08/07/2010

Scandalo Sarkozy, l'accusatrice ritratta

Scandalo Sarkozy, l'accusatrice ritratta

Claire Thibout, ex contabile della Bettencourt, ritira in parte le affermazioni che avevano gettato il sospetto di tangenti sull'Eliseo. Ma la stampa francese chiede comunque che il presidente faccia chiarezza

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Ha parzialmente ritrattato Claire Thibout, la ex contabile di casa Bettencourt che con le sue affermazioni ha chiamato in causa anche il presidente Nicolas Sarkozy per una tangente. Lo si apprende da fonti dell'inchiesta dopo che la donna, scomparsa ieri, è stata localizzata nel sud della Francia.

La polizia è riuscita a trovare la donna, dopo che ieri si era resa irreperibile  staccando il telefono e lasciando l'abitazione parigina. Fonti vicine all'inchiesta hanno dichiarato al
sito online di Le Monde che Claire Thibout è fuggita, in preda al panico per quanto suscitato dalle sue parole nel Paese, trovando rifugio dai propri familiari nel sud della Francia. Secondo queste fonti, la Thibout ha confermato di aver consegnato i 50.000 euro in contanti, prelevati in banca, ai suoi datori di lavoro, la famiglia Bettencourt, ma non si trattava del 26 marzo 2007, come lei aveva affermato al sito online Mediapart. Alla polizia, invece, aveva parlato di una data "fra marzo e aprile 2007". Quanto alle bustarelle di denaro destinate a Nicolas Sarkozy, descritto come un abituale frequentatore di casa Bettencourt dove riceveva generosi contributi fin da quando era sindaco di Neuilly, Claire Thibout ha definito "romanzate" le sue affermazioni.

A sostegno del presidente Sarkozy arrivan intanto anche Liberation, il quotidiano della sinistra francese, che oggi sulla vicenda scrive che le rivelazioni della Thibout non trovano riscontri convincenti nelle prove in mano alla polizia. Il quotidiano
rileva però in prima pagina che "il governo se la prende con la stampa, ma l'Eliseo non ha ancora risposto sul fondo" della questione. E per questo propone "cinque domande a Sarkozy", centrate tutte sugli eventuali finanziamenti ricevuti dalla cassa dell'ereditiera L'Oreal. Il quotidiano della gauche presenta anche una foto con le due pagine del quaderno di appunti citato da Claire Thibout, la ex contabile, nel quale appare effettivamente la cifra del prelievo di 50.000 euro effettuato il 26 marzo 2007. Di tale prelievo, che secondo la contabile sarebbe finito nelle tasche di Eric Woerth, tesoriere del partito Ump di Sarkozy e oggi ministro del Lavoro, anche la polizia ha ritrovato le tracce. Ma i documenti "non confermano una consegna di 50.000 euro" a Liliane Bettencourt, così come testimoniato dalla Thibout. "Non c'è il minimo elemento - dice l'avvocato Georges Kiejman a Liberation - che consenta di dire che queste somme sono servite ad altri che non alle piccole spese" della famiglia Bettencourt. Secondo il giornale, la donna ora sarebbe "con le spalle al muro", forse costretta "a dire di più, a essere esplicita".


07/07/2010

Il caso delle presunte tangenti a Sarkozy, trovate le prove del ritiro contanti

Il caso delle presunte tangenti a Sarkozy, trovate le prove del ritiro contanti

LO SCANDALO. Scovate tracce di un prelievo di 50 mila euro: conferma alle rivelazioni dell'ex contabile di Bettencourt

 

Il presidente Sarkozy

Il presidente Sarkozy

PARIGI - La polizia francese ha ritrovato le tracce di un prelievo in contanti di 50.000 euro all'agenzia BNP dove c'era il conto di Liliane Bettencourt, effettuato il 26 marzo 2007. La circostanza sembra confermare le dichiarazioni di Claire Thibout, la ex contabile della Bettencourt, che ha parlato del prelievo da lei fatto per contribuire a una tangente di 150.000 euro destinata nel 2007 alla campagna elettorale di Nicolas Sarkozy.

L'INTERVENTO
- Il presidente francese, spinto anche dalla sua maggioranza a prendere la parola pubblicamente per difendersi, si esprimerà il 13 luglio, in occasione della presentazione in Consiglio dei ministri della riforma delle pensioni. Lo ha fatto sapere l'Eliseo, senza precisare se in quell'occasione il capo dello Stato entrerà in merito al caso Bettencourt. Sarkozy, secondo quanto si apprende, non parlerà - come tradizione - il 14 luglio, giorno della festa nazionale, ma alla vigilia: «La forma - dicono al palazzo presidenziale - non è stata ancora decisa». Nel frattempo, Sarkozy avrebbe rivolto al governo un appello a «mantenere il sangue freddo».

L'INCHIESTA
- Intanto i magistrati inquirenti francesi hanno aperto un'inchiesta sulle vicenda. Lo hanno riferito fonti giudiziarie. In particolare, la Procura di Nanterre ha avviato un’indagine preliminare sulle accuse mosse dall’ex contabile dell'ereditiera L'Oréal, Liliane Bettencourt, contro l'attuale ministro del Lavoro Eric Woerth. Secondo le accuse, il ministro, in qualità di tesoriere dell'Ump, avrebbe ricevuto 150.000 euro in contanti per la campagna presidenziale di Sarkozy nella primavera del 2007. Stando a quanto appreso da fonti giudiziarie, l’indagine preliminare è stata affidata alla Guardia di Finanza e alla Polizia giudiziaria. Il 25 giugno scorso, il procuratore di Nanterre aveva dichiarato di aver messo a disposizione delle autorità fiscali, il 9 gennaio 2009, u
n dossier su possibili frodi fiscali da parte di Bettencourt, nell'ambito dell'inchiesta avviata sull'amico della donna, il fotografo Banier.

