02/07/2009
Protesta contro le case automobilistiche, centro «invaso» da minicar di cartone
Protesta contro le case automobilistiche, centro «invaso» da minicar di cartone
INSTALLAZIONE A PIAZZA VENEZIA. La denuncia di Terra!: le pubblicità sulle auto non rispettano la legge sulle emissioni di Co2
| Le minicar di cartone in piazza Venezia (Eidon) |
Singolare protesta in piazza Venezia. All'alba di giovedì alcuni attivisti per la salvaguardia dell'ambiente hanno messo in opera una grande installazione nel prato antistante l'Altare della Patria. Centinaia di piccole sagome di automobili di cartone, tra a piccoli conigli verdi - le mascotte dell'associazione «Terra!» - campeggiavano sull'erba accompagnate da cartelli che recitavano slogan come «Vietato calpestare il pianeta», «Stop alla pubblicità illegale», «Stop alla CO2».
INTERVENTO DI CARABINIERI E POLIZIA - Sul posto sono intervenuti quasi subito vigili urbani, carabinieri e polizia. Identificati alcuni dei 30 attivisti di Terra! che con il loro gesto hanno voluto protestare contro le emissioni di CO2 e contro le pubblicità illegali delle auto.
All'insegna della salvaguardia del pianeta, gli ambientalisti hanno presentato un nuovo rapporto sulle pubblicità delle auto, nell'ambito della campagna sull'efficienza energetica nel settore.
«Anche a Roma, dove il parco auto non è certo dei meno inquinanti, si continuano a commercializzare veicoli nuovi con pubblicità ingannevoli - spiegano Daniel Monetti e Fabio Ciconte, rispettivamente coordinatore della campagna e presidente di Terra! - contro le quali non viene applicata una legge che pure esiste: il Dpr n.84 del 17 febbraio 2003». Per chi desiderasse aderire alla campagna, su www.terraonlus.it sono pubblicate tutte le informazioni sul caso.
| (Eidon) |
CONTRO L'INDUSTRIA DELLE AUTO - Dal sito è scaricabila anche il rapporto «Venditori di fumo» - spiega l' associazione - che rileva come «il 91% delle pubblicità analizzate sia illegale perché non conforme alla legislazione vigente». Nei materiali promozionali «non si riporta alcuna informazione sulle emissioni di CO2 o le si riporta in forma scarsamente visibile». In particolare, su un campione di 492 inserzioni pubblicitarie esaminate in Italia, «solo il 9% può essere considerato conforme alla normativa», riportando in maniera corretta le informazioni sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei veicoli reclamizzati.
DENUNCIATE LE CASE AUTOMOBILISTICHE - Terra! ha presentato un esposto contro le principali case automobilistiche all'Istituto della Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), all'Unioncamere e le Camere di Commercio delle città sede dell'indagine per denunciare 96 differenti pubblicità. «Non ce ne è una che si salvi - spiega Monetti -. Il 5,68% delle pubblicità analizzate non riporta alcuna informazione su emissioni e consumi, mentre la stragrande maggioranza, l'85,6%, le riporta in dimensioni ben lontano dall' essere di facile lettura o della stessa evidenza rispetto alle informazioni principali fornite nel materiale».
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11/06/2009
Fiat, intesa con Chrysler. Marchionne ad
Fiat, intesa con Chrysler. Marchionne ad
Nove componenti nel nuovo cda, tre saranno scelti dalla casa di torino. Perfezionata l'alleanza tra il Lingotto e la casa Usa. «Giorno importante per tutta l'industria dell'auto»
| (Afp) |
WASHINGTON - Le nozze Fiat-Chrysler ora sono una realtà. A benedirle, annunciando il closing dell'alleanza strategica globale, una nota congiunta delle due case automobilistiche, nella quale si precisa che Sergio Marchionne, ad del Lingotto, sarà anche ad di Chrysler. «Questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell'amministrazione del presidente Obama, - commenta a caldo Marchionne - non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono l'industria automobilistica ma rappresenta un passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di produttori a livello globale». Il nuovo ad della casa Usa saluta l'intesa parlando di un «giorno molto importante, non solo per Chrysler e per i suoi dipendenti, che hanno vissuto quest'ultimo anno in un contesto pieno di incertezze, ma anche per l'intera industria automobilistica». «D'ora in avanti lavoreremo alla definizione di un nuovo modello di riferimento per le aziende automobilistiche che vogliano produrre utili» promette Marchionne, assicurando inoltre che con il Lingotto Chrysler «può tornare ad essere una società forte e competitiva con una gamma di vetture affidabile che colpiscono l'immaginazione e ispirano fedeltà».
IL NUOVO CDA - La nuova Chrysler sarà guidata da un consiglio di amministrazione composto da tre amministratori nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne in qualità di amministratore delegato, quattro nominati dal Dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal governo canadese e uno dall'United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust. Il consiglio dovrebbe nominare presidente Robert Kidder, afferma il comunicato di Fiat. «Chrysler Group LLC e Fiat Group - si legge nella nota del gruppo torinese - comunicano il closing dell'alleanza strategica globale già annunciata, con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in modo efficace a livello mondiale». Fiat fornirà a Chrysler tecnologia, piattaforme e propulsori per vetture piccole e medie. «Chrysler - aggiunge il comunicato - potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall'esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia», conclude la nota.
| (Fotogramma) |
BORSA EUFORICA - L'alleanza strategica tra Fiat e Chrysler dunque è una realtà. Ha spianato la strada alla trattativa finale la decisione della Corte Suprema americana, che respingendo il ricorso contro l’operazione presentato dai fondi pensione dell’Indiana, ha di fatto dato il via libera al passaggio della casa automobilistica americana sotto il controllo del Lingotto. In Italia, l'attesa che l'intesa venisse perfezionata ha fatto schizzare il titolo del Lingotto a Piazza Affari, che ha continuato la sua corsa in Borsa anche dopo l'ufficializzazione della chiusura dell'operazione.
