18/12/2010

Ministeri sparsi e Italia sottosopra Il biglietto di auguri di Calderoli

Ministeri sparsi e Italia sottosopra Il biglietto di auguri di Calderoli

NATALE FEDERALE. Il «Buone feste» del ministro. E parte la polemica

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14/11/2010

Flop Ferrari, la Lega contro Montezemolo «Gestione demenziale ai box, si dimetta»

Flop Ferrari, la Lega contro Montezemolo «Gestione demenziale ai box, si dimetta»

Castelli: «Ma auguriamo alla rossa di vincere l'anno prossimo». Calderoli: «Ci ha fatto vergognare. Se ne vada subito da Maranello, evitando di fare ulteriori danni alla Rossa»

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26/06/2010

La disfatta degli azzurri unisce la politica: "Che disastro"

La disfatta degli azzurri unisce la politica: "Che disastro"

Maggioranza e opposizione per una volta sono d’accordo sulla disastrosa spedizione mondiale di Lippi. E Calderoli attacca ancora: “Adesso via i calciatori stranieri dall’Italia” L’Idv: “E’ più molesto di una vuvuzela”. L'amarezza di Napolitano

 

 

 

Si danno battaglia tutti i giorni in tv e tea i banchi del parlamento. Ma su una cosa i politici italiani sono d’accordo. Il mondiale sudafricano ha fatto fare una pessima figura agli azzurri e a tutta l’Italia. Amareggiato Fini, che taglia corto con i giornalisti, amareggiato Napolitano. Il presidente della Repubblica ha seguito la partita della disfatta azzurra nel suo appartamento al Quirinale, in compagnia della sua famiglia. Ha tifato e sofferto per tutto il corso del match: comprensibile che condivida la grande amarezza degli italiani, dei giocatori e di Lippi per un risultato cosi' deludente.

Calderoli: "Colpa di una politica sportiva demenziale"
- Per il ministro per la Semplificazione normativa non si può non parlare di "vergogna". Calderoli ha preso di mira i giocatori, definendoli "semplicemente ridicoli, pagati milioni ma con gambe di gelatina e fiato corto". Secondo il ministro, "con questa sconfitta si conclude indecorosamente la via crucis della nazionale, il cui epilogo era comunque scontato". Calderoli concorda con Radio Padania: "Mi spiace per i tifosi - ha detto - ma mi spiace decisamente meno quando penso all'arroganza di Lippi e ai capricci di alcuni bambini viziati della nazionale, che non volevano neppure rinunciare a dei premi che tanto tutti sapevano che mai avrebbero preso. Questa prematura eliminazione non è altro che il risultato di una demenziale politica sportiva, che ha portato alla cancellazione dei nostri vivai e che ha fatto sì che a vincere il campionato e la Coppa Italia, oltre che la Champions League, sia una squadra che di nostrano non ha neppure l'allenatore. Purtroppo per Lippi, però, in nazionale non possono giocare gli immigrati di lusso dello sport, e questi risultati ne sono la logica conseguenza". Vista la clamorosa debacle azzurra, Calderoli è poi passato al contrattacco. "Ora, pensiamo a far giocare nelle nostre squadre di club i giocatori nostrani, i prodotti dei nostri vivai, e prima di finire tutti nel pallone lasciamo perdere le discussioni sulla nazionale e sul calcio. Torniamo ad affrontare i problemi veri del Paese, i problemi che interessano le famiglie, i lavoratori e le imprese", ha concluso il ministro.

Donadi (Idv): "Calderoli più molesto di una vuvuzela"
- Le parole dell'esponente leghista scatenano le reazioni degli avversari politici. Per il capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori Massimo Donadi, Calderoli è peggio delle tanto criticate trombette sudafricane: "E' più molesto di una vuvuzela", ha detto, invitando il ministro a smetterla di lanciare "proposte provocatorie e razziste". Un parere che Donadi ha argomentato ricordando che quattro anni fa abbiamo vinto la Coppa del mondo, "eppure anche allora il nostro campionato era pieno di stranieri".

