08/10/2010

Scontro tra un cargo e una petroliera

Scontro tra un cargo e una petroliera

AL LARGO DELLA BRETAGNA. Trasportava 6000 tonnellate di solvente. L'equipaggio è stato evacuato

Continua...


04/06/2010

La 'Rachel Corrie' in viaggio verso Gaza Si teme un nuovo scontro con Israele

La 'Rachel Corrie' in viaggio verso Gaza Si teme un nuovo scontro con Israele

In mattinata interrotti i contatti radio: «sabotaggio». Un'attivista: « Siamo a 170 miglia dalla Striscia». Ahmadinejad: regime sionista va verso la distruzione.

 

La 'Rachiel Corrie' (Ap)
La "Rachiel Corrie" (Ap)

Il cargo irlandese "Rachel Corrie" prosegue il suo viaggio verso Gaza: venerdì pomeriggio dovrebbe raggiungere la zona di interdizione di 20 miglia imposta da Israele. Greta Berlin, portavoce di Free Gaza, ha detto che la nave non intende fare tappe intermedie e che l’obiettivo resta quello di consegnare gli aiuti direttamente ai palestinesi. Nei giorni scorsi il ministero degli Esteri israeliano ha ribadito che alla nave sarà impedito l'accesso a Gaza: sarà intercettata in alto mare, ha spiegato, e accompagnata nel porto di Ashdod, dove il carico sarà ispezionato. C'è dunque timore sulla sorte della nave, a quattro giorni dal sanguinoso attacco contro la flottiglia.

BLACKOUT CONTATTI - «Ci troviamo a 170 miglia marine dalla Striscia di Gaza (circa 315 km, ndr), quando arriveremo a 120 miglia dalla costa diminuiremo la velocità di crociera - ha detto un'attivista ad Al Jazira -. Non abbiamo avuto ancora contatti con gli israeliani e al momento siamo tranquilli perché speriamo che capiscano che la nostra è una nave che trasporta solo aiuti umanitari e non vogliamo la violenza». Venerdì mattina i contatti via satellite hanno smesso temporaneamente di funzionare e gli organizzatori della "Freedom Flotilla" hanno accusato Israele di sabotaggio. Tanto più che due imbarcazioni della flottiglia (Challenger 1 e 2) sono state messe fuori uso una settimana fa da guasti improvvisi e non hanno potuto accogliere i giornalisti che intendevano seguire la "Rachel Corrie". A bordo del cargo ci sono 19 attivisti (cinque irlandesi, sei malesi, sei filippini, un britannico e un cubano), un carico di cemento, equipaggiamenti medici, giocattoli e carta per scrivere. Della missione fanno parte la premio Nobel irlandese Mairead Maguire e l'ex vice segretario dell'Onu Denis Halliday.

ATTACCO DALL'IRAN - Intanto dall'Iran arriva un nuovo pesante attacco contro Israele. «Ogni altra aggressione spingerà ulteriormente il regime sionista verso la distruzione» ha detto il presidente Mahmoud Ahmadinejad a una folla radunata davanti al mausoleo dell'ayatollah Khomeini a Teheran, in occasione del 21esimo anniversario della morte del fondatore della Repubblica Islamica. Ha sottolineato che, secondo la visione dello stesso Khomeini, «il regime sionista è il più importante strumento del dominio mondiale e la sua caduta significa la caduta della colonna portante dell'arroganza». Quindi ha parlato di «attacco barbaro» di Israele: «Presto - ha concluso - saranno organizzati migliaia di nuovi convogli diretti a Gaza che porteranno libertà alla nazione palestinese, dopo aver annientato i sionisti».

Redazione online


25/05/2010

Scontro cargo-cisterna: 15mila barili di greggio di mare

Scontro cargo-cisterna: 15mila barili di greggio di mare

SINGAPORE. Circa 2.000 tonnellate di petrolio potrebbero inquinare la costa

 

In una foto d'archivio del mare davanti a Singapore (Epa)
In una foto d'archivio del mare davanti a Singapore (Epa)

MILANO - Circa 15.000 barili di greggio si starebbero riversando in mare dopo una collisione tra una nave cargo e una nave cisterna al largo della costa di Singapore. Le Autorità portuali di Singapore hanno confermato che la nave cargo Bunga Kelana 3, immatricolata in Malaysia, ha avuto una collisione con la nave cisterna MV Wail, immatricolata a St. Vincents e The Grenadines, a circa 13 chilometri dalla costa.

LA MAREA NERA - Il capitano della Bunga Kelana ha stimato in oltre 2.000 tonnellate il greggio chesi sta riversando in mare. «La collisione ha aperto una falla di dieci metri sul lato destro della petroliera e duemila tonnellate di greggio sono finite in mare dove è avvenuta la collisione», ha detto il comandante Abdul Hadib bin Abdul Wahab. Gli equipaggi starebbero operando per evitare una nuova catastrofe naturale. (Fonte Ap-Apcom)


07/10/2008

Pirati somali, le foto dei rapiti sul cargo «Faina»: in riga e sotto tiro

Pirati somali, le foto dei rapiti sul cargo «Faina»: in riga e sotto tiro

Diffusi dal comando della Quinta Flotta Usa due scatti dei membri dell'equipaggio della nave presa dai corsari, la gang minaccia di uccidere i prigionieri in caso di un blitz.

