18/08/2010
Il testamento politico in 4 lettere sigillate
Il testamento politico in 4 lettere sigillateCossiga e l'amore per la patria servita con «fedeltà» e «passione». Al segretario del Senato 4 missive indirizzate al premier, al capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato
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23/07/2010
P3, Napolitano: “Uno squallore, magistrati vadano a fondo”
P3, Napolitano: “Uno squallore, magistrati vadano a fondo”Il presidente della Repubblica parla di indignazione e allarme “per i fenomeni di corruzione e per le trame inquinanti”. Ma, sottolinea, “il Paese ha gli anticorpi”. E chiede al governo di nominare il nuovo ministro dello Sviluppo Economico.
“Ci indigna e ci allarma l'emergere di fenomeni di corruzione e di trame inquinanti anche ad opera di squallide consorterie". Così il presidente della Repubblica commenta l’inchiesta sulla presunta P3 nel corso della cerimonia del Ventaglio Ma sottolinea: "La nostra democrazia, la nostra collettività nazionale, dispongono di validi anticorpi: in primo luogo la nostra capacità di reazione morale, e insieme la vitalità dei principi costituzionali e dei presidi costituiti dalle leggi ispirate a quei principi e affidati alla preziosa azione della magistratura e delle forze dell'ordine”. Per il capo dello Stato “si deve intervenire senza alcuna incertezza o reticenza su ogni inquinamento o deviazione della vita pubblica e nei comportamenti di organi dello Stato ma senza cedere a nessun gioco al massacro tra le istituzioni e nelle istituzioni”. E ancora sull’inchiesta partita dagli appalti per l’eolico: "Lo squallore è l'importante è che si riesca a far fare alla magistratura il proprio lavoro fino in fondo per accertare fatti e responsabilità ".
Nel suo intervento il presidente della Repubblica ha chiesto anche al governo di procedere senza indugi con la nomina del nuovo ministro dello Sviluppo Economico, dopo le dimissioni di Claudio Scajola. "L'istituzione governo non può sottrarsi a decisioni dovute come quella della nomina di un titolare del Ministero dello Sviluppo Economico o del presidente di un importante organo di garanzia come la Consob.
Poi, Napolitano ha ribadito il suo ruolo nell’iter del disegno di legge sulle intercettazioni. "Il ruolo del presidente della Repubblica è risultato chiaro. Non vedo come si possa equivocare. Nessuna interferenza nella dialettica politica e nell'attività parlamentare che rappresenta la sovranità popolare fatta salva la facoltà dell'articolo 74 da parte del presidente della Repubblica". E ancora: "Occorre definire il miglior bilanciamento possibile tra i valori e diritti, tutti ugualmente riconosciuti in Costituzione. Questo è stato lo sforzo compiuto e ancora in atto a proposito della legge in materia di intercettazioni e non si può che apprezzarlo dandone merito alla dialettica parlamentare. Non deve dunque stupire che la definizione di una nuova legge in materia di intercettazioni, da lungo attesa, abbia richiesto un tempo non breve e un percorso faticoso, potremmo dire 'per approssimazioni successive' ".
Tra i valori che il ddl deve bilanciare, Napolitano richiama il valore della sicurezza "da garantire con l'imperio della legge, colpendone ogni violazione attraverso la ricerca con i mezzi indispensabili degli indizi di reato"; il valore della libertà di stampa "e ancora il valore della libertà di comunicazione tra le persone, il diritto al rispetto della riservatezza e della dignità delle persone".
Il presidente della Repubblica ha parlato anche di crisi economica, di manovra e ha rivolto le sue attenzioni ai giovani: "Il problema dei giovani non impegnati" nel mondo del lavoro o in quello dello studio "è il problema numero uno dell'Italia".
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19/07/2010
Napolitano: «Sarà il nuovo Csm a occuparsi della vicenda P3»
Napolitano: «Sarà il nuovo Csm a occuparsi della vicenda P3»Lettera del capo dello stato a Mancino. Il Presidente invita a non gettare ombre sui consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente a favore di Marra
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| Napolitano con Nicola Mancino (Ansa) |
ROMA - Inchiesta P3 e giudici. Interviene Napolitano che, in una lettera a Nicola Mancino, precisa che «sarà il nuovo Csm, quando si insedierà, a occuparsi dei tentativi di interferire sugli orientamenti di alcuni consiglieri per favorire la nomina del presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, come emerge dalle inchieste sulla cosiddetta P3.
