06/05/2010
«Niente cibo a chi non lavora» Manifesti anti-rom in Slovacchia
«Niente cibo a chi non lavora» Manifesti anti-rom in SlovacchiaI gruppi di attivisti per i diritti umani: «Vogliono solo alimentare l'odio». Polemica per l'iniziativa del partito ultra-nazionalista: i cartelloni raffigurano un uomo seminudo e tatuato
| I manifesti anti-rom |
È polemica in Slovacchia dopo la comparsa di alcuni manifesti elettorali a sfondo razzista fatti affiggere dal Partito Nazionale Slovacco, noto per il suo atteggiamento xenofobo e ultranazionalista, in vista delle elezioni generali del prossimo 12 giugno. I cartelloni raffigurano un uomo di etnia rom, seminudo, tatuato e con una vistosa catena d'oro al collo, accompagnato dalla scritta «Non diamo da mangiare a chi non vuole lavorare».
LE REAZIONI - I rom, una delle minoranze etniche più povere ed emarginate dell'Europa centrale, sono spesso bersaglio dei partiti ultranazionalisti di estrema destra. I manifesti oggetto della polemica sono stati portati all'attenzione pubblica da alcuni gruppi di attivisti per i diritti umani, che ora pensano di intraprendere azioni legali contro il partito. «Non fanno che diffondere luoghi comuni sui rom», è l'accusa di Irena Biharova, avvocato del movimento Persone contro il razzismo. «Questo manifesto non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione, punta solo ad alimentare l'odio contro i rom». Il Partito Nazionale Slovacco, il cui leader Jan Slota non fa mistero delle sue idee xenofobe, è attualmente al governo nella coalizione guidata dal primo ministro Robert Fico. L'ingresso del partito nel governo formato nel 2006 ha contribuito a inasprire i rapporti con l'Ungheria, «nemico» storico della Slovacchia (fonte: Adnkronos).
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05/02/2010
Raptus di follia nel Salernitano, pensionato uccide nuora e nipote
Raptus di follia nel Salernitano, pensionato uccide nuora e nipote
A pagani, un diverbio sfociato in violenza. L'uomo ha esploso numerosi colpi di fucile contro le donne: arrestato mentre vagava tra le campagne

SALERNO - In preda a un raptus di follia ha ucciso nuora e nipote, poi ha preso a vagare tra le campagne come in trance, lì dove è stato arrestato in evidente stato confusionale. Un semplice diverbio è sfociato in duplice omicidio a Pagani, comune a 15 chilometri da Salerno. È accaduto in via Fontana, intorno alle 9.30, quando Giuseppe Comunale, un 74enne, ha ucciso a colpi di fucile la compagna del figlio, Rosaria Vanacore, e la nipote, Renata Maria, che abitavano con lui. La tragedia si è consumata in una villetta rustica al confine con Nocera Inferiore, in una zona di campagna abitata prevalentemente da agricoltori alla periferia della città.
«NON CHIUDEVANO MAI IL CANCELLO» - L'uomo ha esploso contro le due donne di 47 e 23 anni numerosi colpi di fucile calibro 12, un'arma semi-automatica detenuta legalmente. All'origine del duplice omicidio una discussione degenerata sull'apertura del cancello dell'abitazione. Le vittime stavano rincasando quando il pensionato, ex archivista dell'ospedale locale, è comparso sull'uscio di casa e ha cominciato a inveire contro le donne. Poi ha imbracciato il fucile a pallettoni ferendo mortalmente prima la nuora, ammazzata con un solo colpo, e poi la nipote, con due spari a bersaglio, inseguita e poi finita in un disperato tentativo di fuga. Incredulità nel vicinato, sono stati i carabinieri della compagnia di Nocera Inferiore a fermare Comunale, allertati da una telefonata che segnalava l'eplosione di alcuni colpi di arma da fuoco. «Non chiudevano mai il cancello» ha ripetuto l'uomo una volta bloccato.