Merlo (Pd)
: "Italia come Corea nel '66, ma perche' questi giocatori? - "Una sconfitta come quella di oggi subita dalla Slovacchia ci riporta ai tempi dell'eliminazione con la Corea nel 1966. Con una differenza: molti hanno l'impressione, se non la certezza, che questa volta si è perseguito un disegno, a tutt'oggi ancora misterioso nelle sue motivazioni, di voler quasi essere eliminati". Questo il commento del democratico Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai. "Senza essere commissari tecnici - ha detto - tutti sanno che chi disputa un campionato brutto, oppure anonimo, difficilmente si può riscattare durante un Mondiale. E i risultati l'hanno platealmente e brutalmente confermato".

Magistro (Psdi)
: "Hanno perso Lippi e la sua boria" - Il ct azzurro non trova solidarietà nemmeno tra le fila del Psdi. A detta del segretario nazionale Mimmo Magistro, "prima di essere cotto Cannavaro, è Lippi ad aver concluso in modo inglorioso la carriera dimostrando di essere stato nel pallone per mesi: nessuno, tra giornalisti, tecnici e tifosi ha mai compreso le convocazioni e le formazioni mandate in campo". Per Magistro sono stati chiamati in causa "atleti spenti e senza un pizzico di personalità". Ma non ha sbagliato soltanto il commissario tecnico. "Il presidente della Figc Abete è ugualmente responsabile per aver consentito alla saccenza, alla supponenza, alla presunzione e alla boria del ct di sfidare tutto e tutti, la stampa e gli italiani", ha concluso Magistro.


17/05/2010

Berlusconi: «Missione fondamentale» Calderoli: «Ma serve stare lì?»

Berlusconi: «Missione fondamentale» Calderoli: «Ma serve stare lì?»

Il ministro: «Perplessità su esportazione democrazia. Ma ogni decisione va presa insieme». Il premier: «La nostra missione è fondamentale». Bossi: «Non penso che possiamo scappare»

 

Silvio Berlusconi (Eidon)
Silvio Berlusconi (Eidon)

MILANO - Sgomento e cordoglio. Ma anche qualche dubbio sul ruolo della missione italiana in Afghanistan. Queste le immediate reazioni del mondo della politica alla notizia dell'uccisione di due soldati italiani nei pressi di Bala Murghab.

BERLUSCONI - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato questo nuovo lutto tra le file italiane ribadendo che la «nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell'Afghanistan». Il Presidente Berlusconi - si legge nella nota di Palazzo Chigi - ha espresso il profondo cordoglio, suo personale e dell'intero Governo, alle famiglie dei militari caduti. E ha inviato il suo augurio a quelle dei soldati feriti.

CALDEROLI: «VERIFICARE SE QUESTI SACRIFICI SERVONO» - «Spesso abbiamo espresso perplessità sull’esportazione della democrazia, ma ogni decisione va presa insieme al resto, non può essere unilaterale. Vedremo a livello internazionale» ha dichiarato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. «Al di là della perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare - aggiunge Calderoli - se i sacrifici servono. Ma c’è una comunità internazionale, prendiamo le decisioni insieme a loro».

BOSSI: «NON PENSO CHE POSSIAMO SCAPPARE» - «Io non penso che possiamo scappare. Questa decisione sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo» ha detto più tardi il ministro della Riforma Umberto Bossi rispondendo alle domande dei cronisti sull'ultima tragedia in Afghanistan. Il ministro ha spiegato che «le guerre non sono mai una bella cosa perché poi ci sono i morti. Però questo è un governo che guarda alle cose come sono, che ha degli alleati e che mantiene la parola data». Il leader della Lega ha quindi ammesso «sono molto preoccupato e molto triste perché tornano i morti e bisogna ricordare chi muore per una causa giusta e importante».

SCHIFANI - «Ancora una volta l'Italia piange altri due suoi caduti per la libertà e la pace. Due soldati italiani uccisi dal terrorismo perchè difendevano la democrazia e la sicurezza internazionale» queste invece le parole di cordoglio del presidente del Senato, Renato Schifani. «A nome mio personale e dell'Assemblea di Palazzo Madama - conclude il presidente Schifani - esprimo i sentimenti del più profondo, affettuoso e sincero cordoglio alle famiglie dei nostri caduti e alle Forze Armate inviando gli auguri di una completa guarigione ai soldati feriti».

