21/06/2010
Appalti, Sepe: "Ho sempre agito per il bene della Chiesa"
Appalti, Sepe: "Ho sempre agito per il bene della Chiesa"L'arcivescovo di Napoli, indagato dalla procura di Perugia per l'inchiesta sui Grandi Eventi, si difende: "Mi chiesero la casa per Bertolaso, ho fatto tutto in trasparenza". Chiesta intanto l'autorizzazione a procedere per l'ex ministro Lunardi.
"Ho fatto tutto nella massima trasparenza". Il cardinale Crescenzio Sepe, in una conferenza stampa, legge una lettera dove confuta, punto per punto, gli addebiti che gli vengono fatti dalla procura di Perugia "per la responsabilità che ho avuto in quanto prefetto della Congregazione di Propaganda Fide". L'arcivescovo di Napoli parla dell'alloggio dato in uso a Guido Bertolaso, della vendita all'ex ministro Lunardi di un palazzetto in via dei Prefetti e poi dei lavori in messa in sicurezza di un lato del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna.
"Ho sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa", ha sottolineato il cardinale Crescenzio Sepe. "Neppure una vicenda giudiziaria può giustificare una così fredda elencazione di eventi senza mettere in campo una serie di altri elementi essenziali - prosegue il cardinale - primo tra tutti il percorso di una vita sacerdotale nel quale la Croce non è mai un intoppo ma il segno dell'appartenenza a Cristo". "Accolgo così in tutta umiltà la prova che oggi mi tocca - prosegue - ma accanto ad essa avverto la serenità che non può nascere a caso ma è maturata via via, attraverso i diversi passaggi della mia vita".
"L'esigenza" di una casa per Bertolaso , ha detto l'arcivescovo, "mi venne rappresentata dal dottore Francesco Silvano. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il seminario, ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui incaricai lo stesso dottor Silvano di trovare altra soluzione". Soluzione della quale, prosegue Sepe, "non mi sono più occupato né sono venuto a conoscenza sia in ordine alla ubicazione sia in ordine alle intese e alle modalità". "Come è stato scritto sui giornali - ha concluso Sepe - Bertolaso aveva bisogno di vivere in un ambiente più sereno poiché aveva qualche difficoltà".
"Ho fatto tutto avendo i bilanci puntualmente approvati dalla Prefettura per gli affari economici e dalla Segreteria di Stato la quale con una lettera inviatami a conclusione del mio mandato di prefetto volle finanche esprimere apprezzamento e stima per la gestione amministrativa".
Le accuse contestate al cardinale Crescenzio Sepe sono "inconsistenti": lo ha detto anche il legale nominato dall'arcivescovo di Napoli. "Qualunque procura può valutare l'inconsistenza dei fatti", ha detto ai giornalisti l'avvocato Bruno Von Arx lasciando la Curia di Napoli (GUARDA IL VIDEO). Von Arx, che ha parlato di "increscioso incidente", ha precisato che "il cardinale di questa storia non ne sa niente", e ha detto di augurarsi che venga sentito dai magistrati "già in settimana". A una domanda sulla possibile richiesta di trasferimento degli atti a un'altra Procura, l'avvocato ha risposto: "Anche, ma ci auguriamo prima di convincere i sostituti di Perugia". Sepe, fino al 2006 a capo della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli - la ex Propaganda Fide -, sarebbe coinvolto nella vendita a un prezzo di favore nel 2004 di un immobile della Congregazione all'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, per cui i pm di Perugia hanno chiesto l'autorizzazione a procedere al Tribunale dei ministri.
L'indagine in cui è coinvolto il cardinale Crescenzio Sepe riguarda la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005. Operazioni nelle quali risulterebbe coinvolto il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell'inchiesta sui Grandi Eventi. Il sospetto degli inquirenti perugini è che l'attuale arcivescovo di Napoli abbia ricevuto in cambio dei favori. A fare il nome del cardinale Sepe era stato il capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel corso di un interrogatorio. In quell'occasione Bertolaso ai pm aveva detto di aver ricevuto la casa di via Giulia proprio grazie all'arcivescovo di Napoli. Intanto sul sito del Vaticano appare un link a Propaganda Fide con informazioni su attività e strutture, della congregazione presieduta da Sepe.
Per quanto riguarda l'altro indagato, l'ex ministro Pietro Lunardi, oggi è arrivata dalla procura di Perugia la richiesta dell'autorizazione a procedere. Anche per Lunardi l'accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile. In entrambe le operazioni sarebbe coinvolto l'ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, tuttora detenuto nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta "cricca" degli appalti.
