04/07/2010

«Ribelliamoci al controllo della privacy»

«Ribelliamoci al controllo della privacy»

«La tecnologia può essere lo strumento per cambiare in meglio la società». Il grido d'allarme degli hacker riuniti a Roma: troppi Grandi Fratelli controllano le nostre vite, diciamo basta

 

(Fotogramma)
(Fotogramma)

ROMA - Mentre la politica italiana ruota attorno al ddl sulle intercettazioni e all'ossessione per il timore che vengano ascoltate telefonate private e ne siano poi diffusi i contenuti anche in assenza di rilievi penali - ancora ieri il premier Berlusconi è tornato sul tema, spiegando che l'Italia «è il Paese con più intercettazioni al mondo» -, dalla periferia di Roma si alza l'allarme contro i tanti «Grandi fratelli» che ogni giorno monitorano la vita di milioni di cittadini. A lanciarlo sono gli hacker di tutta la penisola che si sono dati appuntamento al centro sociale La Torre per la tredicesima edizione dell'«Hackmeeting», il raduno degli anarchici del web, che al grido di «Combatti il controllo» hanno dato il via ad una tre giorni tutta all'insegna della Rete e della necessità di mantenerla libera da ogni vincolo e da ogni limitazione.

SOCIAL DANGER - «Telecamere, carte magnetiche, telefonini e social network - fanno notare gli organizzatori - controllano ogni aspetto della nostra vita e la registrano. Spostamenti, consumi, abitudini, conversazioni: tutto viene osservato, indicizzato e catalogato». Insomma, se la privacy delle persone è a rischio lo è anche e soprattutto per la presenza di strumenti all'apparenza innocui. Che per di più, in molti casi, vengono attivati volontariamente. Basti pensare al fenomeno di Facebook e delle altre piattaforme di condivisione che via via stanno prendendo piede: «Pubblichiamo spensieratamente le nostre foto - spiegano gli hacker - e mettiamo a disposizione il contenuto delle nostre email in cambio di una pubblicità mirata e meno fastidiosa e offriamo persino la mappa completa delle nostre relazioni personali, indicando amicizie, conoscenze e affetti». Insomma: «Siamo noi stessi ad offrire spontaneamente tutti quei dati che il grande fratello da solo non riesce ancora a carpire».

I GRANDI FRATELLI - Tutti gli altri, invece, sono già a disposizione: transazioni con bancomat e carte di credito che permettono di tracciare un profilo delle attività di ciascuno, le carte fedeltà dei supermercati che consentono di individuare gli stili di vita e i gusti personali sulla base degli acquisti effettuati, provider internet che memorizzano i dati sulle mail inviate o sui siti visitati con tanto di indicazione di tempi e quantità, cellulari che nei passaggi da una cella all'altra lasciano traccia dei propri spostamenti. E poi ci sono gli occhi elettronici sparsi per le città. Solo a Roma, ad esempio, è stata inaugurata due mesi fa la «sala sistema Roma», una centrale che mette in rete le oltre 5 mila telecamere dislocate nei vari punti della capitale e anche sugli autobus. Un sistema pensato per la sicurezza ma che espone i cittadini al rischio di un controllo invasivo per la capacità della macchina di esaminare automaticamente il contenuto di migliaia di immagini al minuto.

«COME IN GUERRA» - «Insomma - evidenziano gli hacker - una struttura sostanzialmente in grado di seguire con i suoi mille occhi un cittadino lungo un intero percorso da un punto qualsiasi della città fino al suo capo opposto». Una situazione che non promette alcunché di buono: «Uno spazio di vita così controllato - dicono gli organizzatori del raduno, che prevede seminari e dibattiti e che sarà all'insegna dell'Internet gratuito grazie ad una rete wlan autoprodotta messa a disposizione dei partecipanti - è solo tipico delle aree di prigionia o di guerra. Una cittadinanza sotto controllo perde la coscienza del proprio diritto alla privacy e con esso della propria dignità e dei propri diritti in generale. Viene creata una generazione incapace di rivendicare i propri diritti perché non sa di averne».

