28/05/2010

Pedofilia, Bagnasco: “Possibili coperture in Italia”

Pedofilia, Bagnasco: “Possibili coperture in Italia”

Il presidente della Cei alla 61/a assemblea generale: c'è "la possibilità" che ci siano state coperture anche di qualche vescovo su casi di abusi commessi da sacerdoti. Nella mia carriera affrontai un caso a Pesaro

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In Italia vi e' ''la possibilita''' che ci siano state coperture anche di qualche vescovo su casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti. E' quanto ha affermato oggi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a conclusione della 61/a assemblea generale dei vescovi italiani. ''Si tratta - ha detto - di una cosa sbagliata, che va corretta e superata''.

In Italia non ci saranno commissioni "ad hoc" per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il "referente" per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale. Ha affermato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia. Non ha quantificato nemmeno il numero delle vittime, ma ha ammesso che vi è "la possibilità" che ci siano state coperture anche di qualche vescovo. "Si tratta - ha affermato - di una cosa sbagliata, che va corretta e superata".


Il presidente della Cei ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. E' avvenuto - ha detto in conferenza stampa a conclusione dei lavori della 61/a assemblea generale di vescovi - quando era responsabile della diocesi di Pesaro. "Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l'attendibilità di un'accusa, di una voce, di un 'rumor'; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere". A Genova "fino ad oggi non mi risulta alcun caso" e - ha concluso - "speriamo di non doverne mai affrontare".


09/09/2009

Napoli: virus H1N1 fa paura, poi allarme ingiustificato

Napoli: virus H1N1 fa paura, poi allarme ingiustificato

 

Napoli, 61 persone colpite da virus H1N1 tutti a casa, in 4 ricoverati al Cotugno

 

NAPOLI - Sono 61 i casi di contagio da virus H1N1 dell'influenza A accertati a Napoli con esame di laboratorio a tutto il 6 settembre. Si tratta di persone che stanno tutte bene: è quanto si apprende da fonti sanitarie qualificate. Dai 5 anni ai 34 si è registrato il maggior numero di casi, 53, con un particolare picco nella fascia di età che va dai 15 ai 24, 29 casi. Di questi 61 casi, solo 4 sono stati ospedalizzati per essere tenuti sotto più stretto controllo medico, ma si tratta solo di una forma precauzionale, precisano le stesse fonti. Per gli ospedalizzati, così come per le altre persone che sono state subito dimesse, non c'è assolutamente alcun tipo di pericolo. Sembrerebbero quasi immuni dal contagio i più piccoli e gli over 64. Fino ai 4 anni di età un solo bambino è risultato infatti positivo al tampone per il virus H1N1. Un solo caso anche nella fascia di età che va dai 55 ai 64 anni, mentre nessun caso è stato accertato in pazienti con età superiore ai 64 anni.


20/03/2009

Erba thriller

Erba thriller

 

In riva al lago dove hanno giocato Lombardi e Borgonovo. Salgono a sei i casi di Sla legati allo stadio di Como. Veleni e vernici nel mirino

 

Stefano Borgonovo
Stefano Borgonovo


COMO — Se questi fili d'erba potessero parlare si esprimerebbero in laghé con la cadenza saltellante della musica di Van de Sfroos che fa ballare il Sinigaglia prima delle partite e racconterebbero storie di confine e sogni in parastinchi, dal paradiso della A (13 campionati, un sesto posto come miglior risultato nella stagione del debutto, '49-'50) al precipizio della serie D, polenta uncia e belloni venuti da Hollywood, pugni dati (Ferrigno) e pugni presi (Bertolotti), perché nemmeno un uomo di mondo come George Clooney può immaginare che una gelida domenica del novembre 2000 negli spogliatoi di questo stadio si sfiorò la tragedia e che la sua erba, questi fili bagnati dall'umidità del lago, è entrata dentro il fascicolo di un'inchiesta della Procura di Torino che scava tra morti e malati, Sla e patologie letali, fregandosene della classifica (6˚ a 43 punti in C2) e dei gol di Luca Facchetti, il centravanti col futuro nel cognome sulle cui spalle (larghe) appoggia la voglia di rinascita.