CORDOGLIO DI FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha anche lui espresso cordoglio per la morte dei due soldati italiani caduti a Herat: «Lo scacchiere internazionale continua a provocare lutti e tragedie. Rivolgo - ha detto Fini aprendo un convegno sulla moratoria alla pena di morte - alle forze armate e alle famiglie dei due militari morti in Afghanistan il senso della più cordiale e sincera partecipazione». Le parole di Fini sono state sottolineate da un applauso della platea, che comprende anche numerosi ministri della Giustizia di svariati Paesi.

FRATTINI -
«La missione in Afghanistan resta per l'Italia una missione fondamentale, che continuerà, una missione di pace in cui le nostre donne e i nostri uomini lavorano per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano» ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.

ROTONDI: «CONTINUARE LA MISSIONE» - Ga voluto ricordare il sacrificio dei nostri militari anche il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi: «Piangiamo due eroi ricordandoli nella preghiera, esprimendo la nostra vicinanza alle loro famiglie come agli altri due militari feriti. Abbiamo la responsabilità di continuare la missione di pace e di edificatori della libertà e della democrazia in Afghanistan in un quadro di accordi e intese internazionali a cui, ovviamente, terremo fede».

FINOCCHIARO: «IL GOVERNO RIFERISCA IN SENATO» - «Esprimiamo il nostro cordoglio per la morte dei due soldati uccisi nell'attentato in Afghanistan e ci stringiamo nel dolore alle loro famiglie e a quelle degli altri militari feriti» ha invece sottolineato il presidente del Gruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Sappiamo con quale impegno i nostri soldati svolgono la loro missione in quel Paese - prosegue Finocchiaro - e negli altri paesi dove le nostre forze armate sono impegnate nelle missioni internazionali. È necessario ora che il governo venga al più presto in Senato a riferire su quanto avvenuto». «Il Parlamento e il Paese devono essere informati - conclude l'esponente Pd - e serve una discussione seria e approfondita sul nostro impegno in Afghanistan».

DI PIETRO - «Esprimo profondo cordoglio, a nome mio e di tutta l'Italia dei Valori, alle famiglie dei soldati caduti in Afghanistan e auguro pronta guarigione ai militari feriti» afferma invece Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. «Non è questo il momento per ribadire la necessità di porre fine alla nostra presenza in quei territori. Oggi è il giorno del dolore e della solidarietà, ma occorre che al più presto il Parlamento affronti seriamente la questione della rischiosa presenza dei nostri militari, coinvolti non in una missione ma in una guerra, e proponga una exit strategy», conclude Di Pietro.

DILIBERTO: «GOVERNO RITIRI LE TRUPPE» - La via politica è l'unica soluzione per uscire da una guerra persa già da tempo. Un Paese che si rispetti non può accettare che i suoi figli continuino a morire per una causa assurda. Il governo deve ritirare le truppe. E lo deve fare chiedendo scusa all'intero Paese per aver mascherato per missione di pace una sporca guerra» afferma invece Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che «esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie dei militari italiani morti e feriti» in Afghanistan.

FERRERO - «La guerra in Afghanistan ogni giorno che passa si trasforma sempre di più in un indicibile e orribile massacro, - gli fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista - a partire dalle efferati stragi di civili e dagli attentati kamikaze o dagli atti di guerriglia, come quelli che questa mattina hanno portato all'uccisione di due soldati italiani e al ferimento di altri due nella zona del NordEst. Ai familiari delle vittime va il nostro più profondo cordoglio e a quelli dei feriti gli auguri per una pronta guarigione, ma dal punto di vista politico deve essere chiaro che dall'illegittima e violenta guerra in Afghanistan l'Italia deve uscire al più presto, ritirando le nostre truppe, come tutti noi e il movimento pacifista chiediamo da anni.