Redazione online


06/07/2010

«Tangenti per la campagna elettorale» Sarkozy si difende: «Solo calunnie»

«Tangenti per la campagna elettorale» Sarkozy si difende: «Solo calunnie»

Il presidente potrebbe intervenire presto in tv. L'ex contabile della Bettencourt: «150 mila euro in nero». L'Eliseo smentisce: «Falsità»

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L'Eliseo ha smentito che il presidente francese Nicolas Sarkozy abbia ricevuto in prima persona delle donazioni in contanti dalla donna più ricca di Francia e dal suo ultimo marito.

Un'intervista su un
giornale all'ex contabile di Liliane Bettencourt, la principale azionista del colosso della cosmesi L'Oreal, dovrebbe però complicare la situazione del governo Sarkozy, sotto pressione per l'accusa di corruzione. L'ex contabile, indicata come Claire T., ha detto al sito web Mediapart di aver consegnato al ministro del Lavoro Eric Woerth una donazione in contanti da 150.000 euro, in alcune buste senza destinatario, per la campagna elettorale di Sarkozy del 2007.

Un funzionario dell'Eliseo, alla domanda se il presidente avesse ricevuto in prima persona del denaro, ha risposto: "E' completamente falso".Q Alla domanda se Woerth, il tesoriere della campagna elettorale di Sarkozy del 2007, avesse ricevuto questa somma di denaro, il funzionario ha risposto: "Sembra infondato, ma dovete controllare con il tesoriere della campagna". La portavoce di Woerth ha negato che il ministro del Lavoro abbia ricevuto donazioni in contanti per Sarkozy, dichiarando "E' tutto falso".


Mediapart, che l'anno scorso ha diffuso delle registrazioni segrete di conversazioni tra Bettencourt e il suo amministratore patrimoniale, ha riportato le parole del contabile secondo le quali la donna e il suo ultimo marito avrebbero regolarmente dato soldi a politici conservatori.


24/03/2010

Berlusconi: «Io da 16 anni incubo e collante della sinistra»

Berlusconi: «Io da 16 anni incubo e collante della sinistra»

 

Il premier in un'intervista telefonica al Tg5. Poi attacca i giudici: «condizionano la campagna elettorale con inchieste ad orologeria»

 

Silvio Berlusconi con il libro «L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio» (Faravelli)

MILANO - «La sinistra, da 16 anni a questa parte, ha un solo grande incubo e grande collante: questo incubo si chiama Bilvio Berlusconi». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, nel corso di un'intervista telefonica al Tg5. «Io provo ad essere questo incubo», ha aggiunto Berlusconi, che poi ha concluso: «Ritengono che io abbia usurpato il loro potere»

I GIUDICI - Dopo le polemiche suscitate dalla telefonata di martedì a «Uno Mattina» (Bersani ha parlato di comizio continuo) e l'intervento al Lingotto di Torino per lanciare il candidato alla presidenza della regione Piemonte Roberto Cota, il premier è tornato ad attaccare i giudici questa volta dalle reti Mediaset: «Ho deciso di scendere in campo anche stavolta» di fronte a questa «magistratura di sinistra che ha condizionato pesantemente la campagna elettorale riempiendo giornali e tv con le solite inchieste a orologeria. Hanno, quindi, escluso la lista del Pdl a Roma e hanno cercato di fare lo stesso anche a Milano». «Queste elezioni - avverte - rappresentano una scelta di campo tra il governo del fare, che ha fatto tanto e bene in due anni, e la sinistra delle critiche, dell'invidia sociale e dell'odio».

POLVERINI DIFENDE FAMIGLIA, BONINO NO - Renata Polverini «ha tutte le caratteristiche per vincere» nel Lazio «perché ha sempre difeso la famiglia e i più deboli a differenza della sua avversaria Emma Bonino». Il leader del Pdl si è detto «sicuro» della vittoria della Polverini, che «ha le capacità di riportare il buongoverno nel Lazio: votare per lei, mettere la croce sul suo nome sarà come votare per il Pdl», aggiunge Berlusconi. «Polverini, a differenza della sua avversaria, conosce il mondo dell’impresa, viene dal mondo del lavoro, sa come risanare la sanità rimediando i dissesti della sinistra, e soprattutto agirà in collaborazione con il Governo e riporterà lavoro e sviluppo nel Lazio con una Giunta assolutamente valida, mentre la sinistra schiera ancora la giunta Marrazzo travolta dal malgoverno e dagli scandali».

LA VITTORIA - Berlusconi nel corso del collegamento con il Tg5 ha negato che la vittoria sarà decretata da chi otterrà più regioni fra le 13 in cui si voterà. «Avremo vinto» le elezioni regionali «se il giorno dopo le elezioni la maggioranza degli italiani sarà amministrata da giunte di centrodestra». «Tenendo conto - spiega - che in questi mesi abbiamo già vinto in Sicilia, Sardegna, Molise, Friuli e Abruzzo, in tutte le Regioni che abbiamo avuto da quando sono al Governo, io credo che vinceremo e ogni Regione strappata alla sinistra sarà per noi un grande successo».