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19/06/2010
Inchiesta G8, il cardinale Sepe e Lunardi indagati per corruzione
Inchiesta G8, il cardinale Sepe e Lunardi indagati per corruzioneNelle operazioni sarebbero coinvolti Anemone e Balducci. Per l'alto prelato l'indagine riguarda la ristrutturazione e la vendita di immobili di Propaganda Fide nel 2005
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| Il cardinale Sepe (Eidon) |
PERUGIA - Il cardinale Crescenzio Sepe e l'ex ministro Pietro Lunardi sono indagati dalla Procura di Perugia nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta "cricca" che avrebbe lucrato sui Grandi eventi. Corruzione il reato contestato a entrambi. I loro nomi compaiono in due diversi tronconi dell'indagine. A entrambi sono stati notificati gli avvisi di garanzia emessi dai pm Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani.
LE ACCUSE - Per il cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli, l'indagine riguarda in particolare la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005. Operazioni nelle quali risulterebbe coinvolto il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell'inchiesta sui Grandi eventi. Il sospetto degli inquirenti perugini è che l'alto prelato abbia ricevuto in cambio dei favori. Anche per quanto riguarda Lunardi l'accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile. In entrambe le operazioni sarebbe coinvolto l'ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, tuttora detenuto nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta cricca degli appalti.
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| Il cardinale Sepe con il premier Berlusconi e, dietro, Bertolaso (Agn) |
«CHIARIRÀ LA SUA POSIZIONE» - «Il cardinale aveva già dato la sua disponibilità a parlare con i magistrati di Perugia. Lo farà e chiarirà la sua posizione - afferma un'autorevole fonte vaticana -. Ha detto di essere sereno e auspichiamo che anche questa fase dell'inchiesta sia portata avanti in un clima altrettanto sereno». La notizia dell'avviso di garanzia ha scosso la curia di Napoli. A dieci anni esatti dalla conclusione dell'indagine che coinvolse il predecessore di Sepe, Michele Giordano, accusato di usura e poi assolto da ogni addebito, un altro arcivescovo di Napoli finisce in una inchiesta giudiziaria: da giorni si parlava di una sua testimonianza di fronte ai magistrati di Perugia per la vicenda dell'alloggio romano dato in uso a Bertolaso, ma nessuno si aspettava che i rapporti di Sepe con alcuni altri personaggi coinvolti nell'inchiesta potessero trasformare l'ex potentissimo "Papa rosso" in un indagato. «Il cardinale è fuori sede» dicono i suoi più stretti collaboratori, confermando la strategia del silenzio. No comment anche dal portavoce di largo Donnaregina, e nessuna conferma sulla possibilità, sempre più concreta, che il cardinale Sepe cancelli gli appuntamenti pubblici dei prossimi giorni (una celebrazione religiosa domenica pomeriggio per la Comunità di Sant'Egidio e la presentazione lunedì mattina di un progetto degli industriali per i minori a rischio).
STILE "POPOLARE" - Tra i sacerdoti napoletani la notizia è accolta con stupore e incredulità. Sperano che la vicenda giudiziaria possa avere comunque tempi brevi, in modo da far durare al minimo l'inevitabile tempesta mediatica e le sue ripercussioni sull'attività pastorale. Quella stessa attività pastorale che Sepe, dal luglio 2006 arcivescovo di Napoli, ha improntato a uno stile immediato e "popolare", come sintetizza la frase in dialetto diventata da quattro anni il suo slogan: «A Maronna v'accumpagna». Un cardinale che non disdegna di parlare in napoletano, che ha iniziato il suo ministero in diocesi da un quartiere-simbolo come Scampia e che ha inventato iniziative religiose di grande impatto mediatico, dalle aste annuali di beneficenza per progetti sociali al grande falò dei coltelli come segno contro la violenza, fino al pranzo di Natale per i poveri organizzato nei saloni dell'episcopio: la foto di Sepe che serve ai tavoli con tanto di grembiule sopra la veste talare è di quelle che colpiscono l'opinione pubblica. Nei suoi quattro anni di episcopato c'è stato spazio anche per accogliere Benedetto XVI, nell'ottobre 2007, per una giornata a Napoli caratterizzata da un pranzo ecumenico, con i capi di diverse confessioni seduti intorno allo stesso tavolo. Pagine di un episcopato che ora deve affrontare una fase difficile e inattesa.