Redazione online


16/05/2010

Manovra sul modello dei Paesi Ue Stretta su statali e grandi opere

Manovra sul modello dei Paesi Ue Stretta su statali e grandi opere

Calderoli: a dieta anche gli alti papaveri. Le sigle di categoria già pronte alla protesta, nel pubblico blocco del turnover e contratti congelati. meno pensioni di invalidità

 

ROMA — Ministri, parlamentari, ma anche «gli alti papaveri » del settore pubblico. Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, raddoppia. Non solo un taglio «almeno del 5%» degli emolumenti di governo e Parlamento, ma una sforbiciata anche a quelli degli «intoccabili», un riferimento ai funzionari e ai manager del settore pubblico. Un «atto di giustizia», dice il ministro, promesso agli enti locali dopo il decreto legge di gennaio «con cui è stato predisposto il taglio di 50 mila poltrone» in quel settore e la riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali, già in vigore.

Sarebbe in arrivo «un ampio pacchetto, per fare in modo che la dieta, finalmente, la si faccia fare anche a tutti gli "alti papaveri" del pubblico — ha concluso il ministro— anche quelli del cosiddetto sottobosco, che fino ad oggi non sono mai stati toccati ». «Se la manovra porterà dei sacrifici per gli italiani, credo sia giusto che siano i politici i primi a farli», ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani. Disponibile anche il ministro del Turismo, Michela Brambilla, che propone di destinare i risparmi a un fondo per le categorie più deboli.

A frenare la cavalcata della Lega, ci pensa il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, secondo cui «bisogna ridurre in vari modi i costi della politica, attraverso una iniziativa che prenderà il governo nel suo complesso e non per sollecitazione di questa o quella forza politica che fa parte della maggioranza». Quanto ai «finiani», Italo Bocchino puntualizza che la stretta serve, evitando però «che a fare i sacrifici siano come al solito i più deboli con una stretta a dipendenti e pensionati». Una posizione che trova echi nel Pd, dove la presidente Rosy Bindi stigmatizza gli interventi «sulle persone e sul reddito della famiglia», senza «alcuna traccia di lotta all’evasione fiscale, interventi a sostegno di crescita e occupazione e norme serie contro la corruzione ».

Quanto ai tagli agli stipendi dei parlamentari, Bindi è disponibile, anche se «non risolve i problemi dei costi della politica». Dubbioso il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: «Il rischio è che faccia la fine della proposta di abolire le Province, da tutti promessa in campagna elettorale e poi siamo rimasti gli unici a sostenerla in Parlamento». Nel merito della manovra, si attende una presa di posizione sui tagli agli statali del ministro competente, Renato Brunetta, atteso domani al Forum della Pubblica amministrazione. Motivo di scontro con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, potrebbe essere il prelievo delle risorse destinate ai Fondi unici di amministrazione (Fua), utilizzati per pagare lo stipendio integrativo legato alla produttività nelle amministrazioni centrali, gli enti pubblici non economici e le agenzie, che Brunetta ha inserito nella riforma della Pubblica amministrazione. Quanto ai sindacati, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, dice «sì alla manovra ma a condizione che i sacrifici li facciano tutti». Intanto però i sindacati di categoria sarebbero pronti a proclamare lo sciopero.

Antonella Baccaro


15/05/2010

Calderoli: «Tagliare del 5% gli stipendi di parlamentari e ministri»

Calderoli: «Tagliare del 5% gli stipendi di parlamentari e ministri»

Il ministro lancerà la sua proposta «in sede di Governo». «Dobbiamo dare il buon esempio in vista dei sacrifici della manovra»

 

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, e Roberto Calderoli, ministro semplificazione Normativa (LaPresse)
Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, e Roberto Calderoli, ministro semplificazione Normativa (LaPresse)

ROMA - Un taglio del 5% agli stipendi dei parlamentari e dei ministri per dare il «buon esempio» in vista dei «sacrifici» che comporterà la mini-manovra finanziaria che il governo varerà «a breve» per far fronte alla crisi finanziaria internazionale. È la proposta che il ministro Roberto Calderoli lancerà «in sede di Governo» e che rende nota nel corso di una conversazione telefonica con l'Ansa.

LA PROPOSTA - «Proporrò in sede di Governo, quando affronteremo la manovra finanziaria, un taglio almeno del 5% agli stipendi di ministri e parlamentari come hanno fatto in Inghilterra e Portogallo», spiega il ministro della Semplificazione legislativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. «A breve dovremo affrontare una manovra che prevede tagli e strumenti per il rilancio dell'economia», aggiunge Calderoli. «I tagli alle spese - conclude l'esponente leghista - comporteranno sacrifici per tutti, a partire da ministri e parlamentari. La regola del 5% che hanno applicato in altri Paesi può valere in alcuni settori, ma in altri potrebbe essere anche più pesante». (Fonte: Ansa).


