18/03/2011

La casa popolare della Polverini: «A 130 euro al mese»

La casa popolare della Polverini: «A 130 euro al mese»

Lazio: Inchiesta dell'«Espresso» sulla governatrice. Sull'Aventino per 15 anni per 5 stanze

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29/09/2010

«Case ai rom? Non si torna indietro»

«Case ai rom? Non si torna indietro»

Lombardi: ora passeremo ad esaminare accuratamente i casi restanti. Il prefetto: undici alloggi già consegnati. I patti firmati vanno rispettati. Don Colmegna: un passo avanti

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14/08/2009

Blitz nel ghetto, sequestrate armi e droga

Blitz nel ghetto, sequestrate armi e droga

 

Via al blitz nel "ghetto" Case popolari circondate: sequestrate armi e droga

 

Milano - Sei palazzi popolari alti nove piani, in tutto 216 alloggi su cui campeggia, ben visibile su un muro, la scritta "Ghetto of Milan". Alcuni grammi di cocaina, una mitraglietta Skorpion con venti proiettili e un silenziatore: è questo il bilancio del blitz scattato all’alba nelle case popolari, in viale Sarca e viale Fulvio Testi a Milano, considerate uno dei fortini dello spaccio di droga. Le forze dell’ordine hanno circondato i palazzi per eseguire controlli a persone e autoveicoli e una dozzina di perquisizioni domiciliari per droga e armi.

Nel ghetto di Milano Per circa quattro ore 140 tra poliziotti e carabinieri, con il contributo di quattro unità cinofile e un elicottero, hanno perquisito 12 appartamenti e controllato diversi garage. In tutto sono 51 le persone e 28 i mezzi (15 auto e 13 scooter) controllati dalle forze dell’ordine. Indispensabile l’aiuto dei vigili del fuoco per farsi largo davanti a ingressi sigillati. Il blitz ha permesso il sequestro, in un garage di viale Sarca, di 3,5 grammi di cocaina e di un bilancino di precisione. In un angolo, nascosta in un panno colorato, c’era la mitraglietta funzionante, insieme ai proiettili e al silenziatore di ottima fattura. Un’arma, sarà presto analizzata, che potrebbbe essere stata usata in qualche rapina. Difficile, spiega uno degli investigatori, farsi spazio nel dedalo di garage usati come nascondiglio per armi e droga. Gli impianti di areazione erano spessi usati come cunicoli per passare da una stanza all’altra. Nessuno dei 36 alloggi occupati abusivamente è stato sgomberato.

I condimini: "Siamo in prigione" Il massiccio blitz è stato accolto dall’indifferenza degli abusivi e dalla speranza degli inquilini regolari. I primi, per lo più raccolti in gruppetti nel cortile, osservano l’andirivieni di uomini in divisa e non si aprono ai cronisti. Gli altri, i condomini che pagano anche 600 euro al mese, si sfogano con gli ispettori Aler. Chiedono giustizia e pulizia, l’allontanamento degli abusivi e l’abbattimento del muro di cinta, che li fa sentire come in prigione. Vorrebbero un incontro con il presidente dell’Aler, Loris Zaffra, per poter esprimere finalmente il disagio con cui convivono da anni. Sporcizia, droga, degrado, paura. I più, però, non vogliono esporsi. Restano in casa, osservano dalle finestre, al massimo concedono interviste in assenza di telecamere. Per non passare un guaio. Perché finito il blitz, andati via ispettori e forze dell’ordine, la loro vita tornerà quella di prima, costretti tra l’illegalità e i rifiuti.


25/06/2009

Fisco, a Padova falsi poveri in case popolari ma con Porsche e Jaguar

Fisco, a Padova falsi poveri in case popolari ma con Porsche e Jaguar

 

Tenore di vita da vip e redditi effettivi non dichiarati. Operazione delle Fiamme Gialle che ha indagato gli assegnatari delle vecchie «case popolari»

 

PADOVA - Una serie di falsi poveri sono finiti nel mirino delle Fiamme Gialle padovane, che hanno scandagliato le situazioni reddituali e patrimoniali di assegnatari delle vecchie «case popolari», che presentano indici di capacità contributiva non in linea con i redditi dichiarati. Scoperti tre padovani assegnatari di case popolari che nei parcheggi degli alloggi tenevano una Porsche Cayenne, una Porsche Carrera 911, una Volkswagen Tuareg ed una Jaguar, veicoli dal valore complessivo di circa 300.000 euro. A Cittadella scoperti invece tre «poveri» imprenditori , proprietari rispettivamente di una BMW M3, una Porsche Carrera S911 ed una Porsche Carrera 911. Dalla successiva attività investigativa è emerso un tenore di vita da vip e redditi effettivi non dichiarati pari a oltre 1 milione di euro.

GLI ESEMPI - Un quarantanovenne, titolare di una ditta di abbigliamento, oltre alla Porsche «Carrera 911» del valore di 76.000 euro, risulta essere proprietario di una villa in città e di una casa in Sardegna, per un reddito complessivo ricostruito dalle fiamme gialle di quasi 250.000 euro. A fronte di tale ricchezza, negli ultimi quattro anni aveva dichiarato in media un reddito annuale pari a 2.500 euro. Un trentaduenne, titolare di una ditta immobiliare, oltre alla BMW «M3» del valore di 66.000 euro, risulta proprietario di una moto Ducati «Supersport», di un autocaravan Mercedes «Viano», di una barca a vela di 13 metri «Bavaria 42» del valore di 120.000 euro, di 5 immobili tra ville ed appartamenti in città e in una nota località montana, per un reddito complessivo ricostruito dalla Guardia di Finanza pari a circa 500.000 euro. Negli ultimi quattro anni aveva dichiarato mediamente un reddito annuale di 12.750 euro. Caso analogo per un trentottenne, socio di una azienda dedita al commercio di legname, oltre alla Porsche Carrera S911 del valore di 68.000 euro, risulta essere proprietario di una moto BMW, per un reddito complessivo ricostruito di quasi 200.000,00 euro, mentre negli ultimi quattro anni aveva dichiarato in media un reddito annuale di 7.000 euro. Complessivamente l'attività di controllo nei confronti dei soli sei «falsi poveri» ha permesso ai finanzieri del Comando Provinciale di Padova di accertare l'occultamento all'Erario di redditi effettivi pari a oltre 2 milioni di euro.