LA LETTERA - La lettera è stata letta al Comitato di presidenza del Csm. «La richiesta prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio». La lettera così continua: «A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini, ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini "generali e propositivi" con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura, mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito, e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione».
LE PREMESSE - Il mandato dell'attuale Consiglio scade il 31 luglio prossimo. Erano stati alcuni consiglieri togati, fra i quali Livio Pepino, a sollevare la questione e a chiedere di metterla all'ordine del giorno. Su una decisione di tale delicatezza Mancino ha ritenuto opportuno acquisire il parere del presidente della Repubblica, che presiede di diritto il CSM e ne fissa l'ordine del giorno. In mattinata l'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica ha reso noto il testo della lettera di Napolitano al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, «in risposta alla informazione ricevuta sulla richiesta avanzata da componenti del Consiglio di porre all'ordine del giorno la questione delle 'regole deontologiche minimè che debbono caratterizzare i comportamenti dei Consiglieri, della quale oggi Š stata data lettura al Comitato di Presidenza del CSM». «La richiesta fa osservare Napolitano - prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del Presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio. A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini, ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini 'generali e propositivì con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura ? mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito - e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione».
IL GIP: «CARBONI TRASFERITO IN OSPEDALE» - Intanto si è saputo che le condizioni di salute di Flavio Carboni sono a rischio e per questo si dispone il trasferimento dal carcere ad un centro diagnostico-terapeutico protetto che dovrà essere individuato dal Dap, direzione affari penitenziari. E’ questa la decisione del gip Giovanni De Donato che ha negato la revoca o la modifica della misura cautelare in atto. Carboni, 78 anni, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle società segrete, ed insieme con l’imprenditore campano Arcangelo Martino e il geometra Pasquale Lombardi, è stato arrestato l’8 luglio scorso. L’istanza era stata presentata dagli avvocati Renato Borzone e Anselmo De Cataldo. Secondo il giudice per Carboni «esiste una severa cardiopatia ischemica multivasale». Al momento, comunque, non è stata definita alcuna incompatibilità con il regime carcerario, ma risulteranno decisivi i prossimi accertamenti clinici e medici.
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11/07/2010
Contro la manovra i Governatori si appellano a Napolitano
Contro la manovra i Governatori si appellano a NapolitanoMercoledì Conferenza delle Regioni dopo il nulla di fatto di venerdì. Si tornerà a discutere iniziative da assumere e restituzione deleghe. I governatori mantengono alta l'attenzione alla vigilia del voto finale al Senato
Proseguono le proteste nei confronti della manovra che il governo varerà nei prossimi giorni. E se i diplomatici italiani annunciano uno sciopero per il 26 luglio, parlando di uno "smantellamento" della Farnesina, e il presidente della Conferenza delle Regioni Errani si rivolge al Capo dello Stato Napolitano, per ribadire che i governatori intendono rimettere le deleghe, sei associazioni culturali e ambientali scrivono al governo, paventando il rischio di una "recessione culturale nel Paese" a causa dei tagli operati dalla manovra. E, sull'emendamento che riguarda le quote latte, la Ue avvisa: se dovesse essere confermato, l'Italia verrà sottoposta alla procedura d'infrazione.
All'indomani della rottura avvenuta al termine del vertice con il premier Berlusconi e il ministro dell'Economia Tremonti, le Regioni si rivolgono al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, confermando l'orientamento, se la manovra economica non cambierà, di trovare la strada per restituire allo Stato le deleghe per funzioni che non sono più in grado di esercitare.