SCAJOLA - Prima che l'operazione venisse chiusa, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola aveva fatto sapere che intende mettere a punto un incontro tra Fiat e le parti sociali, spiegando anche che l'esecutivo vuole avviare «in modo chiaro un confronto sui riflessi in Italia» dell'intesa, tenendo presente che per il governo italiano «i cinque stabilimenti italiani debbano rimanere». «Il governo - ha aggiunto - è disponibile a trovare soluzioni che possano garantire il consolidamento di Fiat in Italia».
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09/06/2009
Chrysler, la Corte Suprema Usa sospende la vendita alla Fiat
Chrysler, la Corte Suprema Usa sospende la vendita alla Fiat
L'ad Marchionne: «Non abbandoneremo l'accordo. CI vuole pazienza». In un’ordinanza il giudice Ginsburg ha affermato che la vendita è «sospesa fino a nuovo ordine»
| (Ansa-Epa) |
NEW YORK - Con un colpo di scena dell' ultimo minuto, una giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Ruth Bader Ginsburg, ha sospeso la vendita della Chrysler alla Fiat, creando nuove incertezze su una operazione che veniva data praticamente per sicura da tutti. In un’ordinanza la Ginsburg ha affermato che la vendita è «sospesa fino a nuovo ordine».
MARCHIONNE - Poche ore dopo l'ordinanza è arrivata la risposta della casa torinese: Fiat non ha nessuna intenzione di abbandonare l'accordo con Chrysler, neanche dopo la scadenza del 15 giugno. «Mai» ha detto a Bloomberg l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, rispondendo ad alcune domande dopo la decisione di sospendere temporaneamente la vendita della compagnia americana. «Dobbiamo essere pazienti - ha precisato il manager italo canadese - e consentire al sistema di lavorare. Non abbandoneremo mai questo processo con la Chrysler».
GLI SVILUPPI - Il giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg ha reso nota la sua decisione proprio prima della scadenza fissata per la giornata di lunedì alle 16 ora locale. Se la Corte Suprema non si fosse espressa, la vendita di Chrysler a Fiat sarebbe stata sbloccata. A questo punto, Ginsburg potrà prendere una decisione da sola, o chiedere all’intera Corte Suprema di decidere. Al momento non si hanno indicazioni su come la questione potrebbe evolversi. Sta di fatto che a incombere è un’altra scadenza cruciale, quella del 15 giugno. Se l’accordo di cessione di Chrysler a Fiat non sarà completato entro questa data, Fiat potrà infatti decidere di ritirarsi dall’alleanza. Ed è quanto ha ripetuto più volte Chrysler nelle ultime ore.
LA STAMPA: «CONTRATTEMPO PER OBAMA» - Secondo i primi commenti a caldo della stampa Usa, si tratta di uno serio contrattempo per l'amministrazione del presidente Usa Barack Obama, perché c'è il rischio non solo di un fallimento per la Chrysler, ma anche di problemi in vista per il secondo colosso di Detroit in difficoltà, la Generale Motors.
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01/06/2009
Via libera all'accordo Fiat-Chrysler Gm chiede la bancarotta pilotata
Via libera all'accordo Fiat-Chrysler Gm chiede la bancarotta pilotata
Al Lingotto il 20% del capitale, potrà salire fino al 55%. GM: debito per 172,81 miliardi, 13 impianti chiusi entro 2010. Obama: «Chrysler ne uscirà più forte e competitiva»
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| Sergio Marchionne (Ap) |
NEW YORK (USA) - Tutto come previsto. Il giudice del Tribunale fallimentare Usa, Arthur Gonzales, ha approvato la vendita di quasi tutti gli asset di Chrysler al gruppo Fiat, dando così il via libera al piano del governo di Barack Obama per l'uscita della casa automobilistica americana dalla bancarotta. La vendita riguarda asset per circa 2 miliardi di dollari alla nuova società che sarà controllata al 68% da un fondo di previdenza sociale, per il 20% da Fiat (destinata a salire in futuro nel capitale fino a un 55%), mentre il restante 12% farà capo ai governi di Usa e Canada.
OBAMA: «NE USCIRÀ PIÙ FORTE» - Il presidente Obama ha detto che Chrysler uscirà dalla bancarotta nelle vesti di una «società nuova, più forte e competitiva». «Solo un mese fa il futuro di questa società era in bilico - spiega -: ora, grazie al sostanziale impegno del governo e ai duri sacrifici di tutti gli attori coinvolti nella vicenda, Chrysler può avere una nuova vita. Avevamo detto che il processo sarebbe stato rapido ed efficiente e così è stato. Decine di migliaia di posti di lavoro saranno salvati grazie a questi sforzi straordinari».
ULTIMI OSTACOLI - C'è però un ultimo ostacolo alla nascita della nuova compagnia. Tre fondi dell'Indiana, fra cui un fondo pensione per insegnanti e poliziotti, hanno preannunciato la presentazione di un ricorso in appello contro la sentenza di autorizzazione, contestando il rimborso di 29 centesimi per dollaro prestato alla Chrysler che era stato stabilito. La Chrysler aveva contratto debiti sul mercato dei bond per 6,9 miliardi di dollari, 42,5 milioni dei quali (circa l'1%) di proprietà dei tre fondi dell'Indiana frondisti che avevano acquistato i bond nel luglio del 2008 per 43 centesimi per dollaro. Dovrebbero presentare ricorso anche alcuni gruppi di concessionari, fra i 789 tagliati fuori dalle operazioni della nuova società. Questi ritengono che la Fiat debba accettare un numero più elevato di concessionari o che l'accordo debba essere fatto slittare affinché possano negoziare con la Fiat un accordo migliore.