Redazione online


15/03/2010

Nuovo malore per Di Pietro ad un comizio

Nuovo malore per Di Pietro ad un comizio

 

Dimesso dopo una notte all'ospedale, oggi viene sottoposto a nuovi controlli a Bergamo. Dopo l'episodio di Arezzo, l'ex pm si è sentito male sul palco domenica durante un raduno dell'Idv a Verbania

 

Antonio Di Pietro durante un comizio (Ansa)
Antonio Di Pietro durante un comizio (Ansa)

MILANO - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, è uscito dall'ospedale di Verbania dove era stato ricoverato domenica per fare dei controlli dopo il lieve malore che lo aveva colto durante un comizio elettorale. Ora è a Bergamo dove continuerà a fare degli accertamenti. Gli appuntamenti che aveva in Veneto sono dunque saltati, informano dal suo staff. Si tratta del secondo disturbo fisico in una settimana: l'ex pm si era sentito male anche lo scorso 8 marzo durante un evento politico ad Arezzo.

MALORE SUL PALCO - Di Pietro si trovava sul palco installato in piazza Città Gemellate per il suo comizio quando è stato visto sbiancare in volto. Ha interrotto l'intervento e si è seduto su una sedia. Dopo pochi minuti però si è rialzato e ha ripreso l'intervento, portandolo fino in fondo. Alla fine dell'intervento, pressato dai suoi collaboratori, è salito sulla sua auto accettando di essere accompagnato all'ospedale di Verbania per un controllo.


09/06/2009

Berlusconi, riscossa dalle elezioni locali Sfogo sul voto europeo

Berlusconi, riscossa dalle elezioni locali Sfogo sul voto europeo

 

«Lo stop colpa di Sicilia, mia moglie e Kaká»

 

ROMA—La botta c’è stata. L’ha ammessa lui stesso. «Una bella botta». Due punti in meno delle Politiche, quando invece quota 40% sembrava a portata di mano. Indicata persino come obiettivo da superare. Ma con il passare delle ore, complici gli ottimi dati delle Amministrative, Berlusconi ricomincia a vedere il bicchiere mezzo pieno: quattro parlamentari in più, da 25 a 29, eletti a Strasburgo, quando il Pd ne perde tre; il vantaggio sui Democratici che raddoppia, passando a 9 punti percentuali. Insomma per il Cavaliere è dall’altra parte che devono guardare con preoccupazione il voto: «Veltroni ha mollato con il 33%, vorrei capire come farà Franceschini ad andare avanti con il 26%». Ieri il presidente del Consiglio è rimasto ad Arcore, tornerà a Roma stamane. Con i suoi ha ragionato innanzitutto sul bicchiere mezzo vuoto, sul risultato mancato, su quei 2,9 milioni di voti persi rispetto alle Politiche.

Nessuno si attendeva una partecipazione alta come l’anno passato, ma nemmeno dei dati da leggere e interpretare in controluce. Il Cavaliere cercava il plebiscito e non l’ha ottenuto. Le cause, secondo la sua stessa analisi, fatta con i suoi uomini, sono almeno quattro: l’astensionismo, gli scontri interni al partito in Sicilia, il caso Noemi e persino Kaká, l’annunciato trasferimento del giocatore del Milan che avrebbe fatto infuriare migliaia di elettori di fede rossonera. Del caso Noemi il Cavaliere misura gli effetti numeri alla mano. E ne esce convinto che abbia influito più di quanto si attendeva. Una frase molti interlocutori si sono sentiti ripetere nelle ultime ore. Parole che hanno dello sfogo e rendono uno stato d’animo, oltre che la percezione di un politico che negli anni ha imparato a misurare alla perfezione il consenso: «In Sicilia abbiamo perso più di 800 mila voti per colpa dei nostri che si sono messi a litigare, il resto me l’ha fatto perdere mia moglie... ». L’allusione è ovviamente politica e va alla genesi delle vicende che hanno costretto il capo del governo a difendersi più che ad attaccare, trasformando la campagna elettorale anche in un elenco di giustificazioni sulla vita privata più che in elenco di programmi. Berlusconi ammette che i suoi obiettivi erano altri, è convinto che lo stop subìto sia dovuto anche agli attacchi ricevuti, dentro e fuori il Paese, dopo quell’annuncio di divorzio pronunciato a mezzo stampa da Veronica. Ieri il premier ha pranzato con la figlia Marina, ha fatto una puntata a villa Gernetto, si è tenuto in contatto con Roma nel pomeriggio, ha visionato con lo staff i dati definitivi della tornata elettorale, cenato (come spesso il lunedì) con Bossi e altri big della Lega. Con il Senatur non si intravedono nuvole all’orizzonte, almeno al momento.