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24/05/2010
Letta: «Sacrifici duri, spero provvisori» Napolitano: «Equità e misure condivise»
Letta: «Sacrifici duri, spero provvisori» Napolitano: «Equità e misure condivise»La manovra economica - slitta a martedì l'incontro con le parti sociali. Il Capo dello Stato: «Siano prese decisioni responsabili». Bonaiuti: «Nessun condono edilizio e niente nuove tasse»
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| Paolo Bonaiuti (infophoto) |
MILANO - «È arrivato il momento dei sacrifici». Lo dice prima Paolo Bonaiuti, chiedendo «un segnale equo» a «chi guadagna di più». Lo ribadisce poi Gianni Letta: «Nella manovra ci sono sacrifici molto pesanti, molto duri, speriamo provvisori». E lo ripete infine anche Giorgio Napolitano: «I sacrifici siano distribuiti con equità tra i cittadini». Il governo è al lavoro per mettere a punto gli ultimi dettagli della manovra economica correttiva per il prossimo biennio: un pacchetto di misure pari all'1,6% del Pil che dovrebbero riportare il deficit sotto il 3% del Pil dal 5,3% dello scorso anno e rassicurare i mercati finanziari, preoccupati da un possibile allargamento della crisi della Grecia, sulla solidità dei conti pubblici italiani. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale, del resto, chiede all'Italia di «mantenere la disciplina fiscale, ridurre il peso del debito pubblico e aumentare il tasso di crescita nel lungo periodo». Servono tagli e risparmi, insomma. La tabella di marcia prevede che il Consiglio dei ministri si riunisca martedì alle 18 per il via libera al pacchetto, dopo l'incontro con gli enti locali e le parti sociali.
BONAIUTI - «La manovra sarà di 24 miliardi - annuncia il portavoce della presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. - Ieri sono stato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. È stata una giornata di lavoro intenso». Qualche dettaglio? Bonaiuti, intervenendo a "La telefonata" di Maurizio Belpietro in onda su Canale 5, chiarisce che non ci sarà nessun condono edilizio («casomai si tratta di mettere a catasto quelle due milioni di unità immobiliari») e che sono escluse nuove tasse («Nessuno metterà le mani in tasca ai cittadini»).
LETTA - Sull'argomento interviene anche Gianni Letta. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio conferma che la manovra conterrà «una serie di sacrifici molto pesanti, molto duri che siamo costretti a prendere, spero in maniera provvisoria, con una temporaneità anche già definita, per salvare il nostro Paese dal rischio Grecia. Capiamolo così e ci capiamo tutti». Letta parla di «una manovra straordinaria che chiamiamo 'Provvedimenti urgenti per la stabilità finanziaria e per la competitività economica' che ci è imposta dall'Europa così come per gli altri Paesi, dalla Spagna al Portogallo, dalla Francia alla Gran Bretagna, alla Germania, che stanno prendendo provvedimenti, nel disperato, ma spero vittorioso tentativo, di scongiurare una crisi epocale e di salvare l'Euro».
NAPOLITANO - Dagli Stati Uniti interviene anche Giorgio Napolitano: il presidente della Repubblica afferma che per affrontare la grave crisi che ha colpito l'euro «in tutta Europa occorre ridurre il debito pubblico, occorrono sacrifici distribuiti con equità tra i cittadini». «Bisogna mettere nel conto anche le proteste, che fanno parte della democrazia - prosegue Napolitano. - Quel che è importante è che le decisioni siano prese responsabilmente dalla maggioranza ed io spero siano condivise dalle forze di opposizione in Parlamento, nel comune interesse».
PD E IDV - L'opposizione attende di conoscere i dettagli della manovra, anche se si levano già voci critiche. «Riteniamo che nella manovra del governo ci sarà macelleria sociale - dichiara il presidente dei senatori dell'Idv, Felice Belisario - perché non ci saranno misure per i più deboli e si continuerà a togliere a chi già è in ginocchio. E soprattutto abbiamo l'impressione che ci saranno i condoni, quei tanti condoni che il governo Berlusconi è abituato a fare». «Per il bene del paese - dichiara invece il capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano - è necessario che la manovra finanziaria contenga un elevato tasso di equità sociale. Una manovra classicamente concentrata su redditi da lavoro, pensioni e stato sociale per le famiglie - aggiunge Damiano - significherebbe l'adozione di quelle ricette neo liberiste che ci hanno portati nell'attuale situazione di crisi. Sarebbe paradossale e incomprensibile per la maggioranza dei cittadini».