GENERAL MOTORS - Sempre oggi il gigante americano dell'auto General Motors ha ufficialmente chiesto al tribunale fallimentare di New York l'avvio della procedura di bancarotta pilotata prevista dal cosiddetto "Chapter 11", e ha presentato la documentazione per lo scorporo delle attività più sane della casa automobilistica. Entro il 2010 saranno chiusi tredici impianti. Nell'istanza viene indicato un debito per 172,81 miliardi e il totale delle attività pari a 82,29 miliardi. I creditori sono oltre 100mila. Il caso è stato assegnato al giudice Robert Gerber. Si tratta della terza maggior bancarotta nella storia americana, dopo quelle di Lehman Brothers (a settembre 2008, debiti per 613 miliardi di dollari) e Worldcom (a luglio 2002, perdite oltre i 30 miliardi di dollari).
AIUTI PER 30 MILIARDI - Il governo potrebbe fornire aiuti per altri 30,1 miliardi di dollari (aveva già versato 20 miliardi), divenendo il maggiore azionista con una quota del 60%. Sarà lo stesso presidente Obama a spiegarlo in un discorso pubblico alle 18 ora italiana. Obama indicherà le tappe di un processo che dovrebbe compiersi in 60-90 giorni, anche se l'amministrazione Usa ha riconosciuto che la situazione di General Motors è «più complessa» di quella della Chrysler e che il processo sarà più lento. Il numero uno di Gm Fritz Henderson potrebbe annunciare la chiusura di undici impianti e la perdita di 21mila posti di lavoro.
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30/05/2009
Battuta Fiat, l'Opel va a Magna
Battuta Fiat, l'Opel va a Magna
Merkel: «Accordo politicamente ragionevole raggiunto con l'aiuto di Obama». L'annuncio nella notte del ministro delle Finanze tedesco Steinbrueck: «Non è stato facile»
BERLINO - Sarà Magna a rilevare il controllo di Opel da General Motors. Dopo aver raggiunto un accordo di massima con Gm nel pomeriggio di venerdì, il fornitore austro-canadese si è assicurato anche il via libera del governo tedesco. L'accordo tra Magna e Opel rappresenta una «soluzione ragionevole», ha dichirato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sottolineando che l'intesa è stata raggiunta con l'aiuto del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, con cui Merkel ha avuto un colloquio telefonico poco prima della chiusura delle trattative. «È una soluzione politicamente ragionevole». Berlino sostiene la proposta di Magna, ha annunciato poco dopo le 2 di notte il ministro federale delle Finanze, Peer Steinbrueck, al termine di una lunga riunione in cancelleria federale a Berlino. «È stata trovata una soluzione per tenere in vita Opel», ha detto Steinbrueck. Inoltre è stata raggiunta un’intesa anche sul modello dell’amministrazione fiduciaria temporanea e sul prestito-ponte da 1,5 miliardi di euro necessario per assicurare la sopravvivenza di Opel nel caso - ormai alle porte - di un’insolvenza di Gm. Per lo Stato la soluzione prevede rischi sì elevati, ma giustificabili davanti ai contribuenti, ha precisato Steinbrueck.
| Sergio Marchionne (Reuters) |
Se la decisione finale sul futuro partner di Opel spetta a Gm, il sì del governo tedesco è fondamentale, in quanto da Berlino arrivano le garanzie pubbliche sul finanziamento-ponte. Fiat ha deciso di non partecipare al nuovo vertice a Berlino, cui hanno preso parte tra gli altri il cancelliere Angela Merkel, i ministri dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, e degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, i governatori dei Laender con stabilimenti Opel, i vertici di Magna e rappresentanti di Gm e del Tesoro statunitense. Il Lingotto - si legge in una nota - non intende assumersi rischi «inusuali» nel negoziato per l’acquisizione della società automobilistica tedesca. La vicenda Opel «sta assumendo i toni di una soap opera brasiliana in un anno elettorale», aveva commentato l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne.
I PUNTI DELL'ACCORDO - L'intesa raggiunta si basa su tre punti: un memorandum d'intesa con la Magna, l'amministrazione fiduciaria per la Opel e un prestito ponte da un miliardo e mezzo di euro erogato dal governo federale e dai quattro Laender tedeschi che ospitano gli impianti della casa automobilistica. La Magna garantirà già dalla prossima settimana la necessaria liquidità. Ha inoltre assicurato che manterrà i quattro stabilimenti in Germania, nei quali lavorano circa 25.000 persone e, secondo l'agenzia Reuters, i tagli saranno 2.600 in concomitanza dell'acquisizione. Dopo la riunione, il ministro Steinbruck, ha voluto rassicurarli: «Posso dir loro che è stata trovata una soluzione». La firma dell'intesa finale è prevista nel giro di cinque settimane: al gruppo austro-canadese andrá il 20% della Opel, alla Sberbank il 35%, alla Gm rimarrà il 35%, mentre i dipendenti controlleranno il 10%.
FRANCESCHINI - In merito alla trattativa sfumata il segretario nazionale del Partito Democratico, Dario Franceschini ha detto: «È un'occasione perduta, mi pare che altri governi si siano impegnati in modo molto determinato per sostenere le loro imprese». «Da noi - ha aggiunto il leader Pd, criticando l'operato del governo - c'è sempre un po' di distrazione».