Il ministro delle Riforme ha detto che dopo il voto non cambierà nulla, Berlusconi aggiunge a chi gli chiede che «non ci saranno ripercussioni sul governo », che la stabilità dell’esecutivo non è in discussione. Se gli alleati escono rafforzati per il premier è l’intera maggioranza a goderne, perché ritiene il rapporto politico saldissimo. Il conto sulle Regioni che potrebbero andare alla Lega è un argomento che gli interessa sino a un certo punto: allarma i suoi, il partito, lascia lui molto meno preoccupato. L’importanza è la stabilità e quella il voto la garantisce. Nonostante il timore di nuovi colpi bassi alla vigilia del G8. Emergono, come ad ogni tornata elettorale, anche accuse incrociate da non sbandierare in pubblico: «In tv ho visto solo La Russa e Gasparri, non si capisce dov’erano i nostri...». Si riacutizzano le chiacchiere sulla debolezza organizzativa del Popolo della Libertà, almeno di quella struttura che è mutuata da Forza Italia, capace di un marketing politico meno efficace rispetto a chi viene da An. Anche le modalità del voto creano disappunto: persino Luigino, il più giovane dei figli del Cavaliere, avrebbe sbagliato davanti all’urna, dimenticando di scrivere il nome del padre, vanificando una possibile preferenza. Per Berlusconi «è stata anche colpa di coloro che hanno voluto scrivere a tutti i costi il mio nome nel simbolo...». Dettagli, malumori passeggeri, così come il giudizio sulle preferenze tributate al partito Di Pietro, «una vergogna» di cui fatica a capacitarsi: «Resta per me un mistero come si faccia a votare un simile filibustiere ». Affiora infine anche un’autocritica, almeno in privato. Fra i malumori fanno capolino anche i sondaggisti che l’avrebbero mal consigliato, che «mi hanno indotto a credere » che fossimo tranquillamente sopra il 40%. Eppure sarebbe bastato non parlarne in pubblico. Anche perché il Pdl finisce comunque due punti sopra il bottino delle precedenti Europee, aumenta la pattuglia di parlamentari che manda a Strasburgo e Bruxelles. Insomma sarebbe bastato non fare numeri per non offrire il campo all’avversario, consentirgli di parlare di sconfitta del Cavaliere. In questo senso l’autocritica, l’ammissione del «mi sono fatto del male da solo». Difficile che verrà pronunciata in pubblico, costa già abbastanza confessarla ai suoi più stretti collaboratori.

Marco Galluzzo


Amministrative, vince il centrodestra Firenze e Bologna vanno al ballottaggio

Amministrative, vince il centrodestra Firenze e Bologna vanno al ballottaggio

 

Milano, Podestà e Penati al secondo turnoPdl e Lega strappano 15 province al centrosinistra. Il Pd tiene in Emilia e Toscana, arretra in Umbria e Marche

 

(Emmevi)

MILANO - Il centrodestra vince le elezioni amministrative. Pdl e Lega avanzano da Nord a Sud, conquistando anche alcuni feudi del centrosinistra. Il voto per il rinnovo di 4.281 comuni e 62 province cambia insomma il panorama italiano. Quindici province passano dal centrosinistra al centrodestra, mentre non si registrano "ribaltoni" in senso contrario. Il Pd tiene abbastanza nelle tradizionali roccaforti, pur senza brillare, ma subisce l'onta di vedersi scavalcare come primo partito in Umbria e nelle Marche. Netto successo del centrodestra anche alle comunali: Pdl e Lega conquistano nove amministrazioni di comuni capoluogo, strappandone al primo turno tre al centrosinistra, che ne conquista cinque. Tredici i ballottaggi, tutti in comuni in cui il centrosinistra si era imposto nelle precedenti consultazioni. Ancora non definitivo l'esito del voto a Bari, Foggia e Potenza. Prima dell'ultima tornata elettorale, 26 dei 30 capoluoghi erano in mano al centrosinistra e 4 al centrodestra. Le sfide più importanti: Firenze (Nessun accordo con altri partiti, ma un appello agli elettori che al primo turno hanno votato per le forze dell’area di sinistra e dell’Udc. Questa la linea di Matteo Renzi, candidato del Pd a sindaco di Firenze, che tra due settimane andrà al ballottaggio contro il candidato del Pdl Giovanni Galli. «Ci aspettavamo qualcosa in più - ha detto Renzi - ma la coalizione partiva dal 42,4% del 2004 e Galli ha un distacco di 15-16 punti. È difficile considerarlo un risultato negativo. Speravamo nella vittoria al primo turno: non è accaduto e la responsabilità è tutta mia, è mancata un po' di determinazione»). e Bologna (Il verdetto a tarda notte, decisivi i voti del Santo Stefano: Delbono chiude al 49,4%, l'ex patron supera di poco il 29%. Guazza fermo al 12%. Pd sotto al 40%. Bene i grillini: 3,3%), dove si votava per eleggere il sindaco, vanno al ballottaggio. Nel capoluogo toscano Matteo Renzi (centrosinistra) non riesce a vincere al primo turno contro Giovanni Galli, anche per il buon risultato dell'altra lista di sinistra con Valdo Spini candidato. Nella città emiliana, per un soffio Flavio Delbono (centrosinistra) non supera la soglia del 50%: la sfida contro Alfredo Cazzola si rinnoverà il 21 giugno. Ballottaggio anche a Milano, dove si votava per la provincia: Guido Podestà (centrodestra) si ferma al 48,8%, mentre il presidente uscente, Filippo Penati, ottiene il 38,8%. Il Pdl strappa invece Napoli, dove Luigi Cesaro raggiunge il 53% contro il 35% di Luigi Nicolais. Ballottaggi anche a Bari e Padova per le comunali e a Venezia e Torino per le provinciali. Nel capoluogo piemontese il candidato del centrosinistra Antonino Saitta ha ottenuto il 44,33% contro il 41,5% della sfidante di centrodestra Claudia Porchietto. Colpo di scena per la Provincia di Venezia che vedrà il presidente uscente del centrosinistra Davide Zoggia in ballottaggio con la leghista Francesca Zaccariotto.