LENZUOLA BIANCHE A NASCONDERE LA SCENA - Il pm Elena Guarino si occupa delle indagini sul duplice delitto, mentre non lontano la scena del crimine recintata dai militari sono state rinvenute e classificate altre armi, anche queste regolarmente denunciate, in vista dell'interrogatorio al quale sarà sottoposto il pensionato nel primo pomeriggio. Nel frattempo i corpi esanimi delle due donne giacciono sul selciato, davanti l'ingresso dell'abitazione poco più in là dell'inferriata sul cui utilizzo è nata l'ultima disputa familiare. Cancellata nera coperta da lenzuola bianche a nascondere i cadaveri delle due donne.
Rosa Coppola
19/11/2009
«Picchiala»: in Danimarca gioco choc contro la violenza sulle donne
«Picchiala»: in Danimarca gioco choc contro la violenza sulle donne
La campagna rivolta ai teenager. L'utente è invitato a colpire una ragazza. Poi il messaggio finale: «Sei un idiota». Ma è polemica
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| La protagonista del "gioco" |
Un ceffone, un secondo, poi un altro. Con tutta la forza. Quattro, cinque, sei... In totale: tredici schiaffoni in faccia. Fino a farla sanguinare. Ecco, siete al cento percento «gangsta», ovvero: dei veri duri. Ma anche: 100 per cento stupidi. Si chiama «Hit the bitch», letteralmente «colpisci la sgualdrina», l'inquietante campagna sociale contro la violenza domestica e sulle donne lanciata nel web in Danimarca. E le polemiche non mancano.
DURO AL 100 PERCENTO - Il gioco interattivo è semplice, quanto provocatorio: si accede al portale www.hitthebitch.dk; dalla sinistra del teleschermo sopraggiunge una piacevole ragazza bruna. In sottofondo si sente rumore da discoteca. La giovane si rivolge al suo interlocutore, che in questo è l'utente davanti allo schermo del pc e dice: «Non sta a te decidere se io ballo con le persone o no»; «Voglio ballare con chi mi pare e piace». L'utente a questo punto può scegliere se usare il mouse o la webcam per simulare lo schiaffo con una grossa mano virtuale. In alto c'è una scala: si parte da «100 per cento pussy» (codardo) per arrivare al «100 per cento gangsta», a seconda del numero di manrovesci che la giovane deve supplire. Finito il gioco straziante, la ragazza si accascia a terra in lacrime, con la faccia gonfia e piena di lividi. Una voce fuoricampo afferma: «Cosa stai facendo? Non puoi nemmeno controllare la tua femmina. Un paio di schiaffi possono aiutare...». Il messaggio finale è eloquente: «Non è stato da duri colpirla. Hai perso il gioco quando hai alzato le mani la prima volta. Non ci sono scuse. Nessuna!».
LOST IN TRANSLATION - Una campagna rivolta ai teenager che colpisce al cuore ed allo stomaco. Ma se le intenzioni appaiono nobili, le critiche - soprattutto nei blog e nei forum di discussione - sono numerose. «Si è arrivati ad un livello preoccupante», annota il portale americano Newser. Quasi all'unisono il commento sulla testata liberal-progressista Alternet.org: «Hanno sbagliato». La confusione che lo spot genera nell'utente-giocatore è tale che la gravità del problema non sembra venir colta: «Probabilmente vi sentite in colpa - come quando uno abusa di una donna nella vita reale - mentre andate avanti a colpirla solo per vedere cosa accadrà dopo? Chissà. Forse qualcosa è andato perso nella traduzione dal danese», scrive Adweek, settimanale americano specializzato in pubblicità. Ciononostante, nel primo giorno della pubblicazione quasi 72mila utenti in patria hanno visitato la pagina con il gioco-choc.
