29/07/2010
Afghanistan, esplode una bomba: morti 2 militari italiani
Afghanistan, esplode una bomba: morti 2 militari italianiMauro Gigli e Pierdavide De Cillis sono rimasti uccisi nei pressi di Herat per lo scoppio improvviso di un ordigno. Le salme rientreranno in Italia venerdì. Ferita, invece, il capitano Federica Luciani
Erano specialisti del Genio i due militari italiani morti il 28 luglio in Afghanistan. Il 1° Maresciallo Mauro Gigli e il Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis erano impegnati in operazioni di disinnesco di un ordigno nei pressi di Herat. Facevano parte di un team Iedd (Improvised Explosive Device Disposal), specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati, intervenuto intorno alle 20.00 ora locale per il disinnesco di una bomba rudimentale segnalata dalla polizia afghana. Dopo aver verificato la presenza dell'ordigno, i due genieri avevano proceduto alla sua neutralizzazione ma, nel perlustrare la zona circostante per accertare l'eventuale presenza di altri ordigni, sono stati investiti da una forte esplosione, che ne ha causato la morte. Nell'esplosione ha riportato lievi escoriazioni il Capitano Federica Luciani del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza e si è registrato il ferimento lieve di un civile afghano.
La Russa: i prossimi due mesi saranno i più pericolosi - "Questo e il prossimo saranno i mesi più pericolosi" in Afghanistan perché "l'estate normalmente è il periodo con il maggior numero di attentati". Questo quanto afferma il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera
Secondo quanto riferito dal ministro sulle circostanze che hanno provocato la morte dei due italiani, non risultano "particolari errori",. "Il report che ho ricevuto - dice - parla dei rischi connessi ad azioni così articolate". E la bomba che ha ucciso i due artificieri potrebbe anche "essere stata una trappola. Avevamo a che fare con Ied, quelle bombe chiamate Improvised explosive device. Una di queste era stata messa in condizioni di non nuocere. Pochi minuti dopo ne è esplosa un'altra che non avevamo ancora individuato. Forse è stata azionata con un telecomando, forse no".
"I nostri artificieri - aggiunge La Russa - sono considerati dei maestri" e "azioni terroristiche come questa tendono a colpire le opinioni pubbliche straniere più che i meccanismi in campo". Per questo la missione italiana continua in modo da arrivare "a fine 2013" a mettere gli afghani "in grado di occuparsi di tante attività, sminamento compreso".
Il rientro delle salme dei due militari uccisi - L'arrivo a Ciampino delle salme dei due militari italiani uccisi il 28 luglio ad Herat, Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis, è previsto per venerdì mattina alle 9. Successivamente i corpi saranno trasferiti nell'istituto di medicina legale del Policlinico militare del Celio e la camera ardente sarà aperta al pubblico nel pomeriggio, non prima delle 16. Infine, il rito funebre ufficiale si terra' alle 18.30 nella basilica di Santa Maria degli Angeli
Il giorno dopo 'ennesima tragedia che ha colpito il contingente italiano gli uomini della Brigata alpina Taurinense sono ancora sotto choc, mentre il generale Claudio Berto e gli ufficiali a lui vicini studiano quanto è successo per capire se vi siano stati errori di procedura. "Ma i codici applicati in queste circostanze - ha assicurato il maggiore Renna - sono molto collaudati e non credo che vi saranno variazioni".
Le vittime - Abitava a Villar Perosa il primo maresciallo Mauro Gigli, 41 anni, del 32/o reggimento genio di Torino. Sposato e con due figli piccoli, era originario della Sardegna ma viveva da anni in Piemonte. Recentemente intervistato dal Tg1 (il video è online qui) Gigli parlava del suo lavoro, proponendo il racconto di chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza dell'Afghanistan: "Il momento più delicato - spiegava il maresciallo a proposito del disinnesco degli Ied - è quando c'è l'approccio manuale da parte dell'operatore, che deve affrontare l'ordigno. Ogni intervento è a sé, e ogni intervento, dall'attivazione fino alla conclusione, è un susseguirsi di tensione e di adrenalina".
Il caporalmaggiore Pierdavide De Cillis era originario di Bisceglie, aveva 33 anni. De Cillis era sposato, aveva un figlio. La moglie è in attesa di un secondo bambino.
Bisceglie piange un altro militare morto in un attentato subito da una missione italiana: qualche anno fa Carlo De Trizio, maresciallo aiutante dei carabinieri, perse la vita in un attentato in Iraq nell'aprile del 2006 a Nassiriya.