 

Una foto dei marinai della nave «Faina» presi in ostaggio dai pirati somali: lo scatto è stato diffuso dal comando della Quinta Flotta Usa
Una foto dei marinai della nave «Faina» presi in ostaggio dai pirati somali: lo scatto è stato diffuso dal comando della Quinta Flotta Usa

 

 

WASHINGTON - Il comando della Quinta Flotta americana ha diffuso due foto dei marinai della nave «Faina» catturata dai pirati somali. Le immagini mostrano i membri dell’equipaggio allineati sul ponte e controllati, ai lati, da alcuni corsari. Sul mercantile erano imbarcati 17 ucraini, tre russi, un lituano. Tra loro anche un ragazzo di appena 14 anni. La «Faina», catturata il 25 settembre, era diretta al porto kenyota di Mombasa con un carico di armi: 33 tank T 72, lanciagranate, munizioni, fucili d’assalto. Materiale destinato, secondo le autorità militari americane, alla milizia del Sud Sudan. Il cargo continua ad essere sorvegliato a breve distanza da unità statunitensi mentre non sono emerse novità sulla trattativa per il rilascio.

RISCATTO E POLEMICHE - Si dice che la gang avrebbe abbassato la cifra del riscatto a 20 milioni di dollari o forse meno ma nel contempo i sequestratori hanno minacciato di uccidere i loro prigionieri in caso di un blitz. Nel solo mese di settembre, i pirati hanno preso in ostaggio 374 marinai, catturati a bordo delle navi intercettate nel Golfo di Aden e lungo le coste orientali della Somalia. La sfida dei predoni del mare continua a suscitare dibattiti e analisi negli ambienti militari americani. Sono molte le voci che chiedono un’azione decisa anche se tutti sono concordi nel ritenere che senza un intervento a terra non sia possibile neutralizzare la minaccia. L’Us Navy ha inviato alcune unità nella zona che hanno affiancato navi di altri paesi nel tentativo di dare protezione al traffico mercantile. Al Pentagono, infine, seguono con crescente preoccupazione la possibile saldatura tra pirati e militanti islamisti del gruppo Shabaab. Gli estremisti avrebbero chiesto ai banditi di poter avere parte delle armi che si trovano a bordo della “Faina”.

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27/09/2008

Cargo rapito, chiesto riscatto di 35 milioni

Cargo rapito, chiesto riscatto di 35 milioni


Il mercantile, dopo essersi fermato a Garahd, ha ripreso a navigare verso sud. Sequestrata anche una nave greca, teste di cuoio russe pronte ad entrare in azione


 

 

MOMBASA – I pirati somali si sono fatti vivi e hanno chiesto un riscatto di 35 milioni di dollari al governo keniota per rilasciare il cargo Faina, catturato con un carico di 33 carri armati e una montagna di armi leggere e pesanti (si calcola valgano almeno 30 milioni di dollari). La richiesta è stata avanzata dal portavoce dei pirati, Januna Ali Jama, intervistato dal servizio somalo della Bbc sabato mattina. «La nave contiene armi di tutti i generi - ha detto Januna -. Il governo keniota deve negoziare. Abbiamo trovato documenti interessanti a bordo. Assieme a 20 membri dell’equipaggio c’è un ragazzino di 14 anni». Non ha voluto dire dove la Faina è stata catturata. «Il mondo lo saprà domenica pomeriggio – ha sostenuto -. Avvertiamo francesi e americani di non tentare nessuna azione militare. Qualunque cosa accada sarà solo loro responsabilità. L’equipaggio della Faina ha tentato di resistere ma i nostri uomini hanno compiuto alcune manovre che hanno permesso l’arrembaggio». Infine Januna ha giustificato l’attacco: «Non stiamo sbagliando. Il nostro Paese è stato distrutto degli stranieri che hanno spedito qui i loro rifiuti tossici».