TECNOLOGIA E LIBERTA' - La tecnologia da questo punto di vista è una minaccia, dunque. «Ma può essere utilizzata anche per rovesciare i mezzi e i modi della produzione, dando valore alla collaborazione, al bene collettivo e alla condivisione - spiega Deckard, uno dei partecipanti che come vuole la prassi si presenta solo con il proprio nickname, nella fattispecie ispirato ad un racconto di Philip Dick -. Basti pensare al software libero, che ha dimostrato che si possono scrivere programmi e sistemi operativi migliori e più efficienti di quelli prodotti dalle grandi multinazionali, semplicemente dando valore alle persone invece che ai soldi».

Al. S.


01/04/2010

«Il Pd è in piedi, ora deve accelerare»

«Il Pd è in piedi, ora deve accelerare»

 

Con una lettera ai coordinatori dei circoli del partito, il leader replica a critiche interne. Bersani: «La possibilità di cambiare il corso delle cose è legata alla capacità di offrire un'alternativa credibile»

 

Pier Luigi Bersani (Ansa)
Pier Luigi Bersani (Ansa)

ROMA - Una lettera di risposta ad un'altra lettera, quella di 49 senatori del suo partito. Nonostante la «delusione» per la perdita del Lazio e del Piemonte «per una manciata di voti», il Pd «è in piedi», e ora deve «accelerare» sulla strada della costruzione dell'alternativa al governo del centrodestra. È quanto scrive il leader del Pd Pier Luigi Bersani proprio in una lettera ai coordinatori dei circoli del Pd.

LA MISSIVA - «La possibilità di cambiare il corso delle cose - si legge nella sua lettera - è legata alla nostra capacità di offrire un'alternativa positiva e credibile, di dare un'altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente. Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell'elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi».
«Le recenti elezioni regionali - scrive Bersani - sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo di fronte. Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico». Prosegue Bersani: «Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro. Tuttavia, dal voto emergono chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini italiani e la politica: c'è una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi». «Il principale responsabile di questa situazione - continua la lettera di Bersani - è il presidente del consiglio; ma è una situazione che interroga anche noi». «Dobbiamo servire il Paese - sottolinea il leader democratico - raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese. È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale. Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi».

Redazione online


07/12/2009

Bolivia, Morales si proclama presidente

Bolivia, Morales si proclama presidente

 

Il capo dello Stato uscente ha ottenuto quasi il 63% delle preferenze e la maggioranza assoluta in Parlamento. «Il popolo ha di nuovo fatto la storia, ora accelerare il cambiamento»


Il socialista Evo Morales si è proclamato vincitore a larga maggioranza delle elezioni presidenziali in Bolivia. Secondo gli exit poll ha ottenuto tra il 62% e il 63% dei voti e può contare sulla maggioranza assoluta in Parlamento. «Il popolo boliviano ha di nuovo fatto la storia» ha detto Morales rivolgendosi dal balcone del palazzo presidenziale a migliaia di sostenitori e promettendo di «accelerare il cambiamento del Paese al servizio del popolo».

SENZA AVVERSARI - Il presidente non ha mai fatto mistero di guardare con fiducia al futuro: magari anche per un terzo mandato dopo il 2014. A non escludere tale possibilità è stato lo stesso Morales, subito dopo aver votato ad elezioni in cui si è presentato in pole position, di fatto senza avversari di peso. A essere chiamati alle urne sono stati più di 5 milioni di boliviani per scegliere non solo il presidente e il suo vice, ma anche i 166 componenti dell'Assemblea Plurinazionale, il nuovo Parlamento frutto della Costituzione promossa da Morales a gennaio e approvato con un referendum.


30/08/2009

Giappone, vince il partito democratico Il premier Taro Aso si dimette dal Lpd

Giappone, vince il partito democratico Il premier Taro Aso si dimette dal Lpd

 

Liberali sconfitti dopo 54 anni. il nuovo leader hatoyama: è stato voto per il cambiamento. «Il risultato è molto severo e bisogna riflettere . Mi prendo la responsabilità della sconfitta»

 

Alle urne (Epa)
Alle urne (Epa)

TOKYO- La vittoria se l'aspettavano. Ma il trionfo, stando alle prime reazioni, proprio no. E alla fine il Partito Democratico giapponese guidato da Yukio Hatoyama stravince e conquista la maggioranza assoluta dei seggi nella Camera Bassa, il ramo più importante del parlamento, per un totale di 315 contro 106. «Credo che il popolo giapponese abbia votato per il cambiamento e contro le politiche del governo» ha detto il leader dei Democratici (DpJ) Hatoyama, in conferenza stampa, commentando per la prima volta il successo elettorale che si profila sui Liberaldemocratici. «Il risultato è molto severo e credo che dobbiamo riflettere su questo per avere una nuova partenza. Per parte mia, mi prendo la responsabilità della sconfitta». È il premier e leader Lpd Tasor Aso a non nascondere l'amarezza per la sconfitta. In una conferenza stampa ha annunciato la volontà di dimettersi dal partito.