Con i due militari uccisi oggi, sale a 29 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan dall'inizio della missione, nel 2004. Di questi la maggioranza è rimasta vittima di attentati, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore. L'ultimo attacco mortale era avvenuto lo scorso 17 maggio, quando persero la vita il sergente Massimiliano Ramadù e il caporalmaggiore Luigi Pascazio.
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05/02/2010
Terry non è più capitano dell'Inghilterra
Terry non è più capitano dell'Inghilterra
Lo ha deciso Fabio capello: la fascia passerà a Ferdinand. Il difensore del Chelsea è finito nella bufera per la relazione extraconiugale con Vanessa Perroncel

LONDRA - Non si sa ancora se John Terry riuscirà a salvare il suo matrimonio ma ormai è sicuro che non ha salvato la fascia di capitano della Nazionale inglese. Lo ha deciso, come riporta la stampa inglese, il ct Fabio Capello, dopo il faccia a faccia avuto venerdì pomeriggio con il difensore del Chelsea, finito nella bufera per la presunta relazione extraconiugale con Vanessa Perroncel, all'epoca fidanzata di Wayne Bridge, suo compagno di squadra ai Blues e oggi al Manchester City.
CAPELLO: «UNA SCELTA PER LA SQUADRA» - «Dopo averci pensato molto, ho preso la decisione che secondo me era la migliore, togliere la fascia di capitano a John Terry». Con un comunicato apparso sul sito della Football Association, Fabio Capello conferma la sua decisione sul difensore del Chelsea. «Come capitano, Terry ha mostrato un comportamento estremamente positivo - spiega il ct dell'Inghilterra - ma ho dovuto prendere in considerazione altre cose e ciò che è meglio per tutta la nazionale. È stato questo a ispirare la mia scelta».
Capello annuncia che il primo a sapere della sua decisione è stato lo stesso Terry e fa sapere anche che la fascia passerà a Rio Ferdinand. «Quando ho scelto Terry come capitano, ho scelto anche un vice - aggiunge, riferendosi al difensore del Manchester United - e ho anche fatto un terzo nome (Gerrard, che sarà quindi il vice di Ferdinand, ndr). Non vedo perché dovrei cambiare queste scelte». Da Capello, infine, un ringraziamento ai vertici della Federazione «per avermi permesso di prendere questa decisione da solo e nel miglior interesse della squadra».
LEI RINUNCIA A VENDERE LA STORIA AI GIORNALI - Intanto si è saputo che la modella Vanessa Perronce ha rinunciato a vendere la storia ai giornali, come invece aveva annunciato in un primo tempo. Capello, rientrato dalla Svizzera dopo un periodo di cure, aveva fatto sapere di voler decidere prima del sorteggio dei gironi di qualificazione agli europei in programma sabato.
Redazione online
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17/11/2009
Il colonnello Seno: «Catturavo i br, ora per lo Stato sono un delinquente»
Il colonnello Seno: «Catturavo i br, ora per lo Stato sono un delinquente»
Il colonnello Seno è stato condannato per il sequestro Abu Omar: «Ho pianto, non mi vergogno a dirlo», «quella volta che presi franceschini e curcio...»
| Il colonnello Luciano Seno (Benvegnù-Guaitoli-Lannutti) |
MILANO — Il luccichio che gli colora gli occhi assomiglia a quello di 35 anni fa, quando, da capitano dei carabinieri, uomo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, balzò dalla sua 124 bianca e afferrò per il collo il brigatista Alberto Franceschini prima che mettesse mano alla pistola appesa alla cintola, col colpo in canna. C'era anche Renato Curcio sull'auto speronata a Orbassano, vicino a Pinerolo. Era l'otto settembre del 1974. I capelli erano di più, scarmigliati e neri. Oggi sono bianchi, ordinati. I tratti del volto, però, sono identici. «Allora era una scarica di adrenalina a muovermi — spiega il capitano nel frattempo diventato colonnello — ora i miei occhi raccontano solo di tanta rabbia e di estrema delusione... Ho servito il mio Paese per quarantacinque anni, venti con la divisa dell’Arma cucita sulla pelle e gli altri venticinque passati nei servizi segreti. A proteggere la gente. Mai avrei immaginato di andare in pensione con una infamante sentenza di condanna a tre anni per favoreggiamento personale in un sequestro, mai... Ho pianto, non mi vergogno a dirlo. Allucinante e inaudito, ciò che è potuto accadere. Ma sono un figlio di questo Stato e in questo Stato di diritto credo, ho lavorato al fianco di eccellenti magistrati e giudici, rispetto dunque il verdetto con la certezza che ho dentro di poterlo sovvertire in appello. Ma non è facile farsene una ragione. Mi si creda... ho speso una vita per la giustizia».