DALLA PARTE DEI BAMBINI E DEI TEENAGER - La campagna vuole sensibilizzare in qualche modo su un problema crescente nel Paese: «In Danimarca ogni terza ragazza subisce abusi nella relazione», fa sapere l'organizzazione danese «Born og Unge I Voldsramte familier», che si batte contro la violenza domestica e sui bambini. Fondata nel 2002 da Kirsten Raffel Hermanse, oltre all'aiuto ai più piccoli costretti a crescere in famiglie dove la violenza tra le mura di casa è all'ordine del giorno, l'ente non governativo si rivolge anche ai ragazzi e alle ragazze in giovane età. E' specializzato soprattutto nelle campagne di informazione e sensibilizzazione. La prima, che suscitò un certo clamore, era raccolta in un libro per bambini dal titolo: «Fa male quando papà picchia mamma», nel frattempo giunto alla quinta ristampa e distribuito in molti centri di aiuto psicologico, ambulatori, ospedali, residenze per l'infanzia e istituti scolastici in tutto il Paese.
Elmar Burchia
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27/09/2009
Rai/ Campagna del Giornale e Libero per disdire il canone
Rai/ Campagna del Giornale e Libero per disdire il canone
Rai, perché pagare per Santoro? Firmate con noi per abolire il canone
Basta col canone Rai? Si può fare e costa pure poco: appena 5,16 euro. Ma non chiamiamola evasione fiscale, altrimenti si arrabbia anche l’ex pm Antonio Di Pietro che l’altro giorno l’ha detto: «Non pago più, disdico e guardo solo Sky». È piuttosto «disubbidienza» con la u, come la definì nel 1981 l’allora leader radicale Francesco Rutelli.
La disdetta
Basta una raccomandata con ricevuta di ritorno intestata all’Agenzia delle Entrate, Ufficio Torino 1 - Sat sportello abbonamenti tv Casella postale 22, 10121 Torino. Il sottoscritto eccetera, residente in via eccetera «chiede la cessazione del canone tv e di far suggellare il televisore detenuto presso la propria abitazione», facendo presente che non si possiede «nessun altro apparecchio atto e adattabile alla ricezione delle radioaudizioni». Perché se tecnicamente è vero che computer, Playstation portatili o i telefonini di ultima generazione di fatto possono ricevere il segnale tv, il ministero delle Comunicazioni (interpellato dall’Agenzia delle Entrate dopo un ricorso dell’Aduc - consultabile sul sito www.aduc.it) non ha ancora sciolto ufficialmente le sue riserve. Alla richiesta bisogna aggiungere una tassa da 5,16 euro per la disdetta, sulla quale indicare il numero dell’abbonamento, e soprattutto bisogna aggiungere questo passaggio: «Dichiaro altresì di non essere più in possesso del libretto di abbonamento e chiedo a norma degli art. 2 e 8 della legge 241/90 quale procedimento amministrativo intende seguire l’Urar tv ai fini del completamento di quanto disposto dall’art. 10 del Regio Decreto n° 246 del 21 febbraio 1938».
Che cosa si rischia
Che cosa può succedere dopo questa lettera? Tutto o niente. Leonardo Facco, autore dell’Elogio dell’evasore fiscale (Aliberti editore), che la lettera l’ha mandata nel 1992 sorride: «Non lo pago da allora. Ho ricevuto un paio di visitine di qualche giovanotto inesperto, poi niente più». I casi più eclatanti sono due: nel 1996 un signore di Verderio Superiore, E.V., si vide pignorare alcuni beni dalla società di riscossione Rileno per conto della Rai dopo un’ingiunzione della Urar. Negli stessi anni l’allora parlamentare leghista Gipo Farassino mise provocatoriamente all’asta la sua chitarra Ovation (valore sei milioni) per pagare dieci anni di interessi su «una tassa anticostituzionale». Fine.
Le ispezioni
Dal ’94 chi compra una tv non è più tenuto a dare le generalità per incrociare possesso e tassa. E quando nel ’95 si scoprì che la Rai chiedeva comunque l’elenco di chi comprava una tv in cambio di un bonus da 70mila lire (in caso di nuovo canone) scattò l’esposto del Codacons all’Authority per la Privacy. I controlli sono spesso a campione, su dati inaffidabili. Negli anni Ottanta la Rai chiese il canone a un bambino di 9 anni di Gela. Sempre il Codacons denunciò il caso di una cittadina che, pur non possedendo alcun apparecchio radiotelevisivo, aveva ricevuto una lettera nella quale gli veniva chiesto di pagare il canone tv perché così risultava da un fantomatico «censimento». Tutto falso, spese rimborsate e Rai con le pive nel sacco. Negli anni Novanta la palma del comune «decanonizzato» andò a Casapesenna, un comune del Casertano dove solo l’1,66% dei 7mila abitanti era in regola. Sanzioni? Non pervenute.