UNA CONQUISTA- Così anche il Giappone decide di cambiare. Dopo mezzo secolo di dominio del partito liberaldemocratico a cui appartiene il premier Taro Aso. I primi exit poll parlano chiaro. «Andiamo verso una sconfitta storica», ha ammesso un esponente del partito liberale. Il voto generale politico del 30 agosto in Giappone ha così il carattere di un vero tsunami, tanto forte da spazzare via in un colpo i Liberaldemocratici del premier Taro Aso, il partito-padre che ha governato il Paese quasi ininterrottamente per 54 anni. Al contrario, per i Democratici si profila un trionfo, con tutte le proiezioni dei network nipponici concordi nell'accreditare al partito di Yukio Hatoyama, almeno 300 seggi sui 480 che compongono la potente Camera Bassa. «Il partito è da ricostruire», ha commentato Shigeru Ishiba, ministro dell'Agricoltura ed esponente di punta dei Liberaldemocratici, di fronte al tracollo del partito.

PROIEZIONI - Al momento secondo le proiezioni della tv pubblica, Nhk, anche due pezzi da novanta dell'Ldp bib sarebbero stati eletti. Shoichi Nakagawa (l'ex ministro delle Finanze, accusato di essere ubriaco al G7 di Roma) sarebbe stato sconfitto nel collegio Hokkaido 11. Battuto sempre ad Hokkaido, l'ex potente portavoce del governo Fukuda, Nobutaka Machimura, mentre Yukio Hatoyama avrebbe incassato nel suo collegio, sempre ad Hokkaido, preferenze oltre al 75%.


13/11/2008

Tremonti: «Se le banche falliscono banchieri a casa... o in galera»

Tremonti: «Se le banche falliscono banchieri a casa... o in galera»

Audizione in Senato del ministro dell'Economia: «L'intervento statale serve a tutelare il risparmio», «La Finanza creativa? L'ha inventata Ciampi»

 

 

 

 

Giulio Tremonti (LaPresse)
Giulio Tremonti

 

 

 

ROMA - Lo strumento allo studio del governo per finanziare l'economia e aiutare il sistema bancario ad affrontare la crisi dei mercati sarà quello dell'emissione da parte del Tesoro di prestiti obbligazionari. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante un'audizione al Senato, sottolineando che la misura entrerà nel prossimo decreto in via di emanazione. «Uno strumento - ha sottolineato - è quello dei prestiti obbligazionari. Il Tesoro fa un'emissione, vediamo se il Tesoro direttamente o un'altra articolazione, e la liquidità viene impiegata per sottoscrivere obbligazioni». In ogni caso, ha precisato Tremonti, l'intervento dello Stato per sostenere le banche non è un finanziamento alle banche, ma una misura a tutela del risparmio. Quindi, «se la banca fallisce i banchieri vanno a casa, o vanno in galera...».

RISPARMIO - Il titolare dell’Economia ribadisce poi che il decreto numero 155 e il successivo decreto adottati dal governo hanno alla «base il principio costituzionale della tutela del risparmio, che è un bene pubblico». Non si tratta di provvedimenti «per salvare le banche ma per salvare il risparmio, se le banche entrano in crisi si definisce un meccanismo di salvataggio bancario». Secono Tremonti, non c'è nessun ritardo nei provvedimenti a sostegno dell'economia reale: «Nessun paese europeo ha adottato provvedimenti prima dell'Ecofin della scorsa settimana».

CIAMPI - Tremonti è poi sbottato contro quelli che lo indicano come l'inventore della finanza creativa: «Sono invenzioni e ne ho piene le scatole. Io con la finanza creativa non c'entro un tubo... Le cartolarizzazioni, ovvero lo strumento principe della finanza creativa, le ha inventate Ciampi nel 1998. Giuste o sbagliate il copyright è del dottor Ciampi. Chiedete a lui..».


