26/05/2009
Pensioni di invalidità, falsa una su dieci
Pensioni di invalidità, falsa una su dieci
Avviati dall’Inps i controlli sul campione previsto dalla legge, risparmio di 100 milioni l’anno. Cancellato il 13% degli assegni, punte del 22% in Sardegna e Sicilia
ROMA — La campagna di controlli è in corso da un paio di mesi, ma l’Inps ha già revocato il 13% delle pensioni d’invalidità e delle indennità di accompagnamento, con punte di quasi il 22% in Sardegna e Sicilia, del 19% in Calabria e del 15,5% in Campania e Puglia. Le prestazioni sono state annullate per il venir meno o per l’insussistenza dell’invalidità, accertata in seguito a una visita effettuata dai medici dell’Inps. Successivamente verranno fatte anche le verifiche sui requisiti di reddito, incrociando i dati dell’istituto di previdenza con quelli dell’Anagrafe tributaria. In tutto verranno controllati 200 mila pensionati d’invalidità: un terzo ha già subito la visita medica. Si tratta, dice il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, di «una campagna senza precedenti».
Entro l’anno, come prevede l’articolo 80 della legge 133 del 2008, tutti e 200 mila i controlli previsti saranno conclusi, assicura il presidente. E si può stimare che, con una percentuale di revoche del 12-13%, si potranno risparmiare più di 100 milioni di euro all’anno. Le pensioni d’invalidità sono in tutto 2,6 milioni, per una spesa totale di circa 13 miliardi di euro. Se tutte fossero sottoposte a verifica, e pur scontando una percentuale complessiva di revoche inferiore (visto che il campione sottoposto a controlli e stato selezionato tra le situazioni più a rischio), si potrebbe tranquillamente arrivare a un risparmio di almeno un miliardo di euro all’anno, dicono i tecnici dell’Inps.
«Mi auguro — dice Mastrapasqua — che dopo questo primo campione, la campagna di controlli continui, perché è giusto che questo tipo di prestazioni vada a chi è effettivamente invalido». Anche se l’Inps tende a spiegare le revoche più con il venir meno dei requisiti sanitari (regresso della malattia invalidante) o col fatto che questi erano stati valutati con troppa generosità dalle Asl (cui la legge affida le visite per la concessione delle pensioni) piuttosto che con un fenomeno eclatante di false invalidità, resta il fatto che le verifiche in corso dimostrano come una gestione più efficiente può portare a notevoli risparmi. Senza contare che per stanare i casi più clamorosi verranno incrociati anche i dati dei beneficiari delle pensioni di invalidità con gli elenchi della Motorizzazione civile: potranno così emergere, per esempio, i ciechi con la patente o altri casi incompatibili.
Anche alla luce dell’esperienza in corso, annuncia Mastrapasqua, l’Inps presenterà al governo una serie di proposte per migliorare la situazione. «A partire dal contenzioso: oggi ci sono più di 400 mila cause pendenti tra cittadini che rivendicano la pensione d’invalidità e l’amministrazione. E nella maggioranza dei casi noi perdiamo per semplice inefficienza. Per esempio, perché i fascicoli presso le Asl sono ancora cartacei e spesso non si trovano più o perché l’ente in questione non si presenta durante la causa». Meglio sarebbe, conclude il presidente dell’Inps, unificare il più possibile le procedure di gestione, che oggi invece sono diverse secondo quello che decidono le singole Regioni, visto che, in base al titolo V della Costituzione, è loro la competenza in materia.
Enrico Marro
11:19 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: economia, pensioni, inps, controlli, campioni, cancellate, assegni pensionistici, falsi, sardegna, sicilia, indennità, accompagnamento | OKNOtizie |
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12/05/2009
«Acqua contaminata da un rubinetto su quattro»
«Acqua contaminata da un rubinetto su quattro»
Le analisi dell’Università di Napoli. L’igienista: rischi solo se l’assunzione è prolungata. Ricerca su 50 città in 17 regioni. Dai derivati del cloro ai batteri, le sostanze pericolose
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| (Azimut) |
Ma che cosa esce dai nostri rubinetti? Inquinanti chimici derivati dalla clorazione e colibatteri che invece non dovrebbe esserci. Lo studio della seconda università di Napoli, di cui il Corriere aveva anticipato i primi risultati nell’agosto 2008, è andato avanti e si è allargato a 50 città italiane in 17 Regioni. La sorpresa è stata la comparsa anche di batteri che proprio la disinfezione (clorazione) dovrebbe eliminare.
