - Tra i consulenti c'è anche Paolo Reale, l'esperto di informatica nominato dalla famiglia di Chiara Poggi nel processo ad Alberto Stasi prosciolto nelle scorse settimane dall'accusa di omicidio. Nominati anche due medici legali, Mauro Bacci e Laura Reattelli, nonché un altro esperto di informatica Nanni Bassetti e un chimico Marco Saverio Romolo. «È la nostra risposta alla famiglia di Brenda - hanno detto gli avvocati Biscotti e Gentile - che chiede di essere aiutata a fare chiarezza e verità e quindi abbiamo chiesto ai migliori consulenti italiani di aiutarci a dare verità a questa famiglia». (Fonte: Omniroma)


24/11/2009

Cafasso ucciso da una dose di eroina

Cafasso ucciso da una dose di eroina

 

Per gli inquirenti il pusher, consumatore di cocaina, avrebbe assunto la droga mascherata con altre sostanze, a questo punto il fascicolo potrebbe passare all'omicidio volontario

 

Gianguerino Cafasso (Proto)
Gianguerino Cafasso (Proto)

ROMA - Potrebbe essere stata una dose di eroina a uccidere in pochi minuti Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre all'hotel Romulus sulla Salaria a Roma. Secondo gli inquirenti la droga sarebbe stata «mascherata» farmacologicamente con una sostanza che l'ha fatta somigliare alla cocaina. Dunque Cafasso, abituale consumatore di coca, sarebbe morto proprio a causa dell'assunzione (forse inconsapevole) di eroina.

POSSIBILE OMICIDIO - Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, rubricato al momento per morte come conseguenza di altro delitto (cessione di droga) potrebbe dunque passare all'ipotesi di omicidio volontario, quando il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo avrà i risultati ufficiali della consulenza tossicologica. Intanto una prima risposta è arrivata e rileva appunto l'assunzione di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi l'ha fornita al pusher avesse previsto l'effetto letale. Jennifer, il trans fidanzato di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party, ha spiegato agli inquirenti di non aver assunto droga perché aveva uno «strano sapore». Cafasso, amico di Brenda e fornitore di stupefacenti a diversi trans, è colui che ha tentato di vendere il video dove compare Piero Marrazzo.