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29/05/2009
Opel si allontana da Fiat
Opel si allontana da Fiat
MA SCAJOLA: «LA PARTITA E' ANCORA APERTA». Accordo vicino con Magna. Marchionne: «La trattativa sta diventando una soap opera brasiliana»
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| L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne (Afp) |
BERLINO - Magna e General Motors avrebbero raggiunto un accordo di massima sulla Opel, secondo l'emittente tv tedesca N-24 e il canale pubblico Zdf. In serata inoltre fonti del governo tedesco hanno fatto trapelare che il piano Magna ha fatto passi avanti nel corso dell'esame in atto presso la cancelleria di Berlino. Dunque la Fiat sarebbe fuori dalla corsa per l'acquisizione della casa automobilistica tedesca.
MEMORANDUM D'INTESA - L'agenzia Reuters riporta che Magna e Gm stanno cercando adesso di arrivare a un memorandum d'intesa su cui il governo tedesco dovrebbe poi basare la decisione per il previsto finanziamento ponte da 1,5 miliardi di euro alla Opel. Sul memorandum inoltre si baserebbe la prevista amministrazione fiduciaria temporanea della società, necessaria per proteggerla dai creditori nel caso di bancarotta della casa madre americana General Motors. «Un accordo quadro è stato raggiunto - scrive la Reuters citando una fonte vicina ai colloqui -. L'obiettivo è di definire il maggior numero di dettagli possibile prima dell'incontro con la Merkel per firmare un memorandum d'intesa oggi».
VERTICE - Il governo tedesco ha rinviato di due ore il vertice in programma alle 16. All'incontro non partecipano i rappresentanti di Fiat, Magna e Gm, ma solo esponenti del governo tedesco nazionale e regionali. È improbabile che venga presa qualche decisione definitiva sul futuro partner della casa automobilista. Secondo il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg non ci sono garanzie che oggi si raggiunga un accordo per Opel. Il ministro conferma però che Magna e Gm stanno ancora discutendo una possibile intesa: «Ci sono alcune idee di Magna su cui si sta ancora discutendo con Gm e che anche noi stiamo esaminando. Non ci sono garanzie che oggi arriveremo a un accordo».
MARCHIONNE: «SOAP OPERA» - Duro il commento di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: «Le trattative con la Opel stanno diventando una specie di soap opera brasiliana in un anno elettorale». Per Fiat, Chrysler è «l'obiettivo primario», ma non è venuto meno l'interesse per Opel e in particolare per le attività in America Latina di General Motors. Ma in ogni caso «la vita va avanti», spiega l'ad: se Fiat non riuscirà ad acquisire Opel, continuerà a cercare un accordo per Saab. Invece Fiat non è interessata a una cooperazione con Magna su Opel, né all'acquisto del marchio Saturn di Gm. Infine Marchionne ha espresso l'auspicio che la Ue, seppure in ritardo, si occupi della vicenda Opel.
«NO RISCHI INUSUALI» - Poche ore prima la Fiat aveva fatto sapere che non intendeva partecipare alle riunioni «che hanno come unico argomento all'ordine del giorno il supporto finanziario di urgenza a Opel». Il gruppo di Torino «riafferma il suo interesse alla ricerca di un possibile accordo», ma non avendo avuto il tempo necessario per una valutazione della situazione finanziaria dell'azienda tedesca non può prendersi «rischi inusuali». Ricorda le proposte fatte e aggiunge: «Di più non ci può essere richiesto».
ULTIME RICHIESTE - Nella nota, la Fiat «riafferma il suo interesse alla ricerca di un accordo con General Motors per la possibile fusione delle proprie attività automobilistiche con quelle di Opel», che porterebbe alla creazione del secondo produttore automobilistico in Europa. «Il piano proposto da Fiat - prosegue la nota - limiterebbe i costi sociali del processo di integrazione e al tempo stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la condivisione di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni». La ricerca di un partner per Opel, iniziata da Gm e proseguita dal governo tedesco, «è stato un processo complicato e difficile - sottolinea Marchionne -. Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero di settimane, ma le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente, dal momento che non eravamo stati informati di certi dati e informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un'offerta di fusione seria». Perciò, Fiat «non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e poter così formulare un'offerta di fusione che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat». «Le richieste dell'ultima ora costringerebbero, fra l'altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell'immediato - spiega il comunicato della casa torinese -, mentre il governo tedesco determina i tempi e le altre condizioni del finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e irragionevoli». Senza il tempo necessario a una «valutazione di business» e le «usuali attività di due diligence». Marchionne ribadisce quindi l'offerta di «apportare le nostre attività automobilistiche senza debiti», ma «di più non ci può essere richiesto». Alla luce di queste considerazioni - conclude la nota - «Fiat ha deciso di non partecipare alle riunioni che il governo tedesco sta cercando di organizzare a Berlino».
SCAJOLA: «LA FIAT NON È FUORI DAI GIOCHI» - La Fiat non è fuori dai giochi: così il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha commentato le voci del presunto accordo tra Gm e la casa austro-canadese Magna. Scajola è a Bruxelles per l'incontro tra la commissione Ue e i ministri dell'industria europei per discutere del caso delle filiali europee di Gm. «L'ipotesi su cui si starebbe ragionando - ha spiegato Scajola - è quella della costituzione di una società, con un prestito ponte da 1,5 miliardi, che per sei mesi gestisce Opel e garantisce la permanenza dei siti nell'attesa che venga perfezionato l'accordo con l'acquirente, che potrà essere Fiat o Magna. Anche se per ora - ha aggiunto il ministro - General Motors sembra privilegiare Magna, pur in presenza di alcune parti un pò oscure in mancanza di una valutazione complessiva su Opel».