LOMBARDIA - La marea del centrodestra sembra subire un momentaneo stop con il ballottaggio nella provincia di Milano. Cambio della guardia alla Provincia di Lecco, a Lodi, a Sondrio. Per la neonata Provincia di Monza e della Brianza vittoria del candidato del Pdl Dario Allevi su quello del centrosinistra, Pietro Luigi Ponti. A Bergamo è Pietro Pirovano il nuovo presidente della Provincia con il 58,99% dei voti. Il candidato, appoggiato tra gli altri da Pdl, Lega Nord e Partito Pensionati, ha sconfitto Francesco Cornolti. Il comune passa al centrodestra: Franco Tentorio è stato eletto sindaco con il 51,44% contro il 42,35 dell'avversario Roberto Bruni. Anche a Sondrio l'affermazione del centrodestra è netta: Massimo Sertori è oltre il 60% e festeggia la vittoria al primo turno con l'avversario del centrosinistra, Giacomo Ciapponi, nettamente distanziato. Daniele Nava è stato eletto presidente della Provincia di Lecco. Anche a con il 54,31% delle preferenze: ha sconfitto il presidente uscente Virginio Brivio Brescia il candidato del centrodestra Daniele Molgora ha ottenuto un netto vantaggio su quello del centrosinistra, Diego Peli. A Cremona il candidato del centrodestra Massimiliano Salini ha superato Giuseppe Torchio. Il centrodestra strappa per la prima volta la Provincia di Lodi al centrosinistra, con una vittoria raggiunta per di più al primo turno. Pietro Foroni, 33 anni, avvocato, esponente della Lega Nord, candidato del centrodestra, è il nuovo presidente. Ha raccolto il 54,2% delle preferenze contro il 38,2 del candidato del centrosinistra e presidente uscente, Lino Osvaldo Felissari. Passa al centrodestra anche il comune di Pavia, dove Alessandro Cattaneo ha la meglio sul candidato di centrosinistra Andrea Albergati.

PIEMONTE - Per la provincia di Torino, dunque, ballottaggio tra Antonio Saitta (Pd) e Claudia Porchietto (Pdl). Ma il cambio di vento si profila nella regione a Novara, dove Diego Sozzani del centrodestra riesce a strappare la presidenza della Provincia, e a Cuneo, dove Gianna Gancia riesce a far assegnare la provincia al centrodestra con il 54,1%. Cambio di schieramenti sia alle provinciali che alle comunali anche a Biella e alla provincia di Verbano-Cusio-Ossola, finora in mano al centrosinistra: qui Massimo Nobili, candidato del centrodestra, è stato eletto presidente della provincia con il 57,5% contro il 39,5% del candidato del centrosinistra Paolo Ravaioli. Passa al centrodestra anche il comune di Verbania, dove Marco Zacchero è stato eletto sindaco ottenendo il 54,1% delle preferenze contro il 45,9 del candidato di centrosinistra Claudio Zanotti.

VENETO - Qui è la Lega a far sentire il suo peso, anche se sarà un ballottaggio a decidere per la presidenza di Belluno per la Provincia. Il Pdl si conferma primo partito e il dato sulle provinciali ne è ulteriore conferma. La Provincia di Padova viene conquistata da Barbara Degani. Stesso copione anche per la provincia di Verona che viene attribuita a Giovanni Miozzi (Pdl-Lega). La Provincia di Rovigo al ballottaggio tra Antonello Contiero (Pdl-Lega) e Tiziana Virgili del centrosinistra così come la Provincia di Belluno: sfida tra Gian Paolo Bottacin, Pdl, e Sergio Reolon, Pd.

FRIULI VENEZIA GIULIA - Il centrodestra si aggiudica la Provincia di Pordenone.

EMILIA ROMAGNA - Finora in questa regione mai nessuna provincia era stata governata dal centrodestra, ma dopo questa tornata elettorale Pdl e Lega sono riusciti a conquistare la Provincia di Piacenza. Alla provincia di Bologna la candidata del centrosinistra Beatrice Draghetti ha vinto sul candidato appoggiato dal Pdl Enzo Raisi. Meno brillante ma efficace il risultato di Emilio Sabattini per la presidenza della provincia di Modena. Il centrosinistra si aggiudica anche Reggio Emilia dove Sonia Masini ha avuto la meglio sul candidato di centrodestra Giuseppe Pagliani. Sarà ballottaggio invece a Ferrara, anche per le comunali.

TOSCANA - Il cambio del vento politico lo evidenzia il ballottaggio di Firenze. Per la provincia, il candidato presidente del centrosinistra, Andrea Barducci ha avuto la meglio sul candidato del centrodestra, Samuele Baldini. A Pisa è confermato invece alla presidenza della Provincia Andrea Pieroni, per il centro-sinistra, con il 53,1%. Stessa cosa per la provincia di Siena, con Simone Bezzini. Staccata la candidata del centrodestra Donatella Santinelli. Partita da rigiocare invece nella presidenza della Provincia ad Arezzo. Contro tutte le aspettative si andrà al ballottaggio anche nella Provincia di Prato, diversamente da quanto è accaduto a Pistoia, dove Federica Fratoni del centrosinistra ha battuto con il 51,3% Ettore Severi del centrodestra.

UMBRIA - La tornata amministrativa ha visto andare a un esponente del Pd la provincia e il comune di Perugia e la provincia di Terni.

MARCHE - Ancona sceglierà il proprio sindaco nel ballottaggio del 21 giugno. Stessa cosa per il comune di Fermo e per la provincia di Ascoli Piceno. Al comune di Pesaro l'ha spuntata invece al primo turno Luca Ceriscioli del Pd.

