08/02/2012

Carceri, governo pone la questione di fiducia alla Camera. Proteste di Lega e Idv

Carceri, governo pone la questione di fiducia alla Camera. Proteste di Lega e Idv

Fiducia giovedì alle 12. Martedì il voto finale. Severino: «Fiducia necessaria per ostruzionismo». Monti all'Anm: «Sì a responsabilità civile, ma sia garantita serenità dei giudici»

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31/12/2011

«Mora ha tentato il suicidio in carcere»

«Mora ha tentato il suicidio in carcere»

NEL PENITENZIARIO DI OPERA. Sarno della Uil: «Ha applicato dei cerotti su bocca e naso»

 

 

 

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18/12/2011

Il Papa a Rebibbia tra i detenuti: Dio è con voi «Il governo sappia cambiare gli istituti di pena»

Il Papa a Rebibbia tra i detenuti: Dio è con voi «Il governo sappia cambiare gli istituti di pena»

Regalo di Natale due giorni dopo il decreto «svuota carceri» che manderà migliaia di detenuti ai domiciliari. Incontro con i carcerati e appello alla misericordia

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15/11/2011

Muore in carcere tre giorni dopo arresto. Aveva denunciato pestaggio da agenti

Muore in carcere tre giorni dopo arresto. Aveva denunciato pestaggio da agenti

FERMATO ALLA STAZIONE TERMINI. La vittima è un 37enne romano ricoverato in struttura sanitaria protetta a Viterbo. Il garante dei detenuti Marroni: «Potrebbe essere un nuovo caso Cucchi»

 

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18/05/2011

Sulle carceri il governo battuto quattro volte in aula alla Camera

Sulle carceri il governo battuto quattro volte in aula alla Camera

Ripresa amara dei lavori parlamentari dopo le amministrative per la maggioranza. Sotto sulle mozioni di Fli, Pd ed Idv su cui aveva espresso parere negativo. Molti assenti tra i Responsabili

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19/09/2010

Alfano: tutti i boss famosi della mafia moriranno poveri e in prigione

Alfano: tutti i boss famosi della mafia moriranno poveri e in prigione

La festa del pdl veneto a Cortina d'Ampezzo (Belluno). Il ministro della Giustizia: «Sono al carcere duro, anzi durissimo, e abbiamo sequestrato i loro beni»

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16/04/2010

«La mafia italiana famosa per Gomorra»

«La mafia italiana famosa per Gomorra»


E sull'emergenza affollamento carceri: «Scontare ai domiciliari l'ultimo anno di pena». Il premier: «Sarebbe la sesta al mondo, ma fiction e letteratura sono un supporto promozionale»

 

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (Eidon)
Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni (Eidon)

ROMA - «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c'è stato un supporto promozionale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto...». Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi a margine della presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, dopo la riunione del Consiglio dei ministri. Già in passato il Cavaliere aveva citato lo sceneggiato della Rai come esempio di trasmissione che danneggia l'immagine del Paese. Ora ha aggiunto anche il libro di Roberto Saviano. «Vorrei dire che tutti i mafiosi di cui si parla nelle fiction - ha però chiosato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano - , l'ultima è il Capo dei capi, sono sottoposti al regime di 41 bis».

«MAFIE DISTRUTTE ENTRO LEGISLATURA» - Il premier ha ribadito la volontà del governo di porsi come obiettivo di legislatura «di avere distrutto tutte le organizzazioni criminali». «Abbiamo superato le cinquecento operazioni di polizia giudiziaria, con quasi cinquemila arresti di presunti criminali - ha sottolineato - . La nostra azione di contrasto alla criminalità organizzata non ha nessun paragone possibili con precedenti governi». «In meno di due anni di governo - ha aggiunto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - abbiamo arrestato 23 latitanti della lista dei 30, considerati come i più pericolosi. L'ultimo, due giorni fa, è Nicola Panaro detto 'Nicolinò vero reggente del clan dei Casalesi». Il ministro ha poi evidenziato che «sono stati sottratti alla criminalità organizzata oltre 10 miliardi di euro». «Sono 16.679 i beni sequestrati alla criminalità organizzata - ha precisato Maroni - per un controvalore di 2 miliardi di euro mentre ne sono stati confiscati 4407, al 31 marzo, per un controvalore di 2 miliardi. Complessivamente il patrimonio sottratto alla mafia da quando siamo al governo supera largamente i 10 miliardi di euro». Maroni ha poi fatto osservare come «gli interessi delle organizzazioni criminali si stanno spostando fuori dall'Italia perchè sta diventando un paese in cui queste organizzazioni non si sentono più a proprio agio».

