09/06/2010

Scudo fiscale, rientrati in Italia 104,5 miliardi di euro

Scudo fiscale, rientrati in Italia 104,5 miliardi di euro

Lo rendo noto il ministero del Tesoro. La riapertura dello scudo fiscale, che ha comunicato inoltre che la riapertura dei termini dello scudo ha consentito di regolarizzare 9,2 miliardi. L'incasso complessivo per l'erario sarà di 5,6 miliardi

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La riapertura dei termini dello scudo fiscale, che ha consentito di regolarizzare attività italiane detenute illecitamente all'estero, ha fatto emergere 9,2 miliardi ulteriori con un gettito di 649 milioni di euro.

Lo si legge in una nota del ministero del Tesoro.

Secondo il documento, il 95% di questi 9,2 miliardi è stato rimpatriato in Italia, anche se non viene fatta la distinzione tra rimpatri fisici e giuridici (quest'ultimo riguarda attività che fisicamente restano all'estero).

In totale, l'operazione in due tempi dello scudo fiscale ha fatto recuperare 104,5 miliardi di euro (98% dei quali costituiti da rimpatri in Italia) e un incasso per l'erario di 5,6 miliardi, ha spiegato il Tesoro nella nota


09/12/2009

I CONTI CON LA CRISI

I CONTI CON LA CRISI

 

Grecia, la bomba del debito, smentito dal governo il fallimento dello stato

 

 

 

Chiusura in calo per le principali piazze asiatiche sull'onda della crescita minore delle previsioni del Pil giapponese  del terzo trimestre, dei timori sul debito di Dubai World  e della crisi in Grecia. Segno meno anche sulle principali piazze europee con perdite intorno a mezzo punto. La Borsa di Atene perde nelle prime contrattazioni circa il 2%. Questa mattina intanto, il ministro delle Finanze greco George Papaconstantinou ha detto che «non c'è assolutamente nessun rischio» di default del debito pubblico.

Non era mai successo che il giudizio sul debito di una nazione dell’area dell’euro scivolasse sotto il livello A, quello che garantisce una buona affidabilità. Non era successo fino all’8 dicembre 2009, il giorno in cui l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il suo giudizio sul debito della Grecia da A- a BBB+, con «prospettive negative». Notizia che, combinata con "le ultime da Dubai", ha generato una nuova corrente di sfiducia capace di fare crollare i mercati europei: Londra, Madrid, Milano e Francoforte hanno perso tutte circa 1,6 punti percentuali. Parigi poco meno (-1,4%).

George Papaconstantinou, che ha il poco invidiabile ruolo di ministro delle Finanze dell’economia più fragile della zona euro, ha ammesso come stanno le cose: per gli investitori la Grecia «non è credibile», dopo che, a ottobre, il governo ha corretto i dati sui conti pubblici comunicando un deficit di bilancio raddoppiato fino al 12,7% del Pil. Le ultime, violente, giornate delle piazze di Atene, poi, peggiorano la situazione. Fitch lo ha scritto: il giudizio è stato tagliato a causa della «bassa credibilità delle istituzioni finanziare e del clima politico».

Adesso ci si chiede cosa farà l’Europa. Intanto Atene «non rischia la bancarotta» ha assicurato ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ribadendo il concetto che il giorno prima aveva espresso il collega della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. Se l’economia pubblica greca fosse davvero sul punto di esplodere, l’Unione europea «non ha una clausola di salvataggio» ha chiarito Anders Borg, lo svedese che presiede il consiglio dei ministri delle Finanze dell’Ue.

Eppure, nell’area dell’euro, «le difficoltà di uno Stato membro è una questione che riguarda tutti» ha detto Joaquìn Almunia. Quindi, ha aggiunto il commissario del’Ue agli Affari economici, la Commissione è «pronta ad assistere il governo greco nel mettere a punto un programma di risanamento e di riforme complessivo».

Il governo greco potrebbe presentare una Finanziaria straordinaria nei prossimi giorni. Attorno, la situazione sta degenerando. I credit default swap – l’assicurazione contro il mancato rimborso di un debito – dei bond greci sono saliti di altri 20,5 punti, fino a quota 211. Il differenziale tra il premio dei buoni di Stato di Atene e quello dei bund tedeschi è cresciuto a 230 punti base. La Borsa di Atene è crollata del 6,1%. I titoli delle banche sono franati, perché un rapporto di Standard & Poor’s ha definito il sistema bancario greco come quello «più a rischio» d’Europa e Fitch lo ha confermato, tagliando il rating di 5 grandi banche elleniche. Timori «esagerati» ha risposto il governatore della Banca centrale greca, George Provopoulos.