08/04/2010

Riforme, Berlusconi apre a Pd e Udc

Riforme, Berlusconi apre a Pd e Udc

Napolitano riceve un primo testo da Calderoli. Il presidente del Consiglio: iniziativa personale. Il presidente della Repubblica avverte: serve larga condivisione. Il premier ai centristi: pronti a un vostro ritorno. Bersani:confronto in Parlamento

 

 

 

La Lega accelera sulle riforme costituzionali ma Berlusconi torna al centro della partita aprendo al Pd e dicendosi pronto ad incontrare Bersani. Dopo la cena di ieri ad Arcore, il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, è salito oggi al Quirinale e ha consegnato al presidente della Repubblica una prima bozza contenente i cardini della riforma della maggioranza. Linee guida condivise nel centrodestra ma sulle quali, spiega il premier Silvio Berlusconi, non è bene accelerare prima di un confronto con i partiti.

Il premier ha sottolineato come la bozza Calderoli sia frutto di quanto emerso ieri durante l’incontro di Arcore, spiegando però che la scelta di Calderoli di salire al Colle sia stata una decisione autonoma. Tanto più che il Capo dello Stato ribadisce la necessità di cercare “la più larga condivisione in Parlamento” su un argomento come questo, complesso e delicato.


Il Carroccio accelera ma in ogni caso viene confermato da più parti nel centrodestra che la maggioranza avrebbe trovato una prima intesa, che vedrebbe favorevole anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, su almeno tre linee guida delle riforme: il semi-presidenzialismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la fine del bicameralismo perfetto con il Senato federale. Punti contenuti nella bozza messa a punto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e consegnata a Napolitano con una iniziativa che, però, il premier definisce autonoma da parte del leghista. Ma la convergenza potrebbe essere più ampia e coinvolgere tutto l’arco parlamentare. Berlusconi si è detto disponibile a collaborare con Pd e Udc.


10/01/2010

Calderoli, ministro della complicazione

Calderoli, ministro della complicazione

 

ANNUNCI E REALTA'. Dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi


Il ministro della Lega Roberto Calderoli
Il ministro della Lega Roberto Calderoli

ROMA - Dal Carroccio aveva giurato battaglia, Alberto Da Giussano-Calderoli, alla burocrazia del Barbarossa romano. Mulinando sopra la testa lo spadone da ministro della Semplificazione Normativa: «Taglierò 50 mila poltrone! 34 mila enti impropri! 39 mila leggi inutili!». Ma di poltrone, finora, manco una. Degli enti impropri, poi, non ne parliamo.

Sulle prime Roberto Calderoli li aveva definiti minacciosamente nel suo Codice delle Autonomie addirittura «enti dannosi»: consorzi di bonifica, bacini imbriferi, comunità montane, difensori civici, tribunali delle acque, enti parco… Poi, dopo aver cancellato con un tratto di penna quel termine «dannosi» (troppo crudo?) la lista degli enti da abolire è stata alleggerita fino a svanire completamente. Come neve al sole. Qualche taglietto era rimasto nella manovra del 2010? Via anche quello. Secondo Italia Oggi l’abolizione dei difensori civici (ma solo quelli comunali) e delle circoscrizioni nei Comuni slitterà di un anno grazie a un emendamento al decreto milleproroghe, varato dal governo tre giorni dopo la Finanziaria. E slitterà anche la prevista riduzione delle poltrone delle giunte e dei consigli degli enti locali. Mentre anche gli enti pubblici non economici che dovevano finire sotto la mannaia del cosiddetto taglia-enti hanno ottenuto una scappatoia per la sopravvivenza: gli è stato sufficiente presentare un piano riordino prima del 31 ottobre 2009. E la semplificazione delle leggi? Almeno quella è andata in porto, come ha orgogliosamente rivendicato il Nostro («Calderoli, missione compiuta, via 39 mila leggi», titolava l’Ansa il 19 ottobre 2009)? Dipende che cosa si intende per semplificazione. Eliminare migliaia di leggi inutili perché «esauste», che cioè hanno esaurito la propria funzione e quindi non sono più concretamente vigenti, anche se formalmente continuano a essere in vigore, è un’operazione di per sé inutile. Anche la legge che le elimina può quindi essere considerata una legge inutile.