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| Abu Omar |
Tira finalmente il fiato, questo carabiniere di Dalla Chiesa. La sentenza che l’ha condannato è di mercoledì scorso, il processo è quello ai vertici del Sismi e della Cia per il sequestro a Milano dell’ex imam Abu Omar. L'ombrello di un discusso segreto di stato ha preservato il capo dei capi, Nicolò Pollari, ha preservato il suo diretto superiore, Marco Mancini, ma non lui. Che nell'indagine entra soltanto per avere passato il telefonino di servizio, così come richiestogli da Mancini, a un altro collega del Sismi, il generale Gustavo Pignero, già gravemente ammalato e ora scomparso. Mentre il giudice Oscar Magi leggeva il verdetto, Seno era in fondo all'aula. Solo. Lontano dai fotografi. Una valigetta in mano. «Ho obbedito a un ordine legittimo — ribadisce il colonnello — non ha mai saputo nulla del sequestro di Abu Omar se non dai giornali, e questo è il risultato... una follia del sistema. Chi imputa al Sismi un lavoro sbagliato e malfatto come la vicenda Abu Omar sbaglia di grosso, nessuno di noi avrebbe agito in quel modo...».
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| Milena Sutter, la ragazza sparita nel nulla il 6 maggio 1971 e restituita due settimane dopo dal mare di Genova |
Abita a Roma, Luciano Seno. Non ha figli. Le sue origini sono piemontesi. E lo dice con un certo orgoglio perché è proprio lì, in Piemonte, che sono nati i carabinieri. Ha arrestato Curcio e Franceschini, ha sgominato la banda XXII Ottobre e catturato i sequestratori di Sergio Gadolla. È stato lui, ancora una volta, a mettere le manette all'assassino di Milena Sutter, la figlia tredicenne dell'industriale della famosa cera per pavimenti sparita nel nulla il pomeriggio del 6 maggio del 1971, all'uscita da una scuola svizzera, e restituita dal mare di Genova due settimane più tardi. «Su qualche libro sta scritto che l'ha preso la polizia — racconta Luciano Seno — ma la verità è che Lorenzo Bozano, il «biondino dalla spider rossa», l'abbiamo acciuffato noi carabinieri. Io e i mie ragazzi». Dalla Chiesa l'aveva visto giovane ufficiale al battaglione carabinieri di Milano, caserma Lamarmora, dietro a Palazzo di Giustizia. E appena lo incontrò quasi per caso a Genova, primi anni '70, se lo portò a Torino per dare vita al primo Nucleo speciale antiterrorismo. «I nostri giorni e le nostre notti non hanno più avuto tempo per noi, per i nostri cari. Nulla che non fosse il lavoro, da battere c'erano le Brigate Rosse. E il mio generale era sempre in mezzo a noi». Ricorda, Seno, di una informativa da mandare al giudice istruttore con urgenza. «Scrivevamo di notte, e alle quattro Dalla Chiesa ebbe un piccolo cedimento... Noi restammo fermi, in silenzio... Dopo tre minuti Dalla Chiesa si risvegliò e ci fissò uno per uno... "Ragazzi- disse - che cosa credete, anche un generale si può abbioccare, forza che finiamo..."».
La foto dell'arresto di Franceschini preso per il collo ha fatto il giro del mondo.
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| Il br Franceschini arrestato dall'allora capitano Seno |
«Pochi sanno che a scattarla fu un carabiniere che dalla Chiesa ci aveva messo alle costole per proteggerci... Incredibile, quel pomeriggio. Io con la mia 124 privata e un collega al volante restai senza comunicazione radio per un maledetto guasto. Ero isolato dietro a Curcio e Franceschini... Li seguii fino a quando arrivammo a un passaggio a livello... ebbi paura di restare dietro alla sbarra e di perderli, allora ordinai al mio carabiniere di tamponarli... scendemmo per constatare il danno ma Franceschini fiutò subito l'odore di trappola e tentò la fuga. Curcio restò immobile alla guida. Agii in fretta. Un balzo... poi vidi spuntare da una siepe una macchina fotografica... Ammanettai anche Curcio e gridai al collega di bloccare quell'uomo oltre il cespuglio... pensai a un brigatista, ora ci spara. Il mio ragazzo corse come una lepre, rovinò sul poveretto e lo stese con un cazzotto in bocca... poi quello si mise a gridare ..."fermati, che fai, sono anche io un carabiniere"... Per dalla Chiesa eravamo tutti come figli da proteggere». E se lo portò anche a Roma, il generale. «Lo aveva chiamato Andreotti e lui volle ancora me e i suoi ragazzi — ricorda il colonnello Seno — eravamo una decina ma facemmo lo stesso il miracolo... un bravo carabiniere riuscì a infiltrarsi nel covo di via Volsci e prese la lista di tutti gli iscritti al "potrop", a Partito operaio. Scoprimmo tutti...». Se gli chiedi se è stato un bravo carabiniere, il colonnello ritrova il sorriso. «Per me parlano le indagini, io non devo dire niente...». Si sfrega il mento, si aggiusta la giacca, il colonnello. E prima di salutare sussurra poche parole. «Fa male vedersi trattare come un delinquente».