I precedenti
L’invito alla «disubbidienza fiscale» ha precedenti illustri. Oltre a Rutelli e Di Pietro si ricorda la Lega Nord, Paolo Cento nel 2002, persino l’Associazione italiana Sordi, Adriana Poli Bortone e Maurizio Gasparri ai tempi dell’Msi e Mino Martinazzoli nel ’93 dopo un servizio del Tg3 sulla Dc. Giuliano Ferrara bruciò in diretta tv l’abbonamento Rai, il presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, strappò il canone dopo un film prodotto dalla Rai su Rebibbia con Valerio Fioravanti. E il referendum radicale che ne chiedeva l’abolizione non venne neppure ammesso. Ma il vero genio resta l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Nel ’97 voleva «accorpare» bollo auto e canone. Qualche anno dopo stabilì che il mancato pagamento del canone dovesse essere a carico agli eredi se «l’evasore» era morto. Cose dell’altro mondo.
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26/08/2009
Influenza A, adesso l'Italia si prepara: vaccinazioni al via da metà novembre
Influenza A, adesso l'Italia si prepara: vaccinazioni al via da metà novembre
Nel nostro paese si vaccinerà inizialmente il 30-40% della popolazione. La prima fase prevede l'immissione in circolazione di 8 milioni di dosi
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| La campagna di vaccinazione contro la Nuova influenza comincerà in Italia a partire da metà novembre (Afp) |
MILANO - Partirà a metà novembre l'avvio della campagna di vaccinazione contro l'influenza A/H1N1 in Italia che prevede inizialmente la vaccinazione del 30-40% della popolazione. Lo rende noto il ministero del Welfare. La data è stata decisa nella riunione del tavolo permanente delle cure primarie territoriali del 20 agosto scorso. Nel corso della riunione, presieduta dal Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero Fabrizio Oleari, con la partecipazione di Maria Grazia Pompa, Stefania Salmaso e di alcuni funzionari regionali, sono state fissate le tappe e le modalità della vaccinazione di massa. Secondo quanto riferisce Giuseppe Mele, presidente dei pediatri Fimp e presente alla riunione, la prima fase prevede l'immissione in circolazione di 8 milioni di dosi che saranno a disposizione a partire dal 15 novembre sino a tutto il mese di dicembre. Gli altri 16 milioni di dosi del vaccino saranno disponibili a partire dal 31 gennaio in poi. La prima fase, come annunciato, riguarderà gli operatori sanitari e le categorie a rischio. Nel dettaglio, saranno vaccinati contro il virus H1N1 gli addetti ai servizi essenziali e, tra questi, personale sanitario e di assistenza dei servizi sanitari accreditati (resterà fuori da questa prima fase il personale delle strutture private) le strutture socio sanitarie (case di riposo, RSA) il personale dei Distretti Sanitari, almeno il 90% dei medici di famiglia e dei pediatri, i medici competenti, gli addetti ai servizi amministrativi di supporto, il personale delle Poste Italiane e della Telecom. Queste categorie saranno sottoposte a vaccinazione dai Dipartimenti di Prevenzione- Centri Vaccinali. Per queste categorie si prevedono un milione e mezzo di dosi di vaccino.