PRESTITO DI 1,5 MILIARDI - Il vice portavoce del governo tedesco, Thomas Steg, ha detto che Berlino intende concedere alla Opel un prestito ponte per un massimo di 1,5 miliardi di euro. «Oltre questa cifra, il governo non è disponibile - ha sottolineato -. Il salvataggio della Opel non sarà a ogni costo».
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26/05/2009
La carta di Torino: nessuna scalata, una fusione con Opel
La carta di Torino: nessuna scalata, una fusione con Opel
La telefonata La Cancelliera chiama, il manager torna dagli Usa. E zu Guttenberg invita John Elkann
MILANO — I concorrenti, ossia i vertici di Magna, Angela Merkel li ha già incontrati. Robusto appoggio, per loro: sabato sera, in Cancelleria, li ha preceduti una telefonata di Vladimir Putin. Chiaro effetto dell’alleanza con i russi di Gaz e Sberbank e di quanto tenga, Mosca, a vincere la partita su Opel. Sergio Marchionne con Frau Merkel si vedrà invece oggi. Volo diretto dagli Usa — dov’era appena arrivato e dove dovrebbe tornare subito — dopo l’invito ricevuto da Berlino al termine della riunione di governo. A precedere lui, stando alle dichiarazioni ufficiali, nessuna chiamata da Palazzo Chigi: «Non voglio interferire», ha spiegato Silvio Berlusconi alla Cnn. E all’amministratore delegato Fiat va bene così. Difficile sostenere che gli sarebbe spiaciuto, un appoggio dell’esecutivo italiano analogo a quello messo in campo dai competitor.
Ma si è sempre mosso da solo, in Germania come in America, per cui non è nemmeno da escludere che il «non intervento » sia stato in realtà in qualche modo concordato. Magari attraverso Gianni Letta.
Sia come sia, il tutto è in pieno stile Marchionne. Dalla Merkel si presenterà forte del suo piano e nient’altro. Se la spunterà su Magna, nessuno potrà sostenere che hanno vinto lobby interne e internazionali. Se dovesse perdere, in molti torneranno quei sospetti di «decisione preconfezionata» che anche in Germania circolano dall’inizio della gara su Opel. E se finisse — ma la Cancelliera si è già detta contraria — con la temporanea parità di un’«insolvenza controllata», tutti leggeranno la scelta come un rinvio dettato dall’imbarazzo tedesco e dal fantasma delle prossime elezioni.
Marchionne, oggi, ovviamente questi discorsi non li farà. A Frau Merkel ripeterà quello che ha già detto ai ministri, ai leader politici, ai governatori dei laender, ai sindacati. Ma avrà da illustrare, in più, la carta giocata nel weekend. Quel rilancio destinato a rafforzare ancora l’anima strettamente industriale del progetto Fiat: una fusione, non un takeover, per creare un gruppo che punta a giocare da secondo player mondiale. «Baluardo contro l’esodo di tecnologia dalla Germania e dall’Italia», l’ha definito Marchionne, parlando di piano «realistico», con prezzi minimi sul fronte dell’occupazione e, insieme, senza «costi occulti » da scaricare sui contribuenti: tutte le garanzie statali, ha assicurato, saranno restituite entro quattro anni (uno in meno rispetto alla proposta iniziale Fiat e all’ultima offerta di Magna).
Per dirla con le parole di Luca Cordero di Montezemolo, ieri: «Il piano presentato da Marchionne e dai suoi collaboratori è chiaro, l’importante è stare fermi su quello. Ora c’è da parlare poco e vedere l’evoluzione ». Ci sarà del resto poco da aspettare. La Merkel ha promesso una decisione al massimo per giovedì mattina. E già oggi i vertici Fiat faranno un primo punto diretto. Non solo al telefono. Coincidenza vuole che John Elkann avesse da tempo in agenda un meeting berlinese organizzato dall’ambasciatore italiano. Karl-Theodor zu Guttenberg, il ministro cui fa capo direttamente il dossier Opel, ha chiesto di incontrare anche lui. Scontato quel che si sentirà dire: appoggio totale dell’azionista di riferimento alla strategia che, nel frattempo, l’amministratore delegato avrà illustrato o illustrerà in Cancelleria.
Raffaella Polato
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24/05/2009
«Opel, le tre offerte sono insufficienti»
«Opel, le tre offerte sono insufficienti»
Scajola: «l'offerta del lingotto sul piano industriale è di maggiori prospettive». Doccia fredda dal ministro Guttenberg. Ma per la «Bild» Merkel appoggerebbe Fiat. Marchionne: «Duemila esuberi»
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| Angela Merkel (Reuters) |
BERLINO - Nella partita su Opel il Lingotto potrebbe calare il suo asso nella manica, nientemeno che l'appoggio di Angela Merkel, ma a raffreddare gli animi arriva una dichiarazione del ministro dell’Economia tedesco, Karl Theodor zu Guttenberg, che giudica le tre offerte pervenute finora per l’acquisizione di Opel «insufficienti». «Ci troviamo ora con tre offerte per il rilevamento di Opel. Ma questo non significa che una di queste automaticamente e per forza abbia effetto - ha dichiarato alla Bild am Sonntag, edizione domenicale del tabloid -. Prima dobbiamo essere sicuri che le considerevoli risorse fiscali, che dovremo impegnare per questo, non vadano perse. Questa sicurezza non è attualmente garantita da alcuna delle tre offerte in modo sufficiente». Il riferimento è ai piani presentati da Magna, Fiat e dal fondo statunitense Ripplewood. Con queste carenze, spiega Guttenberg, «un'insolvenza regolata sarebbe chiaramente la soluzione migliore, anch'essa potrebbe aprire delle possibilità per il futuro di Opel».