Redazione online
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12/10/2009
Quirinale: nessun patto su Lodo Alfano
Quirinale: nessun patto su Lodo Alfano
Napolitano risponde al «giornale» di feltri. Per la bocciatura della legge sull'immunità la Consulta si sarebbe ispirata alla sentenza sul caso Previti del 2005
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| Giorgio Napolitano (Lapresse) |
MILANO - Nessun patto sul Lodo Alfano o sulla Consulta. Così il Quirinale risponde a ricostruzioni pubblicate sul Giornale diretto da Vittorio Feltri («parti di testo del lodo Alfano furono scritte da un consigliere giuridico di Napolitano»). «È del tutto falsa l'affermazione che al Quirinale si siano "stipulati patti" su leggi la cui iniziativa, com'è noto, spetta al governo, e tanto meno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta» si legge nella nota diffusa dalla presidenza della Repubblica.
INDIPENDENZA DELLA CORTE - «Una volta rilevata, da parte del presidente della Repubblica, la palese incostituzionalità dell’emendamento "blocca processi" inserito in Senato nella legge di conversione del decreto 23 maggio 2008, il Consiglio dei Ministri - si legge nel comunicato - ritenne di adottare il disegno di legge Alfano in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica ne autorizzò la presentazione al Parlamento, e successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge. Tale promulgazione, comunque motivata, non poteva in nessun modo costituire "garanzia" di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso». Dal Quirinale si sottolinea che «il rispetto dell’indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti, ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi presidente della Repubblica. La collaborazione tra gli uffici della presidenza e dei ministeri competenti - è la conclusione - è parte di una prassi da lungo tempo consolidata di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità».
CASO PREVITI - Per quanto riguarda la sentenza sul Lodo Alfano, la Corte Costituzionale avrebbe individuato nella propria sentenza n. 451 del 2005 sul «caso Previti» una strada per stabilire un equilibrio tra le esigenze pubbliche da parte delle alte cariche dello Stato e quelle di un corretto svolgimento di un eventuale processo penale a loro carico. La notizia, trapelata in ambienti vicini alla Consulta (che affronterà l'argomento nella motivazione scritta), viene riportata dall'agenzia Ansa. In quella sentenza si stabilì che, nel caso un imputato sia anche componente di un ramo del Parlamento, il giudice ha «l'onere di programmare il calendario delle udienze in modo da evitare coincidenze con i giorni di riunione degli organi parlamentari».
BERLUSCONI - Muovendo dalla sentenza di quattro anni fa il conflitto tra esigenze processuali ed extraprocessuali nel caso di alte cariche dello Stato potrebbe essere risolto senza violare il principio di uguaglianza: i processi a Berlusconi andrebbero avanti, ma i giudici avrebbero l'obbligo di fissare, d'intesa con il premier, un calendario delle udienze che tenga conto degli impegni istituzionali del presidente del Consiglio, in modo da evitare coincidente e non compromettere il diritto di difesa.
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16/08/2009
Bossi:«L'inno? Non lo conosce nessuno»
Bossi:«L'inno? Non lo conosce nessuno»
E sul presidente della repubblica spiega: preferisco napolitano a ciampi. Il leader del Carroccio: «Conoscono tutti Va Pensiero. È la dimostrazione che la gente ne ha piene le scatole»
| Umberto Bossi, durante il comizio a Ponte di Legno (Stefano Cavicchi) |
PONTE DI LEGNO- L'inno italiano? «Non lo conosce nessuno». Il Presidente della Repubblica? «Meglio Napolitano di Ciampi». E il Barbarossa? «Oggi abita a Roma». Umberto Bossi, alla festa della Lega a Ponte di Legno, spiega anche l'importanza delle gabbie salariali: «Noi siamo nell'epoca del federalismo e chi non vuole i salari territorializzati è uno che non vuole l'applicazione del federalismo». E ricorda che «la Lega non è nata solo per vincere le elezioni ma per liberare la nostra gente dal centralismo romano. Non andrò in pensione fino a quando non avremo liberato la nostra gente da Roma ladrona».