ALTRO TURNO DI VACCINAZIONI - Saranno coperti inoltre, entro fine anno, i soggetti a rischio dai due ai sessantacinque anni, con 7 milioni di dosi. Gli altri 16 milioni di vaccini saranno indirizzati a partire dal 31 gennaio specificatamente alla popolazione compresa tra i due e i ventisette anni, comprendendo quindi la popolazione sana, con modalità che dovranno ancora definirsi. Si ipotizza anche l'aumento del 20% dell'offerta attiva per la vaccinazione antinfluenzale stagionale classica estendendo tale offerta in maniera attiva su una popolazione più ampia rispetto alle categorie previste negli anni precedenti. Il ministero emanerà una circolare esplicativa sulla base delle valutazioni emerse nel corso della discussione. Si sta studiando una scheda di registrazione unica per tutto il territorio nazionale. Un ruolo importante per la vaccinazione dei soggetti a rischio, riferisce Mele, sarà affidato al territorio secondo quanto previsto per la vaccinazione influenzale stagionale negli ambiti degli accordi decentrati vigenti con raccomandazione di estendere nelle Regioni ove non specificatamente previsti. In ogni caso il vaccino non sarà disponibile in farmacia, sarà privo di foglietto d'istruzioni e sarà multi dose, dieci dosi per fiala. Sarà un vaccino audiuvato con MS 59. Attualmente tuttavia, riporta Mele, «L'offerta di tale vaccino è estremamente inferiore alla domanda. L'intenzione è quella di vaccinare il 40% della popolazione al di sotto dei sessantacinque anni di età. La distribuzione a livello regionale terrà conto di tali percentuali ed avverrà sulla base dei criteri di popolazione residente».
ALLARME NEGLI USA - Sale la preoccupazione sull'esplodere con l'arrivo dell'autunno della pandemia di influenza A in Occidente. I primi a lanciare l'allarme sono gli Stati Uniti , secondo le cui autorità l'influenza A potrebbe contagiare metà della popolazione americana entro l’inverno, obbligando alle cure ospedaliere 1,8 milioni di persone e causando fino a 90 mila decessi, più del doppio di una normale influenza. Si tratta dello scenario tratteggiato lunedì, in un rapporto di 86 pagine, dal Council of Advisors on Science and Technology, lo staff scientifico della Casa Bianca, che ha elaborato tutte le ipotesi possibili in vista di una seconda ondata del virus nei prossimi mesi, per essere pronti al peggio. Fra le varie stime, gli esperti attendono che l’influenza torni negli Usa a metà ottobre, motivo per cui hanno incoraggiato ed esortato la produzione di vaccini, oltre che proporre la nomina di un supervisore alla Casa Bianca che possa coordinare le operazioni contro il virus. Lo scenario ipotizzato prende in considerazione le precedenti influenze pandemiche, analizzando anche il comportamento della nuova influenza registrato negli Stati Uniti durante la primavera e nell’emisfero sud del pianeta, dove si sta chiudendo in queste settimane la stagione influenzale. È la prima volta che gli esperti rilasciano ipotesi sul possibile impatto del virus negli Stati Uniti. Ad accusare i sintomi della prima influenza pandemica in 41 anni potrebbero essere fra i 60 e i 120 milioni di persone, più di metà delle quali potrebbero aver bisogno di cure mediche. Oltretutto, secondo il consiglio di esperti, durante le normali influenze stagionali la maggior parte dei decessi viene riscontrata fra gli anziani, mentre l’influenza suina potrebbe colpire su larga scala bambini e giovani.
L'AVVERTIMENTO - «Sarà una cosa seria», ha specificato Harold E. Varmus del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, copresidente del consiglio presidenziale. «Non sono pronostici, ma è una possibilità concreta», ha spiegato Mark Lipsitch della Harvard School of Public Health, che ha aiutato a compilare il rapporto. «Le stime oltretutto non prendono in considerazione l’ipotesi che il virus muti in una forma più pericolosa. Non è l’influenza a cui eravamo abituati», ha dichiarato il segretario alla Salute Kathleen Sebelius che poi ha aggiunto: «Il virus H1N1 sarà una minaccia ancora più seria questo inverno. Non sapremo quanto sarà pericoloso finché non ci ritroveremo in mezzo, ma è molto probabile che infetterà molte più persone del normale». Gli esperti hanno comunque applaudito alla risposta del governo Usa, che ha speso quasi 2 miliardi di dollari per comprare circa 159 milioni di dosi di vaccino da cinque diverse case farmaceutiche, che però non saranno pronte prima di metà ottobre, quando è prevista la nuova ondata di influenza. Il rapporto raccomanda quindi di rendere disponibili almeno parte delle scorte già da metà settembre.