LA CASA DI BERTOLASO - Il cardinale Sepe è stato chiamato in causa giorni fa dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Questi ha detto ai magistrati di Perugia che era stato lui a indirizzarlo nel 2003 al professor Francesco Silvano, collaboratore di Propaganda Fide, che poi gli mise a disposizione l'appartamento di via Giulia a Roma. Tre anni dopo, nel 2006, il cardinale, allora prefetto di Propaganda Fide, fu allontanato da Benedetto XVI alla scadenza del primo quinquennio: una cosa «inconsueta», si fa notare, visto che il predecessore era rimasto sedici anni e tutti gli altri prefetti del Novecento erano andati ben oltre il primo mandato, salvo un caso di morte prematura. I beni di Propaganda Fide, un patrimonio immenso (si stimano oltre 9 miliardi di euro) frutto di proprietà e donazioni secolari, sono gestiti in totale autonomia dalla Congregazione e servono a sostenere le terre di missione, Africa e Asia in testa: per questo il prefetto viene definito "Papa rosso".
IL CARDINALE SEPE - Sepe, 67 anni, dopo aver trascorso una vita nella diplomazia vaticana, è divenuto nel 1992 segretario della Congregazione per il clero. In questo ruolo ha cominciato a farsi conoscere come abile organizzatore di grandi eventi. Ha promosso, tra l'altro, gli incontri internazionali dei sacerdoti di tutto il mondo in preparazione al Giubileo del 2000 a Fatima e a Yamossoukro. In qualità di segretario della Congregazione per il clero, ha organizzato inoltre tutte le celebrazioni per i trent'anni della "Presbyterorum Ordinis" e per il cinquantesimo di sacerdozio di Giovanni Paolo II. Grazie a questi meriti, il 3 novembre 1997 è stato nominato segretario generale del Comitato e del Consiglio di presidenza del Giubileo del 2000. Ha dunque seguito in prima persona l'itinerario di preparazione all'Anno Santo, collaborando tra l'altro con Angelo Balducci e Guido Bertolaso, entrambi coinvolti - per parte italiana - nella preparazione del Giubileo. Il 9 aprile 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, ex Propaganda Fide, il dicastero più ricco di tutta la Santa Sede. Poco dopo anche Balducci è diventato consultore della Congregazione.
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| Pietro Lunardi (Imagoeconomica) |
L'EX MINISTRO LUNARDI - L'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi è nato a Parma il 19 luglio 1939. Sposato con figli, laureato in ingegneria civile, è un esperto in materia di gallerie e sottosuolo. Professore di geotecnica del sottosuolo alla facoltà di Ingegneria dell'università di Parma e presidente della Società italiana gallerie (Sig), ha cominciato la sua esperienza nella Cogefar, per la quale ha seguito la progettazione e la realizzazione di importanti opere in Italia e nel mondo. Nel 1980 ha fondato una sua società di ingegneria, la Rocksoil. È stato diverse volte consulente del governo come "consigliere per i problemi della conservazione del suolo e grandi infrastrutture", membro della Commissione per la Valtellina, della Commissione grandi rischi della Protezione civile, consulente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, membro della commissione di super esperti nominata per valutare i danni provocati nel 1999 dall'incendio nel tunnel del monte Bianco, consulente della società Autostrade per il tunnel della variante di Valico.
GRANDI OPERE - Nel 2001, alla formazione del governo Berlusconi bis, diventa ministro per le Infrastrutture e i trasporti ed è il firmatario della legge Lunardi sulle Grandi opere. A lui è legata anche l'introduzione nel luglio 2003 della patente a punti. È stato tra i progettisti del traforo del monte Bianco e di quello del Frejus, ha realizzato tratti di metropolitane a Lione e Marsiglia, a Singapore e a Canton e anche a Roma, nel periodo dell'amministrazione Rutelli. Ha coordinato il programma delle grandi opere per la Casa delle Libertà. Alle elezioni politiche del 2006, Lunardi viene eletto per la prima volta in Parlamento, come senatore per Forza Italia nella regione Emilia-Romagna. Nell'inchiesta G8 spunta il suo nome dopo quello del ministro Scajola: secondo un testimone sarebbe stato il beneficiario di un'altra operazione targata Diego Anemone per la compravendita di un immobile di pregio.
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28/05/2010
Pedofilia, Bagnasco: “Possibili coperture in Italia”
Pedofilia, Bagnasco: “Possibili coperture in Italia”Il presidente della Cei alla 61/a assemblea generale: c'è "la possibilità" che ci siano state coperture anche di qualche vescovo su casi di abusi commessi da sacerdoti. Nella mia carriera affrontai un caso a Pesaro
In Italia vi e' ''la possibilita''' che ci siano state coperture anche di qualche vescovo su casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti. E' quanto ha affermato oggi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a conclusione della 61/a assemblea generale dei vescovi italiani. ''Si tratta - ha detto - di una cosa sbagliata, che va corretta e superata''.