INNO NAZIONALE- E a proposito di tradizioni, il ministro delle Riforme ha spiegato che «quando cantiamo il nostro inno, il Va pensiero, tutti lo cantano perchè tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce». Secondo Bossi, il fatto che più gente conosca le parole del Va pensiero significa un maggiore attaccamento alla Lega «perché la gente ne ha piene le scatole».
IL CAPO DELLO STATO- Dopo gli elogi a Bersani, adesso tocca al Capo dello Stato. «Preferisco Napolitano a Ciampi. Napolitano è sempre stato ragionevole, non si è mai opposto al governo». Un elogio inaspettato quello di Bossi, mentre ricorda che con il Presidente della Repubblica è stato possibile dialogare. «È una cosa importante perchè è lui che firma le leggi. Per fortuna che il governo non l'ha mai avuto contro. Il presidente della Repubblica deve essere il più possibile neutro».
IL DIALETTO-E intanto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli spiega che la bozza di legge sul dialetto è pronta e verrà approvata presto. Il testo della legge è stato consegnato sabato a Bossi ed è un argomento caro al leader della Lega. « L’anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che in meno di un anno è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge». Il testo all’esame di Bossi prevede l’obbligatorietà dell’insegnamento a partire dalle scuole primarie.
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03/08/2009
Crisi, Napolitano firma la legge e il decreto correttivo
Crisi, Napolitano firma la legge e il decreto correttivo
Dopo le rassicurazioni di Palazzo Chigi circa la tassa sull'oro. Il capo dello Stato promulga la manovra ed emana le correzioni apportate dall'esecutivo
| Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi (Emmevi) |
ROMA - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto legge correttivo di alcune disposizioni della manovra anti-crisi varata dal governo lo scorso primo luglio. Il capo dello Stato ha quindi promulgato il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 78 del 2009, avendo anche preso atto della dichiarazione resa dal presidente del Consiglio dei ministri che subordina «l'applicabilità della norma sulle disponibilità auree della Banca d'Italia al conseguimento del parere favorevole della Banca centrale europea, oltre che del parere conforme della stessa Banca d'Italia». Il presidente della Repubblica ha successivamente emanato il decreto legge correttivo, che entrerà in vigore contestualmente alla legge di conversione del decreto anti-crisi.
TASSA SULL'ORO E UE - Dalla Commissione Europea al momento non arriva «nessun commento» sulla norma del pacchetto anti-crisi che prevede una tassa sulle riserve auree della Banca d'Italia. «Anche perché - come spiega la portavoce della Commissione Europea, Amelia Torres, responsabile dell'economia, rispondendo a precisa domanda in sala stampa - si prevede l'accordo della Banca centrale europea, che si è già fatta sentire più volte». «La Bce ha già diffuso i suoi commenti e credo che il governo italiano li terrà in considerazione» ha aggiunto la Torres.
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12/07/2009
Il G8 è stato un successo. Ora più senso della misura
Il G8 è stato un successo. Ora più senso della misura
Il capo dello stato: Con Obama sento affinità, apprezzo la sua capacità di ascoltare. Colloquio con il presidente della Repubblica Napolitano: «Spero in un clima più civile tra governo e opposizione»
| Giorgio Napolitano, Barack Obama e Silvio Berlusconi alla cena offerta dal presidente della Repubblica a L'Aquila (Ansa) |
ROMA — E ora che il G8 si è chiuso, che ne sarà della tregua? Si romperà presto, arroventando la nostra estate sotto l’incombere di alcuni appuntamenti parlamentari delicati e controversi — il tema giustizia su tutti — e riaccendendo il conflitto che tiene il sistema in torsione ormai da 15 anni? O si può invece sperare che una così decongestionante settimana possa aver bagnato le polveri e aver magari ispirato uno spirito diverso, meno devastante e politicamente cruento, a quanti guidano il confronto pubblico in Italia? Se giri queste domande al presidente della Repubblica, che aveva chiesto l’armistizio «nell’interesse del Paese», raccogli risposte il bilico tra l’esorcismo di chi lancia messaggi in bottiglia (senza quasi più confidare che vengano raccolti), e la fiducia ragionata di chi ha visto largamente accolto il proprio appello.