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08/07/2009
Cartelloni choc contro le stragi sulle strade
Cartelloni choc contro le stragi sulle strade
NUOVA ZELANDA. Campagna di forte impatto premiata con un Leone d'argento al festival della pubblicità di Cannes
Troppi morti sulle strade, in Nuova Zelanda hanno promosso una campagna choc: per catturare l’attenzione degli automobilisti e dei motociclisti il distretto neozelandese di Papakura ha ideato una serie di cartelloni alquanto impressionanti per sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, al fine di ridurre il numero di incidenti mortali causati soprattutto dalle carreggiate bagnate dalla pioggia.
IL FILMATO - Ed è proprio in caso di pioggia che il gigantesco manifesto, che ritrae il volto di un bambino, comincia letteralmente a sanguinare: dalle orecchie, dal naso e dalla bocca. «Le prime forti piogge dopo l'estate provocano il maggior numero di morti sulle strade neozelandesi», comincia così, invece, il filmato che illustra la drastica azione adottata delle autorità del paese. Una campagna di forte impatto premiata recentemente con un Leone d'argento al festival internazionale della pubblicità di Cannes. Che, oltretutto sembra funzionare: da quando sono stati installati i cartelloni pubblicitari, una decina di giorni fa, non è stato registrato nessun incidente mortale su queste strade, ha riferito la polizia.
E.B.
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14/02/2009
Il rigassificatore a Porto Empedocle e l’ipocrisia finto-ecologista
Il rigassificatore a Porto Empedocle e l’ipocrisia finto-ecologista
Il caso Sicilia Energia. I limiti delle campagne contro il progetto. Dai danni al territorio a quelli alla Valle dei Templi: solo falsi allarmi
Se fosse ancora l'ameno borgo marinaro di Luigi Pirandello, giù le mani! Ma Porto Empedocle non è più da decenni quel borgo di casupole «sulla spiaggia, battute dal vento tra la spuma e la rena». E la ringhiosa guerra al rigassificatore sta diventando un simbolo della ipocrisia finto-ambientalista. Che spaccia come fosse un ridente paradiso tra i templi greci quella che ormai è un'immonda discarica di cadaveri industriali. Ma vi è mai capitato di sentire certi servizi televisivi?
Vi si narra che «l’opera posta a pochi chilometri dalla Valle dei Templi causerà un evidente impatto ambientale e non porterà alcun vantaggio alla popolazione interessata », che paesaggisticamente «l’impatto sarà devastante», che «secondo uno studio preparato per il Pentagono» (quale? boh...) l’energia contenuta in una nave gasiera equivale «a quella di diverse bombe atomiche». A guardare tutto on-line su YouTube americani e giapponesi dovrebbero inorridire: mamma mia! Per non dire di certi reportage, come uno del manifesto. Titolo: «L’intrigo del gas nella Valle dei Templi». Sommario: «Un mostro da 320 mila metri cubi d’acciaio e otto miliardi di metri cubi di gas all’anno (...) Voluto dall’Enel in una delle aree archeologiche più belle del pianeta». I politici, poi! Bastino ad esempio le parole di Marco Zambuto, lo sveglio giovanotto cresciuto a destra, eletto sindaco di Agrigento col centrosinistra ma presto convertito al berlusconismo: «Difenderemo il territorio di Agrigento da una struttura che non costituisce una vera occasione di sviluppo».