La prova? Siccome lo spadone del ministro era calato all’inizio anche su provvedimenti magari un po’ vecchiotti ma forse non proprio inutili, come la legge che ha abolito la pena di morte o quella che ha istituito la Corte dei conti, dopo il decreto taglia-leggi si è dovuto fare il decreto salva-leggi. Ben altro è semplificare. Significa scrivere norme chiare e comprensibili a tutti i cittadini. Come evidentemente sa bene anche Calderoli. Lui stesso ha voluto che in una legge approvata il 18 giugno dello scorso anno ci fosse un articolo intitolato: «Chiarezza dei testi normativi». Una norma draconiana, con la quale si stabilisce che quando si cambia o si sostituisce una legge, esercizio da noi piuttosto frequente, sia obbligatorio indicare «espressamente» che cosa viene cambiato o sostituito. E che quando in una legge c’è un «rinvio ad altre norme contenute in disposizioni legislative», si debba anche indicare «in forma integrale, o in forma sintetica e di chiara comprensione» il testo oppure «la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento». Ma si afferma pure il principio che le disposizioni sulla chiarezza dei provvedimenti «non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito». Ebbene, da quando queste norme sono state approvate, il governo del Semplificatore ha scritto leggi se possibile ancora più indecifrabili e complicate. L’ultima perla scintillante è il cosiddetto decreto milleproroghe.

Un comma a caso. Il numero 14 dell’articolo 1: «Al comma 14 dell’articolo 19 del decreto legislativo 17 settembre 2007, n. 164, le parole: "Fino all’entrata in vigore dei provvedimenti di cui all’articolo 18 bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del medesimo decreto" sono sostituite dalle seguenti: "Fino al 31 dicembre 2010, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58..."». Che cosa vuol dire? Che fino a quando non sarà operativo l’Albo dei consulenti finanziari gestito dalla Consob, potrà fare il consulente finanziario soltanto chi già lo faceva alla data del 31 ottobre 2007. Un’altra norma a caso. Sempre articolo 1, comma 19: «All’articolo 3, comma 112, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni, le parole: "Per l’anno 2008" sono sostituite dalle seguenti: "Per l’anno 2010" e le parole "31 dicembre 2009" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2010"». La traduzione? Il distacco di 21 dipendenti delle Poste presso la pubblica amministrazione viene prorogato di un altro anno. Se questo è il risultato, ministro Calderoli, non sarebbe stato meglio chiamare il suo dicastero in un altro modo? Magari «Ministero della Complicazione normativa»?

Sergio Rizzo


16/08/2009

Bossi:«L'inno? Non lo conosce nessuno»

Bossi:«L'inno? Non lo conosce nessuno»

 

E sul presidente della repubblica spiega: preferisco napolitano a ciampi. Il leader del Carroccio: «Conoscono tutti Va Pensiero. È la dimostrazione che la gente ne ha piene le scatole»

 

Umberto Bossi, durante il comizio a Ponte di Legno (Stefano Cavicchi)
Umberto Bossi, durante il comizio a Ponte di Legno (Stefano Cavicchi)

PONTE DI LEGNO- L'inno italiano? «Non lo conosce nessuno». Il Presidente della Repubblica? «Meglio Napolitano di Ciampi». E il Barbarossa? «Oggi abita a Roma». Umberto Bossi, alla festa della Lega a Ponte di Legno, spiega anche l'importanza delle gabbie salariali: «Noi siamo nell'epoca del federalismo e chi non vuole i salari territorializzati è uno che non vuole l'applicazione del federalismo». E ricorda che «la Lega non è nata solo per vincere le elezioni ma per liberare la nostra gente dal centralismo romano. Non andrò in pensione fino a quando non avremo liberato la nostra gente da Roma ladrona».