«Potrei dire con una battuta che, in generale, dopo le tregue o riprendono i combattimenti o si cerca la pace. Nel caso della nostra vicenda politica, nessuno può pensare che ci sia la pace come rinuncia alle rispettive posizioni: siamo in un Paese che ha pienezza di vita e di dialettica democratica, c’è il governo che fa la sua parte, con l’opposizione che fa la sua. Penso però che si potrebbe costruire, e che sarebbe tempo di cominciare a farlo, non una impossibile pace, ma almeno un clima più civile, corretto e costruttivo nei rapporti tra governo e opposizione». Giorgio Napolitano naturalmente sa bene che, per arrivare a un simile scenario, serve una sorta di disarmo bilanciato. Infatti, spiega, continuando nella metafora bellica, «come la tregua significa cessazione dei combattimenti da ambedue le parti, allo stesso modo la costruzione della pace o, meglio, nel caso nostro, di un clima più pacato, richiede il contributo di tutti e due i fronti. Richiede, perlomeno, più senso della misura».
E ci si può arrivare, aggiunge, partendo ciascuno, alla vigilia della pausa estiva, da «un periodo di respiro». Purché, insomma, prevalga la riflessione sui problemi rispetto alla voglia di incassare subito, per il proprio schieramento, altri dividendi di una lotta politica drammatizzata. In fondo, riflette il capo dello Stato in questo weekend di riposo a Castelporziano, il summit dell’Aquila dimostra che, come ha scritto Sergio Romano sul Corriere , «in certe occasioni il governo, piaccia o no, rappresenta l’intero Paese. Se ne esce a testa alta è una vittoria per tutti, se ne esce male siamo tutti sconfitti». E successo è stato, concorda il Presidente. «Sì, l’approccio di quel commento di Romano era assolutamente giusto e in sintonia con il mio richiamo. Con il quale non volevo zittire né la politica né l’informazione, che hanno sempre le loro ragioni, ma sollecitare un momento decongestionante, diciamo così, per salvaguardare l’immagine del Paese. Mi pare che, nell’insieme, l’Italia sia uscita bene da questo G8 e che si sia espressa nel complesso una maggior consapevolezza e condivisione della responsabilità nazionale».
Un bilancio buono, che Napolitano estende ai risultati del G8, anche se non ha ancora letto tutti i documenti conclusivi. «Credo che si possano trarre giudizi positivi, per quanto non si debbano mai sopravvalutare le chances di conclusioni concrete in vertici di questa natura. È un’osservazione che fa il Financial Times di oggi, citando alcuni precedenti. Infatti è chiaro che, com’è accaduto stavolta, quando si hanno a confronto molto più di otto capi di Stato e di governo, anche se c’è stata una preparazione accurata, si trovano dei punti di convergenza e di caduta la cui effettiva valenza va verificata nel merito. Quando per esempio si tratta di impegni finanziari, bisogna dopo garantirsi che siano rispettati. Comunque ci sono state questioni, come l’impatto della crisi economica sui Paesi meno sviluppati o come quella dei cambiamenti climatici, che sono state trattate seriamente e che hanno dato luogo a risultati interessanti». Il Presidente è anche d’accordo sulla drastica diagnosi formulata da tutti in Abruzzo, e da lui stesso anticipata nel pranzo di gala: «Non è più tempo di direttori ». Nel senso che la tempesta economica e sociale che dilaga nell’intero atlante mondiale impone sforzi congiunti, per i quali bisogna chiedere la responsabilità del maggior numero di Paesi, a partire da una riforma delle istituzioni internazionali.