11/11/2008

Tremonti: cambiano le tariffe autostradali

Tremonti: cambiano le tariffe autostradali

L'annuncio del ministro: saranno legate agli investimenti che le concessionarie sapranno realizzare. «16 miliardi per il piano casa». «Il rapporto debito/Pil resterà sotto il 3%»

 

 

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti (Ansa)
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti

 

 

 

ROMA - Un ruolo attivo della Cassa depositi e prestiti per realizzare il Piano casa, investimenti per 16 miliardi sbloccati dal Cipe ma anche un cambio delle tariffe autostradali che saranno però legate agli investimenti che le concessionarie saranno in grado di realizzare. Sono queste alcune misure per spingere la «domanda» in Italia e fronteggiare la crisi economica illustrate dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti in Parlamento, un pacchetto - ha spiegato il ministro - che «non è ancora definito».

«SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE»- «Crediamo sia possibile operare un provvedimento di sostegno all'economia,a lle imprese e alle famiglie che non alteri i saldi della finanza pubblica», ha detto illustrando le «linee essenziali» che vanno dallo blocco di investimenti Cipe alla modifica tariffaria delle autostrade legata agli investimenti. La prima, ha spiegato, è «la domanda pubblica» e si lega «alla proposta italiana di emissione di eurobond per finanziare infrastrutture europee o a quella di utilizzare la banca europea in rete». «In Italia nei prossimi giorni lo sblocco da parte del Cipe da parte di uno stock di investimenti è stimato 16 miliardi di euro» . Ci sarà poi «un meccanismo di ristrutturazione delle tariffe che riparta investimenti sulle autostrade, subordinando le tariffe all'effettività degli investimenti, anche questa in grado di mobilizzare investimenti molto elevati». A questo si aggiungerà «un utilizzo attivo e non passivo della Cassa depositi e prestiti a partire da piano casa».

«DEFICIT SOTTO CONTROLLO» - Tremonti ha inoltre spiegato che i conti pubblici italiani resteranno sotto controllo. «Mentre molti Paesi europei si trovano in un'area di deficit eccessivo - ha detto -, l'Italia, secondo le stime definite in sede Ecofin, manterrà nei prossimi tre anni un rapporto tra deficit e Pil al di sotto del 3 per cento». Il ministro ha inoltre richiamato l'attenzione sul fatto che «i dati relativi alla crescita dell'Italia si sono allineati a quelli degli altri Paesi», anche se questo allineamento riguarda comunque un andamento non positivo.

 


05/11/2008

Obama: «Il cambiamento è arrivato»

Obama: «Il cambiamento è arrivato»

Sul palco del Grant Park a Chicago. «Avete dimostrato che è possibile un governo del popolo e per il popolo. Ricostruire la nazione mattone su mattone»

 

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CHICAGO - «Se avevate dubbi sulla nostra democrazia, oggi avete avuto la vostra risposta». Sono state le prime parole del prossimo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sul palco del Grant Park a Chicago. «Ora il cambiamento è arrivato. Non ci sono Stati blu (democratici, ndr) e Stati rossi (repubblicani, ndr), ci sono gli Stati Uniti d'America». Obama ha poi ringraziato la propria famiglia, il suo vice presidente Joe Biden, e ha reso omaggio allo sconfitto, John McCain, con il quale «lavorerà per rinnovare il Paese». Un ricordo anche alla nonna, deceduta la sera prima.

«UN GOVERNO DEL POPOLO PER IL POPOLO» - «Non era il candidato più probabile per la Casa Bianca. Abbiamo incominciato con pochi soldi e pochi appoggi. La campagna è stata costruita sulle strade, con le persone che hanno donato anche solo 5 dollari, con chi i volontari che si sono sacrificati per dimostrare che in questo Paese si può avere un governo del popolo e per il popolo».

«IL CAMMINO SARÀ DURO» - «Ora dobbiamo affrontare i peggiori pericoli della nostra storia: la crisi economica, la lotta al terrorismo». Vi chiederò di aiutarmi di ricostruire questa nazione: mattone su mattone. Sarò sempre onesto con voi: vi ascolterò, anche se la penseremo diversamente. Il cammino davanti a noi sarà duro e ci sarà bisogno di stare uniti».