La nave cargo Faina
La nave cargo Faina
RUSSIA PRONTA A INTERVENIRE - Il mercantile si sta dirigendo verso sud, mentre teste di cuoio russe sono pronte a intervenire. I satelliti hanno mostrato che il mercantile, dopo essersi fermato a Garahd, un porto somalo a più o meno 600 chilometri a nord di Mogadiscio, ha ripreso a navigare verso sud e si è fermato a Obbia (la vecchia Itala). Durante la sosta i pirati hanno scaricato parte del loro prezioso bottino, ma non i carri armati. La Somalia è soggetta a un embargo sulle armi decretato dall’Onu. Intanto domenica mattina, tanto per non sementirsi, i pirati hanno sequestrato un’altra nave greca (la terza in due settimane). A Mombasa Andrew Mwangura, che coordina il monitoraggio delle acque dell’Oceano Indiano attraverso l’organizzazione East African Seafarers Assistance Programme, è certo che si stia preparando un blitz per sottrarre la Faina e il suo carico ai pirati e liberare l’equipaggio: «I russi sono agitatissimi e hanno fatto sapere che sono pronti a intervenire con tutti i mezzi. Oltre alla fregata Neustrashimy, che ha lasciato il Baltico un paio di giorni fa, Mosca ha altre navi nell’area». Fermento anche nelle basi francesi e americana a Gibuti alle quale i russi hanno chiesto ospitalità. Forse neanche i pirati si aspettavano un bottino così ricco ma anche così scottante. Chissà che faccia avranno fatto quando hanno aperto la stiva del cargo ucraino e hanno trovato 33 carri armati di concezione sovietica T-72, e poi mitra, lanciagranate, armi pesanti e leggere in genere e le loro munizioni.

CARICO DESTINATO AL SUDAN - Il carico era partito da Odessa diretto a Mombasa, in Kenya, e destinato probabilmente al governo autonomo del sud Sudan. Almeno a quanto sostiene Andrew Mwangura: «Non era mai accaduto. Quest’affare ha implicazioni politiche assai rilevanti – spiega -. Una fornitura di 20 carri armati destinati in Sudan era stata sequestrata a Mombasa in febbraio». Dall’Ucraina hanno assicurato che il carico era diretto in Kenya e a Nairobi Alfred Mutua, portavoce del governo, ha confermato che il materiale bellico è destinato all’esercito del suo Paese. Ma spesso le dichiarazioni di Mutua si sono rivelate non conformi alla realtà. Il mercantile, 2320 tonnellate, di proprietà della Redrick (Belize) e noleggiato dall’ucraina Tomex Team, battente bandiera del Belize e con 21 membri d’equipaggio (non 20 come ha detto Januna: tre russi, un lettone e il resto ucraini), è un Ro/Ro, cioè è dotato di una rampa che ribaltandosi facilita la salita e la discesa dei veicoli nella e dalla stiva. Sabato pomeriggio aveva gettato le ancore a Garahad. I pirati non avevano infatti potuto attraccare a Eyl perché la popolazione inferocita temendo un attacco li aveva cacciati. Garahad è un centinaio di chilometri più a sud.

15 NAVI SEQUESTRATE - In questo momento i pirati hanno in mano 15 navi (sulle 62 sequestrate dall’inizio dell’anno) e almeno trecento marittimi in ostaggio. Un numero difficile da gestire. Il timore è che rivendano le armi di cui si sono impadroniti, ai ribelli islamici che combattono il Governo Federale di Transizione e l’Etiopia sua sostenitrice e alleata. Certo i carri armati sono complicati da pilotare e, probabilmente, anche da portar giù dalla rampa di una nave, comunque in poco tempo si può rimediare un training. Alcuni degli ufficiali degli insorti islamici, infatti, comandavano le unità blindate ai tempi del dittatore Siad Barre e all’epoca hanno frequentato corsi di istruzione militare nell’Unione Sovietica. Non si esclude inoltre che tra i 21 membri dell’equipaggio ci sia qualcuno in grado di manovrarli e quindi di portarli a terra. Il rischio che il carico d’armi finisca in mani sbagliate ha messo in allerta il Pentagono. A Washington il suo portavoce, Bryan Whitman, citato dalla Reuters, ha confermato che gli americani seguono la situazione attentamente: «Stiamo considerando tutte le opzioni per rispondere al sequestro. È chiaro che la natura del cargo riveste un interesse particolare».

PROFUGHI IN FUGA - Per combattere la pirateria che spadroneggia al largo delle coste somale sono già presenti nell’area navi da guerra francesi, americane, canadesi e malesi e stanno arrivando spagnoli e tedeschi, oltre ai russi. Qualche mese fa anche l’Italia aveva una fregata da quelle parti. Nonostante la Somalia sia una nostra ex colonia noi non abbiamo più nessuno in quelle acque. Giovedì il comando della marina canadese ha fatto sapere che ha esteso di un altro mese la scorta alle navi del World Food Programme, l’agenzia dell’Onu che si occupa di distribuire cibo alla popolazione somala a causa della guerra minacciata dalla fame e dalle carestie. La missione avrebbe dovuto finire all’inizio di questa settimana. Attraversato da più di 20 mila mercantili all’anno, che trasportano il dieci per cento del traffico merci del pianeta, quel braccio di Oceano Indiano è considerato il più pericoloso in assoluto del mondo. A Mogadiscio l’ennesima battaglia dei giorni scorsi si è conclusa con gravissime perdite per i civili, si calcola un centinaio di morti. L’Onu ha lanciato l’allarme: un’ondata di 16 mila profughi è in fuga dalla capitale.

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