ULTIMO ANNO DI CARCERE AI DOMICILIARI - Berlusconi ha poi spiegato che l'esecutivo è al lavoro sul fronte dell'emergenza affollamento nelle carceri e che a questo proposito si potrebbe pensare di far scontare ai detenuti l'ultimo anno di carcere ai domiciliari. «Stiamo lavorando per aumentare la capacità delle carceri - ha detto - e a un decreto legge che preveda che a chi manca solo un anno di detenzione vada ai domiciliari. Nessuno ha interesse a sottrarsi a questa misura perché se scappassero vedrebbero raddoppiata la durata della loro detenzione».

Redazione online


02/10/2009

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

 

La denuncia di Eugenio Sarno dopo l'ennesimo suicidio di un poliziotto delle carceri: situazione disperata, «ci offende il silenzio delle istituzioni»

 

Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre
Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre

ROMA - «Tre suicidi in appena cinque giorni. Quattordici in poco meno di due anni. Non si tratta di coincidenze, ma di concreti segnali del profondo malessere dei poliziotti penitenziari sempre più depressi e arrabbiati per le condizioni in cui sono costretti ad operare. È una vera e propria emergenza». Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, è sconvolto dalla notizia che l’agente di polizia penitenziaria Domenico Apicella, 48enne di Serre di Salerno, ha prima ucciso entrambi i genitori ed il cane e poi si è tolto la vita.

I MORTI - Domenica scorsa un assistente capo a Monza si è tolto la vita in caserma. Lo stesso giorno, anche l'omicidio-suicidio di un ex ispettore appena andato in pensione a Venezia. Uomini che condividevano un lavoro stressante e svolto in condizioni quasi di emergenza. «Apicella lo conoscevo personalmente – racconta il sindacalista –. Era un uomo tranquillo che svolgeva il suo lavoro nel carcere di Eboli, uno di quelli in cui la situazione non è nemmeno disperata. Per questo sono scosso e arrabbiato: abbiamo più volte lanciato l’allarme, anche con una manifestazione lo scorso 22 settembre davanti a Montecitorio. Il ruolo di Cassandra non ci fa piacere soprattutto quando si tratta di vite umane. E il silenzio del ministro Alfano ci offende e ci indigna».

LE CIFRE - Sono i numeri ad ancorare le parole. Nelle carceri italiane vivono, o meglio sopravvivono, circa 64.700 detenuti: le strutture, infatti, ne potrebbero contenere solo 43.218. A vigilare su di loro, solo 38.500 divise, cinquemila in meno di quanto sarebbe necessario: «Il risultato – spiega Sarno - è che se va bene, un agente ha la responsabilità di 80-100 detenuti. Se va male, invece, e soprattutto la notte, deve controllare due o tre padiglioni, ovvero dalle 200 alle 450 persone». I dati nel Lazio «raggiungono il paradosso». L’organico nella nostra regione arriva a 5.166 unità, a fronte di un numero previsto di 4136. «Un esubero apparente – aggiunge il segretario - perché negli istituti di vigilanza lavorano solo 3.327 persone. Ne mancano all’appello 1.839 che sono impiegati nei palazzi del potere. Noi valutiamo che almeno 700 di loro facciano gli acchiappamosche, i reggiombrelli o i camerieri nei corridoi ministeriali. La politica dovrebbe riportarli subito al loro servizio nelle carceri».

LE CARCERI - Nelle carceri, appunto, dove «l’ambiente è fetido, le strutture fatiscenti sovraffollate oltre ogni immaginazione e la sopraffazione impera – denuncia Sarno -. Se il detenuto sta bene, sta bene anche l’agente. Ciò che vediamo nelle carceri ogni giorno ci affligge. Il sistema penitenziario sta trasformando la pena in supplizio e il lavoro in tortura». Di fronte a tutto ciò, i lavoratori tornano a chiedere impegni concreti. «Siamo stanchi delle promesse vuote mentre la gente si ammazza ed ammazza – conclude Sarno -. Ionta ed Alfano diano un segno della, loro presenza e si dimostrino capaci di individuare soluzioni immediate. Altrimenti ne traggano le conseguenze e rimettano i rispettivi mandati».

Carlotta De Leo


05/08/2009

Le carceri italiane sono sovraffollate

Le carceri italiane sono sovraffollate

 

Secondo l'associazione "ANTIGONE" lo stato rischia un risarcimento da 64 milioni di euro. Un detenuto dovra essere risarcito per danni morali e per trattamenti inumani.

 

(foto d'archivio)
(foto d'archivio)

STRASBURGO - L'Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco per i danni morali subiti a causa del sovraffollamento della cella in cui è stato recluso per alcuni mesi nel carcere di Rebibbia. A stabilire che Izet Sulejmanovic, condannato per furto aggravato a due anni di detenzione, è stato vittima di «trattamenti inumani e degradanti» è la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla base del ricorso presentato dal detenuto. Tra il novembre 2002 e l'aprile 2003, secondo quanto accertato dalla corte, Sulejmanovic ha condiviso una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di 2,7 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore al giorno.

