27/09/2008

Cargo rapito, chiesto riscatto di 35 milioni

Cargo rapito, chiesto riscatto di 35 milioni


Il mercantile, dopo essersi fermato a Garahd, ha ripreso a navigare verso sud. Sequestrata anche una nave greca, teste di cuoio russe pronte ad entrare in azione


 

 

MOMBASA – I pirati somali si sono fatti vivi e hanno chiesto un riscatto di 35 milioni di dollari al governo keniota per rilasciare il cargo Faina, catturato con un carico di 33 carri armati e una montagna di armi leggere e pesanti (si calcola valgano almeno 30 milioni di dollari). La richiesta è stata avanzata dal portavoce dei pirati, Januna Ali Jama, intervistato dal servizio somalo della Bbc sabato mattina. «La nave contiene armi di tutti i generi - ha detto Januna -. Il governo keniota deve negoziare. Abbiamo trovato documenti interessanti a bordo. Assieme a 20 membri dell’equipaggio c’è un ragazzino di 14 anni». Non ha voluto dire dove la Faina è stata catturata. «Il mondo lo saprà domenica pomeriggio – ha sostenuto -. Avvertiamo francesi e americani di non tentare nessuna azione militare. Qualunque cosa accada sarà solo loro responsabilità. L’equipaggio della Faina ha tentato di resistere ma i nostri uomini hanno compiuto alcune manovre che hanno permesso l’arrembaggio». Infine Januna ha giustificato l’attacco: «Non stiamo sbagliando. Il nostro Paese è stato distrutto degli stranieri che hanno spedito qui i loro rifiuti tossici».

La nave cargo Faina
La nave cargo Faina
RUSSIA PRONTA A INTERVENIRE - Il mercantile si sta dirigendo verso sud, mentre teste di cuoio russe sono pronte a intervenire. I satelliti hanno mostrato che il mercantile, dopo essersi fermato a Garahd, un porto somalo a più o meno 600 chilometri a nord di Mogadiscio, ha ripreso a navigare verso sud e si è fermato a Obbia (la vecchia Itala). Durante la sosta i pirati hanno scaricato parte del loro prezioso bottino, ma non i carri armati. La Somalia è soggetta a un embargo sulle armi decretato dall’Onu. Intanto domenica mattina, tanto per non sementirsi, i pirati hanno sequestrato un’altra nave greca (la terza in due settimane). A Mombasa Andrew Mwangura, che coordina il monitoraggio delle acque dell’Oceano Indiano attraverso l’organizzazione East African Seafarers Assistance Programme, è certo che si stia preparando un blitz per sottrarre la Faina e il suo carico ai pirati e liberare l’equipaggio: «I russi sono agitatissimi e hanno fatto sapere che sono pronti a intervenire con tutti i mezzi. Oltre alla fregata Neustrashimy, che ha lasciato il Baltico un paio di giorni fa, Mosca ha altre navi nell’area». Fermento anche nelle basi francesi e americana a Gibuti alle quale i russi hanno chiesto ospitalità. Forse neanche i pirati si aspettavano un bottino così ricco ma anche così scottante. Chissà che faccia avranno fatto quando hanno aperto la stiva del cargo ucraino e hanno trovato 33 carri armati di concezione sovietica T-72, e poi mitra, lanciagranate, armi pesanti e leggere in genere e le loro munizioni.

CARICO DESTINATO AL SUDAN - Il carico era partito da Odessa diretto a Mombasa, in Kenya, e destinato probabilmente al governo autonomo del sud Sudan. Almeno a quanto sostiene Andrew Mwangura: «Non era mai accaduto. Quest’affare ha implicazioni politiche assai rilevanti – spiega -. Una fornitura di 20 carri armati destinati in Sudan era stata sequestrata a Mombasa in febbraio». Dall’Ucraina hanno assicurato che il carico era diretto in Kenya e a Nairobi Alfred Mutua, portavoce del governo, ha confermato che il materiale bellico è destinato all’esercito del suo Paese. Ma spesso le dichiarazioni di Mutua si sono rivelate non conformi alla realtà. Il mercantile, 2320 tonnellate, di proprietà della Redrick (Belize) e noleggiato dall’ucraina Tomex Team, battente bandiera del Belize e con 21 membri d’equipaggio (non 20 come ha detto Januna: tre russi, un lettone e il resto ucraini), è un Ro/Ro, cioè è dotato di una rampa che ribaltandosi facilita la salita e la discesa dei veicoli nella e dalla stiva. Sabato pomeriggio aveva gettato le ancore a Garahad. I pirati non avevano infatti potuto attraccare a Eyl perché la popolazione inferocita temendo un attacco li aveva cacciati. Garahad è un centinaio di chilometri più a sud.

15 NAVI SEQUESTRATE - In questo momento i pirati hanno in mano 15 navi (sulle 62 sequestrate dall’inizio dell’anno) e almeno trecento marittimi in ostaggio. Un numero difficile da gestire. Il timore è che rivendano le armi di cui si sono impadroniti, ai ribelli islamici che combattono il Governo Federale di Transizione e l’Etiopia sua sostenitrice e alleata. Certo i carri armati sono complicati da pilotare e, probabilmente, anche da portar giù dalla rampa di una nave, comunque in poco tempo si può rimediare un training. Alcuni degli ufficiali degli insorti islamici, infatti, comandavano le unità blindate ai tempi del dittatore Siad Barre e all’epoca hanno frequentato corsi di istruzione militare nell’Unione Sovietica. Non si esclude inoltre che tra i 21 membri dell’equipaggio ci sia qualcuno in grado di manovrarli e quindi di portarli a terra. Il rischio che il carico d’armi finisca in mani sbagliate ha messo in allerta il Pentagono. A Washington il suo portavoce, Bryan Whitman, citato dalla Reuters, ha confermato che gli americani seguono la situazione attentamente: «Stiamo considerando tutte le opzioni per rispondere al sequestro. È chiaro che la natura del cargo riveste un interesse particolare».

PROFUGHI IN FUGA - Per combattere la pirateria che spadroneggia al largo delle coste somale sono già presenti nell’area navi da guerra francesi, americane, canadesi e malesi e stanno arrivando spagnoli e tedeschi, oltre ai russi. Qualche mese fa anche l’Italia aveva una fregata da quelle parti. Nonostante la Somalia sia una nostra ex colonia noi non abbiamo più nessuno in quelle acque. Giovedì il comando della marina canadese ha fatto sapere che ha esteso di un altro mese la scorta alle navi del World Food Programme, l’agenzia dell’Onu che si occupa di distribuire cibo alla popolazione somala a causa della guerra minacciata dalla fame e dalle carestie. La missione avrebbe dovuto finire all’inizio di questa settimana. Attraversato da più di 20 mila mercantili all’anno, che trasportano il dieci per cento del traffico merci del pianeta, quel braccio di Oceano Indiano è considerato il più pericoloso in assoluto del mondo. A Mogadiscio l’ennesima battaglia dei giorni scorsi si è conclusa con gravissime perdite per i civili, si calcola un centinaio di morti. L’Onu ha lanciato l’allarme: un’ondata di 16 mila profughi è in fuga dalla capitale.

17:19 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cargo, somalia, pirati, carri armati, riscatto | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook