16/05/2010

Bangkok, ultimatum ai manifestanti Scontri in centro: almeno 8 morti

Bangkok, ultimatum ai manifestanti Scontri in centro: almeno 8 morti

Sale il numero delle vittime e dei feriti. Gli Usa evacuano l'ambasciata. L'esercito assedia l'accampamento delle camicie rosse

 

(Epa)
(Epa)

BANGKOK - La situazione diventa di ora in ora più tesa nel centro del Bangkok, dove vanno avanti da tre giorni gli scontri tra i militari e le camicie rosse durante i quali hanno perso la vita 24 persone (almeno 8 soltanto nell'ultima giornata). Tra i morti non vi sono stranieri. Circa 200, finora, i feriti; tra loro tre giornalisti stranieri, il più grave è un canadese che lavora per France 24, Nelson Rand, colpito da tre proiettili. Nelle ultime ore, altre truppe sono arrivate a rinforzare la presenza dei militari in preparazione di quello che si teme sia una sorta di «resa dei conti» con i manifestanti anti-governativi, ormai cinti in assedio. Un assedio che sta lasciando senza cibo l'accampamento che le camicie rosse hanno istituito da due mesi nel centro finanziario della capitale thailandese. «C'è un piano per evacuare il quartiere di Ratchaprasong se l'occupazione non finirà» è l'ultimatum lanciato da un portavoce dell'esercito, anche se non è stato ancora stabilito quando dare inizio all'operazione. I manifestanti si difendono anche con armi improvvisate come mazze e fionde, e rischiano la vita per recuperare i corpi dei compagni caduti sotto il fuoco dei militari.

AMBASCIATE CHIUSE - La Farnesina ha sconsigliato ai cittadini italiani di recarsi a Bangkok. Dopo la chiusura delle ambasciate statunitense e britannica, ha chiuso i battenti anche la sede diplomatica canadese, stretta tra le zone in cui si sono verificati gli scontri più gravi, vicino al parco Lumphini. Gli Stati Uniti hanno evacuato lo staff «non essenziale» dell'ambasciata nel Paese asiatico e ha esortato i cittadini americani a non viaggiare in Thailandia.

LA MARCIA - Nella giornata di sabato, circa 2.000 manifestanti si sono radunati sulla strada principale che porta alla maggiore area commerciale di Bangkok, a Klong Toey, a circa due chilometri dall'area presidiata dall'esercito. Le camicie rosse dell'opposizione hanno incendiato pneumatici e lanciato bottiglie incendiarie, mentre i soldati hanno risposto sparando in aria per cercare di disperdere i dimostranti.

IL PREMIER IN TV - Il premier tailandese, Abhisit Vejjajiva, ha dichiarato alla tv nazionale che l’esercito sta cercando di «riportare l'ordine nella capitale con il minor numero di vittime», per il bene del Paese. Nel suo intervento alla tv, il primo ministro ha invitato i manifestanti a interrompere le proteste, che vanno avanti ormai dallo scorso marzo, ribadendo che il problema - a suo avviso - è che alcuni «terroristi» si sono infiltrati tra le camicie rosse. Kwanchai Praipana, uno dei leader dei manifestanti, aveva in precedenza rilanciato la sfida al governo: «Continueremo a combattere», aveva dichiarato, chiedendo a Vejjajiva di dimettersi e di assumersi la responsabilità della più grave crisi politica della Thailandia degli ultimi 18 anni.

 

Redazione online


13/05/2010

Bangkok, tensione alle stelle. Fuoco sulle "camicie rosse"

Bangkok, tensione alle stelle. Fuoco sulle "camicie rosse"

Un manifestante è rimasto ucciso negli scontri con i soldati all'entrata del quartiere finanziario. Ferito gravemente Khattiya Sawasdipol, ex soldato e capo militare del movimento di protesta. Chiuse le ambasciate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna

 

 

 

Torna altissima la tensione in Thailandia. Un manifestante delle "camicie rosse" è rimasto ucciso negli scontri con i soldati all'entrata del quartiere finanziario di Silom a Bangkok. L'uomo è stato colpito mentre un gruppo di manifestanti si stava dirigendo in una strada che le forze di sicurezza hanno chiuso come parte del massiccio giro di vite sull'accampamento nel distretto commerciale che le camicie rosse hanno occupato due mesi fa. Un numero non precisato di feriti è stato ricoverato nel distretto finanziario Silom di Bangkok in seguito a una forte esplosione e ad alcuni colpi di arma da fuoco, che hanno raggiunto anche il leader carismatico dei manifestanti. Gli Stati Uniti hanno deciso di chiudere la loro ambasciata a Bangkok: "La situazione è pericolosa", informa una nota di Washington. E poco dopo la stessa decisione è stata presa anche dalla Gran Bretagna.

Testimoni hanno detto che si era sentito uno scoppio seguito da spari di armi automatiche vicino alla zona fortemente presidiata di Silom, nei pressi di un accampamento occupato da migliaia di manifestanti antigovernativi. Fonti ospedaliere hanno riferito di aver ricoverato un numero imprecisato di feriti circa mezz'ora dopo l'esplosione e gli spari.


Colpito anche Khattiya Sawasdipol, ex soldato e capo militare di fatto del movimento, ora ricoverato in terapia intensiva dopo esser stato ferito alla testa, ha detto un suo aiutante che ha risposto al suo telefonino. Khattiya, meglio conosciuto come "Comandante Rosso", è una figura di culto per i manifestanti, mentre il governo lo definisce un "terrorista", accusandolo di essere coinvolto in dozzine di attentati con granate che hanno ferito più di 100 persone.


L'esercito thailandese stamani aveva detto che avrebbe inviato mezzi blindati nelle strade attorno all'accampamento nel centro di Bangkok per evitare che altri contestatori si unissero al raduno che dura da nove settimane. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva è sotto un'enorme pressione per mettere fine alla violenta crisi politica che sta paralizzando la capitale. Ieri, il premier ha cancellato le elezioni del 14 novembre che aveva proposto nell'ambito del suo piano di "riconciliazione nazionale" e ha chiuso i colloqui con le camicie rosse dopo che avevano fatto nuove richieste.