19/10/2009

Clooney-Canalis, amore senza baci

Clooney-Canalis, amore senza baci

 

Il caso mediatico - Le foto in posa o con il broncio alimentano i dubbi. Tutti gli indizi di una «coppia finta»

 

1.JPG

ROMA — Elisabetta Canalis e George Clooney, mediatica­mente, sono senza dubbio la coppia dell’anno. La sensazione è stata precisa, ieri l’altro, al tra­monto, sul red carpet del Festi­val del Cinema di Roma. C’era una bella folla eccitata che li ac­clamava. C’era un cospicuo — raro? — tasso di glamour. Avre­te visto le foto, le immagini in tivù: i due, insieme, rasentano davvero la perfezione estetica (e anche umana: perché lui è ve­ramente simpatico, rapido, ge­neroso; e lei pure: divertente, furba, allegra).

Detto questo, il sospetto era e resta che sia tutta una comme­dia organizzata per cercare di fugare i sospetti sull’omoses­sualità di Clooney. I cronisti mondani, ormai senza indugi, fanno notare come Rupert Eve­rett abbia pagato duramente la sua ammissione d’essere gay: Hollywood non gradisce, poi non fa lavorare; anche certe sto­rie omosex avute da Paul New­man, per dire, si sono apprese solo dopo la sua morte. Ma non solo: i cronisti di gossip ricorda­no poi come già due anni fa ac­canto a Clooney comparve im­provvisamente una ballerina di lap-dance, tale Sara Larson, che con lui sfilò addirittura sul red carpet di Venezia.
Improvvisa, a ripensarci, an­che la comparsa della Canalis. Che, una sera di luglio, arriva al­la reception dell’hotel Majestic, in via Veneto. «Sono attesa al ri­storante... ». L’ha chiamata il suo amico Manuele Malenotti, patron della Belstaff (suo il giubbotto indossato da Brad Pitt in «Bastardi senza gloria»), che è a tavola con George Cloo­ney e il segretario Giovanni Ze­quireya. Intorno alle 2 di notte, il gruppo esce. E, guarda caso, fuori sono appostati i paparaz­zi: chi li ha chiamati? E ancora: di chi è il telefonino con cui, po­co prima, è stata scattata la foto della cena?

La storia del presunto amore decolla, ufficialmente, da qui. Ma da qui cominciano ad acca­vallarsi anche altri sospetti. Per­ché la Canalis, nelle prime foto che la ritraggono sulle strade del lago di Como in moto con George, è sempre cupa, acciglia­ta? Perché mai, tra i due, una ca­rezza? Che razza di innamorati sono?

Passa qualche giorno e il set­timanale Chi pubblica un lungo servizio fotografico con una se­rie di foto esclusive. Alcune ri­traggono la coppia mentre scherza sul bordo della piscina che Clooney ha sul lago: sono anni che Clooney possiede quel­la magnifica dimora; e perché, solo adesso, anche se da anni vi trascorrono periodi di vacanza i più celebri divi del pianeta, perché solo adesso è stato pos­sibile violarne la privacy?

Mistero. Così come non si comprende l’uscita di Brad Pitt. Che, intervistato sulla storia d’amore del suo carissimo ami­co George, dice: «Sarebbe tem­po che George facesse outing, dichiarando tutto l’amore che prova per il suo compagno...».

Passa qualche settimana e, al Festival di Venezia, Antonello Sarno di Studio Aperto chiede a Matt Damon: «Cosa ne pensi della storia del tuo vecchio ami­co George con la velina italia­na? ». E Damon, prima sorride, poi serio fa: «Sì, sarebbe bello che George venisse a Venezia con il suo vero fidanzato». Pitt e Damon due burloni? Damon per precisare che si trat­tava «solo di una battuta», po­chi giorni dopo compare addi­rittura davanti a David Letter­man, nel popolare show televi­sivo americano. Un po’ troppo, forse, per smentire uno scher­zo.

Intanto lei, la Canalis, tace. Muta. Sembra aver perso la pa­rola. Lui, Clooney, dal Festival di Toronto, a chi gli chiede per­ché ha una mano fasciata, spie­ga (cercando d’essere ironico): «Ho dato un pugno a Pitt, per aver detto quelle cose. E un al­tro a Matt, per averci ricamato su».