L’obiettivo era quello di esaminare la qualità delle acque che si bevono: quelle dei rubinetti di abitazioni e quelle minerali imbottigliate in Pet (le classiche bottiglie di plastica) di 24 differenti marchi, corrispondenti al 73% del mercato. In totale oltre 35.000 analisi. Nelle città principali (Milano, Torino, Napoli, Roma, Venezia, Bari, Grosseto, Firenze, Pavia, Vercelli, Novara, Bologna, Genova) i campioni prelevati dai rubinetti sono stati almeno una ventina in case di zone diverse. Massimiliano Imperato, docente di Idrologia e Idrogeologia dell’università Federico II di Napoli e Direttore del Ceram (Centro europeo di ricerca acque minerali), è il coordinatore dello studio. Spiega: «I risultati ottenuti indicano elementi di criticità igienico-sanitaria nelle abitazioni, dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica».
Quali sono le criticità individuate? Imperato riassume: «La presenza in un caso su 4 (circa 25% dei campioni di acqua potabile analizzata al rubinetto di casa) di contaminazione fecale probabilmente per una scarsa manutenzione delle tubature o dei serbatoi privati. In questi casi il 'carico' di cloro si rivela insufficiente per una completa disinfezione delle acque». Il secondo elemento di criticità è la presenza quasi sistematica di trialometani (per esempio cloroformio) e di composti organoalogenati (trielina, percloroetilene, dicloroetano). Sottoprodotti chimici della pur fondamentale clorazione: i residui della reazione tra le sostanze presenti nell’acqua (sostanza organica, carica batterica e organismi patogeni) e additivi disinfettanti. Più cloro, più sottoprodotti «inquinanti».
Ovviamente questi dati riguardano solo i campioni esaminati. «Sì — dice Imperato — ma dovrebbero indurre a fare controlli proprio ai rubinetti e non solo a monte». I gestori degli acquedotti, infatti, devono per legge assicurare la disinfezione delle acque fino al contatore. Dopo i controlli andrebbero richiesti dagli amministratori dei condomini, dai proprietari delle abitazioni. Eppure, sarebbe meglio valutare l’acqua proprio al rubinetto. L’eccesso di cloro da che dipenderebbe? Spiega Imperato: «In reti di distribuzione molto lunghe e articolate, vi sono difficoltà nell’individuare il minimo dosaggio utile capace di assicurare la necessaria disinfezione delle acque evitando, allo stesso tempo, la formazione di sottoprodotti». I trialometani, in particolare, che mostrano forti variazioni di concentrazione nelle acque potabili in base alle stagioni. Quando è caldo occorre più cloro per disinfettare le acque. «Per questo andrebbero effettuati — insiste Imperato — almeno 4 controlli annui, e non uno solo come prevede la normativa». La distribuzione geografica dei contaminanti mostra una netta prevalenza dei composti organo alogenati (tetracloroetilene e tricloroetilene) nel Nord-Italia. Nelle Regioni del Sud (Puglia e Calabria) prevalgono i trialometani, in particolare il cloroformio. Il bromoformio è più presente nelle zone costiere della Toscana, bassa Liguria e Puglia ionica. I numeri: il 32,82% dei campioni da rubinetto presenta limiti oltre la norma di composti organoalogenati; il 72,82% di trialometani; il 77,44% di entrambi.
Il problema è nei limiti ammessi. C’è disputa tra gli esperti sulle dosi minime tollerabili. E i batteri fecali? Dice Imperato: «Contaminanti di origine microbiologica sono stati riscontrati nel 24% dei campioni da rubinetto analizzati». In particolare nel 5,56% è stata rilevata la presenza di Escherichia coli, nel 18,52% di Coliformi totali, nell’11,11% di Enterococcus faecalis. Inoltre nel 2% è stata rilevata la presenza di Pseudomonas aeruginosa, nel 15% di Aeromonas hydrophila. Conclude Imperato: «In nessun caso è stata rilevata la presenza di indicatori di contaminazione fecale o ambientale nelle acque minerali imbottigliate».
I rischi per la salute? Risponde Marco Guida, Igienista e tossicologo: «Recenti studi hanno mostrato una correlazione tra l’assunzione prolungata di acque clorate e l’aumentato rischio di cancro a prostata, vescica e retto». C’è poi la tossicità per fegato e reni. Infine, tracce di medicinali. «Minime — dice Matteo Vitali, chimico igienista de La Sapienza di Roma — ma che superano i depuratori del sistema fognario. E alla fine finiscono nei fiumi, nei laghi, in mare, nel suolo». Quali farmaci? Antibiotici, ansiolitici, anti- infiammatori. «Tant’è — aggiunge Vitali — che dal punto di vista normativo le aziende farmaceutiche dal 2000 devono anche presentare dossier relativi all’impatto ambientale dei principi attivi».
Mario Pappagallo
11:15 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inchiesta, analisi, università, igienista, campioni, acqua, contaminata, rubinetti, citta, italiane, rischi, assunzione, derivati | OKNOtizie |
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