INNO NAZIONALE- E a proposito di tradizioni, il ministro delle Riforme ha spiegato che «quando cantiamo il nostro inno, il Va pensiero, tutti lo cantano perchè tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce». Secondo Bossi, il fatto che più gente conosca le parole del Va pensiero significa un maggiore attaccamento alla Lega «perché la gente ne ha piene le scatole».

IL CAPO DELLO STATO- Dopo gli elogi a Bersani, adesso tocca al Capo dello Stato. «Preferisco Napolitano a Ciampi. Napolitano è sempre stato ragionevole, non si è mai opposto al governo». Un elogio inaspettato quello di Bossi, mentre ricorda che con il Presidente della Repubblica è stato possibile dialogare. «È una cosa importante perchè è lui che firma le leggi. Per fortuna che il governo non l'ha mai avuto contro. Il presidente della Repubblica deve essere il più possibile neutro».

IL DIALETTO-E intanto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli spiega che la bozza di legge sul dialetto è pronta e verrà approvata presto. Il testo della legge è stato consegnato sabato a Bossi ed è un argomento caro al leader della Lega. « L’anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che in meno di un anno è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge». Il testo all’esame di Bossi prevede l’obbligatorietà dell’insegnamento a partire dalle scuole primarie.


24/07/2009

Prestigiacomo: «Colleghi arroganti. Non accetterò nessun commissario»

Prestigiacomo: «Colleghi arroganti. Non accetterò nessun commissario»

 

Il ministro dell’Ambiente attacca Scajola, Matteoli e Calderoli. Critiche anche a Tremonti, «ora intervenga Berlusconi»

ROMA - Inaccettabile. Prepotenza. Arroganza. Il vocabolario che Stefania Prestigiacomo usa per definire ciò che le è capitato ieri non lascia dubbi alle interpretazioni. Il ministro dell’Am­biente attacca i suoi colleghi che appro­fittando del decreto anticrisi l’avrebbe­ro voluta privare dei poteri di autorizza­zione ambientale in materia di energia, affidandoli ai commissari straordinari. Chi sono? Claudio Scajola, Altero Matte­oli, Roberto Calderoli. Ma ce n’è anche per Giulio Tremonti.

Ieri è circolata la voce che era tal­mente arrabbiata da minacciare di di­mettersi.
«Fin dal mio ingresso al ministero sono stata convinta che la sfida dello sviluppo sostenibile fosse possibile e vincente. Ho riorganizzato il ministe­ro, che ho trovato disastrato, e che era diventato ostacolo allo sviluppo del Pa­ese. È stato un lavoro durissimo. Ma so­no fiera dei risultati e posso dimostra­re che si sta operando in maniera effi­ciente » .

Qualcuno l’ha messo in dubbio?

«Non lo so. Ma adesso scopro che in mia assenza, mentre ero all’estero a rappresentare gli interessi del Paese, sono state azzerate parti significative delle competenze fondamentali del mi­nistero dell’Ambiente, quelle che ri­guardano le autorizzazioni».

Azzerate?
«Commissariate e trasferite altrove, semplicemente. Nel decreto anticrisi è stato introdotto un articolo che affida i poteri ai commissari straordinari. La prima versione dell’articolo puntava a commissariare tutti i ministeri ma poi in consiglio dei ministri la norma è sta­ta cambiata ed è rimasta solo la parte relativa al ministero dell’Ambiente».

La prova che ce l’hanno proprio con lei?
«Il dato è che vengono bypassati meccanismi di controllo su argomenti delicatissimi come quelli sull’ambien­te, la sicurezza e la salute dei cittadini. Se questa norma passerà tre ministeri, fra i quali non il mio, proporranno i commissari straordinari per le reti elet­triche e gli impianti di produzione di energia».

Quali sono i ministri?

«Quelli dello Sviluppo Claudio Scajo­la, delle Infrastrutture Altero Matteoli e della Semplificazione Roberto Caldero­li, un ruolo quest’ultimo che non mi pa­re comprende la consulenza di esperti in materia di energia».

Pure Calderoli?
«La cosa divertente è che è circolato un documento attuativo con le opere da commissariare per decreto. Con un meccanismo assurdo, perché i commis­sari sarebbero assistiti dalle strutture della Presidenza del Consiglio e da quelle del ministro della Semplificazio­ne normativa».