«MERKEL APPOGGIA FIAT» - Sempre secondo la Bild am Sonntag, Angela Merkel appoggia indirettamente il piano presentato da Sergio Marchionne e «respinge» quello di Magna (che ha invece il sostegno del vice cancelliere e ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeir e del governatore dell'Assia Roland Koch), soprattutto se il colosso austro-canadese resterà fermo nell'idea di tagliare 2.200 posti di lavoro nella fabbrica di Bochum, nel Nord Reno-Westfalia. Nei giorni scorsi era stato il governatore del più industrializzato e popoloso land tedesco, con 18 milioni di abitanti, a rifiutare nettamente l'offerta di Magna. Sul piano politico il Nrw gioca un ruolo decisivo nella partita elettorale per le elezioni del 27 settembre per la Cancelleria. Dopo essere stato per decenni una roccaforte socialdemocratica, il Nord Reno-Westfalia è stato conquistato nel 2005 da Rüttgers, un cristiano-democratico di sinistra che tuttora gode di una vasta popolarità per il suo impegno sociale e governa il land alla testa di una coalizione con il partito liberale.
MARCHIONNE: 2MILA ESUBERI ALLA OPEL - Dal quartier generale della Fiat l'ad Sergio Marchionne rilancia l'offerta Fiat, in un'intervista alla Bild am Sonntag: al massimo 2mila esuberi alla Opel e sì alla mitbestimmung, la cogestione sindacale. Il nostro piano, spiega, «soddisfa meglio di ogni altro tutti i criteri. Chiunque sappia far di conto, anche nel mondo politico, è in grado di verificarlo». Marchionne riconosce che il Lingotto «incontra attualmente in Germania ancora alcune riserve», ma precisa che «diversamente dai nostri concorrenti, il nostro piano è un bastione contro l'esodo di tecnologia automobilistica dalla Germania e dall'Italia. Le nostre cifre sono oneste e non nascondono costi, che alla fine ricadrebbero sulle spalle dei contribuenti tedeschi». In termini concreti Marchionne promette di mantenere almeno 23mila dei 25mila posti di lavoro Opel in Germania, poiché «nel caso più sfavorevole sarebbero al massimo 2mila posti di lavoro a essere colpiti da un'integrazione di Opel in un gruppo unitario libero da debiti con la Fiat». Marchionne aggiunge che il Lingotto rispetterà «tutte le norme sul diritto del lavoro esistenti in Germania, in particolare la legge aziendale e la mitbestimmung (che prevede una composizione paritetica di sindacalisti e rappresentanti dei datori di lavoro nel Consiglio di sorveglianza di un'azienda, ndr)». Inoltre, «i 4 miliardi di obblighi pensionistici di Gm Europe sono calcolati nel nostro piano di finanziamento e a differenza degli altri competitori, Fiat dispone di un sufficiente ed elevato cash-flow, superiore a 3 miliardi di euro all'anno. Oltre a ciò, ci sono 1,5 miliardi di euro di sinergie con Gm Europe, compresa Opel, che ci consentiranno di restituire le garanzie statali (promesse dal governo tedesco, ndr) al massimo entro 5 anni». In un'altra intervista a Der Spiegel, ripresa dalla Stampa, Marchionne giudica negativamente l'offerta della concorrente Magna: «Se uno dei miei venisse da me con un piano simile il giorno dopo si ritroverebbe senza lavoro. Magna si comporta come se avesse scoperto la Russia, mentre probabilmente conosciamo meglio noi quel mercato. Il mercato automobilistico russo è crollato del 50% negli ultimi sei mesi e non può assorbire le scorte di Opel senza mettere a rischio l’industria locale». L'ad del Lingotto si rivolge anche ai sindacati tedeschi che non nascondono di preferire Magna: «Sperano che il suo piano non comporterà nessun taglio alla produzione, ma temo che si sbaglino. E purtroppo di grosso».
SCAJOLA: «SONO OTTIMISTA» - Sull'operazione Fiat-Opel è intervenuto sabato anche il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «Ho l'ottimismo che mi deriva dal convincimento che l'offerta Fiat sul piano industriale è sicuramente di maggiori prospettive - ha detto a margine di una conferenza stampa con il ministro dell'Energia Usa Stephen Chu -. Ogni dichiarazione di un esponente del governo italiano in questo momento può essere molto delicata per la valutazione che deve fare il governo tedesco, che è vicino alle elezioni. Quindi emergono posizioni diverse». Rispetto all'intesa raggiunta con Chrysler, spiega, «l'accordo con Opel è più complesso. Lo stanno trattando e voglio farli lavorare con grande rispetto, senza disturbare le trattative in corso. Nei prossimi giorni faremo l'incontro con Fiat e sindacati per valutare i riflessi di questo accordo sulle politiche industriali in Italia». Secondo il ministro non è comunque «un problema di ore o di giorni. Credo che durante una delicata trattativa sia impossibile chiedere a Fiat che vengano resi pubblici i suoi interessi per gli stabilimenti italiani».