25/09/2009

Berlusconi incantato da Michelle

Berlusconi incantato da Michelle

 

Il premier saluta Obama e fa i complimenti a Michelle per la sua mise


 

NEW YORK - Una stretta di mano ed un abbraccio con Barak Obama e subito dopo un evidente gesto di apprezzamento per la mise della First Lady. Silvio Berlusconi arriva alla cena di apertura del G20 di Pittsburgh e non nasconde la sua ammirazione per Michelle. Appena giunto di fronte ai 'padroni di casa' che stanno accogliendo gli ospiti del vertice al giardino botanico, il premier italiano ha scambiato una vigorosa stretta di mano ed un abbraccio con il presidente Usa. Per poi rivolgersi con lo sguardo alla First Lady. E, con un espressione del viso compiaciuta, accompagnata da un gesto di ammirazione, allargando le braccia, non ha nascosto l'ammirazione per la mise ed il look della Signora Obama.


15/08/2009

San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco

San Marino, Svizzera e Montecarlo I paradisi nel mirino del Fisco

 

La stretta La Guardia di Finanza sta già indagando sui nomi dei 500 italiani emersi dalla ventiquattrore di un commercialista. Controlli concentrati anche su Vaduz. I 30mila finti residenti


ROMA — La campagna d’autun­no per la caccia all’esportatore ille­gale di capitali si concentrerà in quattro Paesi: San Marino, Monte­carlo, Svizzera e Liechtenstein. E nel mirino potrebbero finire molto più dei 170 mila sospetti evasori, ci­fra indicata l’altro giorno dal diret­tore generale dell’Agenzia delle En­trate Attilio Befera. Da indiscrezio­ni risulta che i 170mila si riferisco­no solo al 2007, ai quali vanno ag­giunti i 30mila presunti finti resi­denti all’estero per avere un tratta­mento fiscale più amichevole e quelli da scovare negli anni succes­sivi.

La cifra comunque, sia 170 o 200mila, non si riferisce automati­camente agli evasori certi. I tecnici delle entrate precisano che la segna­lazione avviene in automatico dal sistema informatico in base a erra­te compilazioni del rigo RW della di­chiarazione dei redditi modello Uni­co che riguarda movimenti di capi­tali verso o dall’estero per somme superiori ai 10mila euro. Il rigo va compilato non solo per denunciare l’esistenza di conti correnti od ope­razioni finanziare sull’estero ma an­che per la detenzione di azioni par­cheggiate in tesorerie estere o la proprietà di immobili o imbarcazio­ni.

Ma quanti sono i contribuenti ita­liani che hanno conti o capitali al­l’estero? Cifre esatte non sono state fornite ma secondo Vittorio Carlo­magno, presidente di Contribuen­ti. it — che ieri tra l’altro ha diffuso uno studio secondo il quale l’Italia con il 51% del reddito imponibile non dichiarato è in testa alla classi­fica europea degli evasori — sareb­bero oltre 700mila gli italiani che le­galmente o illegalmente hanno de­nari fuori confine.

Ma se per ora la macchina dei con­trolli dell’Agenzia delle entrate si muove incrociando dati per arrivare a una platea di «indiziati» il più pre­cisa possibile, la Guardia di Finanza sta già mettendo sotto torchio i 500 nominativi che sarebbero saltati fuo­ri dopo l’arresto di un avvocato sviz­zero ai quali vanno aggiunti i titola­ri dei conti presso Ubs Italia nella ipotesi che abbiano anche dei lega­mi con il quartier generale svizzero. Una short list piuttosto numerosa visto che, secondo quanto ha scritto ieri il New York Times , sono 150 i clienti americani di Ubs nei con­fronti dei quali la magistratura sta­tunitense ha aperto un’inchiesta pe­nale per evasione fiscale. Il mondo degli esperti fiscali si sta intanto mobilitando per cercare di decritta­re l’iniziativa dell’agenzia delle en­trate. Tommaso Di Tanno, docente di diritto tributario e consulente di molte società italiane (tra l’altro è presidente del collegio sindacale di Vodafone) ritiene che la cifra dichia­rata dall’Agenzia delle entrate «ap­partenga ad attività di routine». «Faccio fatica a credere che Befera ­continua - abbia indicazioni così elevate e, visto che risalgono al 2007, dovrebbero essere già scatta­te le indagini». Per Di Tanno co­munque la strada maestra per de­bellare il fenomeno dell’esportazio­ne di capitali è quella di rivolgersi al sistema bancario italiano. «È im­possibile — spiega il superconsu­lente — avere oggi posizioni finan­ziarie o patrimoniali all’estero sen­za la complicità delle banche».