STANDARD - La corte, nella sua decisione, rileva come la superficie a disposizione del detenuto è stata molto inferiore agli standard stabiliti dal Comitato per la prevenzione della tortura che stabilisce in 7 metri quadri a persona lo spazio minimo sostenibile per una cella. La situazione per il detenuto è poi migliorata essendo stato trasferito in altre celle occupate da un minor numero di detenuti, fino alla sua scarcerazione nell'ottobre del 2003. Per questo la corte ha condannato l'Italia a un risarcimento di mille euro nei confronti di Sulejmanovic.

NUMERI - Secondo i dati forniti dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, sono 63.587 i detenuti nelle carceri italiane. Il sovraffollamento resta insomma un problema aperto. I dati resi noti solo a metà giugno dal Dap segnalavano un totale di 63.416 detenuti. Le ultime rilevazioni, che il ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito, indicano quindi un ulteriore aumento di oltre 170 reclusi. Numeri di questa entità non si sono mai registrati dal dopoguerra a oggi. Non solo. La metà dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio. Le cifre comunicate dal ministero indicano infatti che su un totale di 63.587 reclusi, 30.436 sono in carcere in qualità di imputati, e quindi in via cautelare in attesa del processo, e altri 31.192 sono invece già stati condannati. Gli internati per motivi psichici sono 1.820. La posizione di altri 139 detenuti, infine, risulta ancora da classificare. Da un punto di vista territoriale, è la Lombardia la regione con il maggior numero di reclusi, con 8.455 persone in carcere. Seguono la Sicilia (7.587) e la Campania (7.437). Il Sappe lancia l'allarme, denunciando come la situazione delle carceri sia, in alcune regioni, ampiamente oltre il limite. Secondo il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria le strutture detentive italiane «si sono ridotte a meri depositi di vite umane» e sono ben 11 le regioni che hanno superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e Veneto. Altre due, inoltre, la Lombardia e la Basilicata, sono al limite. Tutto ciò a fronte di una pesante carenza di organico nelle file della polizia penitenziaria. «A livello nazionale - sottolinea il segretario, Donato Capece - sono in totale in servizio 35.300 persone» che devono fare i conti con «turni di servizio, piantonamento, servizio di traduzioni, riposi e assenze».

INDENNIZZI - «Poiché in Italia i detenuti che vivono in condizioni di sovraffollamento sono la quasi totalità - dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione 'Antigone' che si batte per i diritti nelle carceri, commentando la notizia della condanna - lo Stato rischia di dover pagare 64 milioni di euro di indennizzi». «La condanna dell'Italia da parte della corte dei diritti dell'uomo impone al governo soluzioni definitive per le carceri - dice Gonnella - e mette definitivamente fuori legge l'attuale gestione del sistema penitenziario».

L'AVVOCATO - «La Corte europea - dice invece l'avvocato Alessandra Mari -ha affermato che il sovraffollamento delle carceri rappresenta un trattamento inumano e degradante: è un principio importante e fondamentale, ed era proprio questo l'obiettivo del ricorso». Il ricorso, spiega l'avvocato che assieme al collega Nicolò Paoletti ha seguito la vicenda, è stato presentato nel 2003, subito dopo la scarcerazione di Sulejmanovic. Ed è stato lo stesso cittadino bosniaco a volerlo presentare, visto che già una volta la Corte europea gli aveva dato ragione. A marzo del 2000, racconta infatti l'avvocato Mari, «Sulejmanovic e un'altra cinquantina di rom di origine bosniaca che vivevano in un campo nomadi a Roma, ricevettero un ordine di espulsione dall'Italia: imbarcati su un volo, furono tutti riportati in Bosnia». In quell'occasione Sulejmanovic si rivolse alla Corte Europea che, due anni dopo, gli diede in parte ragione dichiarando il suo ricorso ammissibile. La vicenda, prosegue il legale, si concluse con un accordo amichevole tra il governo italiano e i cinquanta rom, che consentì loro di rientrare nel nostro paese. In Italia però Sulejmanovic aveva alcune pendenze penali da scontare e così finì a Rebibbia. «Altri stati europei erano stati condannati per il sovraffollamento e ora il fatto che la Corte europea si sia pronunciata anche sull'Italia - ribadisce l'avvocato Mari - apre la strada a decine di ricorsi anche nel nostro paese».

IONTA - Franco Ionta, capo dell'attuale Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, evita di commentare la sentenza ma si limita ad osservare che «i mille euro sono di equo indennizzo perché l'arco temporale sofferto dal ricorrente è stato molto limitato. La condizione carceraria del bosniaco, tra l'altro, viene definita più che accettabile (anche dal punto di vista dell'assistenza sanitaria) visto che il detenuto trascorreva almeno dieci ore al giorno fuori dalla cella per svolgere altre attività. Personalmente non mi risultano ricorsi dello stesso genere pendenti davanti alla Corte di Strasburgo e non credo che casi denunciati dal detenuto bosniaco siano oggi così diffusi in Italia».