E siamo a Roma. In albergo, con camere separate. Riflette però Cristiana Caimmi, l’esper­ta capo ufficio stampa del Festi­val: «Personalmente sono rima­sta molto colpita dal gesto di pura galanteria di Clooney che, l’altra sera, prima di fermarsi con i giornalisti, ha concesso al­la Canalis di sfilare con lui per l’intero red carpet». Certo, vero, tutto vero: ma perché quei due non si danno mai un bacio?

FOTO

Fabrizio Roncone

Corriere.it

 


09/09/2009

Venezia, Clooney canta «'O sole mio»

Venezia, Clooney canta «'O sole mio»

 

Il divo e la Canalis incantano la Mostra

 

Clooney e Canalis sul tappetto rosso

VENEZIA (9 settembre) - Margherita Buy e Francesca Comencini conquistano la Mostra con «Lo spazio bianco», una storia commovente e forte di maternità tratta dal libro di Valeria Parrella e molto applaudita in tutte le proiezioni.

George Clooney ed Elisabetta Canalis conquistano il tappeto rosso con la passerella più spettacolare della Mostra. Finalmente insieme, ma senza baci, il divo e la showgirl affrontano la folla vociante per almeno un mezz’ora: firmando autografi a tutto spiano lui; muta come ai bei tempi di «Striscia» lei, molto carina nell’abito bluette. Il peggio arriva in sala, quando il film all’improvviso si blocca per un difetto (l’ennesimo) della copia digitale.

Ma l’attore sdrammatizza intonando «’O sole mio». La Biennale serve prosecco: con George è sempre party. Era la star più attesa del festival, Clooney, passato fuori concorso con la bizzara commedia dark sui reparti speciali dell’esercito americano diretta dall’amico d’infanzia Grant Heslov, «The Men who Stare at Goats». Ma la maggior parte dei cronisti è parsa interessata soprattutto ai suoi gusti sessuali, di cui molto si discute sui giornali di gossip. Non ritenendo possibile che un signore dal fascino stellare di Clooney possa non essere il sex symbol desiderato dalle masse, due o tre gli chiedono apertamente se pensa di potersi mai innamorare di un uomo. La «iena» Mauro Casciari lo implora in mutande: «Scegli me!», proprio come anni fa la sua ex collega Victoria Cabello lo implorava di sposarla in diretta tv.

A tutti la star da Oscar replica sorridendo, alla «iena» raccomanda di stare buono, «perché ora arriva l’ambulanza», ai più impertinenti dice ironico: «So cosa sta pensando, si vergogni!», poi il giochino scemo finisce lì, ma c’è tempo per poco altro. Il ruolo della stampa in America? «L’apprezzo, mio padre era un giornalista». E in Italia, dove vive parte dell’anno? «Non ne so abbastanza, ma se vivete momenti difficili raccontateceli e noi ci faremo un film».
Francesca Comencini dice invece di aver voluto parlare, in «Lo spazio bianco», delle difficoltà, delle paure, della fatica, ma anche dell’allegria e della leggerezza generate dalla maternità, di cui troppo spesso si discute «in maniera ideologica e retorica».

Lo spunto glielo ha dato il romanzo, le caratteristiche della protagonista, Maria, interpretata con grande intensità dalla Buy, le ha trovate dentro di sé e nelle altre donne della sua generazione, quelle eterne ragazze battagliere e seducenti «che sanno cavarsela da sole e hanno conquistato la dignità». «Questo ruolo è la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi anni» aggiunge l’attrice, «e il film darà forza alla condizione femminile, mai come ora messa in discussione». Ci sono pochi maschi, in questa storia di speranza e di solidarietà che gira intorno alla nascita prematura di una bambina: fidanzati precari, padri assenti, qualche amico fidato.

«Eppure bisognerebbe tornare a un nuovo patto di amicizia tra uomo e donna», commenta la regista.
Ambientato in una Napoli piovosa e per niente oleografica, «Lo spazio bianco» ha improvvisi squarci sulla cronaca, e mostra strade di solito affollatissime, come via Foria, miracolosamente vuote («ne abbiamo filmate una novantina, in giorni diversi e all’alba, quando tutti dormivano»).

Di Napoli e delle sue contraddizioni avrebbe dovuto parlare anche Abel Ferrara, autore di un documentario sulla città presentato fuori concorso. Ma, bloccato in America da un problema di voli, il regista ha rimandato tutto a oggi.