In Italia non ci saranno commissioni "ad hoc" per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il "referente" per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale. Ha affermato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia. Non ha quantificato nemmeno il numero delle vittime, ma ha ammesso che vi è "la possibilità" che ci siano state coperture anche di qualche vescovo. "Si tratta - ha affermato - di una cosa sbagliata, che va corretta e superata".
Il presidente della Cei ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. E' avvenuto - ha detto in conferenza stampa a conclusione dei lavori della 61/a assemblea generale di vescovi - quando era responsabile della diocesi di Pesaro. "Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l'attendibilità di un'accusa, di una voce, di un 'rumor'; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere". A Genova "fino ad oggi non mi risulta alcun caso" e - ha concluso - "speriamo di non doverne mai affrontare".
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24/05/2010
I vescovi: «La politica pensi ai figli L'Italia verso il suicidio demografico»
I vescovi: «La politica pensi ai figli L'Italia verso il suicidio demografico»L'appello del cardinale ai politici: «serve impegno bipartisan». Bagnasco suggerisce di introdurre il quoziente familiare e chiede che venga garantito lavoro ai giovani
| Il card.Angelo Bagnasco |
CITTÀ DEL VATICANO - Quoziente familiare e lavoro ai giovani. Mentre il governo è impegnato a mettere a punto la manovra economica, il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, si rivolge alla politica e lancia l'allarme. L’Italia, spiega il numero uno dei vescovi italiani, «sta andando verso un lento suicidio demografico». Per questo, «urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale». Non solo. Secondo i vescovi italiani è necessario che la politica compia un «supplemento di sforzo» per garantire il lavoro ai giovani. L'occupazione «spesso oggi latita, creando situazioni di disagio pesante nell'ambito delle famiglie giovani e meno giovani, in ogni regione d'Italia, e con indici decisamente allarmanti nel Meridione. Il lavoro, in sostanza, è tornato ad essere, dopo anni di ragionevoli speranze, una preoccupazione che angoscia e per la quale chiediamo un supplemento di sforzo e di cura all'intera classe dirigente del Paese: politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti».
«IMPEGNO BIPARTISAN» - Per Bagnasco serve in Italia un impegno bipartisan per affrontare il nuovo giro di vite e le nuove ristrettezze imposte dalle decisioni dell'Unione Europea per affrontare gli ulteriori sviluppi della crisi economica. A riguardo il presidente della Cei, auspica «un responsabile coinvolgimento di tutti nell'opera che si presenta sempre più ardua».
PEDOFILIA - Aprendo a Roma la 61esima assemblea generale dei vescovi italiani, il presidente della Cei ha affrontato diversi temi. Primo fra tutti lo scandalo pedofilia. «La Chiesa farà di tutto per continuare a meritare la fiducia delle famiglie italiane, anche di quelle non credenti» ha promesso Bagnasco. Il cardinale ha ricordato che gli importanti cambiamenti all'interno della Chiesa nelle procedure sanzionatorie con regole uniformi sia per quel che concerne la responsabilizzazione delle Diocesi sia per quanto riguarda la competenza del governo centrale, prevedendo anche, caso per caso, la rinuncia alla prescrizione furono introdotti dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Dottrina della Fede, sempre «con l'avallo di Giovanni Paolo II». «Il perdono del peccato non guarisce automaticamente la malattia né sostituisce la giustizia» ha poi aggiunto Bagnasco, mettendo anche in guardia dal rischio che le multinazionali della pornografia possano allargare la loro influenza tramite il digitale terrestre.
RIFORME E UNITÀ - Quanto al federalismo, il cardinale ha ribadito il sì dei vescovi ad una riforma che si muova in questa direzione, sottolineando tuttavia che «l'unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabile». La Chiesa italiana, ha anche assicurato il numero uno dei vescovi, non risparmierà «energie morali né culturali» per partecipare al «significativo anniversario» dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
MAFIA - Bagnasco ha accennato poi ai «risultati importanti che a ripetizione si stanno ottenendo» nella «formidabile azione di contrasto che stanno svolgendo contro le cosche malavitose e la loro pervasiva ramificazione su tutto il territorio nazionale e oltre»: «Se da una parte ci dicono quanto il malaffare sia radicato nel nostro Paese, dall’altra ci avvertono che il male, anche quello più organizzato, non è imbattibile» ha sottolineato il presidente Cei.
CROCIFISSO - Infine Bagnasco ha auspicato che la Corte europea di Strasburgo, in sede di ricorso, rettifichi con «lungimiranza» l'«incredibilità» della sentenza di primo grado in cui si chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche pubbliche. La Corte affronterà il ricorso nel prossimo mese di giugno.