L’Enel assicura che gli enormi serbatoi saranno interrati e sporgeranno solo con due cupole alte un sesto di quella del Brunelleschi a Firenze e impossibili da vedere sia dai templi sia dalla casa di Pirandello? Dimostra dati alla mano che in tutto il mondo non c’è mai stato un solo incidente serio ai rigassificatori? Garantisce la costruzione del sospirato braccio del porto che consentirà l’attracco al molo «senza alcun rischio» delle navi da crociera? Darà al comune di Porto Empedocle 14 milioni di euro e una percentuale sugli utili? Spiega che accoglierà «senza fastidi per nessuno» due navi la settimana da 150 mila litri di gas liquido pari a 90 milioni di metri cubi di gas aiutando l’Italia a subire meno la dipendenza dai gasdotti? Spallucce. Anzi. A nome del Comune il sindaco ha presentato pure un ricorso al Tar: «Questi progetti si realizzano su territori considerati a perdere», ha tuonato ieri su La Stampa, «ma qui non è così. Non può essere: c’è la valle dei templi». Quindi, vade retro Enel: il rigassificatore sarebbe «una bomba che andrebbe a debellare un’area a forte vocazione turistica». Va da sé che le foto a corredo sono sempre le stesse: il Tempio di Giunone Lacinia, il Tempio della Concordia, il Tempio di Esculapio... Uno le guarda e avvampa: dove lo faranno mai, questo maledetto rigassificatore: accanto alla tomba di Nerone? Anche Giulia Maria Crespi, la presidente del Fondo Ambiente Italiano, era rimasta inorridita. Poi aveva visto il posto. Di persona. Non nelle fotografie, che si possono ritoccare dando all’Alighieri un nasetto all’insù, e aveva cambiato idea: «Se a Porto Empedocle si bocciasse il progetto del rigassificatore sapete cosa si farebbe al suo posto? Niente di niente». Posizione analoga a quella di Salvatore Settis, il direttore della Normale di Pisa: «Un tizio mi scrive un giorno: "ad Agrigento stanno facendo una cosa mostruosa, tra i templi e la casa di Pirandello...". Io, che non ne sapevo niente, gli rispondo una cosa tipo: "Se è come dice lei, sarebbe in effetti indecoroso". Non l’avessi mai fatto! Da quel momento hanno usato strumentalmente questa cosa un sacco di volte nonostante li avessi diffidati. Sono stufo anche di smentirla, quella sciocchezza. Anzi, vedendo il dossier del Fai mi sono fatto un’idea diversa». Come Giovanni Nocera, animatore del comitato pro-rigassificatore: «Mi ero avvicinato al tema per combattere l’impianto, poi ho capito».
E questo è il punto: l’area prescelta non c’entra più niente con l’ameno paesaggio descritto dai viaggiatori d’un tempo che fu. È stata assassinata da decenni. Stuprata da una industrializzazione selvaggia.
Sconvolta dalla costruzione di fabbriche e ciminiere e depositi e cisterne. Già un secolo fa, scriveva Pirandello, ai piedi della costa dove stava «la campagna lieta della vicinanza del mare, tutta a mandorli, a olivi e a vigneti », non c’era più una spiaggia silente ma il formicolio del traffico di zolfo: «damane a sera è uno stridor continuo di carri che vengono carichi di zolfo dalla stazione ferroviaria o anche, direttamente, dalle zolfare vicine; e un rimescolìo senza fine d’uomini scalzi e di bestie, ciattìo di piedi nudi sul bagnato, sbaccaneggiar di liti, bestemmie e richiami, tra lo strepito e i fischi d’un treno che attraversa la spiaggia».
Scheletri di cemento, lamiera, mattoni, acciaio arrugginito: ecco cosa resta dell’area industriale di Porto Empedocle. Pozzanghere enormi.
Erbacce. Strade dall’asfalto sbranato dall’incuria. Una sopraelevata interrotta perché son finiti i soldi e rimasta lì a svettare nel vuoto, con l’ultimo spuntone che non è mai riuscito a conficcarsi nella lunga galleria, già scavata e pavimentata, che passa sotto il paese. Insomma, una schifezza che grazie a Dio, fatta eccezione per le ciminiere, non si vede né dai Templi né dalla casa di Pirandello né dalla contrada Kaos che, al di là delle favole turistiche, è oggi identica a tutte le più brutte contrade popolari del Sud sgarruppato.