ABRUZZO - Forte il vento di centrodestra anche in questa regione, dove il Pdl si aggiudica le province di Pescara, Teramo e Chieti e i comuni di Pescara e Teramo.

MOLISE - Passa al centrodestra anche Campobasso, dove il sindaco uscente Giuseppe Di Fabio, ha dato le dimissioni due volte e poi le ha ritirate per problemi nella maggioranza di centrosinistra: Gino Di Bartolomeo , già presidente della Regione, eletto al primo turno con il 56,72%).

CAMPANIA - Cambio di colore anche in questa regione, dove le province di Napoli, Salerno e Avellino passano nelle mani del centrodestra. Per il comune di Avellino ballottaggio tra Pino Galasso del Pd e lo sfidante Massimo Preziosi, sostenuto da Pdl e Udc.

PUGLIA - Quasi un testa a testa tra Michele Emiliano e Simeone Di Cagno Abbrescia per il comune di Bari. A Foggia in vantaggio Enrico Santaniello (liste civiche), ma andrà al ballottaggio con Giovanni Battista Mongelli (centrosinistra). Per le provinciali ballottaggio a Taranto e Lecce. Bari se l'è aggiudicata Francesco Schittulli del Pdl.

BASILICATA - La tornata per le provinciali di Potenza e Matera assegna la vittoria al centrosinistra: Piero Lacorazza e Francesco Stella hanno sconfitto i candidati del Pdl. A Potenza il sindaco uscente Vito Santarsiero (Pd), candidato di centrosinistra, è in vantaggio su Giuseppe Molinari, ex Margherita, sostenuto dal Pdl.

CALABRIA - Sarà un ballottaggio a decidere la presidenza della provincia di Cosenza, nonostante un buon vantaggio di Mario Oliverio (centrosinistra) sullo sfidante del centrodestra Pino Gentile. Al secondo turno anche per la provincia di Crotone.

SICILIA - Anche qui sarà un ballottaggio a dire la parola finale nella sfida per il comune di Caltanissetta tra Fiorella Falci del centrosinistra e Michele Campisi del centrodestra.


06/06/2009

europee ed amministrative

europee ed amministrative

 

Gli ultimi appelli dei leader prima del silenzio elettorale. Da mezzanotte stop alla propaganda in vista delle elezioni. Urne aperte dalle 15 di sabato

 

Preparazione dei seggi (Fotogramma)

MILANO - Gli ultimi appelli. Nelle ore finali della campagna elettorale in vista delle elezioni europee ed amministrative (le urne aprono sabato alle 15) i leader politici di ogni schieramento hanno cercato di convincere gli indecisi. Quelli che non sanno ancora per chi votare e quelli che non sanno nemmeno se a votare ci andranno oppure no. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è sicuro della vittoria: «I sondaggi danno il Pdl al 45% - ha assicurato il premier in una intervista al Tg5. - Così saremmo il gruppo più importante all'interno del Ppe, che sarà il partito di maggioranza relativa nell'Europarlamento». L'obiettivo di Berlusconi è quello di diminuire «le direttive Ue che hanno causato difficoltà agli imprenditori», creando vincoli «ai cittadini italiani che sono inaccettabili». Al Tg1 il premier ha ripercorso invece l'attività di governo: «Nessun rammarico, ma soddisfazione e orgoglio per il tanto lavoro fatto».

IL PD - Dal canto suo, il leader del Pd, Dario Franceschini, si è rivolto agli italiani «tentati dall'astensionismo». «Li capiamo - afferma - ma a loro diciamo: non è il momento della fuga, chi non va a votare, vota per la destra e per Berlusconi». «A loro chiediamo di darci una mano a sostenere il progetto del Pd di cambiare il Paese - prosegue Franceschini. - Per cambiare il Paese ci vuole la forza e quindi a loro chiediamo la forza per proseguire l'azione di cambiamento del paese».

LEGA - Tra i partiti che si attendono un pieno di voti c'è la Lega. «Caro Silvio - dice il ministro Roberto Calderoli - il derby al Nord lo vinciamo 2-1. Questa è la domanda che si stanno facendo tutti: prende più voti la Lega o Berlusconi? Il Pd è fuori dalla corsa. Se non bastasse la mancanza di idee, progetti e contenuti - prosegue Calderoli - è più che sufficiente vedere il circo che hanno messo in piedi per cercare di danneggiare Berlusconi e il governo con storie ridicole e con l'appoggio maldestro di parte della stampa italiana ed europea».

IDV - A far concorrenza al Pd ci sono soprattutto gli altri partiti di opposizione, a cominciare dall'Italia dei valori. Antonio Di Pietro evita di incalzare esplicitamente i democratici e rivolge un appello contro l’astensione: «Chi non va a votare - dice l'ex pm a Napoli - è come un naufrago che, in mezzo al mare, rinuncia a nuotare». «L'Italia dei Valori chiede il voto ai cittadini - afferma Di Pietro - per la qualità dei nostri candidati e per la qualità del nostro programma che mette al primo posto la difesa dei cittadini e combatte il malaffare».