Biagio Marsiglia
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09/08/2009
Tragedia a Coverciano: muore capitano Espanyol
Tragedia a Coverciano: muore capitano Espanyol
A Firenze per l'amichevole di domenica (subito annullata) con il bologna. Daniel Jarque era al telefono con la fidanzata: improvvisamente si è accasciato a terra senza vita
| Daniel Jarque (Ansa) |
FIRENZE - Il centrocampista dell'Espanyol Daniel Jarque, 26 anni, con la sua squadra in ritiro nel centro tecnico di Coverciano, è morto per un infarto mentre si trovava nella sua stanza. Il giocatore ha avuto un malore durante una telefonata con la fidanzata.
L'ALLARME DELLA FIDANZATA - Jarque era in ritiro con la squadra catalana, la seconda formazione di Barcellona, a Coverciano per preparare l'amichevole con il Bologna in programma domani sera. Il calciatore stava parlando al telefono con la fidanzata quando si è accasciato a terra, stroncato da un infarto, come hanno confermato i soccorritori chiamati dai compagni informati dalla ragazza di Jarque che, allarmata e preoccupata li ha subito contattati. Entrati nella camera del compagno, per lui ormai non c'era più nulla da fare. L'Espanyol milita in prima divisione e lo scorso anno si è salvata con qualche turno di anticipo. Jarque milita con i biancoblu catalani dal 2002. Per il suo impegno aveva meritato la fascia di capitano.
AUTOPSIA - La magistratura di Firenze ha già disposto il trasporto della salma di Daniel Jarque, che si era allenato regolarmente nel pomeriggio, all'istuto di medicina legale, dove è probabile che già domenica sarà effettuata l'autopsia per verificare le cause del decesso del 26enne. Gli operatori del 118 che sono stati chiamati per il primo soccorso al centro tecnico di Coverciano, la «casa» della Federcalcio dove tra l'altro lunedì alle 12 si radunerà la nazionale azzurra, hanno parlato di un generico malore. «Il giocatore dell'Espanyol è deceduto a causa di una crisi sistolica - il club ha reso noto in un comunicato - Il medico del club, il dottor Cervera, ha tentato un primo intervento con un defibrillatore, ma senza riuscire a rianimarlo. Nel giro di pochi minuti è arrivata un'ambulanza da Firenze. Anche il personale d'emergenza ha tentato di intervenire con il defibrillatore che aveva a bordo, ma di nuovo senza riuscire a rianimarlo».
DUE ANNI DOPO PUERTA - Due anni fa il calcio spagnolo ha vissuto un dramma analogo: il 25 agosto 2007 il difensore del Siviglia Antonio Puerta, 22 anni, fu stroncato da un malore causato da una serie di attacchi cardiaci durante la partita contro il Getafe. Puerta muore dopo tre giorni di agonia. Quasi due mesi dopo, il 23 ottobre, nascerà suo figlio Aitor Antonio.
11:26 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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19/04/2009
«Il Buccaneer voleva versare in mare rifiuti tossici»
«Il Buccaneer voleva versare in mare rifiuti tossici»«IL SEQUESTRO NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON LA PIRATERIA». L'accusa del governatore della zona Sanag del Puntland: «Non chiediamo riscatti, vogliamo giustizia»
| La Buccaneer (Ansa) |
MOGADISCIO - Le autorità della regione semi-autonoma del Puntland, nel nord-est della Somalia, hanno accusato la nave italiana Buccaneer di voler versare rifiuti tossici al largo della costa somala e altri due pescherecci egiziani di attività illegali. Le tre navi sono state catturate la scorsa settimana dai pirati attivi al largo della costa somala e sono attraccate nel porto di Lasqorey, in Puntland.