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22/05/2009
Fiat: «Meno di 10mila gli esuberi» Berlino: «Magna? Nessun favorito»
Fiat: «Meno di 10mila gli esuberi» Berlino: «Magna? Nessun favorito»
Il governatore dell'Assia: «Deludente l'offerta italiana». Lo precisa il Lingotto in relazione a «Notizie errate che indicano in 18 mila il numero degli esuberi in Germania»
| Roland Koch con il Cancelliere tedesco Angela Merkel (Epa) |
BERLINO - Sarà complessivamente inferiore a 10 mila unità, distribuita in tutta Europa e in maniera progressiva nel tempo, la riduzione degli organici prevista dall'offerta Fiat per la Opel. Lo precisa il Lingotto in relazione a «notizie errate che indicano in 18 mila il numero degli esuberi in Germania, nel caso in cui l'offerta Fiat per la Opel fosse accolta». «Si tratta - sottolinea la nota della Fiat - di una informazione totalmente falsa». L'impatto in Germania del piano sarà quindi relativamente più basso di questa cifra, cioè di 10 mila esuberi.
FIOM - «Non conoscendo che cosa la Fiat intenda fare nel suo piano industriale, ribadiamo che ci vuole un incontro e che non è possibile pensare a chiusure nel nostro Paese». Così il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, commenta la precisazione della Fiat. Rinaldini ricorda che, in occasione del congresso internazionale dei metalmeccanici a Goteborg, domenica si terrà una riunione dei sindacati coinvolti nella vicenda Fiat per fare il punto. Non è escluso che vengano decise iniziative di mobilitazione comune.
IL GOVERNATORE DELL'ASSIA - Il numero dei presunti esuberi nell'ambito del piano di acquisione di Opel era visto dai commentatori tedeschi come uno dei punti deboli del progetto del Lingotto. Ora la smentita di Torino ristabilisce la verità, anche se dalla Germania continuano ad arrivare dichiarazioni di una preferenza tedesca per l'offerta della società di componentistica austro-canadese Magna. «Magna è in pole position rispetto a Fiat» annuncia ad esempio Roland Koch alla radio tedesca: secondo il governatore del Land dell'Assia, dove risiedono alcuni degli stabilimenti Opel, c'è «una chiara classifica» degli offerenti per la casa automobilistica tedesca, con il gruppo austro-canadese che in questo momento sarebbe avvantaggiato rispetto al Lingotto.
«MAGNA IN POLE» - «Credo che ci sia una classifica secondo cui l'offerta da parte di Magna sia la più vicina alle speranze e ai desideri dell'area politica tedesca, ma anche dei lavoratori», ha dichiarato Koch. «C'è un'offerta molto interessante da parte di un investitore finanziario parte del gruppo Ripplewood», ha aggiunto, riferendosi alla filiale belga del gruppo americano. «E sicuramente alcuni sono delusi dal fatto che l'offerta di Fiat sia molto lontana da quanto sperato. È un'offerta che richiede un nuovo ripensamento se vorrà essere considerata. C'è una chiara classifica».
BECK - E a rincarare la dose ci pensa anche Kurt Beck, il governatore della Renania-Palatinato, il lander dove ha sede l'impianto di Kaiserslautern, il quale accusa implicitamente il Lingotto di mentire sugli esuberi. Il piano per Opel di Magna prevede 10mila esuberi, 2.500 dei quali in Germania, mentre Fiat avrebbe intenzione di tagliare 12mila posti, con maggiori ripercussioni sui lavoratori tedeschi ha dichiarato Beck. La dichiarazione del governatore, che oggi ha partecipato ad un vertice con rappresentanti del governo e delle regioni che ospitano impianti Opel, contraddice quindi la nota diffusa oggi dal Lingotto. Beck ha aggiunto che il piano di Magna offre anche una prospettiva migliore sul futuro di Opel.
BERLINO: NESSUNA GRADUATORIA - Al momento, ha però puntualizzato il portavoce del governo tedesco, Thomas Steg, «non ci sono favoriti» per la corsa a Opel. Steg ha aggiunto che l'esecutivo «si prenderà tutto il tempo di cui ha bisogno» per valutare le offerte.
OFFERTA CINESE - Il governo, inoltre, non sarebbe a conoscenza di una presunta proposta cinese per la casa automobilistica tedesca. Sarebbe la Beijing Automotive Industry Corp (Baic), che secondo il Financial Times avrebbe inviato una lettera in cui esprime interesse per rilevare una quota nella casa tedesca, assieme al resto delle attività in Europa di General Motors. La missiva sarebbe stata recapitata a Commerzbank, advisor per conto di Gm sulle cessioni, ma nella giornata di giovedì, ovvero con un giorno di ritardo rispetto al termine fissato per presentare le offerte.
IL PIANO DI MAGNA - Intanto però si precisano i contorni del piano di Magna, che punterebbe al 20% di Opel. Lo riporta l'agenzia Reuters, citando l'amministratore delegato della società canadese Siegfried Wolf, secondo il quale il piano prevede che le restanti quote di Opel sarebbero suddivise fra General Motors, la russa Sberbank e i dipendenti. In particolare - riporta Reuters - a Gm andrebbe un 35% e a Sberbank un altro 35%. Ai dipendenti andrebbe il restante 10% della società e nessuno dei quattro impianti Opel in Germania sarebbe chiuso. Nell'operazione Magna e Sberbank potrebbero investire 700 milioni di euro.
Il piano di Magna prevederebbe circa 10.000 esuberi a livello europeo, di cui un quarto in Germania scrive invece il quotidiano Rheinische Post, in un articolo che verrà pubblicato sabato. La prevista riduzione del personale in Germania, spiega il quotidiano, sarebbe concentrata nello stabilmento di Bochum (Nord Reno-Westfalia), dove verrebbero eliminati 2.200 posti di lavoro su un totale di 5.300 dipendenti. Per far fronte ai costi di ristrutturazione e agli obblighi pensionistici della Opel (stimati in tre miliardi di euro), prosegue il giornale, la Magna chiede garanzie pubbliche sul debito per un totale di 4,5 miliardi di euro.