Forse per rendere tutto più sempli­ce. Non crede?
«Complimenti. Questo significa che anche la Valutazione d’impatto ambien­tale di una centrale nucleare sarà nelle mani di un commissario. Ci rendiamo conto? In una sola persona si concen­trerebbero poteri attribuiti a organi col­legiali secondo norme dell’Unione eu­ropea, come la Via ma anche l’Autoriz­zazione integrata ambientale».

Lei che pensa?

«Siccome credo di essere stata effi­ciente, sinceramente sono rimasta ama­reggiata. Il provvedimento dev’essere modificato o stralciato. Posso anche ca­pire che si nominino dei commissari straordinari, quando sono necessari. Ma in questo caso non ha senso. Confi­do che Silvio Berlusconi saprà risolve­re il problema, come sempre».

Come sempre? Proprio Berlusconi è il grande sostenitore dei commissa­ri straordinari. Ne aveva promessi ad­dirittura sedici per le grandi opere.
«Ma in questo caso si spostano sem­plicemente i luoghi della decisione da un posto a un altro e si sacrificano pas­saggi a tutela della collettività che non è possibile sacrificare. Questo non è ac­cettabile. Per quello che ho fatto mi sa­rei aspettata un plauso, e non una pri­vazione delle competenze. Come se non bastasse è anche una norma inap­plicabile, perché il diritto comunitario non prevede sconti. E poi, ha idea di quali procedure discutiamo? Sa sotto quale montagna di carta verrebbe sep­pellito il commissario?»


Facciamo il caso che la norma non venga stralciata. Quale sarà il suo at­teggiamento?
«Ripeto, è inaccettabile».

Conferma di volersi dimettere?

«Ma perché insiste? Nella mia vita non ho mai minacciato di dimettermi. La norma per me è inaccettabile, è suffi­ciente dire questo. Se non verrà modifi­cata... »


Se non verrà modificata?

«Mi troverei in una situazione di pro­fondo disagio. Oltre a essere inaccetta­bile, l’articolo è anche inutile. A settem­bre si prevedono di nominare i com­missari per sbloccare 11 impianti. Eb­bene, sei di questi sono di competenza
di Terna, e quattro verranno da me au­torizzati entro luglio. Di che stiamo par­lando?»

Di un segnale di profonda disatten­zione del governo nei confronti delle tematiche ambientali?
«Non credo. L’attenzione per l’am­biente è fondamentale. La tutela am­bientale è al centro delle politiche di tutti i grandi Paesi industrializzati e ini­zia ad esserlo anche nei Paesi in via di Sviluppo. Ovunque si punta sull’econo­mia verde per contribuire a risolvere la crisi... »

Allora che spiegazione si dà?
«Sono incredula, vivo quello che è successo come una prepotenza e un’ar­roganza. C’è la chiara volontà di viola­re e spostare i centri decisionali. In un anno ho autorizzato 160 progetti. Ho ri­solto il problema della riconversione della centrale di Porto Tolle da olio combustibile a carbone pulito, che si trascinava da otto anni. Ho risolto il problema dell’Ilva di Taranto. Ho sbloc­cato tre rigassificatori... Le mando l’elenco. Questa sarebbe inefficienza?»

C’è chi critica le procedure della Via, giudicate lunghe ed eccessive.
«I commissari della Valutazione d’impatto ambientale sono tutti esper­ti di alto livello scientifico, hanno lavo­rato tanto e con abnegazione, sacrifi­cando spesso anche le ferie. E ricordo a tutti che i costi della commissione non ricadono sui contribuenti ma sono a ca­rico delle aziende. Ma nonostante sia previsto dalla legge quelle somme non vengono poi riversate dal Tesoro al mi­nistero. Le sembra giusto?»

Non ci mancava che questa.
«Penso che sia un attacco politico. Non condivido questo metodo. Vorrei capire il perché di queste scelte».

Ha chiesto chiarimenti a Scajola, Matteoli, Tremonti?
«Ci ho parlato ma non ho avuto ri­sposte convincenti da parte dei miei colleghi. Mi affido a Berlusconi, il qua­le mi ha assicurato che ci sarà un inter­vento correttivo » .

Sergio Rizzo