Ragiona Napolitano: «Comprendo che siano necessarie intese urgenti, di fronte all’emergenza finanziaria e alle sue ricadute. Servono però soluzioni di fondo, che riguardino regole di comportamento e controlli da parte delle autorità che devono vigilare, per restare al tema della crisi, sul funzionamento del sistema finanziario. Ancora, sul metodo di lavoro: non può più funzionare la tecnica dei diversi 'formati' per cui il primo giorno ci si trova in otto e il secondo giorno il vertice diventa 'più cinque' o 'più sei', perché Paesi importanti come la Cina, l’India o il Brasile di oggi non possono accettarla. Ecco perché la soluzione vera sta nell’attribuire una maggiore rappresentatività ed efficacia alle istituzioni internazionali. Sia quelle di Bretton Woods (cioè innanzitutto il Fondo monetario internazionale), sia le stesse Nazioni Unite». Ma quella dell’Aquila è stata anche l’occasione, per la gente di tutto il mondo, di vedere i propri leader a confronto con gli altri, di avere un test concreto dei rapporti di forza. E soprattutto, stavolta, di mettere alla prova il nuovo presidente americano, sul quale si concentrano molte speranze. Il capo dello Stato si è intrattenuto a lungo con lui, nella tappa che Obama ha fatto al Quirinale. E, a giudicare dal pubblico e calorosissimo elogio che ha ricevuto, qualcuno si è spinto a parlare di «affinità culturali e politiche». Esagerazioni dei mass-media, italiani ma non solo? «Ho avuto l’impressione che affinità ce ne siano», dice Giorgio Napolitano, quasi con l’aria di schermirsi.
«Ma ciò che mi ha veramente colpito, di Obama, è la straordinaria impressione di come ascolta gli interlocutori. È appunto un uomo che ascolta e riflette, come per prendersi il tempo di dare poi le risposte nel corso del suo mandato alla Casa Bianca. Aprendo le strade per un maggiore dialogo. Il presidente russo Medvedev, che era seduto accanto a me durante il pranzo ufficiale, mi ha confidato di aver avuto la medesima sensazione, durante l’incontro al Cremlino. A proposito di Obama, mi ha anche colpito l’attenzione e la sensibilità con cui si è riferito alle figure che rappresentano ruoli diversi in Italia: il capo dello Stato e il presidente del Consiglio. Ruoli che, come sappiamo, in America si identificano nella stessa persona, l’inquilino della Casa Bianca, mentre così non è da noi e Obama ha dimostrato di esserne perfettamente consapevole ». Cordialità e sintonia che il presidente della Repubblica ha riscontrato anche in tanti altri ospiti del G8. Angela Merkel, ad esempio, «che ha voluto assicurarmi che in Germania si concluderà la ratifica del Trattato di Lisbona prima delle prossime elezioni e prima del referendum irlandese». Ma anche il brasiliano Lula, con il quale ha una vecchia consuetudine, risalente agli anni Ottanta. E il premier inglese Gordon Brown, incuriosito dalla citazione presidenziale sull’esortazione di Keynes dopo gli accordi di Bretton Woods che chiusero la crisi del ’29. E l’egiziano Mubarak e il francese Sarkozy, il turco Erdogan («al quale ho confermato di avere in programma una visita in Turchia nel prossimo autunno») e tanti altri che — confida— «hanno elogiato l’accoglienza, l’organizzazione dei lavori e la gestione dei dibattiti e delle riunioni».
Ciò che gli fa dire, infine, che questo vertice «rappresenta indubbiamente un riconoscimento e un successo per il presidente del Consiglio, Berlusconi». Il quale, confida, «senza problemi di ringraziamenti tra me e lui, è stato spesso in contatto con me in vista del G8 e lì mi ha fatto calorosi complimenti, e credo sinceri, per il mio discorso al pranzo dell’Aquila, nel quale mi sono ovviamente mantenuto al di sopra e al di fuori delle distinzioni e divisioni politiche interne». «Un discorso — conclude — nel quale ho messo molto di certe mie esperienze e convinzioni personali. Come quelle che maturai fin dal 1943-44, quando avevo appena cominciato a parlare l’inglese e mi ritrovai a leggere un libro di Wendell Willkie, repubblicano liberale che aveva girato tutti i teatri di guerra come inviato speciale del presidente Roosevelt. One world, s’intitolava quel libro. Un mondo solo. Un mondo che oggi chiamiamo globale, e nel quale nessun Paese o continente può fare da solo... Sono partito da questo riferimento, quando ho preso la parola davanti ai capi di Stato e di governo riuniti per il G8».
MARZIO BREDA
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| Tag: g8, polemiche, capo dello stato, presidente della repubblica, colloquio, governo, opposizione, pd, pdl | OKNOtizie |
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