Redazione online
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22/04/2010
Riina: il cardinale mi aiuti per la grazia
Riina: il cardinale mi aiuti per la graziaIl capomafia è in cella da diciassette anni. Il difensore: «È stata un'iniziativa personale». Appello del boss a Tettamanzi in un incontro con il cappellano del carcere
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| Un'immagine d'archivio di Totò Riina (Ansa) |
Arrivato alla soglia degli ottant’anni d’età, e dopo diciassette di carcere, Totò Riina pensa alla grazia. In un colloquio con il cappellano del carcere di Opera dov’è rinchiuso, il pluriergastolano capomafia corleonese ha fatto balenare questa idea, chiedendo al sacerdote di intercedere presso l’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, per l’appoggio a un ipotetico provvedimento di clemenza. Una formale domanda, infatti, non è stata ancora presentata.
L’incontro è avvenuto un paio di settimane fa ed è stato riferito alla Procura nazionale antimafia dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, a sua volta informata dal direttore del carcere milanese. L’appunto trasmesso alla Superprocura, guidata da Piero Grasso, fa esplicito riferimento alla grazia a cui Riina aspirerebbe, anche se ciò potrebbe avvenire solo attraverso un complesso iter che non è stato nemmeno messo in moto ed è difficile immaginare che possa trovare uno sbocco concreto. Tanto che l’avvocato del boss, Luca Cianferoni, dice di non saperne niente: «Non sono a conoscenza di questa iniziativa, che a quanto capisco è di tipo assolutamente personale». La notizia è stata comunque ritenuta di interesse per il massimo ufficio inquirente in materia di mafia, vista la personalità e il ruolo del protagonista, del quale vengono costantemente monitorate tutte le mosse. Soprattutto dopo che nove mesi fa accettò per la prima volta di incontrare i magistrati di Caltanissetta. Senza diventare un «pentito», ma per sostenere davanti agli inquirenti che hanno riaperto l’indagine su quell’eccidio, che nella strage del luglio ’92 in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta c’entravano pezzi dello Stato, con generici riferimenti ad apparati e servizi segreti deviati. «Borsellino l’hanno ammazzato loro» aveva detto pochi giorni prima attraverso il proprio difensore, che in quell’occasione aveva riportato il pensiero del suo cliente: «Il signor Riina ha voluto, tramite me, rappresentare la sua convinzione e cioè che l’attentato a Borsellino fu opera di personaggi legati alle istituzioni». Da successivo interrogatorio non vennero molti altri elementi, tranne la ripetizione del concetto che per quella strage «ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori». Parole intese come messaggi che si tentò di interpretare, con i magistrati divisi tra chi se ne considerava destinatario e chi invece riteneva che fossero rivolti ad altri soggetti. Trapelò che Riina stesse preparando un memoriale per dare la sua personale versione dei fatti in cui è stato coinvolto e per i quali è stato condannato, ma non se n’è fatto niente. Un altro messaggio? E indirizzato a chi? Forse anche l’intenzione di presentare prima o poi una domanda di grazia, per la quale cerca un preventivo quanto improbabile interessamento della Chiesa attraverso l’arcivescovo della città in cui è detenuto, potrebbe far parte di una strategia fatta di segnali. In questo caso però il difensore se ne tira fuori. L’avvocato Cianferoni ritiene invece che sia giunto il momento di attenuare i rigori dell’articolo «41 bis» imposto a Riina dal giorno dell’arresto e ricorda le tante istanze presentate per far fronte a uno stato di salute del capomafia che lui definisce «decadente». Ma anche questa è una battaglia che s’annuncia difficile. Il boss corleonese è stato più volte definito dal suo legale «il parafulmine» d’Italia e adesso il difensore è alle prese con il processo di primo grado in cui Riina è imputato per il sequestro e l’omicidio del giornalista Mauro De Mauro, scomparso a Palermo nel 1971.
Su istanza della difesa la Corte d’assise ha appena ammesso la produzione di un libro, Anni Ottanta, attacco della mafia allo Stato, che contiene un riferimento ai diari dell’ex consigliere istruttore di Palermo Rocco Chinnici, ucciso nel 1983, nei quali si riportano presunte convinzioni dell’ex capo della squadra mobile Boris Giuliano (assassinato nel 1979) su ipotetiche responsabilità per quel delitto. «A me paiono importanti non tanto per l’attribuzione delle responsabilità — commenta l’avvocato Cianferoni — ma per dimostrare l’estraneità del Riina».