I casi di sclerosi laterale amiotrofica, la malattia dei calciatori, che affondano le radici nei centodue anni di vita del Football Club Como sono diventati sei. Il più celebre è Stefano Borgonovo, 86 presenze e 16 reti, 45 anni martedì, malato da quattro. Il più rimpianto Adriano Lombardi, regista carismatico degli anni Settanta (132 presenze), deceduto nel 2007. L'ultimo emerso Maurizio Gabbana, due stagioni in B ('76-'78); era l'alternativa ideale a Fontolan. Il meno noto Celestino Meroni, amatissimo fratello di Gigi con cui era cresciuto nel vivaio della società lariana prima che la farfalla prendesse il (breve) volo verso il mito granata: morto anche lui, nel 2001, di Sla. Albano Canazza, divorato dalla sclerosi laterale amiotrofica a 38 anni. E Piergiorgio Corno, che tra violente onde d'affetto e rassegnazione quella roccia di sua moglie Mariagrazia definisce «il recordman»: 6 presenze ('65-'66), un quasi gol alla Cremonese (che ha la sua vittima di morbo di Gehrig: Attilio Tassi), 15 anni marcato a uomo, molto molto stretto, dalla Sla. Piergiorgio lotta in un letto della villetta di Albate, irrorato da una commovente spiritualità: «Nella mia vita ho capito che nulla è accaduto per caso — ha scritto proprio ieri sul suo computer —. Più volte la presenza di un'entità superiore si è manifestata e per questo vedo la Sla come un percorso che ha una sua ragione, che non capirò mai con la razionalità umana. Ma verrà un momento in cui tutto sarà chiaro».

E che dire del tumore di Guido Quadri, della leucemia di Andrea Fortunato, della vasculopatia cardiaca di Giuseppe Longoni, brevemente transitati dal Sinigaglia, dal campo d'allenamento di Orsenigo e dall'esistenza? Il mistero dell'erba di Como potrebbe risalire ai primi del '900, ai tempi della bonifica della zona paludosa alla foce del torrente Cosia, quando i barconi carichi di rifiuti tossici provenienti dalle fonderie di Dongo attraccavano proprio là, all'orizzonte dello storico «buco» nel settore distinti sparito negli anni Novanta in una ristrutturazione del Sinigaglia. Se fossero davvero i veleni nel sottosuolo (cadmio, cromo, piombo, manganese, nichel) a causare l'impazzimento del motoneurone alla base della Sla, avrebbe ragione Oscar Brevi, capitano del Como di Stefano Di Chiara, quando dice che «io sono scettico, al Sinigaglia giochiamo 16-17 partite a stagione, però non dovrebbe essere difficile appurarlo, cosa impedisce di analizzare il terreno, cercare sotto l'erba e sotto lo stadio?» anche se alla tesi dell'erba killer da queste parti non crede nessuno, «una panzana» sbotta Mariagrazia Corno, «mai sentito parlare di materiali tossici » dice Paolo Mascetti per cinquant'anni medico sociale del Como, «al massimo carbone cotto, marogna come diciamo noi in dialetto, per aiutare il drenaggio del prato» ricorda Livio Prada, lucidissimo 79enne, factotum lariano dagli anni Quaranta a oggi, la memoria storica a cui nominare Meroni Gigi nato all'oratorio di San Bartolomeo, provincia del Sinigaglia, fa bagnare ancora gli occhi. Eppure si indaga anche in questa direzione, guai a lasciare qualcosa di intentato: gli ispettori di Guariniello hanno fatto due sopralluoghi, si sono portati via avanzi di antiparassitari e vecchi barattoli incrostati di vernice verde, a Como, come in tutta Italia, si spennellano i campi per nascondere le tracce della gramigna, pratica confermata al pm dagli antichi manutentori del prato dello stadio, funghicidi a base di formaldeide (potentissimo antibatterico) e mani di verde per truccare un campo di patate da diva, si studiano gli effetti neurotossici sull'essere umano, calciatori inclusi. Dove cresceva l'erba ora c'è un giallo drammatico e intrigante da risolvere. E la bruma sottile, che sale dal lago mentre Di Chiara manda la squadra sotto la doccia, rende tutto meno chiaro

Gaia Piccardi