05/05/2009

Troppi abusivi nelle case popolari E gli inquilini ora entrano con il badge

Troppi abusivi nelle case popolari E gli inquilini ora entrano con il badge

 

Stanchi di protestare, i residenti si sono tassati per tenere alla larga spacciatori e abusivi e sentirsi più sicuri

 

Le case popolari di via Lope De Vega (Del Puppo)
Le case popolari di via Lope De Vega (Del Puppo)

MILANO — Siccome puntano in alto, molto in alto, si son fatti fare il preventivo per un sistema sofisticatissimo di telecamere. Il preventivo era, decisamente, fuori bilancio. Hanno ripiegato sul badge. Che comunque resta una rivoluzione. Anche economica, nonostante gli appena 41 euro annui versati dalle 240 famiglie affinché in ciascuna delle 14 scale si possa entrare soltanto strofinando il tesserino magnetico.

Siamo in via Lope de Vega, Sud di Milano, non lontano dai Navigli. In un complesso popolare con mille abitanti dei quali l'80% anziani. Pensioni minime. E palazzi invasi dagli abusivi. E box riempiti dagli spacciatori. E incursioni di vandali, «mio dio, animali», che lasciano il segno lanciando i propri escrementi contro le vetrate. I residenti si sono tassati. Ed ecco il badge. «La nostra arma contro i cattivi». Funzionerà? Per adesso, il badge è attivo in cinque scale. Se qualcheduno lo perde, per riaverlo deve andare a far denuncia dai carabinieri. In via Lope de Vega ci sono certe fedine penali che non finiscono più e ci sono certi traffici sporchi che è meglio lasciare nascosti. Dunque, per evitare una visita dai carabinieri, i meno diciamo santerellini evitano di cedere il tesserino a estranei (sia mai vada perduto) o quantomeno ci pensano prima due volte. Il complesso popolare, di proprietà dell'Aler, l'azienda lombarda di edilizia residenziale, prende tutta la via, parte dal civico 1 e arriva al 27, presenta alla vista questo cortile peraltro non in piano bensì con leggeri pendii che formano pozzanghere- laghi. Il cortile è circondato da facciate imponenti, compatte, serrate, che tolgono fiato e cielo.

Sorto negli anni Settanta, il complesso divenne noto ancor prima di iniziare a vivere: i muratori dovevano finire di mettere il tetto che gli appartamenti già erano andati occupati. Capite come mai qui gli abusivi siano questione genetica? Oggi resistono una ventina di famiglie. «Non pagano l'affitto? Però almeno, la luce potrebbero pagarla» dice un'anziana con gli occhi grandi e azzurri. Una volta un abusivo per far andare la televisione al plasma s'inventò un collegamento ai cavi elettrici dell'ascensore. La tivù girava a mille. L'ascensore rischiò di precipitare con la gente dentro. Ieri pomeriggio, erano le 17, due vecchiette si sono schiantate a terra. Travolte dalla fatica. Sorreggevano una panchina che ragazzini del cortile hanno sradicato da un parco. Una si è fatta scappare una parolaccia, si è vergognata, ha chiesto scusa, tutta rossa in viso. «Proviamo a riportarla al suo posto». Non ce la faranno. «Abbiamo chiesto ai vigili di venire a prendersela. Non sono venuti» dice Romano Attilio Zeppilli, nel frattempo comparso. Zeppilli, 52 anni, un gran personaggio, è l'anima del comitato di autogestione degli inquilini. È stato Zeppilli a inventarsi il badge.

«Ci lamentiamo per la mancanza di sicurezza? Noi non parliamo e basta. Noi facciamo. Ci proviamo». A Milano, la Milano dell'Expo e della caccia ai clandestini, Regione, Comune e Provincia hanno stanziato appositi fondi per la sicurezza nei quartieri popolari. Il comitato, le cui tenere e testarde crociate contrastano cattivi di nazionalità italiana — una minoranza, gli immigrati, tra i balordi — ha chiesto che una parte dei fondi venisse utilizzata per installare le telecamere accompagnandoci una presidio fisso di una guardia giurata. «L'Aler ha detto no» ripete Zeppilli, e mostra le email dell'azienda, con risposte interlocutorie, burocratiche. Nel cortile d'un tratto si sentono rumori da effetti speciali, è una moto che nei box compie sgommate tremende. «È rubata». Due bimbi applaudono. Dietro i bimbi, una parete con un po' di scritte. Le scritte raccontano di amori appena nati e soprattutto di amori finiti, e finiti male, con rabbia; ci sono poi disegni sconci e messaggi di morte. Quant'è dura resistere? «Eh... Capita che ti inseguano per pestarti». Ma tanto la città è pronta a prestare soccorso. A dicembre il Comune decise di premiare il comitato con un attestato di benemerenza. Zeppilli fu invitato. Nel salone d'onore lo aspettava il sindaco Letizia Moratti. Lui arrivò in ritardo bestiale. Vive su una carrozzella, quel giorno rimase intrappolato in metrò: nelle stazioni vicine al Comune non funzionavano montascale e ascensori per disabili.

Andrea Galli