UDC - Ancora più diretto Pier Ferdinando Casini: «Il Pd è in evidente stato confusionale, non ho capito ancora se esiste o meno, ma un partito che dichiara che Berlusconi è un grande pericolo e poi annuncia che voterà sì al referendum sulla legge elettorale che rafforzerà Berlusconi, ha bisogno di una cura molto seria di autoanalisi». Casini ha attaccato anche il Pdl, osservando che «questa campagna elettorale costruita sulle questioni che riguardano Berlusconi è stata un'umiliazione, mentre il mondo va avanti e l’Europa ha nuovi problemi noi parliamo delle foto a Villa Certosa».

SINISTRA E LIBERTÀ - Per molte liste c'è da superare lo scoglio del 4%. «È alla nostra portata - assicura il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà - anche perché siamo noi la vera novità nel panorama politico italiano». «Il Paese è allo stremo - continua Vendola - e Berlusconi in queste ultime ore di campagna elettorale sta cercando di mettere sotto silenzio i tanti mali che affliggono il nostro Paese: primi fra tutti la povertà e la disoccupazione. Per superare la crisi c'è bisogno di una vera e propria terapia d'urto, combattere la povertà e la disuguaglianza, superare la frammentazione del lavoro, combattere veramente il precariato e bloccare i licenziamenti per poter attuare una riconversione produttiva».

LISTA COMUNISTA - Diversa l'opinione di Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi che hanno chiuso a Roma la campagna elettorale della lista nata dall'unione di Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti: «La lista comunista è l'unica vera alternativa al centrodestra e alle politiche liberiste, Pd e Idv sono "inutili" perché non fanno una vera opposizione». Ha detto Ferrero: «Il voto alla nostra lista è il vero voto utile, perché sono le politiche liberiste che ci hanno portato a questa crisi traumatica. Le sinistre moderate attaccano Berlusconi, lo contrastano sul piano istituzionale ma non propongono una alternativa economica e sociale, che cambi le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone. In Europa Pd e Idv governano con Berlusconi sulla base di politiche liberiste folli che stanno mettendo i lavoratori l`uno contro l'altro; Di Pietro vota e Franceschini si astiene sul federalismo fiscale; nessuno protesta per i miliardi stanziati per caccia bombardieri e per salvare le banche private».

I RADICALI - Marco Pannella ed Emma Bonino hanno scelto la sede di Torre Argentina per chiudere la campagna elettorale, una «lunga cavalcata» per cercare di superare la soglia del quattro per cento «nonostante la disinformazione» della stampa e delle tv. «Sentirete la nostra voce fino all'ultimo minuto utile - hanno detto - fino alle 22 di domenica sera attraverso il nostro sito internet e Radio radicale» (per gli organi di partito non è previsto infatti il silenzio stampa). E a modo loro lanciano un appello 'al voto utile'. «È nelle vostre mani - ha detto la Bonino - decidere se mandare una sentinella laica e federalista in Europa o delegazioni senza questa specificità. Buon voto a tutti e pensateci bene, non buttate via la vostra preferenza. Il Pd e il Pdl di deputati ne avranno comunque, per noi invece ogni voto è utile».

LA DESTRA - Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, si è detto dispiaciuto per la fine della campagna elettorale. «Ho incontrato entusiasmo che non vedevo da tempo - dice - Mi aspetto un grande risultato». «Le nostre manifestazioni sono state cariche di passione - ha aggiunto - la nostra comunità credo che sia determinatissima. Mi aspetto un grande risultato, anche perché negli altri partiti, sia per le provinciali che per le europee, c'è stata l'adrenalina dei candidati, da noi quella del movimento, del partito».


29/05/2009

Contro gli hacker, Obama crea nuovo responsabile per la sicurezza digitale

Contro gli hacker, Obama crea nuovo responsabile per la sicurezza digitale

 

«Il cyberspazio è vulnerabile e milioni di americani sono vittime di crimini digitali». Il presidente rivela che durante la campagna elettorale il suo sito fu ripetutamente violato

 

Barack Obama (Ap)
Barack Obama (Ap)

WASHINGTON - Barack Obama ha annunciato la creazione della figura del responsabile per la sicurezza digitale alla Casa Bianca, in quanto il cyberspazio è vulnerabile e «milioni di americani sono rimasti vittime» del crimine digitale e di furti d'identità. La nuova figura farà parte dello staff ristretto del presidente ed entrerà a far parte sia del Consiglio per la sicurezza nazionale, sia di quello che coordina le iniziative economiche.

SICUREZZA - Il presidente Usa ha garantito che i nuovi passi sul fronte della sicurezza online non prevedono alcuna intrusione nella privacy o violazione della libertà delle imprese. Obama, nel corso di un discorso alla Casa Bianca dedicato alla sicurezza del cyberspazio, ha rivelato tra l'altro che durante la campagna elettorale il suo sito è stato ripetutamente violato dagli hacker. Le minacce alle infrastrutture per l'informazione e la comunicazione, ha detto Obama, pongono una delle maggiori sfide alla sicurezza nazionale ed economica nel XXI secolo. «Il cyberspazio è una realtà dalla quale dipendiamo ogni giorno, e i rischi che lo accompagnano sono altrettanto reali», ha detto il presidente americano.

COMANDO - Secondo il New York Times, il Pentagono progetta di creare un nuovo comando militare per il cyberspazio, accelerando i preparativi per le forze armate per condurre guerre informatiche offensive e difensive. Il comando avrà il compito di difendere l'America da attacchi di cyberterrorismo o da offensive digitali di potenze straniere, ma dovrà anche coordinare l'uso di un vasto arsenale di strumenti segreti da cyberguerra di cui dispongono i militari americani.