È questo il paradiso che secondo certi ipocriti verrebbe distrutto dal rigassificatore? Lo stesso Beppe Arnone, storico guru degli ambientalisti, gira al largo: «Non ne faccio un problema paesaggistico perché il paesaggio è già degradato e forse il rigassificatore si vedrebbe solo dal mare. E lasciamo perdere anche le stupidaggini sulla "bomba atomica": o torniamo alle candele o i rigassificatori sono il male minore. Punto. Lo facessero a Licata sarei d’accordo. Ma farlo qui significa perpetuare l’errore. E condannare in eterno l’area a una vocazione che non ha, quella industriale. Perché invece non buttare giù tutti gli scheletri, risanare e puntare sul turismo? Perché dovremmo essere come Marghera e non come Taormina?».
Parole d’oro. In astratto. Ma il tema è: in attesa che tornino gli anni delle vacche grasse e arrivi un governatore illuminato e un nababbo internazionale che copra d’oro la zona e smantelli chilometri di orrenda archeologia industriale e ripianti gli alberi e semini i fiorellini e riporti la spiaggia e le stelle marine e magari i cavallucci, cosa facciamo? Lasciamo tutto come sta adesso?
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06/02/2009
PARTE LA CAMPAGNA 'PER IL TUO CUORE'
PARTE LA CAMPAGNA 'PER IL TUO CUORE'
ROMA - Una campagna per scoprire gli "angeli custodi" del cuore, che lo proteggono a dispetto di tutti i fattori di rischio, e i "demoni" che lo devastano anche quando lo stile di vita è perfetto: è l'obiettivo ambizioso della campagna "per il tuo cuore" che parte oggi.
Fino al 15 febbraio si potrà contribuire a questo nuovo capitolo della ricerca sulle malattie cardiovascolari, prima causa di morte e di invalidità nei Paesi occidentali, donando due euro con un sms o chiamando da telefono fisso al numero 48545 (da Tim, Vodafone, Wind e Telecom Italia).
Patrocinata dalla Rai con il suo Segretariato sociale e da Pubblicità progresso, la campagna porterà a realizzare la prima banca dati di casi "estremi", che cioé si discostano in modo eclatante dalla media, nel bene e nel male. "Come dei detective, usciremo dal cono di luce per andare a cercare chi sta commettendo il delitto", ha detto il pioniere della ricerca sui fattori ignoti dell'infarto, Attilio Maseri, presidente della Fondazione "per il tuo cuore", presentando la campagna oggi a Roma, nella sede della Rai. Un'iniziativa che per il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, "rientra fra i compiti più nobili di un servizio pubblico". E per il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, la campagna è in linea con l'esigenza di "trasferire nella prevenzione le strategie avanzate sviluppate grazie alla ricerca".
La macchina per attivare questa ricerca senza precedenti nel mondo "c'é già", ha detto Maseri, ed è la banca dati dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco): la banca raccoglie dati su 100.000 pazienti da almeno 600 delle 800 strutture di Cardiologia di tutta Italia. "Oggi - ha spiegato - sappiamo che uno stile di vita corretto riesce ad evitare i danni nel 50% dei casi. Ma come possiamo spiegare l'altro 50%?. Per saperlo non ci resta che studiare i casi estremi, quelli che più si discostano dalla media e andare a scoprire i loro nemici, o i loro angeli custodi". Si tratta, insomma, di "studiare le malattie cardiovascolari da un punto di vista diverso" e che, secondo l'esperto, potrà portare a terapie e prevenzione "più personalizzate".
Età, ipertensione, livello di colesterolo, peso, stress restano indicatori validi, ma ormai non sono più sufficienti per spiegare fino in fondo i segreti dell'infarto: bisogna andare oltre. Il punto di partenza, ha spiegato il responsabile del Centro studi dell'Anmco, Aldo Maggioni, sarà la banca dati dell'Associazione: "lì andremo a cercare i casi che più si discostano dalla media per la loro storia clinica". I casi "estremi" raccolti da questo archivio, inaugurato 25 anni fa, saranno poi integrati con casi analoghi che i cardiologi si preparano a segnalare.
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| Tag: campagna, il tuo cuore, salute, controlli, sanità, medici, medicina | OKNOtizie |
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