Giovanni Bianconi
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25/12/2009
Tensione e paura alla messa di Natale Donna spinge a terra Benedetto XVI
Tensione e paura alla messa di Natale Donna spinge a terra Benedetto XVI
A terra anche il cardinale Etchegaray, ricoverato al gemelli. Nel trambusto il Papa è caduto ma si è subito rialzato. Fermata l'autrice del gesto, è una svizzera psicolabile
ROMA - Confusione e paura prima dell'inizio della messa di Natale: una donna svizzera, nella Basilica di San Pietro, durante la processione, ha scavalcato le transenne e ha tentato di avvicinare Benedetto XVI . Poco dopo, le immagini in diretta televisiva hanno mostrato le guardie del corpo correre all'interno della Basilica, allarmate. La musica si è fermata e il pubblico dei fedeli è rimasto attonito. Poi il corteo è ripreso, con il Papa che è riuscito a raggiungere l'altare. La messa è iniziata e proseguita senza altri incidenti.
CARDINALE ETCHEGARAY RICOVERATO - Alla fine della messa, la Rai ripropone le immagini della diretta, che fanno subito il giro del mondo, e chiariscono l'accaduto: si vede il Papa unirsi alla processione dei cardinali e dei concelebranti, poi una donna vestita di rosso che salta le transenne e gli si getta addosso. Il Pontefice cade a terra. Per qualche secondo si vede solo un gran trambusto, e il cardinale Etchegaray che si accascia. Poco dopo, questione di pochi secondi, il Papa è di nuovo in piedi, la processione prosegue, raggiunge l'altare e la messa comincia. Benedetto XVI appare appena un po' scosso, e conduce la celebrazione senza tentennamenti. La donna è stata fermata. A quanto riferito, si tratterebbe di una persona con disturbi psichici. Lo ha confermato un portavoce della sala stampa vaticana, precisando che la donna si trova ora «trattenuta in stato di fermo presso la Gendarmeria vaticana». Secondo i primi accertamenti, avrebbe voluto avvicinare il Pontefice ma senza cattive intenzioni. Non si esclude che si possa trattare della stessa persona che aveva tentato anche lo scorso anno un simile gesto, allora, però senza conseguenze. La donna è apparsa confusa e agitata, ha riferito di aver voluto abbracciare il Pontefice. Il cardinale Etchegaray è stato prima portato al pronto soccorso vaticano per accertamenti, poi è stato trasferito in nottata al Policlinico Gemelli.
«RINUNCIAMO ALLA VIOLENZA» - «Rinunciamo alla violenza, e usiamo solo le armi della verità e dell'amore» ha poi detto Papa Benedetto XVI durante la messa della notte di Natale a San Pietro, invitando a «guardare Dio», e ad imparare da lui «la bontà» e «l'umiltà», «vera grandezza». Un ennesimo appello alla pace, che si esprime, a Natale, nell'immagine di Dio che si fa presente agli uomini in forma di bambino. «Tale è la novità di questa notte - ha detto il Papa - la Parola può essere guardata, poiché si è fatta carne». Ma «il segno di Dio», «che viene dato ai pastori e a noi, non è un miracolo emozionante. Il segno di Dio - ha sottolineato il pontefice - è la sua umiltà». Un Dio che si fa «piccolo», diventa «bambino», «si lascia toccare e chiede il nostro amore».
La messa si è poi conclusa intorno alla mezzanotte. Il Pontefice, ha condotto la celebrazione eucaristica senza problemi e senza alcuna variazione al programma. Conclusa la Messa, Ratzinger ha lasciato l'altare sorretto dai cerimonieri ed è subito stato affiancato da una decina di uomini della sicurezza che lo hanno scortato fino in sacrestia, lungo lo stesso percorso attraverso il quale si era recato all'altare.
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| Il presepe in piazza San Pietro (Ansa) |
INAUGURAZIONE DEL PRESEPE - Nel pomeriggio si era svolta l'inaugurazione del maestoso presepe in piazza San Pietro. La cerimonia - presieduta dai cardinali Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato, e Angelo Comastri arciprete della Basilica Vaticana - è stata accompagnata da una veglia di preghiera e dalla benedizione finale del Papa. Intorno alle 18, infatti, Benedetto XVI aveva acceso il lume della pace sul davanzale della finestra del suo studio, impartendo la benedizione a tutti i fedeli riuniti in piazza San Pietro. Il grande presepe, voluto da Giovanni Paolo II nel 1982, si rinnova ogni anno nell’allestimento e nei personaggi, secondo l’impianto tradizionale, che risale alla sacra rappresentazione messa in scena da San Francesco, a Greccio nel 1223, con veri pastori, contadini, frati e nobili dell’epoca. Al centro del colonnato berniniano, il presepe si estende su una superficie di 300 metri quadri con un fronte di 25 metri; al centro la grotta con la Natività, posta ai margini della città; ai lati i simboli cristiani dell’acqua e del fuoco; e poi intorno scene ambientate in luoghi di pescatori e di pastori.