LE INDISCREZIONI - In precedenza, l'ad di Fiat Sergio Marchionne aveva dichiarato che «la Fiat ha più del 50% di possibilità di farcela nella sfida per Opel». Tuttavia, all'indomani della presentazione delle offerte, lo «Spiegel online» aveva riferito che la Gm avrebbe già scelto il suo candidato di punta - proprio il consorzio Magna-Gaz - relegando al terzo ed ultimo posto dei piani preferiti quello del Lingotto. Naturalmente si tratta di un'indiscrezione non confermata, come tante che in queste ore circolano a Detroit e Berlino, ma solo qualche ora dopo la sua pubblicazione Marchionne ha assicurato proprio al settimanale tedesco: «Noi manterremo tutte le quattro fabbriche della Opel in Germania». Per Torino, quindi, la partita si gioca ancora sulle garanzie all'occupazione.
OFFERTA FIAT ANCHE PER LE ATTIVITA' DI GM IN AMERICA LATINA - Intanto da Torino fonti industriali hanno indicato che Fiat ha anche presentato un'offerta per le attività sudamericane di General Motors in Brasile e Argentina. Nel 2008 la casa americana ha venduto circa 1,2 milioni di veicoli in America Latina, mentre Fiat ne ha commercializzati oltre 700mila, sopratutto in Brasile.
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20/05/2009
FIAT: PRESENTATA OFFERTA OPEL, COMPRENDE VAUXHALL
FIAT: PRESENTATA OFFERTA OPEL, COMPRENDE VAUXHALL
TORINO - L'offerta per Opel riguarda anche le attività di Vauxhall, in Inghilterra. Lo rende noto la Fiat nel comunicato in cui annuncia ufficialmente la presentazione dell'offerta. Se l'operazione verrà finalizzata -si legge nel comunicato - sarà possibile dar vita a una nuova società che integrerà le attività di Fiat Group Automobiles, inclusa la partecipazione in Chrysler, e di Opel. L'advisor per l'operazione dovrebbe essere Unicredit, secondo indiscrezioni del mondo finanziario.
IN TUTTO SONO TRE LE OFFERTE
Sono tre le offerte, fra cui quella di Fiat, arrivate per Opel. E' quanto rende noto la Bloomberg che cita un portavoce di Gm Europe. Secondo fonti del governo, oltre alla casa torinese, avrebbero presentato la propria proposta il produttore di componentistica canadese Magna International (insieme alla russa Gaz) e il fondo di investimento belga Rhj.
Una decisione sul futuro della Opel dovra' essere presa al piu' tardi ''all'inizio della settimana prossima''. Lo ha detto oggi il ministro del Lavoro tedesco, Olaf Scholz. Al termine del vertice straordinario dell'Esecutivo tedesco sulle sorti della casa automobilistica, Scholz ha sottolineato inoltre: ''Non abbiamo molto tempo''.
SACCONI, DOMANI VICENDA IN CDM
La vicenda Fiat arriva domani in Consiglio dei ministri che discutera' anche sulla richiesta di un confronto con azienda e sindacati. E' il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ad annunciarlo, nel giorno in cui il Lingotto presenta a Berlino la sua offerta per Opel. A Piazza Affari il titolo chiude sulla soglia degli 8 euro (7,98), in crescita dell'1,79%, con oltre il 5% del capitale che passa di mano. Sergio Marchionne e il presidente Luca Cordero di Montezemolo spiegano le mosse della Fiat alla famiglia riunita nel centro di Balocco, in provincia di Vercelli, per l'assemblea dell'accomandita Giovanni Agnelli e C., la cassaforte che detiene il controllo di Exor e della Fiat. E dal governo l'amministratore delegato incassa un nuovo attestato di fiducia e di stima dal governo. ''La migliore garanzia per il mantenimento del lavoro anche nel nostro Paese e' che la Fiat cresca'', dice il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, che parla di offerta ''accolta bene'' e invita ''a lasciar lavorare Marchionne in questa difficile trattativa''. Lo stesso Scajola ci tiene a dire di non aver mai sentito parlare di chiusura di due stabilimenti italiani, alludendo ai rischi paventati per Pomigliano e Termini Imerese: ''noi non seguiamo voci - spiega - ma la realta'''. Una convinzione che ha anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, secondo il quale non esistono ''ragioni industriali per le quali gli stabilimenti italiani della Fiat debbano chiudere. Se ci sono, sono di natura politica, e questo sarebbe inaccettabile''. ''I sindacati non saranno convocati a giochi fatti'', assicura Sacconi di fronte alle nuove, pressanti richieste delle organizzazioni dei lavoratori. ''Vogliamo l'incontro con la Fiat prima che l'azienda concluda l'intesa con Chrysler e Opel'', insiste il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi. ''Continuiamo a essere tenuti all'oscuro - dice Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom - Marchionne sta trattando con tutti tranne che con noi''. Il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, torna a sollecitare il governo perche' convochi Sergio Marchionne ''per avere quelle garanzie che ancora non ha avuto'', mentre il Consiglio regionale della Campania approva all'unanimita' un ordine del giorno a sostegno della vertenza Fiat. Il leader del Pd, Dario Franceschini, chiede al governo di battersi perche' la Fiat si impegni a non smantellare gli stabilimenti in Italia. E dal mercato arrivano segnali contrastanti. L'azienda annulla una settimana di cassa integrazione a Mirafiori sulla linea di produzione dell'Alfa Mito per 1.800 lavoratori, ma annuncia il ricorso a tre settimane di cig, dal 15 giugno al 3 luglio, nello stabilimento Powertrain di Torino.
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