LE ACCUSE - Le accuse sono state mosse oggi dal governatore della zona di Sanag, Mohamoud Said Nur, raggiunto telefonicamente dalla France presse: «Dobbiamo dire chiaramente che il rimorchiatore italiano e i due pescherecci egiziani sono state sequestrate dalle forze di sicurezza locali e la ragione per cui sono state messe sotto sequestro non ha nulla a che vedere con la pirateria. Abbiamo avuto la conferma che il rimorchiatore italiano trasporta due contenitori di rifiuti tossici e che (l’equipaggio) voleva gettarli nelle nostre acque. Dobbiamo fare giustizia e non chiediamo riscatti per la loro liberazione». Alle due imbarcazioni egiziane il governatore ha rimproverato di pescare illegalmente nelle acque somale. «Anche loro devono essere portati davanti alla giustizia», ha aggiunto. Il Buccaneer è stato catturato l’11 aprile scorso nel Golfo di Aden. A bordo si trovano 16 membri di equipaggio: 10 italiani, cinque romeni e un croato. I pescherecci egiziani, con tra 18 e 24 marinai a bordo, sono stati catturati al largo del Somaliland.
LA REPLICA - La Buccaneer, a sentire la Micoperi, la ditta proprietaria del rimorchiatore, sarebbe invece stata «vuota». La risposta alle accuse giunte dalle autorità del Putland non si è fatta attendere. Il general manager della ditta ravennate invita a «rifarsi a quanto detto nei giorni scorsi alle autorità» e cioè che la nave era vuota e non poteva trasportare alcun materiale, tantomeno tossico. O radioattivo, come era stato ipotizzato qualche giorno fa. La Buccaneer, aveva riferito la Micoperi nei giorni scorsi, era priva di carico. Le bettoline sono infatti chiatte galleggianti che trasportano le piattaforme per portarle in mare. Per questo, secondo l'azienda, non potrebbero trasportare rifiuti.
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13/04/2009
PIRATERIA: MINACCE DOPO BLITZ USA, BUCCANEER SULLA COSTA
PIRATERIA: MINACCE DOPO BLITZ USA, BUCCANEER SULLA COSTA

Resta intanto nelle mani della pirateria il rimorchiatore italiano Buccaneer con 16 persone di equipaggio, tra i quali 10 connazionali, sequestrato l'altro ieri nel Golfo di Aden. Al momento l'imbarcazione si troverebbe, alla fonda, di fronte alla costa somala, a circa 10 miglia dal villaggio di Las Qoray nel nord del paese e non sarebbero giunte richieste di riscatto.
L'equipaggio sta bene, secondo le ultime informazioni disponibili raccolte da fonti della Micoperi di Ravenna, la societa' armatrice del rimorchiatore italiano. Sulla vicenda vige comunque lo ''stretto riserbo'' della Farnesina per agevolare la positiva soluzione della vicenda: la situazione e' stata ieri al centro di una riunione interministeriale all'Unita' di Crisi del ministero degli Esteri, per mettere a punto le attivita' di coordinamento.
Anche, ''in prospettiva, con le autorita' del governo di transizione somalo'', ha precisato lo stesso ministero ieri pomeriggio. Ci saranno ritorsioni, annunciano intanto i pirati, contro gli Usa: ''Intensificheremo i nostri attacchi, anche lontano dalle acque somale e la prossima volta che avremo a che fare con gli americani spero che nessuno si attenda pieta' da parte nostra'', hanno fatto sapere.
Per verificare la situazione sul terreno e' giunto oggi in Somalia il parlamentare Usa Donald Payne. Il deputato democratico, esperto d'Africa, e' giunto a Mogadiscio su un piccolo aereo insieme al ministro degli Esteri somalo, Mohamed Abdullah Omaar ed ha incontrato esponenti del governo. La visita, notano alcune fonti, ha avuto lo scopo di dimostrare che sul blitz compiuto ieri dalla marina Usa vi sia sintonia tra Washington e il governo di Mogadiscio.
Fonti della flotta americana nell'area sottolineano comunque che l'operazione di ieri - a 48 ore di distanza da un altro blitz, compiuto dai soldati francesi per liberare i passeggeri di uno yacht - accresca il pericolo che i pirati adottino per il futuro metodi piu' violenti. ''Sono molto contento che il capitano Phillips sia stato liberato'', ha intanto commentato il presidente Usa, Barack Obama, dopo l'intervento dei militari, da lui stesso autorizzato. ''Siamo determinati - ha aggiunto - a fermare l'insorgere della pirateria nella regione: dobbiamo continuare a lavorare con i nostri partner per prevenire attacchi futuri'' ed ''essere preparati a impedire atti di pirateria''.
18:18 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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