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19/09/2009
Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci
Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci
Al duomo Il cardinale striglia la politica:«Il Sud è uscito dall'agenda politica, ma non ci dobbiamo rassegnare»
Il prodigio di San Gennaro
NAPOLI - Si ripete il prodigio del sangue di San Gennaro, ma il cardinale Sepe «striglia» la politica, nazionale e locale. Alle ore 9.57 il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro. La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. Lo sventolio del fazzoletto bianco dall’altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli.
IL MONITO DI SEPE - Parole dure del cardinale, nel corso dell'omelia di San Gennaro. «I problemi del sud sono scomparsi, per lungo tempo, da un’agenda politica troppo impegnata a turare le altre falle che via via si aprivano». ha detto. «Ma il Mezzogiorno non può continuare a essere la falla permanente della storia d’Italia; così come Napoli non può rassegnarsi a tenere saldamente il titolo della città dell’emergenza». «La mancanza di lavoro è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli», ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale. «Lavoro significa un guadagno onesto, lavoro significa la possibilità di rendersi utile e di esprimere le proprie competenze. In una parola, lavoro è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Sepe ha poi fatto riferimento ai temi dell’integrazione con gli immigrati: «Siamo, nonostante le poche risorse, la città dell’accoglienza. Le porte di Napoli sono aperte a tutti e il volto della comunità esprime ora una multiculturalità diffusa e accettata». Poi l'ultimo colpo alla politica, ma anche al ceto intellettuale e alla gente comune: «Non possiamo restare immobili di fronte all’inevitabile, non possiamo restare vittime della nostra commiserazione, sperando di commuovere qualcuno e spronarlo a porre attenzione alla nostra storia futura».
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14/04/2009
Scossa al 4,9, nuova notte di paura
Scossa al 4,9, nuova notte di paura
Bertolaso a Sulmona, dove è stato previsto un sisma devastante nei prossimi 10 anni. La terra trema ancora. Il card. Bagnasco ai pompieri: «Siete sempre i primi ad arrivare»
MILANO - All'Aquila la terra continua a tremare con diverse scosse, la più intensa delle quali, lunedì sera alle 23,14, ha raggiunto magnitudo 4.9. Secondo le rilevazioni dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si è trattato della scossa più forte dopo quella distruttiva della notte del 6 aprile, di magnitudo 5.8, e quelle del 7 e del 9 aprile, rispettivamente di magnitudo 5.3 e 5.1. Nell'ambito dello sciame sismico in corso, una nuova replica è stata poi avvertita dalla popolazione nella mattinata di martedì. Le località prossime all'epicentro sono Rocca di Cambio, Villa S. Angelo e San Panfilo D'Ocre. Secondo i rilievi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'evento sismico è stato registrato alle 11.08 con magnitudo 3.2.
L'ARRIVO DI BAGNASCO - Nel frattempo è arrivato in Abruzzo il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, che ha una fitta agenda di incontri con autorità, organizzazioni di volontariato e sfollati. La prima tappa per il capo dei vescovi italiani è stata all'ospedale da campo dell'Aquila, dove il porporato ha scambiato alcune parole con i vigili del fuoco: «Complimenti a voi - ha detto Bagnasco -: siete sempre i primi nelle situazioni peggiori per cercare di renderle migliori». Il presidente della Cei ha vissuto «in diretta» l'attività dell'ospedale, mentre visitava il reparto di pronto soccorso. È infatti arrivata un'emergenza che ha costretto il cardinale ad accelerare l'uscita dal reparto per consentire l'ingresso di un malato urgente, trasportato in autoambulanza. Quindi, il presidente della Cei ha incontrato i malati in uno dei reparti-tenda allestiti dinanzi al «San Salvatore». Bagnasco visiterà anche il centro storico del capoluogo, pranzerà con i volontari della Protezione civile e visiterà la sede Caritas a Pettino. Poi alle 15 incontrerà Bertolaso presso la Guardia di Finanza e alle 16, sempre accompagnato dall'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, celebrerà una messa nella grande tendopoli di Piazza d'Armi.