04/05/2009

I pirati fanno rotta verso Strasburgo

I pirati fanno rotta verso Strasburgo

 

Le major contro la diffusione di copie illegali sul web: «Ma la lotta è difficile». In Svezia, secondo i sondaggi, il Piratpartiet è al 5%. E dall'Italia parte la campagna dell'hacktivist Bottoni

 

Il logo del Partito pirata
Il logo del Partito pirata

MILANO - Nome in codice: progetto arancione. Obiettivo: "infiltrare" un hacktivist all'interno del Parlamento europeo. Un incrocio tra hacker e attivista, cioè, «che sia tecnicamente e politicamente in grado di seguire le attività legislative legate ad Internet» e alle nuove tecnologie. A poche settimane dalla discussa condanna inflitta da un tribunale di Stoccolma a "The Pirate Bay", il popolare sito di file sharing, i pirati della Rete si organizzano. E in nome delle libertà digitali si lanciano nell'arena politica. In Svezia, ad esempio, il "Piratpartiet", secondo un sondaggio del quotidiano The Local, potrebbe diventare addirittura la quarta forza del Paese, con il 5,1% delle intenzioni di voto. Ma anche i pirati italiani non se ne stanno con le mani in mano. A muoversi, in questo caso, è il loro "segretario": Alessandro Bottoni, 48 anni, leader del Partito pirata italiano, si candida alle europee (come indipendente) nelle liste di "Sinistra e libertà". Un impegno politico concreto, denominato appunto "progetto arancione", per «una Rete libera dove ciascuno possa esternare le proprie convinzioni confrontandosi liberamente, senza censura e senza vincoli, e condividendo».

COMPROMESSO - La campagna elettorale dell'hacktivist italiano si svolgerà tutta sulla Rete. Ed è proprio attraverso il suo blog, attivo da «tempi non sospetti», che Bottoni si presenta: «Convinto sostenitore dell'Open Source, per ragioni politiche e tecniche. Convinto oppositore delle aziende che sfruttano la loro posizione dominante per imporre al mercato soluzioni che vanno a danno degli utenti, Microsoft in cima alla lista». «Proprio come un hacker - ha spiegato Bottoni all'Adnkronos - mi voglio 'infiltrare' nel sistema per raccontare quel che succede sui temi che ci stanno a cuore e far viaggiare le informazioni. Naturalmente utilizzando il web». E la pirateria? «È ormai inevitabile - afferma Bottoni - riconoscere al privato cittadino il diritto di creare copie di file multimediali, siano essi film o brani musicali, e anche di distribuirle senza scopo di lucro. Ormai è chiaro che la battaglia contro il 'downloading' non può essere vinta perché i pirati troveranno sempre il modo di aggirare gli ostacoli. Lo sa anche la controparte ed è quindi saggio pensare a un compromesso. Far capire queste cose da un'aula parlamentare - sottolinea - sarebbe molto importante, anche per combattere decisioni sbagliate come quella adottata da Sarkozy di tagliare la connessione Internet a chi 'si comporta male': una misura punitiva che vuol favorire le case discografiche e di distribuzione cinematografica».

LETTERA APERTA - A proposito: proprio in Francia un gruppo di artisti che si dichiarano «da sempre» di sinistra - fra i quali la cantante Juliette Greco e l'attore Michel Piccoli - ha contestato l'atteggiamento del Partito socialista francese nei confronti della legge anti-pirateria proposta dal governo. In una 'lettera aperta', pubblicata su Le Monde, gli artisti affermano che «il diritto d'autore è un diritto dell'uomo» e chiedono perciò «regole rivolte agli operatori di telecomunicazioni» affinché cessino di «rapinare» le attività creative. Una critica alla posizione dei socialisti contro il provvedimento che prevedeva, fra l'altro, la sospensione dell'accesso al web per chi scarica illegalmente musica e film (la legge è stata respinta anche perché erano assenti molti deputati della maggioranza, ma il testo è stato già ripresentato dal governo).

COPIE PIRATA - La via francese contro la pirateria (detta anche «tre errori e sei disconnesso») è seguita attentamente oltreoceano. Il dibattito, negli Stati Uniti, si è infatti infiammato di nuovo dopo l'ultimo, eclatante caso che riguarda "X-Men Origins: Wolverine": circa un milione di utenti ha scaricato il film dalla Rete prima ancora che uscisse ufficialmente nelle sale. La pellicola è balzata ugualmente in testa ai box office con incassi record (87 milioni di dollari nel week end d'esordio nei cinema Usa), ma le major dell'intrattenimento (in questo caso la 20th Century Fox) puntano il dito contro le ingenti perdite provocate dalla pirateria. Anche perché sempre più spesso vengono diffuse online copie di qualità dei film in uscita (come nel caso di "Wolverine") o appena usciti. Sono lontani, insomma, i tempi in cui tramite il peer-to-peer si scaricavano soprattutto film registrati direttamente in sala attraverso l'uso di videocamere portatili (filmati di bassa qualità accompagnati dai commenti del pubblico e dagli scricchiolii delle poltrone). Darcy Antonellis, uno dei responsabili della Warner, ha spiegato alla Cnn che è lo stesso progresso delle nuove tecnologie ad aiutare la diffusione di copie illegali sulla Rete. Gli esperti che lavorano per l'industria dell'intrattenimento si trovano spesso disarmati di fronte alla creatività del "nemico". Tanto che la Cnn si domanda: in questi tempi digitali, la pirateria cinematografica può davvero essere fermata?

Germano Antonucci