 


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16/10/2008

La figlia di Guido Rossa ai giudici: liberate il killer di papà, è cambiato

La figlia di Guido Rossa ai giudici: liberate il killer di papà, è cambiato

Genova La figlia dell’operaio ucciso: ci diamo del tu. L’appello di Sabina Rossa, figlia dell'uomo ucciso dalle Br nel 1979. «Guagliardo si è ravveduto»

 

 

Sabina Rossa (Ansa)
Sabina Rossa

 
 
GENOVA — Ventinove anni fa Vincenzo Guagliardo sparò, per primo, nell’agguato mortale delle Br a Guido Rossa. Oggi Sabina Rossa, figlia del sindacalista, chiede che gli sia concessa la libertà condizionale: «Avergliela rifiutata — dice — è un’ingiustizia ». Sabina, deputato del Pd, chiede di parlare con il giudice che ha respinto la richiesta perché l’ergastolano avrebbe dimostrato «un’assenza di reale attenzione» per le vittime. «Non è vero—dice Rossa —. Io ho incontrato Guagliardo nella cooperativa dove lavora in semilibertà, credo nel suo ravvedimento e lo voglio testimoniare. Ha scelto il silenzio, per tanti anni, perché non si pensasse che chiedeva perdono per tornaconto, per ottenere dei vantaggi. Me lo ha spiegato. Anzi, la prima volta che per telefono gli ho chiesto di incontrarlo mi ha detto di no per questo motivo».

Sabina Rossa ripercorre quei giorni di novembre del 2004, da quella prima telefonata di rifiuto cui lei fece seguire una lettera: «Gli ho scritto che me lo doveva, che non poteva tirarsi fuori: con me, ho scritto, non te lo puoi permettere. Mi richiamò lui». Sabina racconta del tempo passato a leggere «venti faldoni sull’omicidio di mio padre. Per la prima volta vidi le fotografie. Dopo tanto tempo in cui non avevo voluto sapere, ora volevo sapere tutto. Nei dettagli, chi aveva sparato, i fori di entrata e di uscita dei proiettili...». Guagliardo aveva sparato per primo: «Volevo sapere perché quello che doveva essere un ferimento era diventato un omicidio. Ma su questo non mi seppe rispondere ». Un incontro apparentemente piano, ma crudo, senza finzioni: «Ci siamo dati del tu. Mi ha detto: io sono quello che ha sparato alle gambe. Gli ho risposto: non ti preoccupare, lo so».

Sabina Rossa è chiara nel giudizio e nelle parole: «Io non cerco vendetta, né mi compiaccio della sofferenza degli altri. Per me gli ex brigatisti sono persone e non reati. Sono contraria al fine pena mai, il carcere deve mirare alla riabilitazione e credo che Guagliardo abbia pagato, con 28 anni di carcere, il debito con la società. Quello che ha fatto ame è un’altra cosa, è su un altro piano e appartiene a me. Non abbiamo parlato di perdono, è una parola che mi infastidisce, riduce tutto a vuote formule e spettacolo, lui non l’ha chiesto né io l’avrei dato. Mi ha detto: davanti a te mi sento in colpa». E ora, per lui, la figlia del sindacalista ucciso chiede la libertà. Eppure due giorni fa si è dichiarata offesa dalla decisione di Sarkozy di non estradare l’ex terrorista Petrella: «Non c’è contraddizione—risponde —. È necessario riconoscere le responsabilità, anche individuali, e ognuno deve pagare il suo debito. Guagliardo l’ha fatto. Io... io rispetto il suo percorso umano ».

Rossa non approva la legge che prevede l’incontro delle vittime con gli ex terroristi prima di concedere certi benefici: «Trovo che sia una forzatura. È qualcosa di molto pesante chiederci una cosa simile. Ma visto che la legge c’è, allora è giusto che ci stiano a sentire e il nostro parere deve contare. Non lo penso soltanto per Guagliardo. Sono già andata a parlare con un giudice perché concedesse la libertà condizionale a un altro ex terrorista». Ha ottenuto un risultato? «Sì». Si trattava di Luca Nicolotti, uno dei capi della colonna Br di Genova, ex responsabile dell’Italsider, la fabbrica dove Guido Rossa era delegato sindacale. Sabina Rossa lo ha incontrato. «Voglio la verità—dice—soltanto così, con la verità e la giustizia si potranno superare quegli anni».


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