«DAREMO ALTRI 2 MILIONI» - Bagnasco ha annunciato anche un nuovo contributo economico da parte della Chiesa italiana. «Dopo i 3 milioni di euro gia destinati, abbiamo deciso di destinare altri 2 milioni, oltre alla colletta nazionale di domenica prossima» ha annunciato. «La mia presenza - ha poi aggiunto - era doverosa a nome di tutti i vescovi». «Questa nostra gente aquilana - ha poi commentato - mostra una grande voglia di resistere e di superare questo evento drammatico all’insegna di una energia e di una grande ispirazione di fede, di religiosità che sprigiona dalle loro parole e dai loro volti».
L'INCHIESTA - Intanto l'inchiesta, aperta dalla Procura per accertare eventuali responsabilità penali nei crolli avvenuti con la scossa di una settimana fa, ha mosso i primi passi: un pool di esperti è stato incaricato di effettuare perizie su palazzi pubblici e privati. I primi dati resi noti dai tecnici incaricati degli accertamenti ha permesso di stabilire che circa il 50% degli edifici sin qui esaminati avrebbe condizioni di agibilità, mentre il 30% degli stessi risulterebbe irreparabilmente danneggiato. Un tecnico della provincia di Milano che partecipa ai rilievi, ai microfoni di Radio Popolare, ha però spiegato che anche laddove vi sarebbe l'agibilità teorica degli immobili sarà necessario attendere la fine dell'attività sismica: «E' difficile restare in un'abitazione che si muove anche se questa può resistere alle scosse. E' stato problematico anche per noi che queste scosse le abbiamo sentite durante i rilievi». Nel pomeriggio è previsto l'arrivo all'Aquila anche del direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, che illustrerà le misure adottate dalle banche per aiutare le famiglie colpite dal terremoto.
TIMORI A SULMONA - Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso sarà invece in mattinata a Sulmona, dove la gente è preoccupata per quanto dichiarato dai geologi, che ipotizzano un sisma devastante nella Valle Peligna entro i prossimi dieci anni. «Ho detto e parlato solo di prevenzione futura, non di rischio sismico immediato a Sulmona» ha però tenuto a chiarire il geologo Enrico Miccadei, spiegando che «la Valle Peligna sorge su depositi lacustri, fluviali e di versante e per questo meritano ulteriore attenzione nel pianificare sul territorio. Queste sono le stesse condizioni geologiche di Onna - ha aggiunto - Da studioso della Valle Peligna chiedo solo di fare prevenzione per le società e gli uomini futuri. Bisogna educare la gente al fatto che esistono studi geologici precisi e che servono per la prevenzione del rischio sismico, idrogeologico e vulcanico. Credo anche che i geologi in questo debbano esser ascoltati di più».
«VIA ENTRO L'INVERNO» - Intanto il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha spiegato che l'obiettivo prioritario deve essere quello è di «portare via dalle tende e dagli alberghi le persone che vi sono rifugiate». «È un intervento - ha spiegato Chiodi a Canale 5 - che deve essere assolutamente compiuto prima dell'inizio dell'inverno, che qui è molto rigido». Il «governatore» abruzzese ha anche annunciato che la Regione è pronta a costituirsi parte civile al processo contro eventuali responsabili dei crolli per il terremoto.
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11/01/2009
Morto il cardinale Pio Laghi
Morto il cardinale Pio LaghiE' stato delegato apostolico in Terra Santa all'epoca delle guerra dei tre giorni
CITTÀ DEL VATICANO - È morto la notte scorsa all'ospedale romano di San Carlo di Nancy il cardinale Pio Laghi, diplomatico Vaticano di rango. Il porporato, 86 anni non ancora compiuti, è morto per una malattia ematologica che lo ha portato ad una insufficienza cardio-vascolare. Laghi, cardinale dal 1991, è stato delegato apostolico in Terra Santa all'epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir, dal '76 all' '80 è stato nunzio in Argentina e poi fino al '90 nella sede diplomatica vaticana a Washington, prima come delegato apostolico e negli ultimi sei anni, dopo l'allacciamento delle relazioni diplomatiche, come primo nunzio presso l'amministrazione statunitense. Dal '90 al '99 è stato prefetto delle congregazione per l'educazione cattolica.
La camera ardente è stata allestita nell'ospedale San Carlo di Nancy e da lunedì verrà trasferita in Vaticano. I funerali saranno celebrati martedì alle 11 in San Pietro dal decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, e per la liturgia delle esequie giungerà anche il Papa. Tre giorni fa il cardinale Laghi aveva ricevuto la visita del segretario del Papa mons. Georg Gaenswein. Benchè malato il cardinale Laghi aveva voluto partecipare lo scorso dicembre all'udienza della Curia con il Papa per lo scambio degli auguri di Natale.
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