Anche per Arvedo Marinelli, pre­sidente dell’associazione nazionale consulenti tributari (Ancot), i 170mila è «una cifra enorme, un re­cord nella storia fiscale del Paese». E, pur augurandosi che l’azione del Fisco serva per sconfiggere la piaga dell’evasione, è più propenso a cre­dere si tratti di una manovra, di «un effetto psicologico per convin­cere gli evasori ad aderire alla nuo­va versione dello scudo fiscale».

«Una mossa pubblicitaria per spa­ventare gli ignoranti», questo il commento di Giuseppe Caporaso, un ex giornalista che nel 1992 si è trasferito a Panama, si è laureato in diritto, e ha aperto una società off-shore molto attiva su Internet che offre ogni genere di consulenza per sfuggire alle maglie troppo strette della legge italiana.

Roberto Bagnoli

Fonte C.d.S.


13/08/2009

La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»

La lotta ai paradisi fiscali «Controlli su 170 mila nominativi»

 

L'Agenzia delle Entrate: «Lotta a 360 gradi, non perseguiamo solo i miliardari», nel mirino del Fisco la presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera

 

Gianni e Marella Agnelli con il figlio Edoardo morto nel 2000 (Archivio Corriere)

 

MILANO - Sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal Fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. A fornire le cifre della lotta ai capitali detenuti illegalmente all'estero è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari, ma di intensificare l'azione su tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero» ha spiegato Befera, commentando l'indagine avviata nei confronti degli Agnelli e dell'eredità dell'Avvocato. Befera ha sottolineato che «il raggio d'azione è allargato». «Stiamo operando a 360 gradi» ha aggiunto, precisando che con il nuovo decreto del governo sui paradisi fiscali, è iniziato un «fortissimo e importantissimo cambiamento di linea, perché commuta il capitale detenuto all'estero in reddito non dichiarato: in questo modo intervengono sanzioni molto più pesanti».

«VARIE LISTE DI NOMINATIVI» - «Abbiamo in questo momento - ha detto il numero uno delle Entrate - 170.000 nominativi sotto indagine». Befera ha dunque citato alcuni esempi: «Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein».

Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)
Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)

IL CASO AGNELLI - Proprio l'Agenzia delle Entrate, alla luce delle notizie sulla causa legale intentata da Margherita Agnelli de Pahlen sull'asse ereditario del padre, è entrata nel merito della vicenda del patrimonio personale di Giovanni Agnelli, accendendo un faro sulla presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera: ad occuparsene sarà la direzione centrale, che potrà avvalersi delle articolazioni locali (torinesi e non solo) dell'organismo. Nel merito della vicenda è entrata anche la procura di Torino: i pm del capoluogo piemontese hanno spiegato di non essere «al momento a conoscenza di elementi che concretino ipotesi di reato».

 


03/04/2009

G20, intesa contro i paradisi fiscali. Altri 1000 miliardi per l'economia

G20, intesa contro i paradisi fiscali. Altri 1000 miliardi per l'economia

 

Soddisfatti anche sarkozy e la merkel. I leader: «Il più grande stimolo fiscale e monetario dei tempi recenti». Obama: «È una svolta»

 

Foto di gruppo per i partecipanti al G20 di Londra (Ap)
Foto di gruppo per i partecipanti al G20 di Londra (Ap)

LONDRA - Mille miliardi per l'Fmi e le altre istituzioni finanziarie internazionali, oltre allo stimolo fiscale da 5.000 miliardi di dollari entro la fine del 2010 a sostegno della ripresa dell'economia mondiale. Una lista nera dei paradisi fiscali. Un nuovo consiglio per la stabilità finanziaria globale. E l'impegno di ritrovarsi per un nuovo summit, a fine anno, in modo da valutare gli eventuali progressi. Sono alcune delle misure decise durante il G20 di Londra per combattere la peggiore crisi economica mondiale dagli anni '30.

ESPANSIONE FISCALE - «Nel complesso, le azioni che abbiamo intrapreso costituiranno il più grande stimolo fiscale e monetario e il programma di supporto del sistema finanziario di più vasta portata dei tempi recenti - si legge nel comunicato finale del vertice. - Abbiamo fissato un ulteriore aumento di mille miliardi di dollari per le risorse all'economia mondiale, attraverso le nostre istituzioni finanziarie e il commercio internazionale. Stiamo sostenendo una espansione fiscale concertata e senza precedenti che salverà o creerà milioni di posti di lavoro che sarebbero altrimenti stati distrutti, e che ammonterà, entro la fine dell'anno prossimo, a 5 mila miliardi di dollari; aumenterà la produzione del 4 per cento e accelererà la transizione a un'economia verde».

OBAMA - Secondo Barack Obama, il vertice è stato «molto produttivo». Per il presidente americano, il G20 di Londra costituisce «una svolta per la ripresa». «Sono state decise misure coordinate senza precedenti - ha proseguito il leader americano - ed è stata respinta ogni ipotesi di ritorno a forme protezionistiche che avrebbero solo l'effetto di aggravare la crisi». I governi, ha aggiunto, «non vogliono decidere i livelli salariali dei manager» e il documento approvato a Londra «non significa che gli Stati faranno microgestione a livello di società». «Si può avere successo basando le proprie azioni non su una performance di breve periodo, di qualche mese, basata su prodotti venduti velocemente come i derivati - ha detto Obama -, ma piuttosto su una crescita solida e duratura». Negli Stati Uniti «nessuno obietta al fatto che chi è ricco lo voglia restare, ma ci devono essere dei meccanismi di rendiconto da parte dei manager». «Vedrete - ha concluso - che ci saranno molti paesi che faranno propri questi principi». A proposito dei cambiamenti della politica estera sotto la sua amministrazione, Obama ha detto che gli Stati Uniti «esercitano meglio la loro leadership quando sanno ascoltare». Washington esercita meglio la sua leadership, ha continuato, quando «guida attraverso l'esempio, mostra umanità, quando si rende conto di non avere sempre la risposta migliore».

UN TRILIONE DI DOLLARI - Il primo a parlare dopo la fine dei lavori, in quanto «padrone di casa», era stato Gordon Brown. «I problemi globali richiedono soluzioni globali - aveva dichiarato il premier britannico, elencando i punti sui quali si è trovato l'accordo. - Abbiamo raggiunto il consenso per fare tutto ciò che è necessario per ristabilire la crescita economica e l'occupazione e prevenire un'altra crisi come quella attuale». Brown ha confermato lo stimolo fiscale fino a 5.000 miliardi di dollari entro la fine del 2010 a sostegno della ripresa dell'economia mondiale. I leader del G20 hanno trovato anche l'intesa per mettere a disposizione del Fondo Monetario Internazionale altri 500 miliardi di dollari. L'Fmi, che così vede triplicarsi i suoi fondi, potrà contare inoltre su altri 250 miliardi in Diritti Speciali di Prelievo. Non solo: saranno utilizzati altri 250 miliardi di dollari per sostenere il commercio internazionale. I paesi poveri riceveranno 50 miliardi di dollari di aiuti. Brown ha quindi preannunciato un sistema di «nuove regole» sui bonus e salari a livello globale: i numeri uno delle istituzioni finanziarie, ha spiegato Brown, saranno nominati sulla base del «merito». «Ripuliremo le banche per rilanciare credito per le famiglie e le imprese - ha proseguito il premier - Ci siamo accordati per un approccio unico e globale per gli asset tossici».

MERKEL-SARKOZY - Secondo il cancelliere tedesco Angela Merkel, si tratta di «un compromesso storico in risposta a una crisi eccezionale». Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, nonostante le forti perplessità della vigilia, appare soddisfatto: «I risultati ottenuti vanno aldilà di quello che potevamo immaginare. I Paesi del G20 hanno deciso di riformare in profondità l’organizzazione finanziaria internazionale, cosa che non era stata mai fatta a questo livello dagli accordi di Bretton Woods nel 1945 - ha detto il capo dell'Eliseo. - C’è un impegno dei capi di Stato e di governo per un rafforzamento delle regole della supervisione delle attività finanziarie: era una priorità per Francia e Germanie, e questa priorità è diventata uno degli obiettivi di tutti i capi di Stato e di governo». Lo stesso Sarkozy ha spiegato che la Svizzera non figurerà sulla 'lista nera' dei paradisi fiscali, ma su quella 'grigia' che comprende i paesi che intendono rispettare gli standard dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ma che non li hanno ancora messi in atto (Sulla black list figurano Costa Rica, Malaysia, Filippine e Uruguay, nella "lista grigia" - che comprende 38 Paesi - ci sono anche il Belgio, il Lussemburgo, l'Austria e il Liechtenstein).

LE TENSIONI - Dopo una vigilia contrassegnata dagli scontri nella City tra manifestanti anti-capitalismo e polizia - che portano un bilancio di un morto (per cause naturali) e di alcune decine di arrestati tra i dimostranti - i capi di Stato e di governo hanno dunque trovato una linea comune per affrontare le nuove sfide dell'economia, in particolare in tempi di crisi. Un'operazione dal successo non scontato, viste le divergenze di opinione sulle ricette da adottare